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L’articolo che Shirin Ebadi ha recentemente pubblicato su Politico, non e’ un pezzo qualunque, ma una vera e propria j’accuse nei confronti dell’Europa, per le modalità con cui sta gestendo le aperture politiche – ma soprattutto economiche – al regime iraniano (Politico.eu).

Piccola premessa: l’avvocatessa Shirin Ebadi, Premio Nobel per la pace nel 2003, e’ ormai da anni rifugiata all’estero, dopo aver passato una vita di esclusione sociale e persecuzione in Iran. Presidente di una sezione del Tribunale di Teheran prima delle Rivoluzione iraniana, la Ebadi ha dovuto lasciare il lavoro perché donna nel 1979 e ha potuto esercitare nuovamente la professione forense solamente nel 1992. Dedicatasi soprattutto a difendere gli attivisti per i diritti umani, la Ebadi e’ stata insignita del Premio Nobel nel 2003. Purtroppo, come noto, l’assegnazione del prestigioso riconoscimento le e’ costata solamente una maggiore persecuzione da parte del regime. Dal 2009, quindi, si e’ rifugiata a Londra, dopo che le forze di sicurezza sono penetrate nel suo appartamento di Teheran, sequestrandole anche lo stesso Premio Nobel.

Nell’articolo scritto per Politico, la Ebadi sottolinea come – mentre la Repubblica Islamica diventa per l’Europa un “Open for Business” – il regime continua senza limiti ad impiccare prigionieri, incarcerare giornalisti, discriminare socialmente e professionalmente le donne e abusare dei diritti umani. 

Molto spesso, denuncia la Ebadi, le stesse società Occidentali sono indettamente responsabili degli abusi dei diritti umani. Il Premio Nobel iraniano, a tal proposito, ricorda il ruolo avuto dalla Nokia nel fornire ai Pasdaran i mezzi tecnologici per intercettare gli attivisti dell’Onda Verde – protagonisti delle proteste popolari del 2009/2011 – molto spesso ancora oggi detenuti e torturati dal regime. Non solo: il business con il regime iraniano favorisce la corruzione interna e spesso legittima norme discriminatorie, come quelle che impediscono ai Baha’i di esercitare una serie di professioni (No Pasdaran).

Il regime iraniano, denuncia la Ebadi, usa gli organismi internazionali come l’ONU e il dialogo bilaterale con la UE, per isolare il tema dei diritti umani rispetto agli altri argomenti. Cosi facendo, il regime astutamente avvia dialoghi filosofici sulla questione dei diritti umani che, concretamente, sono destinati al fallimento e non rafforzano in alcun modo gli attivisti presenti all’interno della Repubblica Islamica (molto spesso in carcere, nella piena indifferenza Occidentale). Un caso esemplare e’ quello di Narges Mohammadi, arrestata per aver incontrato la ex Mrs Pesc Lady Ashton a Teheran e su cui l’attuale Mrs. Pesc Mogherini – tanto amica del Ministro degli Esteri iraniano Zarif – non ha mai accennato minimamente (No Pasdaran).

L’Italia stessa, sin dai tempi dell’ex Ministro degli Esteri Emma Bonino, ha avviato con il regime iraniano un dialogo anche sui diritti umani, per mezzo di alcune conferenze organizzate a Siracusa con la presenza dello stesso Javad Larijani, Segretario del Consiglio per i Diritti Umani dell’Iran. Non solo quelle conferenze non hanno portato a nulla, ma hanno contribuito allo sdoganamento del regime, nello stesso momento in cui le condanne a morte aumentavano e gli attivisti finivano in celle di isolamento senza processi legali. In altre parole, quelle conferenze sono servite unicamente per legittimare il nuovo business con uno Stato autoritario, senza porre delle reali condizioni a Teheran (No Pasdaran).

