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Egregio Governatore Visco,

abbiamo appena appreso del permesso rilasciato dalla Banca d’Italia alla Bank Sepah – banca iraniana – per riaprire la sua filiale in Italia (Fars News). Premessa: sappiamo benissimo che, secondo quanto deciso con la Risoluzione ONU 2231, le sanzioni internazionali contro questa banca iraniana sono state tolte, una decisione che riteniamo sbagliata, ma che sappiamo avere un effetto diretto anche sulle Sue decisioni.

Nonostante la Risoluzione ONU, e’ proprio in nome della legalità che Le chiediamo di ripensare questa scelta. Se per un verso e’ vero che la Bank Sepah era stata inserita nella lista delle sanzioni di USA, UE e ONU per il suo ruolo nel programma militare nucleare e missilistico del regime iraniano, e’ vero anche che permettere a questa banca di riaprire le sue filiali presenta dei rischi notevoli per l’Italia e l’Occidente. 

La Bank Sepah, infatti, e’ legata ai Pasdaran (UANI) e come anche lo stesso Dipartimento del Tesoro Americano ammette, ha sempre avuto un ruolo centrale anche nel sostegno al terrorismo iraniano (Treasury.gov). Non solo: il Governo iraniano ha pubblicamente inadempiuto ai suoi doveri internazionali, portando avanti dopo l’accordo tre test missilistici, tutti in violazione della Risoluzione ONU 2231, Allegato B. La Risoluzione vieta al regime iraniano di fare test missilistici con vettori capici di portare una ogiva nucleare. Come ammesso dalla stessa intelligence USA e dagli ambasciatori di USA, Gran Bretagna, Francia e Germania alle Nazioni Unite, i missili balistici iraniani sono intrinsecamente capaci di portare un ordigno nucleare (Reuters).

Non solo: come Lei ben sa, le uniche sanzioni tolte contro il regime iraniano solo quelle legate al programma nucleare. Restano ancora valide tutte quelle legate al terrorismo e all’abuso dei diritti umani, nonché tutti i limiti all’esportazione di armi e tecnologie dual use verso Teheran. 

Per queste ragioni, Egregio Governatore, Le chiediamo di non permettere alla Bank Sepah di riaprire una filiale in Italia, rischiando di usare il territorio italiano per fini di terrorismo e esportazione di materiale dual – use. Siamo coscienti che l’Italia certamente controllerà fortemente le attività della Bank Sepah, temiamo comunque che ogni controllo rischi di essere insufficiente quando si scontra con l’ideologia perversa e terrorista del regime iraniano.

Con rispetto, Le porgiamo i nostri più cordiali saluti,

No Pasdaran

Shahrokh-Zamani

Shahrokh Zamani

Alla Sig.ra Susanna Camusso, Segretario Generale CGIL

Egregia Segretario Generale Camusso,

Le scriviamo questa lettera per raccontarLe il dramma di Shahrokh Zamani, morto nel carcere di Rajaee Shahr presso Karaj, 13 settembre scorso. Shahrokh Zamani era un sindacalista come Lei, arrestato dal regime iraniano per la sua attività di sindacalista, considerata dalla Corte Rivoluzionaria di Tabri una “azione contro la sicurezza nazionale”. Condannato ad 11 anni di detenzione nel 2011, Zamani e’ deceduto in cella per un attacco di cuore, dopo che i responsabili del carcere gli anno negato il diritto alle cure mediche.

Secondo quanto dichiarato dalla Iran Human Rights, nei giorni precedenti il decesso, Shahrokh Zamani aveva accusato numerosi dolori al petto, chiedendo ripetutamente di essere visitato da un medico specialista. Un diritto negatogli per giorni, in considerazione dell’attività sindacale del detenuto (Iran Human Rights). Quando il compagno ha denunciato il decesso, Zamani aveva ormai il visto completamente blu, il sangue che usciva dal naso e una mano chiusa a pugno, segno chiaro del dolore provato prima della morte.

Shahrokh Zamani, un sindacalista in un Paese che nega il diritto alla creazione di sindacati liberi, e’ solo l’ultimo prigioniero politico a morire per incuria del regime. Prima di lui, Hamid Ghasemi, Hoda Saber, Mohsen Dogmechi, Alireza Karami Kheyrabadi, Afshin Osanloo e Mansour Radpour sono tutti deceduti per la negazione delle cure mediche di cui necessitavano. Tra le altre cose, per la cronaca, nel 2014 Shahrokh Zamani aveva scritto una lettera all’inviato ONU per i diritti umani in Iran, Ahmad Shaheed, lamentando le condizioni pessime della sua detenzione (Kaleme).

