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Dall’Iran giungono notizie che destano preoccupazione. Secondo indiscrezioni, la Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, sarebbe pronto a nominare un assassino, a capo del Consiglio del Discernimento, come successore del defunto Ayatollah Rafsanjani. Si tratta del clerico Ebrahim Raisi, 56 anni, poco noto fuori dai confini della Repubblica Islamica, ma tristemente famoso a tutti coloro che hanno lottato e lottano per un nuovo Iran (Al Arabiya).

Raisi, infatti, era uno dei membri della Commissione della Morte, ovvero il Tribunale special voluto direttamente da Khomeini con una apposita fatwa che, nel 1988, condannò a morte migliaia di prigionieri politici iraniani. Ad oggi, Ebrahim Raisi è il custode della Bonyad – una delle potenti fondazioni religiose – Astan Quds Razawi, sita in Mashhad.

Va ricordato che, nella Commissione della Morte del 1988, era presente anche Mostafa Pourmohammadi, attuale Ministro della Giustizia del Governo Rouhani (No Pasdaran). Il solo che si oppose al massacro del 1988 fu l’Ayatollah Montazeri, sino ad allora ritenuto il naturale successore di Khomeini. Per questa sua opposizione, Montazeri fu ostracizzato dal regime e nuova Guida Suprema – grazie al sostegno di Rafsanjani – divenne Ali Khamenei (pur se privo dei necessary titoli religiosi). Recentemente, il figlio di Montazeri, Ahmad Montazeri, ha rilasciato un audio (link) in cui si sente il padre opporsi al massacro del 1988 e la derisione dei clerici che lo ascoltavano. Per aver rilasciato l’audio pubblicamente, Ahmad Montazeri è stato arrestato e condannato a sei anni di carcere (Middle East Institute).

Per approfondire sui massacre del 1988:

http://www.iranhrdc.org/english/publications/reports/3158-deadly-fatwa-iran-s-1988-prison-massacre.html

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Quello che vi mostriamo di seguito, è un video eccezionale che arriva dall’Iran. Il video risale alla giornata dello studente, che si celebra nella Repubblica Islamica il 7 dicembre di ogni anno (anniversario del massacre degli studenti dell’Università di Teheran nel 1953). Anche quest’anno, la celebrazione della giornata dello studente è stata l’occasione per i giovani iraniani per protestare contro le repression del regime e richiedere la liberazione dei detenuti politici (Good Morning Iran).

In uno dei video che sono stati pubblicati sui social network dopo quelle proteste, si può vedere e ascoltare il coraggioso discorso di protesta di un giovane studente iraniano. Coraggioso non solo per il suo contenuto, ma anche perchè espresso davanti al deputato iraniano Ali Motahari, un conservatore, che ha però sfidato diversi tabù, soprattutto richiedendo un legittimo processo per i leader dell’Onda Verde Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi (agli arresti domiciliari dal 2011 senza alcuna accusa formale e senza alcun processo).

Nel video, il giovane iraniano chiede giustizia per il massacro degli oppositori politici avvenuto nel 1988. Un massacro legittimato da una fatwa di Khomeini e compiuto anche grazie alle sentenze emesse dall’attuale Ministro della Giustizia del Governo Rouhani, Mostafa Pourmohammadi. Ancora, lo studente disapprova la presa degli ostaggi all’ambasciata Americana di Teheran. Ostaggi tenuti illegalmente per 444 giorni, contro tutte le normative previste dal diritto internazionale. Anche in quel caso, una azione che fu benedetta direttamente da Khomeini e che vide protagonista l’attuale Vice Presidente iraniana Masoumeh Ebtekar. Infine, senza mezzi termini, il giovane studente contesta la politica del regime iraniano in Siria, denunciando che “la storia ci condannerà per il genocidio dei siriani”. In particolare, lo studente mette in luce il peso della morte di oltre 500,000 persone – tra cui migliaia di bambini – e l’odio che questa violenza genererà per i decennia a venire contro l’Iran (International Campaign for Human Rights in Iran).

Dubitiamo che qualcuno nell’establishment iraniano darà retta a questo coraggioso studente…siamo più sicuri che qualcuno, putroppo, lo costringerà a tacere…

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Il 12 dicembre scorso, proprio mentre Angelino Alfano si apprestava a sostituire Gentiloni alla Farnesina, il Ministero degli Esteri italiano diramava un comunicato ufficiale su Aleppo. Nel comunicato, la Farnesina esprimeva preoccupazione per la situazione ad Aleppo est, riaffermando “l’imperativo di proteggere la popolazione civile e rispettare il diritto umanitario internazionale”. Belle parole, ma purtroppo nulla di più (Esteri).

