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Lo scriviamo da tempo: in Iran il movimento riformista non e’ mai esistito e sicuramente non e’ espresso dal Governo di Hassan Rouhani.

A dimostrazione di quanto affermiamo, citiamo le parole del deputato Ali Motahari, considerato un conservatore moderato, sostenitore delle politiche del Presidente iraniano. Motahari, per la cronaca, e’ noto per essersi direttamente espresso in favore di un pubblico processo contro Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi, leader dell’Onda Verde, detenuti dal 2011, senza aver avuto neanche il diritto di difendersi in tribunale.

Per questa sua posizione di sostegno dei diritti dei due leader del movimento di protesta del 2009-2011, Motahari e’ stato spesso soggetto ad attacchi – anche fisici – da parte degli ultraconservatori. Proprio in considerazione degli attacchi subiti, Motahari e’ spesso erroneamente considerato un “coraggioso” oppositore del fondamentalismo della Repubblica Islamica dell’Iran. Le cose, sfortunatamente, sono profondamente diverse.

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Il Vice Presidente del Parlamento iraniano Ali Motahari

Purtroppo, se per un verso Motahari si batte per un legittimo processo ai due leader dell’Onda Verde, egli e’ anche uno dei maggiori sponsor della perpetuazione delle repressioni contro i Baha’i. Proprio poche ore dopo essere stato eletto secondo Vice Presidente del Parlamento iraniano, Motahari ha duramente attaccato la Comunità Baha’i.

In un dibattito, Motahari ha bollato i Baha’i come un “prodotto del colonialismo”, affermando perentoriamente che, per questa ragione, essi non hanno diritto alla libertà di pensiero e “fare propaganda” (Digarban).

Vogliamo ricordare che i Baha’i sono considerati una setta peccaminosa nella Repubblica Islamica. Contro di loro, vige un vero e proprio sistema di apartheid, che esclude i Baha’i da numerose professione e dal diritto alla pubblica istruzione. Lo stesso Khamenei, ha emesso contro i Baha’i una apposita fatwa – editto islamico – che vieta agli “iraniani puri” il contatto sociale con loro.

Recenetemente, la figlia dell’ex Presidente Rafsanjani, Faezeh Hashemi, ha incontrato Fariba Kamalabadi, leader della Comunita’ Baha’i incarcerata dal 2010. Fariba era in permesso speciale per una visita alla sua famiglia. Dopo l’incontro con la leader Baha’i, la figlia di Rafsanjani e’ stata direttamente attaccata non solo dagli oppositori del Presidente iraniano, ma anche dagli stessi supporters di Rouhani (compreso suo padre…).

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L’incontro tra Faezeh Rafsanjani e Fariba Kamalabadi

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La battaglia istituzionale in Iran passa anche, e soprattutto, dai diritti delle donne. Del caso di Minoo Khaleghi vi avevamo già parlato: parlamentare donna, e’ stata eletta alle recenti elezioni nella città di Isfahan. Purtroppo per lei, la sua elezione e’ stata immediatamente sospesa dal Consiglio dei Guardiani (No Pasdaran).

La decisione della Corte e’ arrivata dopo la pubblicazione di una fotografia che mostra Minoo, senza velo durante un viaggio all’estero (in Cina).Non solo: la stessa fotografia la mostrava stringere la mano ad un uomo che non aveva con lei un rapporto “legittimo” (ovvero non era il padre, il fratello o il marito). In Iran questo significa avere un comportamento non islamico ed essere responsabili di una “relazione illecita” (The Guardian).

A distanza di un mese dalla decisione del Consiglio dei Guardiani, Minoo Khaleghi e’ stata convocata dal Procuratore Generale di Teheran,  Abbas Jafari Dowlatabadi, per rendere conto del suo comportamento immorale. Minoo, da parte sua, ha già reagito negando di essere lei la persona fotografata senza velo in Cina. A quanto pare, pero’, i Savonarola iraniani non sembrano intenzionati a crederle (Tehran Times).