Le chiediamo, Egregia Segretaria Generale Camusso, di pretendere dal regime iraniano un chiarimento in merito alla morte del Sindacalista Shahrokh Zamani e di protestare contro un regime che nega ai suoi cittadini il libero diritto di rappresentazione sindacale. Le facciamo presente che, solamente tra il Marzo 2014 e il Marzo 2015, almeno 230 persone sono state arrestate durante proteste di piazza per ragioni lavorative. Le chiediamo quindi di pretendere dal Governo iraniano la fine immediata di questi abusi. Se questo non avvenisse, Le chiediamo quindi di promuovere la sospensione del regime iraniano dall’International Labor Organization (ILO), di cui la CGIL e’ membro del Consiglio amministrativo per mezzo della Sig.ra Silvana Cappuccio (ILO). La rimandiamo a questa petizione per la sospensione dell’Iran dall’ILO, aperta nell’Agosto 2014 (GoPetition).

Sperando in un Suo diretto intervento, Le porgiamo Cordiali Saluti.

Collettivo No Pasdaran

Immagini del funerale del Sindacalista Shahrokh Zamani

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Una lettera aperta e una pubblica presa di posizione contro l’accordo nucleare con l’Iran – o meglio, contro il tipo di agreement che si sta paventando durante i negoziati. E’ questa la notizia bomba che, in queste ore, sta agitando la Casa Bianca. Non solo perché la lettera aperta e’ stata pubblicata sul prestigioso Think Tank americano “Washington Institute for Near East Policy“, ma anche e soprattutto perché, quella stessa lettera, porta la firma di ben cinque ex Consiglieri del Presidente americano Barack Obama. 

L’accordo nucleare con l’Iran non e’ ancora concluso…la data finale e’ il 30 di giugno. Noi conosciamo molte cose a proposito dell’accordo che si sta per firmare. La maggior parte di noi, preferirebbe un accordo più duro“, cosi si apre la lettera aperta. La parte più forte, pero’ arriva immediatamente dopo: “l’accordo non eviterà che l’Iran si possa dotare della capacita’ di costruire un’ arma nucleare.  Non richiederà all’Iran di smantellare le infrastrutture per l’arricchimento dell’uranio…“. Ancora: “l’accordo non comprende una strategia comprensiva con l’Iran. Non affronta il sostegno iraniano alle organizzazioni terroriste (come Hezbollah e Hamas), l’intervento iraniano in Iraq, Siria, Libano e Yemen (la sua “egemonia regionale”), l’arsenale di missili balistici in possesso di Teheran e l’oppressione del regime verso la popolazione iraniana. L’Amministrazione americana ha preferito il negoziato, rispetto alla questione della minaccia nucleare…“.

La lettera aperta, quindi, entra nel merito della questione nucleare, evidenziando come l’accordo che si prospetta debba prevedere: 1- l’accesso ai siti militari da parte degli ispettori AIEA; 2- la limitazione dell’installazione di centrifughe avanzate per l’arricchimento dell’uranio, 3- una riduzione graduale delle sanzioni; 4- un meccanismo di re-imposizione delle sanzioni, in caso di violazione da parte dell’Iran. Non solo: gli esperti internazionali, richiedono al Presidente Obama di non posticipare nuovamente la deadline del negoziato (come già accaduto due volte).

Come suddetto, la lettera aperta rappresenta una botta pesantissima all’amministrazione Obama, perché firmata da ben cinque ex collaboratori diretti del Presidente USA. Tra loro ricordiamo il Generale Petraeus, ex capo della CIA, Dennis Ross, assistente speciale di Obama per la sicurezza nazionale dal 2009 al 2011, Gary Samore, ex consigliere di Obama per il controllo degli armamenti e delle armi di distruzione di massa, David Makovsky, ex inviato speciale di Obama per il conflitto israelo-palestinese e Robert Einhorn, special advisor del Segretario di Stato per il controllo degli armamenti dal 2009 al 2013. Insomma, una intera pletora di esperti, scelti direttamente dal Presidente americano o dai suoi collaboratori che, pubblicamente, attaccano il modello di accordo nucleare con la Repubblica Islamica. 