Già perchè la condanna di quanto succeede ad Aleppo da parte del Ministero degli Esteri italiano, suona alquanto stonata. E’ proprio dalla Farnesina, infatti, che in questi anni è stato promosso il riavvicinamento tra Roma e Teheran. Un riavvicinamento talmente veloce e assertivo, da portare addirittura la radicale Emma Bonino ad affermare pubblicamente che “l’Italia vuole vincere la gara di amicizia e collaborazione con l’Iran” (Rai News 24). Una gara che il Governo italiano ha quindi provato a vincere addirittura ricevendo Hassan Rouhani, a capo di un regime fondamentalista, come uno statista e coprendo in suo onore le statue nude in Campidoglio (New York Times). Negli ultimi anni la Repubblica Islamica ha praticamente godoto di un sostegno  incondizionato da parte del Ministero degli Esteri Italiano, sino a far dire a Rouhani che, ìOvviamente, a questo sostegno hanno fatto seguito decine di delegazioni economiche e politiche. In tal senso, come non ricordare i velatissimi viaggi in Iran, non solo dell’ex Ministro Bonino, ma anche della Presidente della Camera Boldrini e della Presidente del Friuli Venezia Giulia, Deborah Serracchiani (No Pasdaran). Tutte donne Occidentali e riformiste, incapaci di dire una singola parola sui diritti delle donne iraniane, davanti ai Mullah iraniani…

Ora veniamo al conflitto siriano. In Siria, a sostegno di Bashar al Assad, sono oggi impegnati oltre 70,000 truppe iraniane, ma si vocifera che siano almeno il doppio. A queste vanno sommate le milizie sciite controllate da Teheran, primo fra tutti Hezbollah, ma anche i gruppi paramilitari provenienti dall’Iraq e le brigate composte da afghani, pakistani e palestinesi. Come ammesso dagli stessi iraniani, sono queste milizie paramilitari sciite che, direttamente dal terreno, informano l’aviazione russa sulle aree da bombardare. Ergo, sono queste milizie comandate dall’Iran, le prime responsabili dei massacri di civili attualmente in corso ad Aleppo Est. Non solo: secondo quanto riporta il Guardian, sono ancora queste milizie che stanno impedendo ai civili sopravvissuti di lasciare la città in fiamme (The Guardian).

Davanti alla tragedia di Aleppo, quindi, non è più possibile tergiversare e girare intorno alle parole. Se davvero il Ministro Alfano vuole imprimere un nuovo passo alla diplomazia italiana, deve iniziare allontanando l’immagine dell’Italia da quella del regime iraniano. Lo deve fare non solo come segno di solidarietà per i civili siriani, ma anche per la tutela degli stessi interessi nazionali italiani. La guerra siriana non finirà ad Aleppo. Al contrario, dopo la possibile vittoria manu militari, il risentimento sunnita verso gli sciiti non potrà che aumentare, provocando ancora morti e dolore. In questo contesto, sicuramente, l’appiattimento di Roma sulle posizioni di Teheran, nel lungo periodo, non farà che danneggiare l’Italia, i suoi valori democratici e i suoi stessi interessi geopolitici ed economici.

 

Aleppo sta morendo, cosi come una buona parte dei suoi abitanti rimasti. In pochi giorni, oltre cento bambini innocenti sono stati uccisi e del cessate il fuoco stipulato tra Stati Uniti e Mosca, ormai sembrano essere rimaste solo un cumolo di macerie sporche di sangue.

Mentre Aleppo e la Siria continuano ad essere martoriate, il regime iraniano ribadisce il suo sostegno al Bashar al Assad incondizionatamente. Un sostegno, si badi bene, sottolineanto anche dal Presidente Hassan Rouhani, durante l’incontro con la Speaker del parlamento siriano Hadiya Khalaf Abbas (Press TV).

In questi giorni, il regime di Teheran sta cercando di rimarcare la centralità del suo operato nel conflitto siriano. A tal proposito, il Generale Yahya Rahim Safavi, consigliere personale di Khamenei, ha rilasciato una intervista davvero ricca di informazioni. Non soltanto Safavi ha messo in guardia i russi dal rischio di essere ingannati dagli americani, ma ha aggiunto di ritenere che oggi esistano due blocchi contrapposti. Il primo, quello che Teheran definisce “asse della resistenza“, sarebbe formato dall’Iran, dal Libano, dall’Iraq, dalla Siria e dalla Russia, mentre il secondo – quello dei nemici – sarebbe formato dagli Stati Uniti, da Israele, dai Paesi Arabi del Golfo, dalla Giordania e dalla Turchia.

