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Circa un mese fa un alto ufficiale del regime nordocoreano è venuto a mancare per cause naturali. Si trattava del Generale Jon Pyong Ho, pluridecorato generale, uomo chiave del Partito dei Lavoratori coreani (la versione nordcoreana del Partito Comunista). Al funerale di Pyong Ho, era presente praticamente tutto il regime, con il dittatore Kim Jong Un in testa alla rappresentanza ufficiale. Come mai il Generale Pyong Ho era così importante a Pyongyang? La risposta è molto semplice: Pyong Ho era il padre del programma nucleare della Corea del Nord. Fu lui, infatti, a trattare con A.Q. Khan – padre dell’atomica pakistanae fu lui a far trasferire nell’impianto di Yongbyon il modello di centrifughe P2, usate da Islamabad. A dispetto del fatto che la bomba nucleare pakistana è prodotta per mezzo sull’arricchimento dell’uranio, mentre quella nordcoreano è incentrata sul plutonio, il fondamento del programma nucleare dei due paesi è lo stesso.

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Come riportato dal quotidiano nordcoreano Rodong Sinmun, il funerale del Generale Jon Pyong Ho, è stato organizzato da ben 88 alti rappresentante del regime. Il primo nella lista era Kim Yong Nam, attuale Presidente della Assemblea Suprema del Popolo ed in passato già nominato Ministro degli Esteri. Il nome di Kim Yong Nam, per la cronaca, ha già messo in passato in allarme la Comunità Internazionale: è stato lui, infatti, che nel 2002 è volato a Damasco per incontrare Bashar al Assad e vendere al dittatore arabo le copie della tecnologia necessaria per replicare in Siria una copia del reattore di Pyongyang (usato dalla Corea del Nord per produrre il plutonio).Come si ricorderà, solamente cinque anni dopo, gli israeliani bombardarono e distrussero il reattore di al Kibar, nella regione siriana di Deir ez-Zon.

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Kim Yong Nam, quindi, è anche un noto personaggio a Teheran. Di lui si hanno fotografie in compagnia dell’ex Presidente iraniano Ahmadinejad e della Guida Suprema Ali Khamenei, a cui ha fatto visita l’ultima volta nel 2012. Durante quell’incontro, per la cronaca, Khamenei sottolineò a Nam che l’Iran e la Corea del Nord hanno gli stessi nemici e devono marciare insieme per raggiungere i comuni obiettivi.

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Oggi, secondo informazioni interne al regime nordcoreano, Kim Yong Nam avrebbe ereditato le resposabilità del Generale Jon Pyong Ho, in merito al programma nucleare e missilistico di Pyongyang. Come noto, soprattutto in campo missilistico, la collaborazione tra Iran e Corea del Nord è strettissima. Basti pensare che il missile balistoco iraniano Shahab 3, in pratica, è meramente una copia del missili nordcoreano No Dong (a sua volta derivazione del missile pakistano Ghauri). Questa perversa collaborazione tra Teheran e Pyongyang, potrebbe presto trasferirsi massicciamente anche in campo nucleare: il regime nordcoreano, infatti, pare aver iniziano una produzione massiccia delle centrifughe P2, quelle che a Teheran vengono chiamate IR-2 (oggi Teheran dispone di poche centrifughe IR-2). Si tratta di centrifughe molto piu’ veloci del modello P1 (IR-1), che farebbero molto comodo all’Iran in caso di fallimento del negoziato nucleare.

Perciò, se la Comunità Internazionale non rispettasse le volontà dell’Iran, Teheran – con il supporto della Corea del Nord – potrebbe installare velocemente numerose cascate di centrifughe IR-2 e produrre velocemente sufficiente uranio arricchito al 90% per la costruzione della bomba nucleare. Uranio che si andrebbe a sommare a quello già in posseso di Teheran (arricchito al 20%) e trasformato per il momento in ossido. Come dimostrato dal think tank ISIS, infatti, l’Iran potrebbe riconvertire l’ossido in uranio in meno di tre mesi. Nel febbraio 2014, vogliamo ricordarlo, il Ministro degli Esteri iraniano Zarif decide di interrompere i negoziati sul nucleare, proprio per andare ad incontrare il Vice Ministro degli Esteri della Corea del Nord Ri Gil Song, uomo di fiducia di Kim Yong Nam…

