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Egregio Governatore Visco,

abbiamo appena appreso del permesso rilasciato dalla Banca d’Italia alla Bank Sepah – banca iraniana – per riaprire la sua filiale in Italia (Fars News). Premessa: sappiamo benissimo che, secondo quanto deciso con la Risoluzione ONU 2231, le sanzioni internazionali contro questa banca iraniana sono state tolte, una decisione che riteniamo sbagliata, ma che sappiamo avere un effetto diretto anche sulle Sue decisioni.

Nonostante la Risoluzione ONU, e’ proprio in nome della legalità che Le chiediamo di ripensare questa scelta. Se per un verso e’ vero che la Bank Sepah era stata inserita nella lista delle sanzioni di USA, UE e ONU per il suo ruolo nel programma militare nucleare e missilistico del regime iraniano, e’ vero anche che permettere a questa banca di riaprire le sue filiali presenta dei rischi notevoli per l’Italia e l’Occidente. 

La Bank Sepah, infatti, e’ legata ai Pasdaran (UANI) e come anche lo stesso Dipartimento del Tesoro Americano ammette, ha sempre avuto un ruolo centrale anche nel sostegno al terrorismo iraniano (Treasury.gov). Non solo: il Governo iraniano ha pubblicamente inadempiuto ai suoi doveri internazionali, portando avanti dopo l’accordo tre test missilistici, tutti in violazione della Risoluzione ONU 2231, Allegato B. La Risoluzione vieta al regime iraniano di fare test missilistici con vettori capici di portare una ogiva nucleare. Come ammesso dalla stessa intelligence USA e dagli ambasciatori di USA, Gran Bretagna, Francia e Germania alle Nazioni Unite, i missili balistici iraniani sono intrinsecamente capaci di portare un ordigno nucleare (Reuters).

Non solo: come Lei ben sa, le uniche sanzioni tolte contro il regime iraniano solo quelle legate al programma nucleare. Restano ancora valide tutte quelle legate al terrorismo e all’abuso dei diritti umani, nonché tutti i limiti all’esportazione di armi e tecnologie dual use verso Teheran. 

Per queste ragioni, Egregio Governatore, Le chiediamo di non permettere alla Bank Sepah di riaprire una filiale in Italia, rischiando di usare il territorio italiano per fini di terrorismo e esportazione di materiale dual – use. Siamo coscienti che l’Italia certamente controllerà fortemente le attività della Bank Sepah, temiamo comunque che ogni controllo rischi di essere insufficiente quando si scontra con l’ideologia perversa e terrorista del regime iraniano.

Con rispetto, Le porgiamo i nostri più cordiali saluti,

No Pasdaran

Shahrokh-Zamani

Shahrokh Zamani

Alla Sig.ra Susanna Camusso, Segretario Generale CGIL

Egregia Segretario Generale Camusso,

Le scriviamo questa lettera per raccontarLe il dramma di Shahrokh Zamani, morto nel carcere di Rajaee Shahr presso Karaj, 13 settembre scorso. Shahrokh Zamani era un sindacalista come Lei, arrestato dal regime iraniano per la sua attività di sindacalista, considerata dalla Corte Rivoluzionaria di Tabri una “azione contro la sicurezza nazionale”. Condannato ad 11 anni di detenzione nel 2011, Zamani e’ deceduto in cella per un attacco di cuore, dopo che i responsabili del carcere gli anno negato il diritto alle cure mediche.

Secondo quanto dichiarato dalla Iran Human Rights, nei giorni precedenti il decesso, Shahrokh Zamani aveva accusato numerosi dolori al petto, chiedendo ripetutamente di essere visitato da un medico specialista. Un diritto negatogli per giorni, in considerazione dell’attività sindacale del detenuto (Iran Human Rights). Quando il compagno ha denunciato il decesso, Zamani aveva ormai il visto completamente blu, il sangue che usciva dal naso e una mano chiusa a pugno, segno chiaro del dolore provato prima della morte.

Shahrokh Zamani, un sindacalista in un Paese che nega il diritto alla creazione di sindacati liberi, e’ solo l’ultimo prigioniero politico a morire per incuria del regime. Prima di lui, Hamid Ghasemi, Hoda Saber, Mohsen Dogmechi, Alireza Karami Kheyrabadi, Afshin Osanloo e Mansour Radpour sono tutti deceduti per la negazione delle cure mediche di cui necessitavano. Tra le altre cose, per la cronaca, nel 2014 Shahrokh Zamani aveva scritto una lettera all’inviato ONU per i diritti umani in Iran, Ahmad Shaheed, lamentando le condizioni pessime della sua detenzione (Kaleme).

Le chiediamo, Egregia Segretaria Generale Camusso, di pretendere dal regime iraniano un chiarimento in merito alla morte del Sindacalista Shahrokh Zamani e di protestare contro un regime che nega ai suoi cittadini il libero diritto di rappresentazione sindacale. Le facciamo presente che, solamente tra il Marzo 2014 e il Marzo 2015, almeno 230 persone sono state arrestate durante proteste di piazza per ragioni lavorative. Le chiediamo quindi di pretendere dal Governo iraniano la fine immediata di questi abusi. Se questo non avvenisse, Le chiediamo quindi di promuovere la sospensione del regime iraniano dall’International Labor Organization (ILO), di cui la CGIL e’ membro del Consiglio amministrativo per mezzo della Sig.ra Silvana Cappuccio (ILO). La rimandiamo a questa petizione per la sospensione dell’Iran dall’ILO, aperta nell’Agosto 2014 (GoPetition).

Sperando in un Suo diretto intervento, Le porgiamo Cordiali Saluti.

Collettivo No Pasdaran

Immagini del funerale del Sindacalista Shahrokh Zamani

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