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Ali Abdullah Saleh ex Presidente dello Yemen e dal 2012 alleato dei ribelli sciiti Houthi, aveva deciso di cambiare nuovamente schieramento politico e di sostenere la strategia del Vice Re saudita Mohammed Bin Salman. Per questo, molto probabilmente, temeva per la sua vita e stava lasciando la capitale Sanaa per rifugiarsi in Arabia Saudita.

Come noto, Saleh non ha fatto in tempo ad arrivare a Riad: al contrario di quanto accaduto sette anni or sono, questa volta Saleh non e’ sopravvissuto ad un attacco di un cecchino contro il suo convoglio. Il suo corpo martoriato e’ stato quindi mostrato alle telecamere, circondato da una folla di Houthi esaltati che gridavano “morte ad Israele”.

L’uccisione di Ali Abdullah Saleh, e’ solo l’ennesimo atto criminale compiuto per ordine del regime iraniano, al fine di eliminare fisicamente un politico inviso, o diventato sgradito a Teheran. E’ stato cosi con Rafiq Hariri in Libano e, se considerato necessario dai Pasdaran, potrebbe essere la sorte anche di alcuni rappresentanti sciiti iracheni che non si conformano al volere della Repubblica Islamica.

In questa ottica, con preoccupazione devono essere lette le parole di Ali Shamkhani, Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dell’Iran. Shamkhani, incontrando il Vice speaker del Parlamento iracheno Hammam Hamoudi, si e’ scagliato contro coloro che in Iraq vogliono sciogliere la Forza di Mobilitazione Popolare, ovvero l’ombrello di milizie sciite che prendono ordini diretti dal generale iraniano Qassem Soleimani. Tra coloro che vorrebbero sciogliere la FMP c’e’ Moqtada al-Sadr e, in parte, lo stesso premier iracheno Haider al-Abadi.

La morte di Ali Abdullah Saleh, quindi, rappresenta un messaggio che Teheran lancia anche a questi leader sciiti: “o fate come diciamo noi, o saltate in aria”. Un puro atto mafioso, nel pieno stile del regime iraniano…

 

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Le proprietà della Chiesa evangelica iraniana Jam’at-e Rabbani presso la città di Karaj, note come i Giardini di Sharon, sono state sequestrate dal regime. Precisamente, sono state confiscate dalla una organizzazione, denominate “Centro di Attuazione dei Decreti dell’Imam”, controllata direttamente dall’Ayatollah Khamenei, Guida Suprema iraniana. Questa organizzazione è stata creata su ordine di Khomeini dopo la rivoluzione del 1979, allo scopo di confiscare tutte le proprietà appartenenti allo Shah. Con gli anni, però, il regime ha allargato il ruolo di questa organizzazione, permettendole di mettere in pratica dei veri e propri sequestri di proprietà in stile mafioso.

Ovviamente, neanche a dirlo, per agire il regime si è appoggiato sulla solita scusa: ha accusato gli appartenenti alla Jam’at-e Rabbani di essere legati alla Chiesa evangelica di Philadephia e di lavorare per la CIA. Tutte accuse rigettate direttamente dai vertici della Jam’at, ma confermate da un Tribunale Rivoluzionario il 21 luglio scorso, in un processo che si è svolto addirittura senza i rappresentanti della Chiesa stessa e senza alcun avvocato della difesa.

La Jam’at-e Rabbani è parte della Assemblea di Dio, raggruppamento di Chiese evangeliche penatacostali che, in tutto il mondo, raccoglie oltre 68 milioni di fedeli. In Iran, la sede centrale della Jam’at-e Rabbani si trova a Teheran, ma i suoi membri sono spesso soggetti ad arresti da parte del regime ed accuse di spionaggio. Questo perchè la maggior parte dei fedeli della Jam’at, sono mussulmani che hanno deciso di abbandonare l’Islam e convertirsi al cristianesimo. Una scelta che nella Repubblica Islamica è non solo vietata, ma punita con l’accusa di apostasia.

Per approfondire sulla persecuzione dei cristiani in Iran, vi preghiamo di  leggere questo paper: The Cost of Faith: Persecution of Christian Protestants and Converts in Iran