Un attacco che, va ricordato, arriva dopo il report pubblicato dal Dipartimento di Stato americano e le linee rosse menzionate nuovamente dalla Guida Suprema Ali Khamenei. Come noto, sebbene i media italiano abbiano ignorato la notizia, il Dipartimento di Stato americano ha denunciato che, profittando dell’appeasement internazionale durante il negoziato nucleare, il regime iraniano ha aumentato il finanziamento ai gruppi terroristi internazionali (qui il report per intero). Ali Khamenei, da parte sua, ha completamente chiuso la porta ad un qualsivoglia accordo nucleare che impedisca, veramente, alla Repubblica Islamica di non costruire una bomba nucleare. Parlando davanti ad una platea di impiegati governativi, Khamenei ha ribadito la sua contrarietà ad ogni tipo di ispezione ai siti militari, la necessita’ di eliminare le sanzioni immediatamente, di non accettare nessuna limitazione all’arricchimento dell’uranio nei prossimi 10-12 anni e di non accettare alcuna limitazione alla costruzione di nuova tecnologia nucleare.

Pubblichiamo di seguito, per intero, la lunga lettera aperta del Washington Institute for Near East Policy, consigliando ad ognuno di scaricarla, leggerla e diffonderla.

Cliccare sull’immagine per aprire il PDF

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Egregia Mrs. Pesc Federica Mogherini,

Le scriviamo questa lettera aperta per chiedere un Suo immediato intervento per salvare l’attivista iraniana Narges Mohammadi, impegnata nella difesa dei diritti civili e dei diritti umani all’interno della Repubblica Islamica. Nonostante il suo impegno pacifico per il popolo iraniano, Narges e’ stata recentemente convocata da una Corte Rivoluzionaria di Teheran e accusata di “crimini contro la sicurezza nazionale” e “propaganda contro lo Stato”. Dietro a queste accuse, ovviamente, non si nasconde alcuna attività violenta da parte di Narges Mohammadi, ma semplicemente un forte impegno di una donna coraggiosa contro gli abusi di un regime brutale e dispotico.

Narges Mohammadi e’ stata gia’ arrestata nel 2009 e condannata ad 11 anni di carcere per la sua partecipazione alle proteste in seguito alla rielezione illegale del negazionista Ahmadinejad e per essere una attivista per i diritti umani. Il suo rilascio e’ avvenuto unicamente nel 2013, con la condizionale, in considerazione delle gravi condizioni di salute di Narges.

Come ha raccontato la stessa Narges Mohammadi agli attivisti dell’International Campaign for Human Rights in Iran, la sua convocazione davanti al tribunale di Teheran e’ stata decisa dal giudice Salavati, responsabile della sezione 15. Narges, quindi, e’ comparsa davanti alla corte il 3 maggio ed e’ stata informata dei crimini che le sono attribuiti. Secondo quando dichiarato dal rappresentante del regime, tra le accuse contro Narges Mohammadi c’e’:

1 – l’attività in favore delle donne, particolarmente la protesta davanti al Parlamento iraniano contro gli attacchi con l’acido di cui decine di donne iraniane sono state vittime. Per quegli attacchi, vogliamo ricordarlo, ancora nessun criminale ha pagato, mentre le proteste di massa in favore dei diritti delle donne, sono state represse dalle forze di sicurezza del regime;

2- la creazione di una gruppo denominato “Step by Step to Stop the Death Penalty“, una rete di attivisti che si battono contro la pena di morte nella Repubblica Islamica. Il regime considera questo movimento illegale e pericoloso contro la sicurezza nazionale. A tal proposito, Onorevole Mogherini, vogliamo ricordare l’impegno dell’Unione Europea – e dell’Italia in particolare – in favore della Moratoria Universale contro la Pena di Morte;

3- l’incontro avvenuto nel Marzo del 2014 tra Narges Mohammadi e Lady Catherine Ashton, ai tempi in cui la Ashton occupava la poltrona di Lady Pesc (la stessa Lei oggi occupata oggi). Durante quell’incontro, vogliamo ricordarlo, Narges chiese alla Ashton di impegnarsi per il rilascio dei prigionieri politici, per la fine degli arresti domiciliari contro i leader dell’Onda Verde (Mir Hossein Mousavi, Mehdi Karroubi e Zahra Rahnavard) e la promozione dei diritti civili per tutto il popolo iraniano;

Inoltre, Le riportiamo che tra le accuse assurde contro Narges figurano anche quella di aver organizzato un seminario dedicato all’inquinamento atmosferico in Iran e un evento dedicato alla Giornata Internazionale della Donna nel 2013. Vogliamo sottolineare, Egregia On. Mogherini, che Narges Mohammadi rischia di essere condannata al carcere, soprattutto perché il suo impegno contro la Pena di Morte e’ stato considerata dal giudice “una attivita’ contro le leggi dell’Islam”. In un Paese dove la Sharia e’ legge di Stato, riteniamo Lei possa capire da sola quanto grave viene considerato questo “crimine”.

