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Mentito su tutta la linea. Questa e’ la sola conclusione che si puo’ trarre dopo le rivelazioni dell’Associated Press. L’AP, infatti, ha reso noto che esistono una serie di documenti segreti nell’accordo nucleare tra il P5+1 e l’Iran. Questi documenti, classificati come acccordi tra l’AIEA e Teheran, garantiscono alla Repubblica Islamica la fine di ulteriori sanzioni e restrizioni relative al programma nucleare iraniano, ben prima dei 15 anni previsti dall’accordo firmato a Vienna il 14 luglio del 2015. Accordo confermato dalla Risoluzione ONU 2231 (ABC News).

In particolare, i documenti di cui e’ venuta in possesso l’AP attraverso fonti diplomatiche, rivelano che l’Iran installera’ modelli di centrifughe avanzate entro il gennaio 2027, ovvero solamente undici anni dopo la firma dell’accordo nucleare (e non quindici come previsto). Centrifughe che saranno cinque volte piu’ veloci di quelle attuali in possesso del regime dei Mullah, permettendo a Teheran di ottenere potenzialmente il quantitativo di uranio richiesto per la produzione di un ordigno nucleare entro breve termine (magari proprio entro la fine dei termini dell’accordo del 2015).

 Dopo le rivelazioni dell’AP, il Portavoce del Dipartimento di Stato americano Mark Toner e’ stato costretto ad ammettere l’esistenza di questi documenti segreti, pur provando a mascherare la verita’ affermando che si tratta di una informazione di cui il Presidente Obama – e tutto il gruppo del P5+1 – e’ gia’ al corrente.

Dobbiamo ricordare che il tema degli accordi segreti contenuti all’interno dell’accordo nucleare iraniano era gia’ stato denunciato dalla Commissione Armamenti del Senato americano. Come il video sottostante dimostra, il Senatore Tom Cotton aveva interrogato il Segretario di Stato John Kerry in merito all’esistenza di ben due accordi segreti tra l’AIEA e l’Iran. Accordi che, per stessa ammissione di Kerry (e il Segretario all’Energia Moniz), egli non aveva letto direttamente.

Purtroppo l’Iran Deal e’ pieno zeppo di bugie. Basti solamente ricordare che, anche in merito ai personaggi che godono della sospensione delle sanzioni internazionali proprio grazie alla Risoluzione ONU, l’Amministrazione USA ha provato a mascherare – comicamente – la verita’. Nel video sottostante, ad esempio, proprio Kerry sostiene che il Qassem Soleimani menzionato nella Risoluzione ONU 2231, non era il Capo della Forza Qods iraniana. Oggi sappiamo bene che si tratta proprio del Generale Soleimani, un uomo che gira liberamente tra Mosca, Damasco e Baghdad, pur teoriacamente necessitando dell’autorizzazione degli Stati contranti la Risoluzione ONU 2231, per poter lasciare l’Iran. Ricordiamo anche che, pochi mesi fa, il Dipartimento di Stato americano ha ribadito che l’Iran resta il primo Stato “sponsor del terrorismo internazionale”.

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Clamoroso negli Stati Uniti! Il Congresso Americano ha avviato una indagine, per verificare se l’Amministrazione Obama sta volontariamente fuorviando i Parlamentari americani, in merito alle concessioni date all’Iran in seguito all’accordo nucleare e alla conseguente risoluzione ONU 2231. 

In particolare, come denuncia il Repubblicano Mike Pompeo, parlando al  The Washington Free Beacon:

“Esiste un gap tra le promesse fatte dall’Amministrazione sull’Iran Deal e la realtà attuale. Stiamo investigando se queste differenze siano il frutto di un inganno intenzionale, o una nuova fase di appeasement verso gli iraniani”.

Concretamente, due sarebbero i campi in cui il Congresso sta investigando:

  1. i test missilistici compiuti dall’Iran dopo l’approvazione della Risoluzione 2231 e la mancata denuncia da parte dell’Amministrazione USA della violazione dell’accordo da parte del regime iraniano;
  2. la possibile decisione del Dipartimento del Tesoro americano di concedere a Teheran un nuovo alleggerimento delle sanzioni, su materie non concernenti il nucleare. Questo permetterebbe anche all’Iran di accedere al sistema finanziario americano, possibilità che era stata nettamente negata dal Segretario del Tesoro Jack Lew, in una audizione davanti al Congresso.

