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Nuova crisi diplomatica tra Marocco e Iran: questa volta, al centro dello scontro ci sono delle motivazioni religiose. Secondo dei report preparati dai funzionari del Ministero dell’Interno marocchino, infatti, il regime iraniano avrebbe messo in atto una vera e propria “agenda sciita”, da portare avanti nel Regno di Mohammed VI. L’obiettivo di Teheran, sarebbe quello di convertire quanti più marocchini possibili, all’Islam sciita.

Questa strategia, secondo quanto riportato da al-Quds al-Araby, sarebbe oggi particolarmente attiva in città come Hasima, protagonista recentemente anche di importanti proteste anti-governative. Sempre nel report dei funzionari di Rabat, quindi, viene denunciato che la Repubblica Islamica ha almeno 40 spie di stanza a Dar al-Bayda, 6000 a Marrakesh e qualche centinaio nella capitale Rabat. 

Ricordiamo due cose importanti: in primis, riguardo l’Islam, e’ fondamentale sottolineare che la monarchia marocchina deriva la sua importantissima posizione religiosa, proprio dalla sua discendenza diretta dalla famiglia del Profeta Maometto. Si tratta di una dinastia alawite, da non confondere pero’ con gli alawiti siriani: in questo caso, infatti, la Monarchia appartiene all’Islam sunnita, cosi come il 99% dei cittadini del Marocco. 

Secondariamente, altrettanto importante, già nel 2009 il Marocco aveva rotto le relazioni diplomatiche con l’Iran, accusando l’Ambasciatore di Teheran a Rabat, di diffondere lo sciismo nel Paese. Le relazioni sono state ristabilite, solamente nel gennaio del 2017. Nonostante la ripresa dei rapporti diplomatici, pero’, Rabat – unito a tutti i Paesi della Lega Araba – ha denunciato la volontà del regime iraniano di infiammare lo scontro settario islamico, anche in Marocco. 

alquds

 

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IRAN KHOMEINI

Su Il Foglio di oggi è stato pubblicato un articolo molto interessante, in merito all’ “eroica flessibilità”: l’autore evidenziava come il concetto fosse già stato usato dal regime iraniano per descrivere la pace firmata dall’Imam Hassan con la dinastia sunnita Omayade. Si trattava, evidenzia l’autore, di una tregua temporanea firmata unicamente per salvaguardare l’interesse dei combattenti sciiti in quel momento e non una vera e propria pace  tra i combattenti.

Questo spunto, davvero interessante, ci fornisce l’occasione di sviluppare il tema dell’attuale politica del Presidente Hassan Rohani (definita sui media anglosassoni come la “charm offensive”), comparata con la reale natura ideologica del regime iraniano. Partiamo da una affermazione facile facile, praticamente un ovvietà: la Repubblica Islamica si basa, come sapete, sul sistema della Velayat-e Faqih, un’idea di regime fondata sulle posizione dell’Imam Khomeini, considerato il padre unico della Rivoluzione del 1979. In Iran, quindi, gli scritti dell’Imam Khomeini sono un punto di riferimento e criticarli o distaccarsene è considerato come un tradimento dei valori rivoluzionari. La figura di Khomeini – come il recente scontro tra Khamenei e Ahmadinjad ha dimostrato – è anche usata per attaccare l’avversarIo (spesso nemico) politico e accusarlo delle peggiori colpe.

Per capire, quindi, che cosa pensa il regime iraniano e su cosa veramente si basano le reali scelte politiche degli Ayatollah e dei Pasdaran, è utile rifarci direttamente agli scritti di Khomeini e vedere. tramite le stesse parole dell’Imam, cosa la Repubblica Islamica pensa veramente dell’Occidente e che genere di rapporto strategico – non tattico, si badi bene – intende avere con esso. Il testo che abbiamo preso come riferimento è il Testamento dell’Ayatollah Khomeini, dettato in persona dal padre della rivoluzione islamica in Iran e diffuso per bocca del figlio Ahmad dopo la sua morte il 3 giugno del 1989. Qui sotto vi postiamo la copertina del testo e, cliccandoci sopra, sarà possibile leggere il testamento stesso tradotto in inglese.