Riteniamo, Onorevole Mogherini, che sia un dovere preciso dell’Unione Europea – e Suo in particolare – quello di intervenire per proteggere Narges Mohammadi, una attivista che dovrebbe essere considerata un diamante da tutto l’Occidente. Per il ruolo che Lei ricopre e per i Suoi costanti contatti con il Ministro degli Esteri iraniano Zarif, Le chiediamo di intervenire personalmente per assicurarsi che tutte le accuse contro Narges decadano e che il regime le garantisca il diritto inalienabile di vivere in sicurezza e libertà, portando avanti le sue legittime campagne per i diritti umani e civili di tutto il popolo iraniano.

Cordialmente,

Collettivo No Pasdaran

Informazione urgente: Comunichiamo che in data 05-05-2015 l’attivista iraniana Narges Mohammad e’ stata arrestata dalle autorità del regime. Secondo le informazioni che apprendiamo da Twitter, Narges sarebbe detenuta ad Evin. 

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Egregio Sindaco Marino,

Le scriviamo questa lettera aperta dopo aver appreso che la città di Roma, ospiterà il Mese della Cultura dell’Iran: 30 giorni di eventi sull’Iran in occasione del 36° anniversario della Repubblica Islamica. Secondo quanto reso noto dalle agenzie di stampa, una mostra sulla cultura Iraniana sarà organizzata presso il Museo Nazionale d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”, mentre una rassegna di film verrà proiettata presso la Casa del Cinema. Sebbene sia indubitabile che la millenaria cultura persiana meriti numerosi eventi di celebrazione, la rassegna che la città di Roma si appresta ad ospitare non è altro che una propaganda in favore di un regime brutale e fondamentalista.

Scorrendo il programma degli appuntamenti previsti per il Mese della Cultura dell’Iran, infatti, salta immediatamente agli occhi come, in nessun evento, si racconta veramente cosa significa per un artista vivere nella Repubblica Islamica. La rassegna dei film organizzati presso la Casa del Cinema, purtroppo, ne è la dimostrazione più lampante: come Lei potrà immeditamente notare scorrendo i titoli dei film in calendario, mancano all’appello le opere di importanti registi iraniani sgraditi al regime. In particolare, è lampante l’assenza dei lavori di Jafar Panahi e di Mohammad RasoulofJafar Panahi, regista pluripremiato, è stato condannato in Iran a sei anni di carcere e gli è stato vietato di girare film per 20 anni. Nonostante tutto, Jafar non si è arresto alla censura e ha prodotto segretamente il suo ultimo film-documentario all’interno di un taxi, vincendo addirittura l’Orso D’Oro all’ultimo Festival di Berlino. Le immagini della nipote in lacrime con in mano la statuetta della vittoria, come Lei sapra, hanno fatto il giro del mondo.  Mohammad Rasoulof, anch’egli regista pluripremiato, è stato costretto a lasciare l’Iran nel 2010 dopo essere stato arrestato mentre girava un film sull’Onda Verde, il movimento di protesta anti-regime, represso dai Pasdaran nel 2009. Tornato in patria solamente nel 2013, oggi Mohammad vive praticamente imprigionato all’interno della Repubblica Islamica, senza poter esercitare liberamente la sua professione di artista!

Egregio Sindaco, riteniamo che una rassegna culturale in onore di un regime che schiaccia ogni pensiero diverso da quello dei Mullah e dei Pasdaran, non debba trovare spazio in una città come Roma, uno dei simboli della resistenza al regime nazifascita. Una rassegna, organizzata in collaborazione con il Centro Culturale della Repubblica iraniana, organo di propaganda dell’ideologia perversa del Khomeinismo. In nome dell’Ayatollah Khomeini, vogliamo ricordarlo, il regime iraniano ha ucciso centinaia di dissindenti in patria e all’estero, ha finanziato (e finanzia) il peggior terrorismo internazionale, ha abusato e abusa quotidianamente dei diritti umani, reprimendo senza pieta minoranze religiose, etniche, omosessuali e dissidenti politici (oltre 1000 impiccaggioni solamente nell’ultimo anno…). Tutto questo, senza contare le donne, la cui vita vale legalmente metà di quella dell’uomo, attaccate e spesso bruciate con l’acido quando non vestono il velo nella maniera opportuna…Proprio in queste ore, mentre l’ONU apriva la 59a sessione sullo status dei diritti delle donne, il regime iraniano proponeva due leggi ove la figura della donna è trattata come mera “machina da riproduzione” (denuncia Amnesty).

