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Nella Repubblica Islamica dell’Iran e’ in corso un caso CSM. Ci spieghiamo meglio: anche a Teheran, da qualche mese, e’ in corso una guerra all’interno del potere giudiziario che, se approfondita, rischia di lasciare sul terreno delle vittime politiche eccellenti.

La storia comincia nel luglio scorso quando, in una conferenza stampa, il portavoce della Magistratura conferma l’arresto di Akbar Tabari, ex Vice Capo della Magistratura iraniana, durante il periodo in cui a capo del potere giudiziario c’era Sadegh Amoli Larijani.

Amoli Larijani viene da una famiglia potentissima in Iran. Basti pensare che il fratello, Ali Larijani, e’ dal 2008 Presidente del Parlamento iraniano. Amoli, quindi, e’ stato a capo della Magistratura iraniana dal 2009 alla fine del 2018, quando e’ stato sostituito da Ebrahim Raisi (oggi Amoli Larijani e’ a capo del Consiglio per il Discernimento, organo che media in Iran tra il Parlamento e il Consiglio dei Guardiani, in caso di discordia).

L’arresto di Akbar Tabari, secondo quanto reso noto, e’ legato all’accusa di aver usato il suo potere, per esercitare influenze su alcuni casi giudiziari. Con Tabari, quindi, sono finiti in cercere altre persone a lui legate. Ma l’arresto di Tabari, pero’, va visto in maniera piu’ larga ed ha come diretto obiettivo proprio Amoli Larijani, da tempo sospettato di corruzione.

La battaglia sta toccando i massimi vertici, con Amoli Larijani che minaccia di tornare a Najaf, in Iraq – dove e’ nato – nel caso in cui Khamenei non interverra’, e clerici come Mohammad Yazdi – ex capo della magistratura a sua volta – che lo accusano di voler addirittura minacciare la Guida Suprema Khamenei e gli chiedono conto della provenienza dei finanziamenti con cui ha costruito un lussuoso seminario religioso a Qom.

Questa guerra intestina nella Magistratura iraniana, deve essere seguita con estrema attenzione. Non solo perche’ riguarda uno degli organi piu’ potenti del sistema politico iraniano e coinvolge direttamente la famiglia Larijani, ma perche’ l’attuale capo della Magistratura Ebrahim Raisi, e’ uno dei primi candidati a succedere ad Ali Khamenei alla sua morte. Raisi, da parte sua, in questi mesi non ha agito per coprire il suo predecessore. Appena arrivato al potere, ha estromesso Tabari dalla sua posizione e ha lasciato che le voci del suo arresto si diffondessero indisturbate. Khamenei stesso, il 15 agosto, ha ordinato al dipartimento intelligence e sicurezza della Magistratura iraniana, di fare pulizia all’interno del sistema.

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In un discorso all’Universita’ di Teheran in commemorazione di 150 soldati senza nome morti durante la guerra Iran – Iraq, il capo della Magistratura iraniana Ebrahim Raisi, ha fatto un discorso che non lascia spazio ad intepretazione di sorta.

Nel suo discorso, trasmesso dalla tv iraniana, Raisi ha detto che l'”estensione strategica” dell’Iran oggi, include lo Yemen, i Paesi del Medioriente e “ogni luogo in cui ci sono persone che chiedono diritti, parlano di giustizia e si ribellano all’arroganza“.

In particolare, parlando di estensione strategico geografica, Raisi ha affermato testualmente: “Ieri, il campo di battaglia era ai nostri confini meridionali e occidentali. Oggi, voi vedete dove sono i nostri confini. La Repubblica Islamica ha definito la sua estensione strategica. Tale estensione include lo Yemen, i Paesi della regione e arriva fino in Africa…”

Come suddetto, non c’e’ spazio per l’immaginazione: il discorso di Raisi – possibile prossimo successore a Khamenei – dichiara implicitamente legittimo l’intervento iraniano nei Paesi della regione e non solo, dietro la giusticazione di comodo di difendere “i diritti” o “combattere l’arroganza”.