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Mentre il mondo si prepara al possibile – e probabile – accordo nucleare tra il P5+1 e l’Iran, all’interno della Repubblica Islamica l’odio verso l’Occidente del regime si amplifica sempre di più. Un odio che, in questi ultimi giorni, si e’ manifestato esplicitamente durante la “Giornata di Gerusalemme”, un appuntamento annuale in cui nelle strade iraniane vengono bruciati i simboli Occidentali, prime fra tutte le bandiere di Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele. Purtroppo, come abbiamo rilevato diverse volte, i media internazionali sono prevalentemente protesi all’appeasement verso Teheran e quindi poco attenti ai messaggi che arrivano da diversi importanti rappresentanti iraniani. Quasi nessuno, quindi, ha riportato le dichiarazioni fatte Mohsen Rezaei, Segretario del Consiglio per il Discernimento e da poco ritornato nei ranghi dei Pasdaran, dopo una intensa carriera politica. Parlando ad un programma televisivo, Rezaei ha minacciato gli Stati Uniti, affermando che “se gli americani agiscono con cattive intenzioni verso l’Iran…possono essere certi che…noi prenderemo almeno 1000 ostaggi americani e forzeremo gli Stati Uniti a pagare miliardi di dollari per ognuno di loro…sicuramente questo risolverà molti nostri problemi economici“. Cosi, mentre il mondo Occidentale (Casa Bianca in testa) apre alla Repubblica Islamica, a Teheran il regime persevera nel reiterare un approccio mafioso ai rapporti con con il mondo esterno.

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Non solo: mentre il mondo cerca di trovare una soluzione per la crisi siriana, una soluzione che deve assolutamente prevedere l’uscita di scena di Bashar al Assad, Teheran ha deciso di approvare una nuova linea di credito per Damasco. Secondo quanto riportato dalle agenzie siriane e iraniane (Fonte: Kayhan), la nuova linea di credito ha un valore di 1 miliardo di dollari, a cui vanno aggiunti i 3,6 miliardi di dollari già versati dalla Repubblica Islamica alla Siria dal maggio 2013 (secondo molti analisti, pero’, la cifra e’ molto più alta). Tra i progetti, quindi, anche quello di creare una esportare l’energia elettrica della rete nazionale iraniana in Siria, attraverso una connessione capace di unire anche l’Iraq e il Libano. Un vero e proprio piano imperialista del regime iraniano. Un progetto imperialista che, ovviamente, prevede un forte riarmo da parte del regime iraniano, proprio al fine di continuare a mantenere in vita le numerose fazioni jihadiste sciite, create con la scusa della guerra ad Isis. A tal fine, quindi, Teheran ha sguinzagliato la sua lobby negli Stati Uniti, chiedendo alla National American Iranian Council – NIAC, di premere sui legislatori americani affinché le Nazioni Unite revochino il bando alla vendita degli armamenti verso la Repubblica Islamica (approvato nel 2007). Una richiesta assurda, soprattutto considerando l’indisponibilità del regime iraniano a terminare il finanziamento al terrorismo internazionale e, soprattutto, a limitare il suo programma missilistico (direttamente collegato al programma nucleare, ma escluso incredibilmente dal tavolo del negoziato internazionale).

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Sono fotogrammi terribili quelle che la Rete ci mostra dall’Iraq. Ancora una volta, e’ la barbarie a farla da padrona, trasformando gli uomini in bestie. Questa volta, pero’, le terribili immagini di morte non provengono dai siti di Isis, ma dai telefonini dei mercenari sciiti pagati dall’Iran ed inviati in Iraq per combattere la jihad. Entrate nella Provincia dell’Al Anbar, le milizie sciite hanno mantenuto lo stesso, speculare, comportamento di Daesh, lasciandosi andare alle peggiori atrocità contro la popolazione locale sunnita. Con il solo risultato, ovvio, di aumentare il numero di tribù irachene che, pur non condividendo il presupposto jihadista di Isis, decidono di sostenere il Califfato per trovare una nuova rappresentanza politica e soprattutto protezione.

Nelle immagini che vi mostriamo, davvero durissime, si vedono miliziani sciiti della Brigata Imam Ali incaprettare e dare fuoco ad un civile iracheno sunnita. La notizia e’ stata diffusa dalla agenzia di stampa curda Rudaw, ed in poco tempo ha fatto il giro del mondo. La Brigata Imam Ali (Kataib al-Imam Ali) e’ stata direttamente creata da Teheran nel giugno del 2014 e riceve ordini direttamente dai Pasdaran (in particolare da Qassem Soleimani, capo della Forza Qods). Il Segretario di questa Brigata e’ Shebl al-Zaid, ex membro dell’Esercito del Mahdi di Muqtada al Sadr, arrestato e poi rilasciato dal Governo iracheno nel 2010. Altro rappresentante delle Brigate Imam Ali membro anche dei Pasdaran iraniani e’ Abu Mahdi al-Muhandis, gia’ responsabile di numerosi attentati terroristi durante l’occupazione americana dell’Iraq.

Ci chiediamo fino a quando l’Occidente chiuderà gli occhi davanti ai massacri dei jihadisti sciiti. Fino a quando durerà l’illusione di poter vincere i terroristi wahhabiti di al Baghdadi, attraverso una alleanza con i terroristi khomeinisti pagati e addestrati dalla Repubblica Islamica. Una illusione tattica con un solo risultato strategico: approfondire la guerra civile nell’Islam e provocare l’esplosione dell’Iraq (e della Siria). Fino a quando?

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