La migliore riprova della necessità di fermare il Mese della Cultura dell’Iran a Roma, sono le affermazioni di Ghorbanali Ali Pourmarjan – Direttore del Centro Culturale della Repubblica Islamica. In una intervista per l’AGC, riferendosi ad Israele, Pourmarjan ha dichiarato testualmente: “Il popolo dell’Iran per la sua cultura, per la sua fede, per la sua civiltà non considera nessuno come nemico. Poi ci sono alcuni, come i sionisti, che considerano l’Iran come nemico, noi non ammettiamo le radici del regime sionista, non lo abbiamo mai riconosciuto presso le Nazioni Unite e consideriamo lo consideriamo illegittimo“. E ancora, parlando della situazione siriana, il rappresentante iraniano ha dichiarato: “La politica dell’Iran è quella di schierarsi dalla parte del popolo oppresso e nel caso della Siria la popolazione sta pagando il prezzo più alto di questa guerra. Ci sono dei gruppi che agiscono contro uno Stato e all’inizio i paesi occidentali li hanno sostenuti definendoli moderati. L’opposizione interna siriana inizialmente si è lasciata ingannare dalle false promesse dell’Occidente. Quando nel 2011 sono iniziati i problemi la Siria aveva chiesto a tutto il mondo di non intervenire sui problemi interni e lasciare ai siriani la possibilità di risolvere la questione, cosa che non è avvenuta. Per quanto riguarda la presenza dell’Iran in Siria e in Medio Oriente è solo per rafforzare la pace nel paese e nella regione. Quello che per noi conta è il destino del popolo siriano. L’Iran ha ribadito più volte che questi terroristi, che vogliono prendere il potere in Siria, sono contro il popolo della Siria e avevamo detto subito che si sarebbero messi anche contro dell’Occidente“.

Si tratta di parole vergognose e fasciste. Non soltanto il diplomatico iraniano a Roma disconosce un Paese riconosciuto dalle Nazioni Unite (Israele), ma mistifica completamente quanto accaduto in Siria negli ultimi quattro anni. Se oggi Isis ha conquistato parte della Siria e dell’Iraq, infatti, è proprio per via dell’interferenza iraniana nella regione. Una interferenza che, nella pratica, si è espressa con la repressione dell’opposizione moderata siriana e dei civili innocenti e con l’esclusione dal potere dei sunniti. Azioni che hanno consegnato le tribu’ sunnite nelle mani del Califfo al Baghdadi.

Per tutte queste ragioni, Egregio Sindaco, Le chiediamo non concedere al regime iraniano la possibilità di usare la città di Roma per diffondere la sua propaganda. Per questo, Le chiediamo di togliere il patrocinio di Roma Capitale dalle iniziative previste per il Mese della Cultura iraniana. Se ciò non sarà possibile, Le chiediamo di agire per ottenere la modifica della rassegna dei film organizzata presso la Casa del Cinema, inserendo in calendario i lavori prodotti da quei registi iraniani che, nonostante le repressioni, hanno avuto il coraggio di opporsi al pensiero unico del regime clericale.

Cordiali saluti

Ragazzi di Teheran

Collettivo No Pasdaran 

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Egregio Presidente Mattarella,

Le scriviamo una lettera aperta per due motivi. Il primo, ovviamente, è quello di complimentarci per la Sua elezione a Presidente della Repubblica. Una sfida importante, per un uomo che – grazie alla Sua preziosa esperienza – siamo certi riuscirà ad essere un ottimo arbitro imparziale. Un garante, forte e deciso, della Costituzione Italiana, quella Carta nata dal lavoro di coloro che patirono le sofferenze del nazifascismo. Dei Padri Costituzionali che, proprio in considerazione di quello che avevano passato, hanno inteso garantire in primis i valori umani, sociali e civili di ogni singolo italiano. Lo sappiamo: si tratta di una responsabilità importante, ma siamo certi che Lei, Egregio Presidente, saprà assolverla pienamente, facendosi amare e rispettare da tutta la popolazione.

Un secondo motivo, piu’ preoccupante, ci porta a scriverLe questa lettera. Tramite le agenzie di stampa iraniane, abbiamo letto di un messaggio di auguri arrivatoLe dal Presidente iraniano Hassan Rouhani. Nel messaggio, Rouhani ha colto l’occasione per esprimere la volontà di approfondire le relazioni tra Italia e Iran, “nell’interesse delle due nazioni“. Ora, Egregio Presidente, noi siamo qui a scriverLe di non assecondare questa richiesta. Siamo qui a chiderLe, pubblicamente, di non permettere all’Italia antifascista di mischiare la sua storia con quella di un regime fondamentalista e repressivo. Tutto questo, Egregio Presidente, glielo chiediamo proprio in nome del bellissimo e toccante discorso da Lei fatto di fronte al Parlamento Italiano.