Ricordiamo che alla fine degli anni ’80, Rais era – in quanto Procuratore – membro di una speciale commissione – definita la Commissione della Morte – accusata di aver fatto arrestare, torturare e uccidere migliaia di oppositori iraniani.

 

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Al limite della sua follia repressiva, il regime iraniano ha “caldamente inivtato” gli uomini  a non guardare le donne durante il mese sacro del Ramadan. Questo secondo quanto riporta oggi il Daily Mail.

Ad annunciare il nuovo divieto sarebbe stato direttamente Gholam-Hossein Esmaili, portavoce del Capo della Magistratura Ebrahim Raisi. Secondo quanto scrive il quotidiano britannico, Esmaili avrebbe dichiarato che “il consiglio alle donne e’ di rispettare l’hijab ancora di piu’ rispetto del passato. Gli uomini, per parte loro, devono invece evitare  di guardare direttamente negli occhi le donne che passano”.

Esmaili ha anche annunciato che finiranno in carcere durante il Ramadan, non solo quelli che mangeranno pubblicamente, ma anche coloro che suoneranno e ascoleteranno musica (compresa, ovviamente, la radio in macchina). Secondo Esmaili, infatti, “tutti coloro che ignoreranno queste istruzioni, commetteranno una offesa e dovranno aspettarsi delle punizioni dalle forze di sicurezza”.

Che dire? Se non e’ pazzia questa…

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Al procuratore generale iraniano Mohammad Jafar Montazeri, spiace non poter amputare ancora di piu’ di quanto il regime clericale riesca a fare oggi. Parlando all’agenzia di stampa Fars News, infatti, Montazeri ha espresso il dispiacere che – per andare incontro alla propaganda dei diritti umani e alle condanne delle Nazioni Unite – il regime abbia abbandonato alcune “punizioni Divine”, come quella di amputare le mani di coloro che sono accusati di furto.

Nella stessa intervista, Montazeri ha anche ammesso che i furti in Iran sono notevolmente aumentati dallo scorso anno e che questo aumento e’ direttamente connesso con la situazione economica drammatica del Paese. Secondo il comandante Pasdaran Ayoub Soleimani, ci sarebbero oggi in Iran almeno 200.000 ladri e svaliggiatori professionisti, responsabili di oltre il 60% dei furti nel Paese.

Come denunciato dalle Nazioni Unite e da ONG come Amnesty International, le amputazioni sono delle pene crudeli e medievali, che mostrano il lato piu’ inumano del regime iraniano.

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Per la prima volta dalla nascita della Repubblica Islamica, una Corte iraniana ha deciso che “fare proselitismo in favore della fede Baha’i non rappresenta, di per se’, propaganda contro il regime”. La decisione e’ stata presa dal giudice Ali Badri, della Corte d’Appello della Provincia di Alboz. Il caso aperto era contro la giovane iraniana Lisa Tibanian, accusata di propaganda contro il regime, per aver fatto proselitismo religioso.

Leggere queste poche righe, per un Occidentale, non dice praticamente nulla. Fortunatamente, nei Paesi democratici e’ ovvio poter professare liberamente la propria fede e poterne discutere pubblicamente, non rappresenta un crimine. In Iran, purtroppo, la situzione e’ molto differente.

In Iran, sfruttando l’articolo 500 del Codice Penale Islamico, il regime arresta costantemente gli appartenenti alle minoranze religiose, accusandoli di propaganda contro il regime. Le prime vittime di questa persecuzione sono proprio i Baha’i, fede non riconosciuta dal regime, accusati di essere una setta deviata. Contro di loro, la Guida Suprema ha addirittura emesso una fatwa. Ai Baha’i e’ vietato l’accesso all’istruzione pubblica e a numerose professioni permettese agli “iraniani puri”. Ovviamente, nessuna festivita’ Baha’i e’ riconosciuta dal regime.

Ecco perche’ il verdetto della Corte d’Appello di Alboz e’ un verdetto storico. Un verdetto che arriva proprio mentre gli agenti del Ministero dell’Intelligence (MOIS) – sotto il diretto controllo del Presidente Rouhani – continuano ad arrestare in massa i Baha’i iraniani. Negli ultimi mesi, almeno 60 Baha’i sono stati arrestati, tutti per motivi religiosi.