Non basta: anche se i Mullah intendono punire Minoo Khaleghi, non hanno alcuna intenzione di perdonare il giornalista che ha messo in imbarazzo il Parlamento. Ecco allora che anche il fotoreporter che ha scattato e mostrato la fotografia, tale Hamed Talebi, e’ stato arrestato dalle forze di sicurezza iraniane. Per Talebi, ex giornalista della Fars News, l’accusa e’ quella di aver pubblicato la foto di una donna senza velo, dichiarando appunto che si trattava di Minoo Khaleghi (Trend).

La questione e’ assolutamente tutta politica e mette in luce il gravissimo scontro al vertice nell’establishment politico iraniano. Mentre da un lato Rouhani ha elogiato l’elezione delle donne in Parlamento – anche allo scopo di diminuire il potere del Consiglio dei Guardiani – la Corte non sembra avere alcuna intenzione di lasciarsi indebolire dell’esecutivo. Lo scontro al vertice del regime, deve essere tenuto in altissima considerazione da chi intende investire in Iran, perché e’ proprio per mezzo della legge -e per scopi politici – che le forze di sicurezza iraniane hanno recentemente arrestato diversi imprenditori stranieri (accusati poi di spionaggio). La questione e’ anche legata agli importanti interessi economici dei Pasdaran, non intenzionati a cedere alcuna quota di mercato agli Occidentali. 

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Minoo Khaleghi non ha avuto nemmeno il tempo di godere della sua elezione in Parlamento. La neoparlamentare “riformista” – ammesso che in Iran esistano ancora riformisti veri – e’ stata immediatamente cacciata dal Majlis dal Consiglio del Guardiani. La sua colpa? Quella di aver stretto la mano ad un uomo (che non suo marito o suo padre) mentre si trovava in un viaggio all’estero, in Cina (The Guardian).

La povera Minoo, accusata quindi di relazione illecita, si e’ immediatamente difesa. Non lo ha fatto come la sua dignità avrebbe richiesto, ovvero affermando il suo diritto di stringere la mani di chi vuole liberamente. No: Minoo ha dovuto negare tutto, alla ricerca di un perdono che potesse essere accettabile per il Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione. 

Come non ricordare, quindi, il caso dell’altra neoparlamentare “riformista” Parveneh Salahshuri. Appena eletta, in una intervista rilasciata a Viviana Mazza, la Salahshuri aveva dichiarato che “un giorno in Iran il velo non sara’ più obbligatorio”. Accusata di tradire i valori della rivoluzione, la neoparlamentare e’ stata costretta a fare pubblica penitenza (No Pasdaran).

Per ora non e’ dato sapere se Minoo otterrà o no il “perdono divino” o se un giorno l’Iran supererà il velo obbligatorio. Quello che possiamosapere invece e’ che certamentele donne iraniane non otterranno il sostegno delle loro “sorelle” Occidentali. Basta vedere come si sono vestite le rappresentati italiane arrivare in Iran con Matteo Renzi, per capire quanto poco interessi all’Occidente la libertà delle donne iraniane…

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Bambini scheletrici costretti a mangiare l’erba. E’ questa l’immagine di Madaya – villaggio di 40,000 anime, a soli 50 chilometri dalla capitale siriana Damasco – che abbiamo ricevuto in Occidente.

Ma chi è responsabile di questo abominio? Chi ha potuto mettere in atto un assedio talmente crudo, dall’essere incapace di avere pietà per innocenti donne e bambini? La risposta è sempre la solita: gli stessi attore che hanno trasformato il conflitto siriano in una guerra settaria, ovvero l’Iran, Hezbollah e le milizie sciite (AP).

Solamente dopo una durissima pressione internazionale, il regime di Bashar al Assad ha accettato di far entrare a gennaio qualche aiuto umanitario a Madaya (The Tower). Purtroppo, ora che l’attenzione sul piccolo villaggio sta scemando, l’assedio torna ad essere soffocante e impietoso. Secondo l’ONU, almeno 400 persone andrebbero evacuate immediatamente da Madaya (TIME).