Egregio Presidente, dinnanzi ai deputati della Repubblica Lei ha affermato: “Garantire la Costituzione…Significa ripudiare la guerra e promuovere la pace…Significa ricordare la Resistenza e il sacrificio di tanti che settanta anni fa liberarono l’Italia dal nazifascismo…Significa libertà. Libertà come pieno sviluppo dei diritti civili, nella sfera sociale come in quella economica, nella sfera personale e affettiva“. Orbene, tutti questi valori, cardini della libertà di ogni singolo essere umano, sono disattesi e abusati da parte del regime iraniano. Teheran detiene il record negativo di abusi sui diritti umani e civili. Dall’elezione di Hassan Rouhani alla Presidenza dell’Iran, oltre 1000 prigionieri sono finiti sul patibolo e delle libertà civili promesse dal Presidente durante la campagna elettorale, non se ne è vista nemmeno l’ombra. Mousavi e Karroubi, i leader dell’Onda Verde – il movimento di opposizione sorto dopo i brogli elettorali del 2009 – restano ancora in isolamento. Le donne iraniane vengono arrestate se tentano di andare a vedere una partita di pallavolo (caso di Ghoncheh Ghavami), vengono bruciate con l’acido se indossano male il velo (380 casi in sei mesi) o vengono impiccate se si difendono da uno stupratore (caso di Reyhaneh Jabbari). I giovani, quindi, vengono portati in carcere e costretti a pubbliche confessioni se ballano insieme la loro gioia in un video (caso Happy in Teheran) o se dicono qualcosa di sgradito al regimein Facebook. I giornalisti continuano ad essere oppressi: il reporter del Washington Post Jason Rezaian resta ancora in carcere senza processo e numerosi quotidiani riformisti sono stati chiusi dai Pasdaran. La stessa mano dura, viene usata dal regime contro le minoranze etniche e religiose: oltre quaranta cristiani sono detenuti nella Repubblica Islamica per la loro fede e ai Baha’i è privato il diritto di studiare e pregare liberamente. Tutto questo, Egregio Presidente, è contenuto nel rapporto di Ahmad Shaheed, inviato Speciale dell’Onu per i Diritti Umani in Iran. Per Teheran, però, quest’uomo è solo un servo degli Stati Uniti a cui non è concesso neanche di entrare nel Paese.

Ancora: nel Suo discorso, Egregio Presidente, Lei ha anche messo in guardia il Paese dai “rischi che minacciano la nostra convivenza“. In tal senso, Le ha dichiarato giustamente che “il terrorismo internazionale ha lanciato la sua sfida sanguinosa, seminando lutti e tragedie in ogni parte del mondo e facendo vittime innocenti…Siamo inorriditi dalle barbare decapitazioni di ostaggi, dalle guerre e dagli eccidi in Medio Oriente e in Africa, fino ai tragici fatti di Parigi“. Concordiamo con Lei al 100%. Proprio per questo, ci teniamo a farLe presente che i primi responsabili del sostegno al terrorismo internazionale si trovano a Teheran. Grazie al regime iraniano, infatti, il Medioriente è pieno di jihadisti sciiti pronti a tutto per affermare i valori del Khomeinismo. Con la creazione di Hezbollah prima e con il sostegno al regime massacratore di Bashar al Assad, l’Iran ha amplificato senza pietà il seme dell’odio settario all’interno dell’Islam. Un odio ormai senza fine che, dopo la nascita del Governo pro Iraniano di al Maliki in Iraq, ha provocato la decisione delle tribu’ sunnite di giurare fedeltà al criminale Califfo dell’Isis al Baghdadi. Purtroppo, Egregio Presidente, parte dell’Occidente rietene di che per combattere il jihadismo sunnita sia necessaria una grande intesa con Teheran. Noi, umilmente, ci sforziamo di spiegare che, dispiegare i jihadisti sciiti sostenuti dai Pasdaran come risposta ai jihadisti sunniti, non farà che amplificare lo scontro e gli eccidi. E’ proprio dalla lotta alla crescente influenza iraniana in Medioriente che, quella regione, potrà forse riuscire a ritrovare un pò di serenità.