Peggio: il Generale Safavi ha praticamente ammesso che l’Iran ha un ruolo diretto nel fornire ai bombardieri russi le coordinate di attacco ad Aleppo. Safavi, infatti, ha dichiarato che le vittore ad Aleppo non sarebbero possibili con i soli attacchi aerei. Questi attacchi, ha rivelato Safavi, “hanno successo grazie alle forze sul terreno che forniscono informazioni sui terroristi presenti nell’area”. In altre parole, a dare le coordinate agli aerei russi su dove andare a colpire, sono i militari di Assad, i Pasdaran presenti nella zona e le forze paramilitari sciite al servizio del dittatore siriano (in primis Hezbollah).

Per la cronaca, non serve neanche dirlo, “terroristi” per il regime iraniano sono tutti quei gruppi ribelli siriani, che non la pensano come Khamenei…

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Sono passati due anni da quando le forze di sicurezza irachene – su ordine del regime iraniano – attaccarono Camp Ashraf, cittadinaabitata da migliaia di rappresentanti della dissidenza iraniana, tutti legati al gruppo dei Mojahedin del Popolo (MeK). Il campo venne creato nel 1986, quando la Francia decise la ricollocazione dei vertici del MeK in Iraq. Dopo la guerra del 2003, i rappresentanti del MeK dichiararono la loro neutralità e accettarono volontariamente il disarmo, dopo una negoziazione con il Generale USA Ray Odierno. Grazie a questo accordo e dopo una investigazione internazionale che dimostro’ il rispetto dei patti da parte dei membri del MeK, nel 2004 gli abitanti di Camp Ashraf furono tutti dichiarati “persone protette”, in base alla Quarta Convenzione di Ginevra (New York Times).

Nonostante le garanzie del 2004 e a dispetto dell’opposizione espressa dai dissidenti iraniani, nel 2009 la responsabilità della protezione di Camp Ashraf venne trasferita alle forze di sicurezza irachene, dopo che Baghdad firmo’ un documento in cui garantiva il rispetto della Quarta Convenzione di Ginevra. Nonostante le promesse, dopo il trasferimento del potere, il Governo dell’ex Primo Ministro al Maliki ha continuamente ordinato attacchi contro Camp Ashraf e reso la vita degli abitanti del campo un vero e proprio inferno. Facciamo presente che oggi, dopo numerose pressioni internazionali, il Governo settario di al Maliki e’ stato sostituito e in Iraq si prospetta l’apertura di un processo contro l’ex Primo Ministro iracheno, proprio per i suoi contatti con il regime iraniano.

Il primo settembre 2013 infine, in un vero e proprio raid punitivo, le forze di sicurezza accerchiarono Camp Ashraf e attaccarono armi in pugno i dissidenti iraniani. Il risultato di quell’azione criminale fu la morte di 52 innocenti e il rapimento di sette persone, la cui sorte e’ tuttora ignota. Di seguito mostriamo alcune drammatiche immagini di quel massacro (NCR-IRAN). Terribili istantanee che, senza necessita’ di ulteriori commenti, mostrano chiaramente la brutalità del regime iraniano e dei suoi puppet internazionali. Per non dimenticare…

Con l’occasione, pubblichiamo nuovamente l’intervista rilasciata a No Pasdaran dal già Ministro degli Esteri Italiano Giulio Terzi, proprio in merito alla vicenda di Camp Ashraf e agli abusi dei diritti umani commessi dal regime iraniano (No Pasdaran). Qui, invece, un video ripreso durante le fasi drammatiche del massacro (Youtube).

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Un nuovo drammatica massacro e’ stato compiuto dal regime siriano alla periferia di Damasco. In una serie di bombardamenti aerei compiuti dall’aviazione di Damasco nell’area di Douma, hanno distrutto anche un mercato di frutta e verdura, colpendo oltre 200 innocenti, 100 dei quali hanno perso la vita. Tra loro, donne e bambini colpevoli unicamente di voler portare a casa un po’ di cibo per la famiglia. Le vittime, quasi sicuramente, sono più di cento, ma cento sono i corpi che sinora sono stati identificati con un nome e cognome (@RamiSafadi93). Secondo quanto riportano alcuni media siriani, una parte delle vittime e’ stata già sotterrata in fosse comuni. Funerali di massa che sono avvenuti mentre il regime continuava dall’alto a scaricare barili bomba sui civili (Syria Direct). Il 14 agosto scorso, quindi, Medici Senza Frontiere ha denunciato che il regime di Assad continua a bombardare volontariamente gli ospedali, soprattutto nella zona di Idlib. Qui, secondo l’organizzazione internazionale, ben nove ospedali sono stati colpiti in soli quattro giorni, uccidendo 11 persone, tra cui personale medico (MSF). Il recente massacro di Douma e’ stato talmente orribile, che lo stesso Vicesegretario ONU per gli Affari Umanitari, Stephen O’brien, si e’ detto “assolutamente inorridito” (UNOCHA).