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L’Italia, lo ha detto il Ministro degli Esteri Bonino, “vuole vincere la gara di amicizia con l’Iran“. Per questo, ormai da mesi, Roma è capofila dei nuovi rapporti diplomatici tra il regime iraniano e l’Europa. Come noto, quindi, al di là della Bonino, di recente anche l’ex Ministro degli Esteri Massimo D’Alema ha visitato Teheran, mentre il Direttore Generale dell’ENI Paolo Scaroni, è corso a Vienna per incontrare personalmente il Ministro del Petrolio iraniano Bijan Zanganeh. Prossimamente, quindi, una delegazione multisettoriale di imprenditori e accompagnati da parlamentari, partirà dall’Italia per visitare la Repubblica Islamica, stringendo con gli Ayatollah nuovi rapporti economici. In queste ore, quindi, una rappresentanza della Commissione Esteri del Senato italiano sta atterrando all’aeroporto Imam Khomeini per una visita ufficiale di tre giorni. La visita è stata organizzata in seguito all’invito fatto dal dal parlamentare iraniano Alaeedin Boroujerdi. I senatori che arriveranno in Iran sono: Pier Ferdinando Casini, Presidente della Commissione Esteri, Paolo Corsini (Pd) e Paolo Romani (Forza Italia). 

A questo punto ci chiediamo: ma dove sta puntando l’ago della bussola della diplomazia parlamentare italiana? La domanda sorge spontanea, soprattutto se si analizzano le recenti dichiarazioni e azioni di due dei senatori che arriveranno oggi in Iran. Come non ricordare che solo qualche mese fa, come da noi denunciato, il Senatore Casini su Twitter aveva descritto i fondamentalisti di Hezbollah degli “interlocutori” con cui dialogare, criticando la decisione europea di inserire l’ala militare del Partito di Dio nella lista delle organizzazioni terroriste. Vogliamo ricordare che, solamente negli ultimi mesi, Hezbollah si è macchiato dei peggiori crimini intervenendo nella guerra siriana e uccidendo indiscriminatamente centinaia di civili inermi. 

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Sul suo profilo Facebook, inoltre, Casini fu tra i primi politici italiani a giudicare positivamente l’elezione di Rohani. A distanza di mesi, però, vorremmo ricordare al Senatore che in Iran non è cambiato nulla e che, al contrario, le pene capitali e le persecuzioni contro le minoranze (cristiani in testa) sono drammaticamente aumentate. Ci auguriamo che il Senatore Casini, durante i suoi incontri in Iran, ricordi ai rappresentanti di quel regime che la via per il dialogo passa, primariamente, per il rispetto dei diritti umani di ogni iraniano, senza distinzione di sesso, colore politico, religione o etnia…

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Anche il Senatore Paolo Romani, ex Ministro dello Sviluppo economico, non è stato da meno: cinque mesi fa, incredibilmente, Paolo Romani si è recato in Corea del Nord, assistendo personalmente alla parata in onore di Kim Jong Un, applaudendo diverse volte il dittatore nordcoreano (vedere per credere il video ai minuti 1.31, 2.22, 2.33 e 2.42). Vogliamo ricordare che, solo per il nuovo anno, come buon augurio per il mondo, il dittatore Kim Jong Un ha minacciato di compiere una vera e propria strage nucleare in caso di guerra. Nel secondo video, invece, potrete vedere l’annuncio della TV di Stato della visita dei parlamentari italiani a Pyongyang: il nome di Paolo Romani viene scandito dall’annunciatrice molto chiaramente….

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Leggendo queste notizie e vedendo i video, sembra davvero che la bussolo dalla diplomazia parlamentare italiana stia sbagliando strada, portando alcuni rappresentanti a stringere mani di personaggi responsabili di atroci crimini e a capo di regimi che abusano dei diritti umani e negano le libertà fondamentali di cui ogni essere umano dovrebbe godere.