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Si chiama Reza Safari, ha 42 anni, 17 dei quali passati nelle prigioni iraniane. E’ stato arrestato per la prima volta nel 1995, con l’accusa di aver commesso diversi furti. Reza, da parte sua, ha sempre ammesso le sue resposabilità, ma ha denunciato costantemente di essere stato costretto a rubare per sfamare la sua famiglia. Nella Repubblica Islamica, in ogni caso, poco importano le giustificazioni: seguendo la legge del taglione (il cosiddetto Qisas), Reza Safari venne condannato nel 1997 all’amputazione delle dita degli arti destri, come vendetta per essersi impossessato di oggetti non di sua proprietà.

La sentenza di condanna per Reza Safari

La sentenza di condanna per Reza Safari

Quando mi hanno letto il verdetto” – ha ricordato Reza parlando con gli attivisti per i diritti umani – “pensavo che volessero solamente spaventarmi“. Purtroppo non era cosi. Il 21 agosto del 1997 il boia iraniano mise in atto la sentenza, aumputando le dita della mano e del piede destro del prigioniero. All’epoca, per la cronaca, Reza Safari aveva solamente 26 anni…Il racconto dell’esecuzione della sentenza, come sempre, è ancora più drammatico. “Le mie dita sono state tagliate con una forbice elettrica usata, solitamente, per segare il ferro. Sulla forbice c’erano tracce di altro sangue, segno che l’apparecchio era stato usato già diverse altre volte. Mi hanno tagliato le dita, senza nemmeno farmi una anestesia generale o locale. Ho sempre pensato che era meglio se mi avessero impiccato…“.

Reza Safari è rimasto in carcere sino al 2000. Oggi, consierando gli handicap derivati dalla sentenza, non è più in grado di prendersi cura del suo anziano padre e delle due sorelle più piccole. “Ho provato a trovare un lavoro” – ha gridato Reza – “ma niente da fare, nessuno mi vuole assumere“.  Proprio in considerazione del drammatico danno causatogli dal regime islamico, Reza Jafari ha fatto appello agli attivisti, ai guiristi a alle Ong internazionali, per ricevere un aiuto concreto: il suo obiettivo è portare il regime iraniano davanti alla Corte di Giustizia internazionale e far pagare ai Mullah il prezzo del loro abuso quotidiano dei diritti umani (qui sotto una fotografia recente di Reza Safari).

Vogliamo infine ricordare che, nel febbraio del 2014, un giornale riformista venne chiuso in Iran proprio per aver definito inumana la legge del taglione.

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