Clicca sull'immagine per leggere il testo in inglese

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Leggere il Testamento dell’Imam Khomeini è illuminante, purtroppo non in senso intellettuale…Si tratta di oltre 40 pagine di imprecazioni contro l’Occidente e l’Oriente ed esaltazione del governo Islamico (ovviamente quello immaginato e voluto dall’Imam stesso). Il testo è stato scritto in piena Guerra Fredda e, chiaramente, continene anche un attacco diretto all’ideologia comunista (atea). La maggior parte dei riferimenti belligeranti, però, sono dedicati all’Occidente, ai suoi valori e, in particolar modo agli Stati Uniti.

All’inizio del testo, già nella sesta pagina, Khomeini chiarisce molto bene cosa pensa degli Stati Uniti: “Gli USA sono i principali nemici dell’Islam. Si tratta di uno Stato terrorista per natura, che incendia tutto ovunque…. Il periodo continua con attacchi agli alleati arabi degli Stati Uniti, gli allora Re del Marocco e della Giordania Hassan e Hussein e l’ex Presidente egiziano Hosni Mubarak. Poco dopo, per la cronaca, l’Occidente viene definito come “pagano” e “satanico” (pagina 7). A pagina 8, quindi, l’Imam attacca la dinastia sunnita Omayade e con essa anche la famiglia degli Al Saud, il clan regnante in Arabia Saudita. Gli Al Saud sono definiti come “traditori della casa Divina” e del “Santuario Divino”, che meritano una potente dannazione da parte di Allah e i suoi angeli.

Il pensiero di Khomeini sull’Occidente, si badi bene, non è riferito unicamente all’aspetto politico e al concetto di “colonizzazione” delle terre mussulmane. Al contrario, la parte preponderante del testamento di Khomeini è legata all’aspetto ideologico, ovvero la condanna dei valori Occidentali tout-court, considerati perversi e responsabili della corruzione della popolazione iraniana. Se scorrerete il testo, infatti, potrete leggere numerose volte come l’Imam considerasse un peccato studiare con professori orientati verso la cultura Occidentale (in altre parole non legati ai clerici) o avere a che fare con intellettuali o persone (anche artisti) responsabili di diffondere valori diversi da quelli Islamici. Affermato ciò, alla faccia della democrazia, l’Imam condanna come “agenti esterni” tutti i pensatori iraniani che si definivano liberali, nazionalisti o pan-Iraniani: contro questa gente, dice Khomeini, è necessario cooperare per individuarli e neutralizzare la minaccia (pagina 27). Un peccato era anche sostenere le aspirazioni dei Curdi e dei Balochi, considerati quinte colonne dell’Occidente…

Al fine di contrastare questa ingerenza peccaminosa, dice Khomeini, è necessario dare un grande potere al Ministero della Cultura e al Ministro degli Esteri, al fine di diffondere internamente ed esternamente i valori islamici (pagina 30). Per l’Imam, pagina 34, la radio, la televisione, la stampa, il cinema e il teatro, sono i maggiori responsabile della corruzione morale delle giovani generazioni e per questo è necessario che le istituzioni garantiscano che agenzie di stampa. i giornali e i magazine restino al servizio dell’Islam (pagina 35). A garantire la sicurezza della rivoluzione, chiaramente, l’Imam pone i Pasdaran e i Basij, consigliando loro, però, di tenersi lontani dalla politica…a quanto pare questa parte, furbescamente, nella Repubblica Islamica l’hanno saltata quasi tutti…

Potremmo andare avanti ancora a lungo, ma preferiamo non tediarvi ancora e lasciarvi liberi di leggere da voi stessi il testo del Testamento. A conclusione di tutto ciò, però, vorremmo rivolgere alcune domande a tutti coloro che davvero credono che con la Repubblica Islamica sia possibile una pace reale, basata su progetti e valori comuni: come potete davvero pensare che, politici che ogni giorno diffondono idee come quelle espresse da Khomeini, possano davvero parlarvi con sincerità e rispetto? Come potete credere che la mano sporca di sangue che vi offrono quando vi incontrano, vi sia veramente offertà con il proposito di comprendervi e prendere impegni di interesse comune, e non solo per salvaguardare il regime islamico e la sua reale natura???? Un consiglio: meditate….

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