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La Guida Suprema Ali Khamenei ha nominato l’Ayatollah Sadeq Amoli Larijani – gia’ capo della Magistratura iraniana – a capo del Consiglio del Discernimento, organo creato per dirimere le controversie tra il Consiglio dei Guardiani e il Parlamento. Larijani prende il posto dell’Ayatollah Mahmud Hashemi Shahrudi – da alcuni visto proprio come successore di Khameni – deceduto la scorsa settimana a 70 anni, per una malattia.

La nomina di Sadeq Larijani e’ un colpo in faccia ai riformisti e ai pragmatici: Larijani, infatti, e’ un noto ultraconservatore che, indubbiamente, favorira’ indubbiamente il Consiglio dei Guardiani, un organo naturalmente ultraconservatore, che proprio di recente ha bocciato (per ben due volte), la riforma bancaria approvata dal Parlamento iraniano (quella che parzialmente recepiva le indicazioni del FATF).

Ricordiamo anche che Larijani e’ inserito nella lista delle personalita’ sanzionate dall’Amministrazione americana, per abuso dei diritti umani. Questo per le continue violazioni compiute dalla Magistratura iraniana durante il suo mandato, contro tutti coloro che hanno espresso posizioni diverse da quelle del regime e in totale opposizione allo Stato di Diritto.

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Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa iraniana Mehr News, in risposta ad una sollecitazione del Capo della Magistratura, la Guida Suprema Ali Khamenei ha approvato “misure speciali”, per punire coloro che sono stati arrestati con l’accusa di “corruzione economica”.

Con le parole “corruzione economica”, si intendono non solo coloro che vengono veramente arrestati per casi di corruzione, ma anche coloro che sono stati fermati in questi giorni durante le manifestazioni popolari in corso in Iran (a volte, gli arrestati sono definiti anche come “disturbatori dell’economia”). Manifestazioni che, lo ricordiamo, hanno in primis una ragione economica, in protesta contro il carovita e la corruzione imperante all’interno dell’establishment politico-militare-clericale del Paese.

Secondo la mente malsana del regime iraniano, infatti, quelle in corso nel Paese, non sono manifestazioni legittime contro il carovita, ma una vera e propria guerra economica scatenata da una parte della popolazione, pagata da nemici esterni, contro la Repubblica Islamica. Peccato che, come le immagini hanno mostrato in questi mesi, questa “parte della popolazione”, e’ composta da migliaia di iraniani, disperati per le condizioni finanziare del Paese.

Nella lettera scritta dal capo della Magistratura iraniana Sadegh Amoli Larijani a Khamenei, viene chiesta l’autorizzazione per: creare un Tribunale Speciale a Teheran (composto da tre giudici), trasmettere pubblicamente le udienze e impedire ai condannati di fare appello ad altre Corti, escluso per i casi in cui l’imputato viene condannato alla pena capitale. Nella sua concisa risposta – tre righe – Khamenei da la benedizione alla proposta di Larijani e lo invita a metterla in pratica. Questa Corte speciale di Teheran, restera’ in piedi per almeno tre anni.

L’Iran, come noto, e’ primo al mondo per riciclaggio di denaro, tra i primi per corruzione interna e mancanza di trasparenza e ancora primo al mondo per finanziamento internazionale del terrorismo. Tutti soldi usati per i fini geopolitici della Repubblica Islamica e derubati alla popolazione civile iraniana.

In queste settimane il Portavoce della Magistratura iraniana ha dichiarato che, per coloro che sono stati arrestati durante le manifestazioni popolari, e’ in considerazione anche l’uso della pena di morte. Ad altri, come reso noto proprio in queste ore, e’ stato negato di lasciare il Paese.

Con la lettura larga del concetto di “corruzione” che fa il regime iraniano – si pensi solo alle accuse di “corruzione in Terra” per gli attivisti – in questo Tribunale di Teheran rischiano veramente di finirci tutti coloro che manifestano una qualsivoglia opinione diversa da quella del regime.

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