Posts contrassegnato dai tag ‘Luigi Manconi’

2

Meno di due settimane fa, si e’ tenuto a Teheran un Forum tra Iran e Italia relativo all’innovazione e alla ricerca. In quella occasione, la Ministra dell’Istruzione Fedeli si e’ recata nella Repubblica Islamica, seguita da una delegazione di oltre 150 persone, tra cui alti rappresentanti della CRUI.

Prima di andare in Iran, la Ministra ha sottolineato che uno dei temi che avrebbe toccato con il regime, sarebbe stato il caso del ricercatore iraniano Ahmadreza Djalali, incarcerato in Iran dall’aprile del 2016, con l’accusa di contatti con “entità nemiche” (Gaiaitalia.com). Ricordiamo che Djalali si era recato in Iran su invito di una locale università, per partecipare ad una conferenza relativa alla sua specializzazione in medicina di intervento in caso di emergenze relative a disastri. Una specializzazione che Ahmadreza aveva preso anche grazie alla Università del Piemonte Orientale, ove il ricercatore aveva lavorato per oltre quattro anni, prima di trasferirsi in Svezia nel 2015.

3

Non sappiamo cosa la Ministra italiana abbia detto alla controparte iraniana, quello che sappiamo e’ cosa e’ successo ad Ahmadreza in questi giorni. Invece di allentare la pressione nei suoi confronti, il regime ha aumentato le minacce e gli abusi.

Secondo quanto riporta Iran Human Rights, Teheran ha negato ad Ahmadreza Djalali il diritto alla scelta indipendente di un avvocato difensore, per la terza volta. Un diniego che, nuovamente, ha fatto spostare il processo nei suoi confronti, già rimandato da mesi (per questo Ahmadreza aveva anche dichiarato lo sciopero della fame e della sete). Il processo contro Ahmadreza Djalali e’ in mano al giudice Salavati, noto per la sua vicinanza alle ali più conservatrici e repressive del regime.

Ricordiamo che, nel gennaio del 2017, la moglie di Ahmadreza Djalali ha inviato una lettera direttamente al Presidente iraniano Rouhani, chiedendo il rilascio del marito, padre dei loro due piccoli bambini. Sinora, la sola risposta che Ahmadreza ha ricevuto, sono state le continue minacce di morte da parte delle autorita’ del regime…

 

1

Egregia Senatrice De Pin,

Pochi giorni fa Lei rilasciato una intervista all’agenzia di stampa iraniana Tasnim News, molto vicina ai Pasdaran. In questa intervista, parlando delle relazioni Italia – Iran, Lei ha elogiato il Presidente Rouhani e ha rimarcato la volontà di espandere le relazioni diplomatiche tra i due Paesi in diversi settori. Una premessa: interviste di rappresentanti italiani volte a favorire le relazioni con la Repubblica Islamica, onestamente, non ci stupiscono piu’. Ciò che invece ci lascia interdetti, è che queste parole arrivino da una Senatrice come Lei, una personalità politica che occupa la posizione di Segretario della Commissione Straordinaria per la Tutela e la Promozione dei Diritti Umani. La stessa Commissione presieduta dal bravissimo Senatore Luigi Manconi, tra i pochi esponenti ad aver chiesto conto al regime iraniano dell’abuso sistematico dei diritti umani.

Per questo, vogliamo darLe alcune informazioni fondamentali sui diritti umani in Iran e rivolgerle quindi alcune domande. Al di là dei sorrisi, come noto, nella Repubblica Islamica non è cambiato nulla. Al contrario, purtroppo, dall’elezione di Hassan Rouhani alla Presidenza, oltre 1000 detenuti sono stati impiccati, diversi dei quali in pubblico, davanti a dei bambini. Gli abusi sistematici dei diritti umani, inoltre, sono stati ben documentati dall’inviato speciale per i Diritti Umani in Iran, Ahmad Shaheed. Nell’ultimo report presentato alle Nazioni Unite, Shaheed ha denunciato gli attacchi contro gli oppositori politici, le minoranze etniche e religiose (in primis i cristiani) e gli omosessuali. Non solo: proprio in queste ore, Amnesty Internazional ha attivato una petizione per liberare Mahdieh Golrou, una giovane donna arrestata ad Isfahan per aver protestato per gli attacchi con l’acido contro le donne mal velate. Senza parlare del caso di Ghoncheh Ghavami, arrestata per aver tentato di assistere ad una partita di pallavolo o del terribile caso di Reyhaneh Jabbari, impiccata per essersi difesa da un uomo che voleva violentarla.