Scriviamo a pochi giorni dall’annunciato viaggio del Presidente della Camera Laura Boldrini in Iran. Viaggio organizzato su invito dal suo omologo Ali Larijani, Speaker del Majlis, e tra i maggiori sostenitori di Bashar al Assad e dell’intervento iraniano in Siria. Riteniamo che sia dovere del Presidente Boldrini, denunciare l’assedio di Madaya e il ruolo nefasto di Teheran nel conflitto siriano.

 

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Hassan Rouhani, Presidente iraniano, arriva in Italia e in Francia (e presto in Austria e Belgio), accolto come un Papa e venerato come la voce di un nuovo Iran. Un nuovo Iran che, secondo chi se la canta e se la suona da solo, sarebbe moderato, aperto all’Occidente e pronto a rappresentare un fattore di stabilizzazione regionale.

Peccato che il tutto resta solamente una grandissima e pericolosa scommessa. Non solamente perché Hassan Rouhani, in due anni e mezzo di Presidenza, non ha impresso alcun nuovo corso al regime iraniano, ma anche perché all’interno della Repubblica Islamica e’ in corso una vera e propria “guerra” istituzionale. La “guerra”, si badi bene, non e’ fra attori democratici e attori teocratici, ma semplicemente fra interessi economici. Da un lato, infatti, la fazione di Hassan Rouhani – legata a doppio filo con il super corrotto ex Presidente Rafsanjani – e dall’altra la fazione dei Pasdaran e dei clerici di Qom, interessati a mantenere i privilegi ottenuti per mezzo delle sanzioni internazionali.

Prima di entrare nella questione ribadiamo un punto chiave: tutto ciò, purtroppo, non ha nulla a che vedere con i diritti umani e la libertà di espressione degli iraniani. Sotto Rouhani, oltre 2200 detenuti sono stati impiccati, nessuna apertura e’ stata per favorire una minima discussione sulla parità di genere, decine e decine di attivisti sono stati condannati al carcere e l’Iran continua ad essere una tomba per il giornalismo non inquadrato al regime.

Come suddetto, in gioco ci sono cose molto più’ materiali dei diritti umani: gli interessi economici e il potere di eleggere la prossima Guida Suprema (Rahbar), ovvero colui che succederà ad Ali Khamenei. Il 2016 in questo senso, rappresenta un anno chiave, perché sono previste ben due elezioni di rilievo: l’elezione per il rinnovo del Parlamento (Majlis, 290 seggi) e l’elezioni per il rinnovo dell’Assemblea degli Esperti, ovvero l’organo a cui la Costituzione iraniana demanda il potere di eleggere il prossimo Rahbar. Le elezioni per il Parlamento e per l’Assemblea degli Esperti si svolgeranno entrambe il 26 febbraio prossimo.

Ali Khamenei, teoricamente, ha pubblicamente affermato di sostenere una ampia partecipazione popolare alle elezioni, anche per coloro che non condividono “il sistema”. Ovviamente tutte chiacchiere: chi non “condivide il sistema” nella Repubblica Islamica finisce direttamente dietro le sbarre. La Guida Suprema ha semplicemente usato i media e i social network per dare una parvenza di democraticità alle prossime elezioni (Payvand). Peccato che, a togliere ogni illusione, ci ha pensato il Consiglio dei Guardiani, ovvero quell’istituzione che nel folle sistema politico iraniano decide chi ha la facoltà di essere inserito nella lista dei candidati. Il Consiglio dei Guardiani e’ composto da 12 membri, 6 nominati dal potere giudiziario e 6 direttamente da Ali Khamenei. Neanche a dirlo, in Iran il sistema giudiziario dipende direttamente dalla Guida Suprema. Ovviamente, le condizioni per esser parte delle liste dei candidati non sono date tanto dall’età e dalle capacita’ professionali, quanto dalla maggiore o minore fedelta’ che il candidato stesso ha dimostrato verso il regime khomeinista.