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Tutto ciò, purtroppo, avviene mentre il regime iraniano – con il beneplacito dell’inviato ONU per la Siria De Mistura – prova a lanciare una offensiva diplomatica per salvare Bashar al Assad. Dietro la scusa del cessate il fuoco e del coinvolgimento delle Nazioni Unite, Teheran ha provato a far accettare anche ai sauditi un piano di “pace” che, volontariamente, evitava di dire a chiare lettere che Bashar al Assad doveva lasciare il potere ed essere giudicato dalla Corte Penale Internazionale per i suoi crimini orrendi. Il piano di pace, cosi come e’ nato, e’ già fallito (Gaiaespana). Per quanto riguarda De Mistura, la sua credibilità in Siria e’ pari a zero: ricordiamo che l’inviato ONU si e’ fatto fotografare mentre celebrava l’anniversario della rivoluzione Khomeinista nell’ambasciata dell’Iran a Damasco…(Good Morning Iran).

Chi in Italia non demorde e chiede direttamente al Ministro degli Esteri Gentiloni di riallacciare i rapporti con Bashar al Assad e’ il Movimento Cinque Stelle. In una interrogazione presentata il primo luglio in Parlamento, primo firmatario Manlio di Stefano, il M5S chiede al Ministro Gentiloni di riallacciare le reazioni diplomatiche con la “Repubblica araba siriana”, in nome della lotta ad Isis e agli altri Paesi della regione, colpevoli a detta dei grillini di sostenere il terrorismo islamico (Banca Dati Camera). Come riprova delle loro parole, quindi, i pentastellati inseriscono anche nel testo un link proveniente da Irib Italia, ovvero l’agenzia di stampa del regime iraniano in lingua italiana. Praticamente, come sostenere la bonta’ di Hitler presentando un articolo scritto direttamente da Mussolini…Come abbiamo già diverse volte detto – e dimostrato – la lotta ad Isis e agli altri gruppi terroristi presenti in Siria, nulla c’entra con Bashar al Assad.

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Purtroppo, al contrario di quanto sostengono Di Stefano & Co., sia il regime iraniano che Assad, approfittano di Isis per attaccare i gruppi ribelli non jihadisti ed eliminare la vera opposizione ancora presente in Siria (primo fra tutti l’Esercito Libero Siriano). Tra le altre cose, come dimostrato dalla stessa Unione Europea, un consigliere di Assad fa direttamente affari con i jihadisti al servizio del Califfato (No Pasdaran). La sola via per la fine della guerra siriana e’ la fine dell’occupazione iraniana della Siria, il ritiro di tutte le milizie settarie (prime fra tutti quelle sciite) e, soprattutto, la fine della Presidenza di Bashar al Assad. Senza l’uscita di scena di Assad e del cerchio che lo protegge, nessun gruppo ribelle siriano – tantomeno i miliziani jihadisti sunniti e i loro fiancheggiatori – accetteranno di deporre le armi.

Concludiamo constatando che, ancora una volta, nessuna condanna del nuovo massacro di Douma e’ stata pubblicata sul sito della Farnesina. Speriamo di sbagliare e di essere presto smentiti. Per questa, questo nuovo silenzio sull’alleato di Teheran a Damasco, ci risulta drammaticamente assordante…

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Non c’è pace per i cani nella Repubblica Islamica. Dopo l’approvazione della legge che minaccia di punire con con 74 frustate coloro che vengono trovati in possesso di un cane, il regime ha deciso di eliminare il problema alla radice. In questi giorni, purtroppo, nella città di Rasht è in corso un vero e proprio massacro di cani: nelle drammatiche immagini che vi mostramo, si possono vedere dei dipendenti municipali intenti a caricare i corpi esanimi dei cani su una camionetta. Come le foto testimoniano, i poveri cani sono stati massacrati senza alcuna pietà prima di morire. Vogliamo ricordare che, nell’Islam più ortodosso ed estremista, i cani sono considerati animali impuri e chiunque viene leccato dalla saliva di un cane, deve lavarsi ben sette volte per purificarsi. E’ importante notare infine che, in risposta al fondamentalismo dei Mullah, in Iran il possesso di un cane è divenuto una indiretta forma di protesta civile.

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