Nel Suo passaggio sul terrorismo, Egregio Presidente, Lei ha anche ricordato che l’Italia “ha pagato, più volte, in un passato non troppo lontano, il prezzo dell’odio e dell’intolleranza. Voglio ricordare un solo nome: Stefano Taché, rimasto ucciso nel vile attacco terroristico alla Sinagoga di Roma nell’ottobre del 1982. Aveva solo due anni. Era un nostro bambino, un bambino italiano“. Proprio in memoria di quel piccolo bambino , ucciso dal terrorismo palestinese, vogliamo sottolinearLe che è proprio l’Iran il Paese che maggiormente ha sostenuto e finanziato attacchi terroristici contro gli ebrei nel mondo. Qui, vista l’attualità della questione, Le ricordiamo solo l’attentato contro il centro ebraico Amia in Argentina, ove 85 innocenti trovarono la morte (un attacco approvato nel 1994 dallo stesso Rouhani). Inoltre, Le facciamo presente che, proprio in questi giorni, un diplomatico iraniano è stato espulso dall’Uruguay per aver organizzato un attentato contro la locale Ambasciata di Israele. Sempre in questi giorni, l’Iran sta organizzando un nuovo concorso di vignette inteso a negare la veriticità storica dell’Olocausto. Per quanto riguarda l’attentato di Parigi, Le facciamo presente che la condanna ufficiale arrivata dal Ministero degli Esteri iraniano, ha messo sullo stesso piano la libertà Occidentale con l’ideologia dei terroristi assassini. Una comparazione semplicemente criminale.

Vogliamo concludere questa nostra lettera aperta, usando ancora una volta le Sue parole. In Parlamento Lei ha perentoriamente affermato che “la pratica della violenza in nome della religione sembrava un capitolo da tempo chiuso dalla storia. Va condannato e combattuto chi strumentalizza a fini di dominio il proprio credo, violando il diritto fondamentale alla libertà religiosa. Considerare la sfida terribile del terrorismo fondamentalista nell’ottica dello scontro tra religioni o tra civiltà sarebbe un grave errore“. Anche in questo caso, sposiamo in pieno Le sue parole. Proprio per questo, augurandoLe ancora un grande successo, Le chiediamo di non permettere al regime fondamentalista iraniano di usare l’Italia come porta d’ingresso verso l’Europa. Sarebbe sicuramente un passo importante per chiudere definitivamente quel capitolo, ancora aperto, della violenza messa in atto in nome di Dio.

Con stima e rispetto,

Collettivo No Pasdaran

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Egregia Senatrice De Pin,

In primis grazie. Grazie per averci risposto, per averci voluto spiegare le Sue posizioni. Potersi confrontare, con le parole, è un diritto che va considerato come un privilegio da tutelare e per questo riteniamo la Sua replica davvero preziosa. Allo stesso tempo, però, dobbiamo purtroppo dissentire ancora dalle sue parole. Ci permettiamo quindi di spiegare, ancora una volta, la nostra posizione. In primis partiamo da Suo primo punto: la libertà di espressione. Siamo estremamente contenti che Lei ne sia una strenua sostenitrice, ma ci spiace non poter dire la stessa cosa della controparte a cui Lei ha concesso l’intervista. Non solo in Iran i giornalisti liberi finiscono in prigione, ma l’Agenzia che Le ha chiesto l’intervista, in particolare, è praticamente la voce dei Pasdaran, una forza pretoriana, responsabile della repressione delle forze di opposizione interna e del terrorismo all’esterno.

Secondo punto: parlare di numeri, per quanto concerne l’elezione di un Presidente in Iran, ha davvero poco senso. Lo stesso Ahmadinejad vinse la prima volta le elezioni per mezzo di un voto popolare, ma ciò non toglie che egli non fosse affatto un rappresentante legittimo a livello internazionale. Non lo era lui, come non può esserlo Rouhani, perchè il regime iraniano non ammette tutti i potenziali candidati alla tornata elettorale ma – per mezzo del Consiglio dei Guardiani – scarta il 90% dei potenziali candidati perchè “non conformi alla legge islamica”. Detto questo, sappiamo vedere anche noi le differenze di stile e approccio di Rouhani, rispetto ad Ahmadinejad. Ciò non toglie che, dopo lo stile, servono i fatti.

Parliamo allora di fatti. Egregia Senatrice, non si faccia ingannare, Rouhani non ha mai riconosciuto l’Olocausto. Sicuramente non ha espresso posizione apertamente negazioniste come Ahmadinejad, ma non ha nemmeno riconosciuto la Shoa. Rouhani, non differentemente da Ahmadinejad, ha riconosciuto che i nazisti furono responsabili di crimini, ma che la ricerca nel merito, vada affidata unicamente agli storici. Tra le altre cose, per la cronaca, dopo quella intervista alla CNN, le TV della Repubblica Islamica si affrettarono a chiarire che ciò non rappresentava certo un riconoscimento dell’Olocausto e che questa lettura era puramente frutto di una “cospirazione sionista”. Ancora per la cronaca, il regime iraniano ha fatto causa alla CNN…