Il Consiglio dei Guardiani – su 12000 candidati registrati alle elezioni – ha squalificato oltre il 60% dei candidati legati alla fazione di Hassan Rouhani e Rafsanjani e quei pochi candidati riformisti che hanno azzardato una candidatura. Tra i grandi nomi squalificati, anche quello dell’Ḥojjatoleslām Hassan Khomeini, figlio di Ahmad Khomeini e nipote dei Ruhollah Khomeini, fondatore della Repubblica Islamica dell’Iran. Se Rouhani e Rafsanjani hanno reagito con rabbia alle esclusioni dei loro candidati (EA WorldView), Khamenei ha indirettamente appoggiato il Consiglio dei Guardiani, affermando di aver detto che, chi non condivide il sistema, deve prendere parte al voto “non essere membro del Parlamento” (Twitter). In altre parole, chi ha delle critiche può recarsi al seggio, ma non può pensare di vedere il suo candidato eletto…(Iran Primer). Chissà cosa ne pensano i Cinque Stelle a tal proposito, tanto amanti dell’Iran…

Nel frattempo, in Iran Khamenei e i Pasdaran parlano costantemente di “nufuz“, ovvero il rischio di una possibile infiltrazione della cultura e delle cospirazioni nemiche (Occidentali), all’interno della Repubblica Islamica. Tutta questa situazione, deve preoccupare enormemente gli investitori Occidentali (tra cui gli Italiani), interessati ad entrare nel mercato iraniano. Non esiste, infatti, alcuna vera normativa che sia in grado di proteggere questi investitori dalle “atmosfere del sistema”, soprattutto quando a fare il buono e il cattivo tempo non e’ il sorridente Hassan Rouhani, ma i Pasdaran e Khamenei.

Ai loro occhi, infatti, in gioco c’e’ la sopravvivenza del sistema stesso iraniano e Teheran non ha alcuna voglia di fare la fine dell’Unione Sovietica sotto Gorbačëv. Perché la Velayat-e Faqih sopravviva, ovviamente, i miliziani iraniani sono ben disposti a passare sulla pelle di chiunque, all’interno e all’esterno della Repubblica Islamica. Soprattutto quando chi viene dall’esterno, prova a toccare delicati interessi economici.

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Italy Aims to Retake Position in Trade with Iran

La stampa iraniana ha dato molto risalto al meeting tra il Presidente del Senato italiano Pietro Grasso e lo Speaker del Parlamento iraniano (Majlis), Ali Larijani. In quell’incontro, sempre secondo quanto riporta Teheran, Grasso ha rimarcato l’intenzione dell’Italia di divenire un partner economico privilegiato della Repubblica Islamica e lodato il “ruolo chiave” della Repubblica Islamica nella lotta al terrorismo, in particolare ad Isis (Al Alam). Se quanto riportato dai media e’ vero, spiace assai sentire queste parole da una delle prime cariche della Repubblica Italiana. Spiace, non solo perché l’Iran continua ad abusare quotidianamente dei diritti umani, ma soprattutto perché e’ proprio il regime iraniano il maggior sponsor del terrorismo internazionale. Non solo, come le prove che elencheremo di seguito mostrano, e’ assolutamente falsa la storia dell’impegno del regime iraniano nella guerra contro il Califfato (Huffington Post).

L’artificialità della guerra tra Iran e Isis, e’ ben dimostrata da quanto sta accedendo in Siria. Qui, il regime di Bashar al Assad ha completamente abbandonato la citta’ di Palmyra e la parte meridionale della Provincia di Daraa nelle mani di Daesh. Come denunciato da Salim Idris, ex Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Libero Siriano, almeno 180 ufficiali di Assad lavorano attualmente in coordinamento con Isis, allo scopo di colpire le fazioni ribelli non jihadiste (Islamic State of Iraq and the Levant). Non solo: come rilevato da numerosi report, Assad ha sempre evitato di attaccare direttamente le basi del Califfato. Come rimarcato da Anne Barnard sul New York Times, l’esercito lealista ha volontariamente scelto questa tattica, tanto da poter dire che l'”aviazione del regime e’ diventa la forza aerea del Califfato (New York Times).