Nell’Iran di Rouhani, quindi, dei ragazzi e delle ragazze sono stati arrestati per aver ballato insieme il video Happy in Teheran (tra le altre cose sono stati condannati alla pena, medievale, di 91 frustate). Senza contare l’abuso contro i giornalisti iraniani, a cui recentemente è stato vietato di organizzare un evento di solidarietà per le vittime del Charlei Hebdo. Vogliamo poi ricordare alla Senatrice la drammatica situazione dei prigionieri politici. Oltre 40 di loro sono stati recentemente convocati dalle forze di sicurezza per aver scritto una lettera di aiuto al Segretario Onu Ban Ki Moon. Per non parlare della drammatica situazione in cui versa il “Mandela iraniano”, ovvero l’Ayatollah Boroujerdi, arrestato qualche mese fa e tenuto praticamente a pane e acqua. Le sue condizioni fisiche sono drammatiche e la sua unica colpa è quella di non aver condiviso la visione Khomeinista – falsa e politicizzata – dello sciismo. Di tutto quello che Le abbiamo scritto, Egregia Senatrice, le abbiamo accluso un link, per verificare Lei stessa le nostre parole. Ci creda, inoltre, quando le diciamo che potremmo ancora continuare ancora per molto. Preferiamo fermarci, credendo che quanto Le abbiamo sinora scritto sia abbastanza per avviare una riflessione approfondita sui diritti umani in Iran.

A questo punto, vorremmo rivolgerLe alcune domande:

  • può davvero l’Italia, paese in prima fila per l’approvazione della Moratoria contro i Diritti Umani, approfondire le relazioni diplomatiche con il Paese che ha il record mondiale delle pene di morte?
  • può davvero il Senato promuovere le relazioni diplomatiche con un Paese, l’Iran, il cui Parlamento ha invocato la pena di morte per Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi, leader del Movimento di opposizione Onda Verde?
  • può davvero l’Italia, Paese che promuove al parità di genere, approfondire le relazioni diplomatiche con un Paese, l’Iran, nel cui Codice è scritto che la vita della donna vale metà di quella dell’uomo?
  • può davvero l’Italia, Paese che ha condannato i massacri di Bashar al Assad, approfondire le relazioni diplomatiche con un Paese, l’Iran, che tiene in vita il dittatore siriano con armi, soldi e miliziani Pasdaran?
  • può davvero l’Italia, Paese di tradizione cristiana, approfondre le relazioni diplomatiche con un Paese che incarcera i musulmani che si convertono, accusandoli di apostasia?

Anche in questo caso, potremo continuare a far domande a iosa. Preferiamo, ancora una volta, fermarci, sperando di avere da Lei risposte esaustive e, soprattutto, di averLe fatto comprendere come sia realmente assurdo che, una Repubblica nata sulle ceneri del fascismo, voglia stringere rapporti preferenziali e amichevoli con un’altra Repubblica, quella Islamica, basata su una ideologia e delle leggi totalmente razziste, misogine e fondamentaliste.