Tutto ciò senza dimenticare che, sin dal 2002, l’Unione Europea ha avviato con l’Iran un dialogo bilaterale sui diritti umani. Dialogo fallito drammaticamente e che non ha impedito a Teheran di schiacciare senza alcuna pietà le proteste popolari iniziate nel 2009, con la illegale rielezione del negazionista Ahmadinejad a Presidente dell’Iran.

Shirin Ebadi descrive quindi quattro condizioni fondamentali che l’Europa deve porre nel nuovo dialogo con il regime iraniano:

  1. mantenere un focus sull’Iran alle Nazioni Unite;
  2. integrare gli sforzi multilaterali con il dialogo bilaterale strategico;
  3. lavorare a stretto contatto con la società civile iraniana, in Iran e all’estero;
  4. stabilire degli standard per il business, legati alla responsabilità sociale delle imprese.

Il quarto punto, per la Ebadi, e’ fondamentale. Lo e’ soprattutto considerando le parole pronunciate da Hassan Rouhani in un discorso alla nazione trasmesso ieri dalle TV nazionali in Iran. Rouhani ha detto che Teheran oggi non punta a scambiare petrolio con prodotti finiti, ma a costruire delle joint venture tra la Repubblica Islamica e le compagnie internazionali. Un progetto che, senza delle chiare condizioni politiche, rischia seriamente di rendere le società estere complici degli abusi dei diritti umani in Iran. 

Per questo, e’ fondamentale che l’appello della Ebadi sia accolto dai Governi europei, primo fra tutti quello italiano. Non solo perché l’Italia si vanta di essere in prima fila per la Moratoria Internazionale sulla Pena di Morte, ma anche perché Rouhani ha scelto proprio Roma come “porta d’ingresso” verso l’Europa. Una decisione che, chiaramente, pone il Governo Italiano davanti al dovere di non essere complice degli abusi commessi da un regime fondamentalista, misogino e razzista. 

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Forse non molti lo sanno, ma nel Parlamento italiano esiste un Gruppo di Collaborazione Parlamentare Italia – Iran. Un Gruppo il cui scopo dichiarato, dall’elezione di Hassan Rouhani ad oggi, e’ quello di promuovere nuove relazioni con la Repubblica Islamica dell’Iran. Per quanto ci riguarda, lo sapete, non siamo del parere che bisogna aprire politicamente ed economicamente a Teheran, perche’ siamo profondamente convinti che – indipendentemente da chiunque venga eletto alla Presidenza – la natura oppressiva del regime iraniano resta sempre la stessa. Nonostante cio’, siamo attenti ad ascoltare le voci esterne e siamo ad elogiare chi, concretamente, si impegna per il bene del popolo iraniano.

Dopo la lettera aperta a Federica Mogherini, oggi vogliamo testare la serietà dell’impegno “verso un nuovo Iran” da parte di questo Gruppo di Collaborazione Parlamentare Italia – Iran. Si tratta di un gruppo formato da cinque deputati, di diversi partiti: Ettore Rosato e Gregorio Gitti del Partito Democratico, Paolo Alli del Nuovo Centro Destra, Deborah Bergamini di Forza Italia e Maria Eedera Spadoni del Movimento Cinque Stelle. Negli ultimi tempi questo gruppo di e’ molto impegnato, anche in collaborazione con l’Ambasciatore iraniano in Italia, per sostenere la necessita’ di ristabilire relazioni diplomatiche importanti con Teheran, sottolineando come il sostegno dell’Italia – e dell’Occidente – sia necessario per ottenere positivi cambiamenti anche all’interno dell’Iran.

Orbene, pur non condividendo, decidiamo di accettare questa affermazione. Allo stesso tempo, pero’, evidenziamo come oltre a dare, e’ tempo anche che l’Occidente – Italia in testa – chieda anche conto al regime iraniano delle sue azioni e dei suoi costanti abusi dei diritti umani. Volontariamente e colpevolmente, evitiamo qui di aprire una lunga lista di abusi dei diritti umani compiuti dal Teheran dall’elezione di Rouhani ad oggi, ed evitiamo inoltre iniziare discorsi sui massimi sistemi. Chiediamo quindi ai deputati del Gruppo Parlamentare Italia – Iran di agire concretamente per ottenere l’immediata scarcerazione di una attivista di primo piano, arrestata ieri e rinchiusa nel carcere di Evin. 