Se le accuse dell’opposizione siriana e quelle del NYT non sono abbastanza, presentiamo al Presidente Grasso altre prove di rilievo. In primis, ricordiamo un tweet del giugno 2015 dell’Ambasciata USA in Siria, in cui veniva denunciato come Assad stesse supportando il Califfato ad Aleppo. Il tweet diceva: “alcuni report indicano che il regime sta compiendo bombardamenti aerei in sostegno all’avanzata di ISIL ad Aleppo, aiutando gli estermisti contro la popolazione siriana” (Tweet Ambasciata Americana in Siria). Appena qualche mese prima, proprio l’Unione Europea aveva approvato nuove sanzioni contro il regime siriano, inserendo nella lista anche tale George Haswani, accusato di essere il contatto diretto tra Bashar al Assad e Isis. In particolare, grazie ad Haswani, Assad comprava petrolio direttamente dal Califfato (No Pasdaran). Proprio in queste ore, infine, dal Libano arriva la notizia dell’arresto di un membro di Hezbollah, accusato di vendere armi ai jihadisti sunniti del Califfato (Now).

Invitiamo il Presidente Grasso a non lasciarsi ingannare dalla storiella che vede impossibile una cooperazione tra l’Iran sciita e la galassia del jihadismo sunnita. Questo per diversi motivi:

  1. il regime iraniano ha sempre sostenuto gruppi terroristi di matrice sunnita, primi fra tutti Hamas, la Jihad Islamica e gli stessi Talebani in Afganistan. Tra le altre cose, di recente una delegazione dei Taliban ha fatto visita nella Repubblica Islamica (Good Morning Iran);
  2. come denunciato dagli Stati Uniti, la Repubblica Islamica ha sempre dato ospitalità a cellule di al-Qaeda. Cellule che, tra le altre cose, hanno usufruito proprio del sostegno iraniano e del regime di Bashar al Assad, per colpire i militari Occidentali di stanza in Iraq dopo la guerra del 2003 (Weekly Standard). Tra le altre cose, proprio la Commissione USA incaricata di indagare sull’11 Settembre 2001, denuncio’ come la cooperazione tra il regime iraniano e il gruppo terrorista di Bin Laden “facilito’ il transito di terroristi di al Qaeda fuori e dentro l’Afghanistan, prima dell’11 settembre“. Tra i jihadisti che ne approfittarono di questa opportunita’, ci furono anche coloro che poi materialmente realizzarono l’attentato alle Tween Towers (The Daily Beast);
  3. documenti e schede SIM iraniane, sono state trovate in uno dei quartier generali di Isis ad Aleppo. Documenti rilasciati dal regime iraniano per i jihadisti sunniti provenienti dalla Cecenia e dal Kazakhastan. In merito, pubblichiamo un video in basso che prova concretamente quanto affermato.

La verità, che evidentemente nessuno ha raccontato al Presidente Grasso, e’ che il regime iraniano – cosi come Assad e altri suoi alleati – ha visto in Isis una vera e propria benedizione. Grazie a questi pazzi jihadisti sunniti, infatti, i jihadisti sciiti sono diventati “necessari” all’Occidente. Non solo: il capo della Forza Qods Qassem Soleimani – inserito anche nella lista dei terroristi dagli USA – e’ stato trasformato in una specie di “Che Guevara” contemporaneo, ad uso e consumo della propaganda iraniana. Una propaganda a cui gli Occidentali si sono prestati, per la loro incapacità di sviluppare una strategia che fosse capace di combattere Assad e i jihadisti sunniti allo stesso tempo. Il risultato di questa strategia, per l’Iran e i suoi alleati, e’ stato un successo. Assad e’ ancora in piedi e, anche se verrà sostituito un giorno, nessuno sfiderà l’occupazione iraniana di parte della Siria. Purtroppo. pero’, senza la fine di questa occupazione iraniana, nessuna reale pacificazione potrà essere raggiunta in Siria e centinaia di innocenti continueranno a perdere la vita quotidianamente.