Capitolo nucleare e liberazione dei prigionieri. Le aperture di Rouhani sul nucleare iraniano non sono nuove. Come Lei saprà, Rouhani è stato già negoziatore iraniano sul nucleare, ed in quella veste ha ingannato l’Occidente, firmando gli Accordi di Teheran. Si badi bene: non siamo noi ad aver detto che quegli accordi furono un inganno e servirono al regime per prendere tempo e completare il ciclo dell’arricchimento dell’uranio. Questa ammissione l’ha fatta Rouhani stesso, durante la campagna elettorale. Quella strategia del prendere tempo, sembra molto simile alla strategia attuale che gli iraniani stanno attuando nei negoziati nucleare che vanno avanti, senza risultati concreti, dal 2013 (nel frattempo, informazione del Governo tedesco, gli iraniani hanno continuato ad importare illegalmente tecnologia nucleare). Per quanto concerne i prigionieri politici, si è trattato di una mera propaganda del regime, alla vigilia dell’apertura dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e per Sua informazione la stessa Nasrin Sotoudeh per anni non potrà esercitare il suo diritto di lavorare come avvocato (Nasrin manifesta tutti i giorni davanti alla sede della magistratura iraniana…). Da quel momento, finito il viaggio a New York, decine e decine di oppositori politici o membri di minoranze etniche e religiose sono finiti in cella, nel completo silenzio Occidentale (non chieda a noi i numeri…ma direttamente ad Ahmad Shaheed, inviato ONU per i Diritti Umani in Iran).

Capitolo Siria: nel 2011 in Siria iniziava una rivoluzione laica e fondata unicamente sulla volontà di cambiare il regime oppressivo di Bashar al Assad. All’epoca Isis, ancora parte di al Qaeda, era solo una fazione minoritaria, non presente nella rivoluzione stessa. Purtroppo, però, Bashar al Assad è riuscito a sopravvivere, grazie al sostegno del regime iraniano e alle milizie Pasdaran. Volontariamente, quindi, Teheran ha reso la Primavera Siriana un conflitto settario tra sciiti e sunniti, al solo scopo di non perdere un alleato strategico come Assad e soprattutto la proiezione verso Hezbollah e il Mediterraneo. Purtroppo l’Occidente non ha saputo aiutare l’opposizione laica siriana nella maniera adeguata e la palla è passata ai fanatici estremisti salafiti. Guardare oggi a Teheran e Damasco come alleati per combattere un conflitto che essi stessi hanno creato, significherebbe unicamente ampliare e favorire il conflitto settario. Come abbiamo sempre scritto, il solo modo per sconfiggere i criminali di Isis e al Nusra è rafforzare l’opposizione siriana moderata, ma soprattutto riconquistare il favore di quelle tribù sunnite passate con al Baghdadi, non per ideologia, ma solo per rispondere allo strapotere sciita e Alawita in Iraq e Siria.

Capitolo diritti delle donne e pena di morte: onestamente, ci sembra davvero paradossale che coloro che promuovono Moratorie e Diritti di Eguaglianza, si mischino poi a chi si connatura per essere il primo promotore della pena di morte e che considera la vita della donna la metà di quella dell’uomo. Vogliamo, però, essere realisti e capire che per motivi di real politik l’Occidente voglia avere rapporto con il regime fascista iraniano. Non lo approviamo, ma non siamo ingenui. Allo stesso tempo, ci sembra vergognoso che un regime promotore di attacchi con acido contro le donne iraniane (gli autori sono i membri delle milizie Hezbollah iraniane, pagati dal regime), diventino degli alleati strategici da corteggiare ed elogiare…

Ultimo punto per concludere: non abbiamo mai sostenuto l’esportazione della democrazia o cose simili, sebbene nella vita sia meglio errare per esportare democrazia, piuttosto che per esportare morte e terrorismo come fa Teheran. Da non sostenitori di quella strategia, abbiamo chiesto e chiediamo all’Occidente di avere il coraggio di isolare diplomaticamente il regime iraniano, soprattutto dopo le repressioni delle proteste del 2009. Purtroppo, cara Senatrice, quella strategia di dialogo che Lei e diversi altri stanno promuovendo, non farà che rafforzare il regime clericale e ridurre i diritti umani, civili e politici della popolazione iraniana, ad un fattore secondario e quasi irrilevante. Quegli stessi diritti che, la Commissione di cui Lei è Segretario, dovrebbe promuovere come precondizione per un dialogo politico e diplomatico.

Sperando di aver posto alcuni punti di riflessione sul tavolo, le porgiamo Cordiali Saluti

Collettivo No Pasdaran

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