I figli di Narges Mohammadi, dopo aver appreso la notizia dell'arresto della mamma

I figli di Narges Mohammadi, dopo aver appreso la notizia dell’arresto della mamma

Come saprete, stiamo parlando di Narges Mohammadi, una donna di un coraggio unico, simbolo di tutti i cambiamenti che il regime iraniano deve apportare per dimostrare la sua sincera volontà di cambiamento. Narges, infatti, e’ accusata dalle autorità iraniane di tutta una serie di crimini che dovrebbero rappresentare le battaglie dell’Occidente per il popolo iraniano. Tra le imputazioni contro Narges Mohammadi, infatti, troviamo:

– la creazione di un gruppo contro la pena di morte (Step by Step to Stop the Death Penalty), una campagna che dovrebbe andare di pari passo con la Moratoria Universale contro la Pena di Morte, sostenuta in primis dalla diplomazia italiana;

aver manifestato davanti al Parlamento iraniano contro gli attacchi con l’acido alle donne iraniane. Anche in questo caso, la battaglia per i diritti delle donne dovrebbe essere appoggiata senza se e senza ma dall’Occidente. In particolare, da un’Italia che ha aperto al regime iraniano proprio durante il Ministero di Emma Bonino alla Farnesina;

essere la vicepresidente del Centro per i difensori dei diritti umani, un organismo creato dal Premio Nobel Shirin Ebadi, costretta all’esilio per continuare a difendere il popolo iraniano;

aver incontrato l’ex Mrs. Pesc Catherine Ashton nel Marzo 2014, ed aver promosso in quella occasione la necessita’ di rafforzare la societa’ civile iraniana e liberare i leader dell’Onda Verde, costretti agli arresti domiciliari senza neanche aver subito un regolare processo.

La battaglia per la liberazione di Narges Mohammadi, quindi, deve assolutamente essere la battaglia dell’Occidente per pretendere dalla Repubblica Islamica uno standard (minimo…) di tutela dei diritti del popolo iraniano. In particolare, questa battaglia deve essere sostenuta senza se e senza ma da chi, pubblicamente, appoggia l’idea di riportare l’Iran all’interno della Comunità Internazionale. Una Comunità che ha delle regole ben precise, regole costantemente violate dalla Velayat-e FaqihEcco perché, Egregi Deputati del Gruppo Parlamentare di Collaborazione Italia – Iran, riteniamo che questo sia il vostro momento. Oggi potete dimostrare la vostra serietà e il vostro impegno per un Iran diverso. Come detto, non crediamo alla volonta’ del regime iraniano di cambiare, ma saremo pronti a riportare e sottolineare il Vostro concreto impegno per ottenere questo cambiamento. Agite ora e chiedete l’immediata liberazione di Narges Mohammadi.

Cordialmente

Collettivo No Pasdaran

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Egregia Mrs. Pesc Federica Mogherini,

Le scriviamo questa lettera aperta per chiedere un Suo immediato intervento per salvare l’attivista iraniana Narges Mohammadi, impegnata nella difesa dei diritti civili e dei diritti umani all’interno della Repubblica Islamica. Nonostante il suo impegno pacifico per il popolo iraniano, Narges e’ stata recentemente convocata da una Corte Rivoluzionaria di Teheran e accusata di “crimini contro la sicurezza nazionale” e “propaganda contro lo Stato”. Dietro a queste accuse, ovviamente, non si nasconde alcuna attività violenta da parte di Narges Mohammadi, ma semplicemente un forte impegno di una donna coraggiosa contro gli abusi di un regime brutale e dispotico.