Come denuncia l’esperto Mark Dubowitz, executive Director della Fondazione per la Difesa delle Democrazie (FDD), l’Amministrazione USA sta ridefinendo i termini dell’accordo nucleare:

“L’Amministrazione Obama e’ coinvolta ancora in un nuovo gioco di prestigio sull’alleggerimento delle sanzioni, cosi come lo status delle sanzioni ONU relative ai test missilistici. Questa tattica e’ molto famigliare a coloro che hanno seguito i negoziati sul nucleare iraniano, esperti che hanno denunciato le numerose volte in cui gli impegni sono stati disattesi e le redlines abbandonate”

Il regime iraniano ha negato, ovviamente, che i test missilistici rappresentino una violazione della Risoluzione ONU 2231. Come pero’ già sottolineato, Teheran non ha mai riconosciuto la validità dell’Allegato B della suddetta risoluzione (No Pasdaran), quello che riguarda direttamente la proibizione dei test missilistici con capacita’ potenziale di trasporto di ordigni nucleari (i missili iraniani sono internazionalmente riconosciuti come appartenenti a tale categoria).

La parte più comica della questione e’ che, mentre la cara Mrs. Pesc Federica Mogherini, negava il fatto che i test missilistici iraniani rappresentavano una violazione della Risoluzione 2231, gli Ambasciatori ONU di USA, Gran Bretagna, Francia e Germania, in una lettera congiunta, hanno denunciato che i suddetti test missilistici, rappresentano una violazione degli accordi internazionali (The Tower).

Concludiamo ricordando che, in una recentissima dichiarazione, la Guida Suprema iraniana Ali Khamenei ha testualmente affermato:

“Coloro che dicono che il futuro e’ nei negoziati e non nei missili, o sono ignoranti oppure traditori”

Di seguito la dichiarazione del Presidente della Commissione Esteri della Camera dei Rappresentanti USA, Onorevole Ed Royce, dopo l’ultimo test missilistico iraniano.

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Fonte: karlremarks.com

Scriviamo questo articolo alla vigilia dell’annuncio di un “cessate il fuoco generale” che, secondo quanto affermato ieri dal Segretario di Stato Kerry a Monaco, entrerebbe in vigore in una settimana. Pur sperando sinceramente che questo accordo si realizzi, abbiamo dei seri dubbi sul suo successo.

Questo, come già detto altre volte, per due ordini di motivi: il primo, cosi come fu per il documento di Vienna sulla Siria, perché non include in alcun modo un accordo con Jabat al Nusra e con Isis. Un accordo impossibile, considerando che si tratta di due gruppi terroristi, ma un punto di debolezza chiaro, perché si tratta di due organizzazioni che controllano (purtroppo) parte del territorio siriano (EA World View).

Ci sarebbe un modo, lapalissiano, per superare questo limite: unire tutti fronti internazionali presenti in Siria – quelli legittimi – nella guerra contro il Califfato e al Qaeda. In pratica, mettere insieme la coalizione USA, quella guidata dalla Russia e magari anche la nuova coalizione contro il terrorismo a guida Saudita. Sebbene i sauditi abbiano appena annunciato di essere pronti a dispiegare forze di terra in Siria, l’ipotesi sembra chiaramente più di scuola che reale (al Monitor). Ciò, soprattutto perché la geopolitica – meglio le ragioni geopolitiche – degli attori in campo differiscono notevolmente. A parole, neanche a dirlo, tutti vogliono eliminare Isis, ma sul come farlo, sui tempi e i modi, le differenze sono rilevanti.

La Russia, se fosse meramente interessata a salvare il regime di Assad – magari senza Bashar – e le sue basi in Siria, avrebbe il pieno interesse di sostenere un processo politico in Siria (Washington Institute for Near East Policy). Il vero obiettivo di Putin, pero’, e’ quello di mettere in chiaro che in Siria e’ lui a dominare il fronte filo-lealista. Uno strumento di pressione che serve ai russi soprattutto contro gli Europei. Purtroppo, in questo senso, il dramma dei profughi diventa un elemento di pressione e una “merce di scambio” da usare per ottenere vantaggi su altri fronti (leggi Ucraina).

Assai diversa, quindi, e’ la geopolitica degli Stati Uniti. Se si legge la proposta di budget presentata dalla Casa Bianca per la Difesa, si vede chiaramente che il focus americano e’ incentrato sul maggiore sostegno ai Paesi dell’Est Europa in chiave anti-Mosca. La proposta di budget quadruplica il sostegno USA alla “European Reassurance Initiative” e aumenta da 3000 a 5000 il numero di soldati americani da stanziare nell’Est Europa (Defense.Gov). Senza contare che, per Washington, avere Mosca impelagata in Siria con il prezzo del barile cosi basso, rappresenta senza dubbio un successo. Lo stesso accordo nucleare con l’Iran, nasconde il chiaro obiettivo USA di reinserire il medio periodo il petrolio di Teheran nel mercato, anche nell’ottica di aggiungere un competitor alla Russia (e all’Arabia Saudita).