Cordiali Saluti

Collettivo No Pasdaran

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=rcM3g275NN8%5D

 

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=DF22OqErhAs%5D

139207041518241211251153

Ieri il Ministro degli Esteri italiano Gentiloni e il Ministro degli esteri del regime iraniano Zarif hanno avuto un colloquio telefonico. Fin qui, niente di nuovo. Numerose volte, come sappiamo, l’ex Ministro degli Esteri Mogherini ha avuto conversazioni con il suo omologo iraniano (ieri stesso i due si sono riparlati) mentre, purtroppo, Emma Bonino è oggi in prima fila nella promozione dei rapporti tra l’Occidente e la Repubblica Islamica. Da responsabile della Farnesina, lo ricordiamo, si presentò tutta velata in Iran e disse la sfortunata frase “l’Italia vuole vincere la gara di amicizia con l’Iran”. Ciò che non convince nella telefonata Gentiloni – Zarif , è la diversa versione dei comunicati ufficiali pubblicati dai due Ministeri degli Esteri.

Vediamo quindi, in primis, quanto scritto dalla Farnesina. Secondo il Ministero italiano: “Si è svolto oggi pomeriggio un colloquio telefonico tra il Ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale Paolo Gentiloni e il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, nel corso del quale si è fatto il punto sulle trattative in corso sul nucleare iraniano. Il negoziato per raggiungere un accordo globale e verificabile è stato – come noto – prolungato fino al 30 giugno. Il suo esito positivo consentirebbe un ulteriore miglioramento delle relazioni tra i due Paesi in vari settori, tra cui in particolare quello economico e culturale“. Il comunicato si conclude con la notizia dell’invito a visitare l’Iran fatto da Zarif a Gentiloni. Come si nota, quindi, il Ministro Gentiloni – pur continuando con la linea di apertura verso Teheran – sembra condizionare lo sviluppo delle relazioni tra Italia e Iran all’esito positivo del negoziato nucleare.

foto 1

Molto diverso il tono comunicato ufficiale pubblicato dal Ministero degli Esteri iraniano. Nel comunicato di Teheran, la questione del negoziato sparisce completamente. Quotiamo in inglese: “Iranian Foreign Minister Mohammad Javad Zarif and his Italian counterpart Paolo Gentiloni discussed the further expansion of bilateral ties between the two sides in all fields. The two chief diplomats also explored the latest regional and international developments, and stressed exchanging delegations between the two countries and continuous bilateral political consultations during their phone call“. Come si nota, la diplomazia iraniana fa sparire completamente la condizionale dell’accordo nucleare, mettendo in luce – come sempre – solo la parte meramente propagandistica della telefonata Zarif – Gentiloni.

foto 2

E’ noto che in diplomazia le parole hanno un peso e il loro uso – molto spesso – definisce delle indicazioni sulle politiche internazionali dei vari Paesi. Sorge quindi una domanda: i due diversi comunicati sono casuali, o Teheran volontariamente emette di citare le parole del Ministro Gentiloni? Se fosse vera la seconda parte della domanda, si tratterebbe di un omissis importante e dovrebbe far riflettere tutti sul modo in cui l’Iran usa i Paesi che definisce amici. Proprio ieri, va ricordato, Zarif ha parlato dei negoziati davanti al Parlamento iraniano. In quell’occasione – secondo quanto dichiarato dagli iranianiZarif non ha fatto altro che descrivere i negoziati come la dimostrazione della sconfitta dell’Occidente e ha ribadito come Teheran non consideri l’idea di sospendere l’arricchimento dell’uranio e la chiusura dell’impianto di Qom, costruito illegalmente sotto il controllo dei Pasdaran.

Alla diplomazia italiana, infine, ci preme ricordare un’ultima cosa: indubbiamente, come sostenuto da Gentiloni, un accordo sul nucleare è importante per tutta la Comunità Internazionale. Allo stesso tempo, però, una democrazia antifascita come quella italiana – in prima fila nella promozione della Moratoria Internazionale contro la Pena di Morte – non può dimenticare la questione dei diritti umani nello sviluppo delle relazioni con il regime iraniano. Come sottolineato dal Senatore Luigi Manconi, Capo della Commissione Diritti Umani del Senato, “è prioritario che il negoziato internazionale sul nucleare iraniano prosegua contestualmente all’affermazione della necessità della tutela dei diritti umani fondamentali di cui in Iran si perpetua la violazione“. Ci auguriamo davvero che questo aspetto non venga mai dimenticato!

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=rcM3g275NN8%5D