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Come preannunciato il blogger iraniano Hossein Ronaghi-Maleki e’ tornato in carcere. Hossein aveva personalmente annunciato la sua prossima nuova carcerazione attraverso i social. Puntualmente, le porte di Evin si sono riaperte per il blogger iraniano il 20 gennaio 2016 (No Pasdaran).

Questo, nonostante le condizioni di salute di Hossein, condizioni per le quali il giovane attivista era stato rilasciato su cauzione il giugno del 2015. Purtroppo la pietà del regime iraniano era tutta una illusione. Hossein non solo e’ stato richiamato improvvisamente in carcere – guarda caso alla vigilia delle elezioni per il Parlamento e per l’Assemblea degli Esperti – ma non sta neanche ricevendo le attenzioni di cui ha diritto.

Secondo quanto denunciato dalla famiglia, infatti, ad Hossein non vengono garantite dalle autorità carcerarie le cure mediche di cui necessita, per gravi infezioni ai reni, contratte dopo l’inizio della sua prigionia ad Evin nel 2009. Ricordiamo che il blogger iraniano e’ stato arrestato nel 2009 per il suo contributo alle rivolte popolari dell’Onda Verde. Condannato a 15 anni di carcere, Hossein ha rischiato la vita e dichiarato più volte lo sciopero della fame per ottenere le cure mediche di cui necessitava (The Guardian).

Nel marzo del 2015, il padre di Hossein, Ahmad Ronaghi-Maleki, ha denunciato che lo scopo del regime e’ quello di far di Hossein un nuovo Sattar Beheshti, riferendosi ad un altro noto blogger iraniano ucciso dal regime nel 2012, mentre era in stato di arresto (Journalism Is Not a Crime). L’intervista rilasciata per Iran Wire, e’ costata ad Ahmad la condanna a quattro mesi di detenzione.

Profilo di Hossein Ronaghi Malekihttps://goo.gl/X0rzb0

Petizione per chiedere il suo immediato rilasciohttp://goo.gl/LJS1GK

Profilo Twitter di Hossein, inattivo dalla data del nuovo arresto: https://goo.gl/4M52fS

Firma la Petizione alla Presidente della Camera Boldrini: Change.org

MEME HOSSEIN RONAGHI MALEKI BOLDRINI

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Eccolo il “nuovo Iran”, quello che prometteva Rouhani nel 2013 e quello di cui – ancora oggi – ci parlano i media Occidentali. Tutte bugie, buone per giustificare un “rapprochement che tutti sanno essere non solo immorale, ma anche ingiustificato.

Nell’Iran di Rouhani, non solo oltre 2200 detenuti sono stati già impiccati, ma pene medievali vengono inflitte anche a chi si azzarda a manifestare pacificamente per i diritti civili o semplicemente per un proprio parente, incarcerato o sparito per motivi politici.

Il carcere di Evin a Teheran, ove sono incarcerati spesso i detenuti politici, e’ divenuto il luogo ove – ogni Sabato – si ritrovano coloro che non accettano di chinare la testa silenziosamente (Gaiaespana.com). Cosi e’ stato quando il 23 Novembre 2015 quando, come spesso accade purtroppo, gli agenti della sicurezza hanno deciso di intervenire duramente, arrestando 18 dei manifestanti (Iran Wire). Tra i fermati, c’era la Signora Seamin Ayvaz-zadeh, madre di Omid Alishenas, attivista per i diritti dei bambini, condannato a 10 anni di carcere per “insulto alla Guida Suprema” (Human Rights in Iran).

Tra i fermati c’era anche Hashem Zeinali, un padre disperato il cui figli e’ scomparso nel 1999, durante la repressione delle manifestazioni degli studenti dell’università di Teheran. Vogliamo ricordare che, quelle repressioni, furono approvate dall’attuale Presidente iraniano Hassan Rouhani, all’epoca a capo del potente Supremo Consiglio per la Sicurezza Nazionale (si legga l’articolo del New York Times del luglio 1999: Turning Tables In Iran, Crowds Back Old Line).

A distanza di meno di quattro mesi da quegli arresti, la Corte Criminale numero 1060 del Tribunale di Teheran, ha emesso le sue sentenze: per tutti i 18 fermati la pena e’ di 91 giorni di detenzione e 74 frustate. Tra i condannati, neanche a dirlo, anche la Signora Seamin Ayvaz-zadeh e il Signor Hashem Zeinali (Iran Human Rights). I nomi degli altri condannati sono: Reza Malek (ex prigioniero politico), Ehsan Kheybar, Abdolazim Oruji, Mohsen Haseli, Mohsen Shojah, Khadijeh (Leyla) Mirghaffari, Azam Najafi, Parvin Soleimani, Shermin Yemeni, Sara Saiee, Arshia Rahmati, Massoud Hamidi, Ali Babaiee, Esmaeil Hosseini, Farideh Tousi e Zahra Modarreszadeh.

Vogliamo ricordare che, questi arresti e queste condanne, vanno anche contro la Costituzione iraniana e le Convenzioni Internazionali, firmate dallo stesso Iran. La Costituzione iraniana, articolo 27, garantisce il libero diritto di assemblea. Lo stesso diritto e’ anche garantito dall’articolo 21 della Convenzione Internazionale dell’ONU per i Diritti Civili e Politici, firmata dall’Iran nel 1968 ed entrata in vigore nel 1975 (OHCHR).

Infine, sottolineano che a difendere questi attivisti e’ ancora una volta il coraggioso avvocato iraniano Mohammad Moghimi, anch’egli arrestato nel giugno del 2015 per aver stretto la mano di una sua assistita, l’attivista Atena Farghadani, condannata a 12 anni di carcere per una vignetta in favore dei diritti delle donne, sgradita al regime (Human Rights in Iran).

Molto presto la Presidente della Camera Laura Boldrini si recherà in Iran. Come richiesto anche da una petizione su Change.org (firmate mi raccomando), e’ tempo che l’Italia – attraverso una delle sue prime cariche istituzionali – ponga delle chiare condizioni al dialogo con il regime iraniano. Questo silenzio assordante e’ inaccettabile e colpevole!

Immagini di una classica protesta settimanale fuori dal carcere di Evin