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Solamente nell’agosto del 2016, ben 129 studenti universitari sono stati espulsi dai loro atenei, perchè praticanti della fede Baha’i. Come noto, in Iran esiste una vera e propria apartheid contro questa minoranza religiosa che, sebbene antichissima, viene considerata dai clerici come deviante. Lo stesso Khamenei, ha personalmente emesso una fatwa che vieta agli iraniani puri, di avere contatti con i Baha’i (No Pasdaran).

Di seguito la storia di una studentessa Baha’i, Nazanin Nikuuseresht, espulsa dalla Università di Shiraz. La sua storia, dimostra non solo il razzismo del regime, ma anche le modalità subdole con cui Teheran depriva i Baha’i del loro diritto all’educazione. Nazanin è stata tra gli studenti che erano stati non ammessi all’Università, nell’agosto del 2016. Ufficialmente, si badi bene, la non ammissione viene giusticata con motivazioni di forma e non di religione. Nonostante la decisione presa ad agosto 2016, Nazanin ha insistito, riuscendo a frequentare un semestre di studi presso il Dipartimento di Letteratura e Scienze Umanistiche dell’Università di Shiraz.

Alla fine di dicembre, però, Nazanin si è recata sul sito del suo ateneo, per scoprire che il suo nome era scomparso dalla lista dei partecipanti ai corsi del semestre successivo. Quando la giovane studentessa si è recata presso il Dipartimento per gli Affari Accademici del suo Ateneo, è stata informata che il suo nome era stato rimosso, per via di una lettera inviata dal Direttore del Dipartimento Letteratura e Scienze Umanistiche, tale Mohammad Ali Masnadi Shirazi, in cui veniva ordinato di non permettere a Nazanin di continuare gli studi. Davanti alla richiesta di Nazanin di avere una copia della lettera, i burocrati universitari le hanno risposto di non poter accettare la richiesta, in quanto la lettera conteneva i nomi di cinque altri studenti espulsi (Iran Wire).

Ricordiamo che, nella Repubblica Islamica, ai Baha’i non solo è vietato frequentare le Università pubbliche, ma anche svolgere numerosi mestieri. Il regime proibisce ai Baha’i di chiudere le loro attività durante le festività religiose e, se viene violato il divieto, le forze di sicurezza chiudono totalmente l’attività commerciale. Anche nei lavori concessi ai Baha’i, il regime ordina che il loro salario deve essere più basso rispetto a quello di un “iraniano puro”. Nonostante questo sistema di apartheid e le condanne internazionali, il regime non sembra intenzionato a mutare la sua politica razzista e discriminatoria (No Pasdaran).

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Foto dell'Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia...(sinistra)

Foto dell’Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia…(sinistra)

L’Associazione Mondiale dei Medici, al contrario della diplomazia occidentale, ha condannato duramente la detenzione dell’Ayatollah Hossein Boroujerdi, noto come il “Mandela iraniano”. L’Ayatollah Boroujerdi è in prima fila nella lotta dello sciismo tradizionale contro le falsificazioni del khomeinismo. Dalla sua casa di Qom, con un coraggio unico, l’Ayatollah Boroujerdi ha sempre condannato l’abuso dei diritti umani in Iran, richiesto la fine del sostegno al terrorismo e invocato la nascita di un nuovo regime in pace con tutti i vicini della Regione.

La sua libertà di pensiero, purtroppo, gli è costata molto cara: arrestato nel 2006, l’Ayatollah è stato condannato a 11 anni di carcere. Dalla sua detenzione, questo simbolo di libertà per tutto l’Iran, ha scritto delle lettere al Segretario delle Nazioni Unite Ban Ki Moon e al precedente pontefice Benedetto XVI. In tutte le sue missive, l’Ayatollah ha condannato gli abusi del regime iraniano, sottolineando l’importanza delle fedi monoteiste nella lotta al khomeinismo. Recentemente, come abbiamo scritto, l’Ayatollah Boroujerdi è stato minacciato di essere condannato a morte se non avesse chiesto pubblicamente scusa. Ovviamente, il Mandela iraniano non si è piegato davanti a nessuna minaccia e ha dichiarato lo sciopero della fame.

L’Associazione Mondiale dei Medici (AMM) ha scritto una lettera direttamente all’Ayatollah Khamenei, Guida Suprema e dittatore della Repubblica Islamica. Nella lettera, il Presidente dell’AMM, Xavier Deau, ha chiesto il rilascio immediato dell’Ayatollah Boroujerdi in considerazione delle sue pessime condizioni di salute e della necessità di ricevere in tempi brevissimi cure mediche. Come sottolineato anche da Amnesty International, l’Ayatollah Boroujerdi è un prigioniero di coscienza che ha sempre invocato la separazione tra fede e Stato, pagando duramente questo coraggio.

Considerando la personalità unica dell’Ayatollah Boroujerdi, la rilevanza delle fedi nell’attuale panorama delle Relazioni Internazionali, la necessità di combattere il settarismo all’interno dell’Islam, l’attualità della lotta contro il jihadismo e l’importanza per l’Occidente di tutelare i diritti umani, chiediamo al Ministro degli Esteri Gentiloni di agire immeditamente per ottenere la liberazione del “Mandela Iraniano”.

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Era il 14 febbraio 2011 (25 Bahman) quando Akbar Amin, con un gesto senza precedenti, si arrampicò su una gru in Vali Square a Teheran per protestare contro il regime iraniano. Oggi Amin festeggia il suo compleanno, purtroppo ancora dal carcere, ove è stato rinchiuso per la sua battaglia in favore della democrazia in Iran. Dopo aver preso parte alle manifestazioni del 2009 contro il dittatore Ahmadinejad, Amin è stato arrestato una priva volta. Rilasciato dopo diversi giorni di isolamento, Amin è stato arrestato una seconda volta dopo aver preso parte alle proteste del 14 febbraio 2010, con l’accusa di essere un “sabotatore” (termine con cui il regime descrisse tutti coloro che alzarono la testa…). Liberato nuovamene, Akbar Amin è stato arrestato ancora nel 2011 dopo essersi arrampicato alle 6 di mattina sopra una gru e aver manifestato il suo supporto all’Onda Verde. Di quella incredibile, ed eroica protesta, vi mostriamo un filmato assolutamente unico. Il 7 giugno del 2013, infine, Amin è stato fermato ancora una volta e trasferito in isolamento nel braccio 209 per oltre cento giorni. Akbar Amin è stato condannato a cinque anni di carcere e gli sono stati negati tutti i contatti con i propri cari.

Vi chiediamo di firmare la petizione per la sua liberazione immediata: http://www.gopetition.com/petitions/free-akbar-amini.html

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