Narges Mohammadi e’ stata gia’ arrestata nel 2009 e condannata ad 11 anni di carcere per la sua partecipazione alle proteste in seguito alla rielezione illegale del negazionista Ahmadinejad e per essere una attivista per i diritti umani. Il suo rilascio e’ avvenuto unicamente nel 2013, con la condizionale, in considerazione delle gravi condizioni di salute di Narges.

Come ha raccontato la stessa Narges Mohammadi agli attivisti dell’International Campaign for Human Rights in Iran, la sua convocazione davanti al tribunale di Teheran e’ stata decisa dal giudice Salavati, responsabile della sezione 15. Narges, quindi, e’ comparsa davanti alla corte il 3 maggio ed e’ stata informata dei crimini che le sono attribuiti. Secondo quando dichiarato dal rappresentante del regime, tra le accuse contro Narges Mohammadi c’e’:

1 – l’attività in favore delle donne, particolarmente la protesta davanti al Parlamento iraniano contro gli attacchi con l’acido di cui decine di donne iraniane sono state vittime. Per quegli attacchi, vogliamo ricordarlo, ancora nessun criminale ha pagato, mentre le proteste di massa in favore dei diritti delle donne, sono state represse dalle forze di sicurezza del regime;

2- la creazione di una gruppo denominato “Step by Step to Stop the Death Penalty“, una rete di attivisti che si battono contro la pena di morte nella Repubblica Islamica. Il regime considera questo movimento illegale e pericoloso contro la sicurezza nazionale. A tal proposito, Onorevole Mogherini, vogliamo ricordare l’impegno dell’Unione Europea – e dell’Italia in particolare – in favore della Moratoria Universale contro la Pena di Morte;

3- l’incontro avvenuto nel Marzo del 2014 tra Narges Mohammadi e Lady Catherine Ashton, ai tempi in cui la Ashton occupava la poltrona di Lady Pesc (la stessa Lei oggi occupata oggi). Durante quell’incontro, vogliamo ricordarlo, Narges chiese alla Ashton di impegnarsi per il rilascio dei prigionieri politici, per la fine degli arresti domiciliari contro i leader dell’Onda Verde (Mir Hossein Mousavi, Mehdi Karroubi e Zahra Rahnavard) e la promozione dei diritti civili per tutto il popolo iraniano;

Inoltre, Le riportiamo che tra le accuse assurde contro Narges figurano anche quella di aver organizzato un seminario dedicato all’inquinamento atmosferico in Iran e un evento dedicato alla Giornata Internazionale della Donna nel 2013. Vogliamo sottolineare, Egregia On. Mogherini, che Narges Mohammadi rischia di essere condannata al carcere, soprattutto perché il suo impegno contro la Pena di Morte e’ stato considerata dal giudice “una attivita’ contro le leggi dell’Islam”. In un Paese dove la Sharia e’ legge di Stato, riteniamo Lei possa capire da sola quanto grave viene considerato questo “crimine”.

Riteniamo, Onorevole Mogherini, che sia un dovere preciso dell’Unione Europea – e Suo in particolare – quello di intervenire per proteggere Narges Mohammadi, una attivista che dovrebbe essere considerata un diamante da tutto l’Occidente. Per il ruolo che Lei ricopre e per i Suoi costanti contatti con il Ministro degli Esteri iraniano Zarif, Le chiediamo di intervenire personalmente per assicurarsi che tutte le accuse contro Narges decadano e che il regime le garantisca il diritto inalienabile di vivere in sicurezza e libertà, portando avanti le sue legittime campagne per i diritti umani e civili di tutto il popolo iraniano.

Cordialmente,

Collettivo No Pasdaran

Informazione urgente: Comunichiamo che in data 05-05-2015 l’attivista iraniana Narges Mohammad e’ stata arrestata dalle autorità del regime. Secondo le informazioni che apprendiamo da Twitter, Narges sarebbe detenuta ad Evin. 

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