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L’accordo nucleare iraniano rappresenta una vera e propria vittoria diplomatica per il regime iraniano che, purtroppo, ha ricevuto un riconoscimento politico e materiale – il programma nucleare sviluppato clandestinamente – da coloro che, teoricamente, avrebbero dovuto difendere i valori della legalità e della democrazia. Grazie all’Iran Deal, al contrario, la lotta per la libertà ripresa faticosamente dal popolo iraniano nel 2009, e’ stata praticamente cancellata e l’Occidente ha firmato una cambiale di garanzia per la sopravvivenza del regime fondamentalista iraniano. Hassan Rouhani, sotto la cui Presidenza si sono compiuti i peggiori abusi dei diritti umani, ha giustamente rimarcato che, l’accordo firmato a Vienna il 14 luglio scorso, rappresenta una vittoria per Teheran. Meglio, Rouhani ha descritto la vittoria diplomatica iraniana con una metafora calcistica: “anche se parliamo di una partita di calcio, quando raccontiamo se abbiamo vinto o perso, possiamo dire che noi abbiamo segnato 3 goal contro 2. Qualcuno ha detto che avremmo potuto segnare più goal. Noi, pero’, dobbiamo considerare la squadra contro cui abbiamo giocato. Noi possiamo fare più richieste se ci sediamo a bordo campo e guardiamo la partita come tifosi“. Il significato e’ chiaro: il regime iraniano ha ottenuto quello che voleva – un riconoscimento politico – dai principali attori internazionali, ed e’ oggi pronto a giocare la parte del buon samaritano, perché sa bene che questo gli permetterà di ottenere ancora più concessioni dai suoi arrendevoli rivali. La metafora calcistica di Rouhani ha esaltato la Rete che, immediatamente, ha diffuso una immagine di Rouhani calciatore, in preda alla gioia dopo aver segnato una delle tre reti. 

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Una delle grandi vittorie ottenute dal regime iraniano con il nuclear deal, e’ il rilascio a breve termine di oltre 150 miliardi di dollari per mezzo dell’alleggerimento delle sanzioni internazionali. Una buona parte di questi soldi, chiaramente, finiranno nelle tasche dei Pasdaran, a cui Rouhani dovrà pagare una tangente in cambio del sostegno all’accordo di Vienna. Gli interessi economici dei Pasdaran, infatti, sono altissimi e certamente i Guardiani della Rivoluzione non accetteranno di vedere il loro budget diminuire. A loro volta, i Pasdaran useranno i soldi per finanziare i loro clienti – ovvero i gruppi terroristi e le milizie sciite – in tutto il Medioriente. In particolare, i soldi verranno usati per pagare i foreign fighters sciiti che, sotto il controllo della Forza Quds, partono oggi dall’Iran per combattere in Iraq, Siria e Yemen. Ecco allora spiegata anche l’importanza di una legge che il Parlamento iraniano sta discutendo in questi giorni: grazie a questa legge, infatti, i foreign fighters sciiti che si arruoleranno per la jihad, otterranno in cambio la cittadinanza iraniana. Un incentivo fortissimo soprattutto per tutti quei disperati rifugiati afghani che, quotidianamente, abbandonano il loro Paese per il vicino Iran, in cerca di una vita migliore. Sinora, parte di questi disperati sono stati mandati a combattere la jihad in cambio di uno stipendio e del visto per rimanere nella Repubblica Islamica. Grazie a questa nuova legge, che richiede un espresso parere positivo dei Pasdaran, un numero ancora più alto di immigrati sciiti arriverà da Paesi come l’Afghanistan, pronti a prendere il fucile per proteggere l’imperialismo iraniano nella regione. Tutto questo, grazie al contributo diretto dell’Occidente e della sua vergognosa scelta di inginocchiarsi al regime iraniano.

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