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Fonte: Istitute for War Studies

La geopolitica di Erdogan, come noto, e’ maggiormente focalizzata sul rischio di un empowerment dei curdi e sull’evitare di ritrovarsi ancora le forze di Assad al confine, piuttosto che nella guerra a Isis. Per questo, ormai da mesi, il Presidente turco sta cercando – fallendo – di portare tutta la Nato in una devastante guerra contro la Russia. In questo senso, quindi, anche per Erdogan i profughi diventano un’arma da usare contro i riottosi alleati Nato, piuttosto che un vero pensiero umanitario. Certo, anche per i turchi Isis e’ ormai una minaccia. Purtroppo, non quanto il Pkk e i suoi alleati e non quanto la nuova ascesa dell’Iran, fattore di indebolimento del ruolo centrale avuto sinora dalla Turchia come porta della Nato verso il Medioriente (tralasciando il ruolo di Israele).

Tra Iran e Arabia Saudita, quindi, e’ già guerra calda. Pensare oggi che Riyadh possa volere un reale indebolimento di Isis, e’ paradossale. I sauditi hanno assistito, negli ultimi dieci anni, alla fine di regimi amici (Saddam, Mubarak) e al ritorno di Teheran nella Comunità Internazionale, voluto in primis dal super alleato americano. Purtroppo, il ritorno dell’Iran nel gioco regionale, e’ avvenuto permettendo ai Pasdaran di agire in piena libertà, non solo in Siria, ma anche in Iraq.

I sauditi – meglio, i sunniti – hanno visto Teheran intervenire al fianco di Assad, ma anche imporre all’ex Premier iracheno al Maliki una politica settaria, totalmente sbilanciata verso gli Sciiti. Una scelta che, con la fine del sostegno ai Comitati del Risveglio Sunniti anti-al Qaeda, ha direttamente determinato la rinasciata dello Stato Islamico, il suo ingresso nel caos siriano e il ritorno in Iraq con la presa di Musul e la dichiarazione del Califfato. 

Oggi, nonostante Isis rappresenti una minaccia anche per la stabilita’ della monarchia Saudita, il Califfato e’ geograficamente un’avamposto contro l’espansione sciita. Come già scritto, ci si dovrebbe porre la seguente provocatoria domanda: “ma perché l’Arabia Saudita dovrebbe voler eliminare l’Isis?” (No Pasdaran).

La verità resta una sola: Iran Deal avrà anche portato ad un accordo sul nucleare iraniano – anche se di dubbia validità nel futuro meno prossimo -ma ha rimesso in gioco un regime pericoloso per tutto il Medioriente. In questo senso, le sanzioni internazionali erano un chiaro argine ai timori dei sunniti. L’argine, non solo e’ stato abbattuto riconoscendo un programma nucleare clandestino e senza porre limiti ad un programma missilistico pericoloso. A questa follia, e’ stato anche concesso una immediata sospensione delle sanzioni internazionali che, alla prova dei fatti, favorirà solamente il settore pubblico iraniano e in buona parte i Pasdaran.

Nonostante quello che possano dire i mass media e i politici e gli analisti favorevoli all’accordo con l’Iran, la scelta Occidentale di non contenere Teheran e di creare con la Repubblica Islamica una “alleanza non formale”, era e resta il nodo cardine delle maggiori problematiche dell’attuale Medioriente. Un nodo che non verrà risolto nel breve periodo e che lascerà sul terreno – purtroppo – ancora parecchie vittime (la prossima crisi potrebbe toccare il Libano, ove Hezbollah – uno Stato nello Stato – risponde solamente a Teheran).

Questa verità e’ cosa nota, anche a chi non la ammette. Purtroppo si scontra con interessi politici – economicamente orientati – più forti degli interessi per il popolo siriano e i profughi

 

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Ci risiamo: ancora una volta il regime iraniano ha minacciato il Pastore Saeed Abedini. Secondo quanto riporta il Boroujedi Civil Civil Rights Group (BCRG), il Pastore Abedini sarebbe stato preso dalla sua cella nel carcere di Rajai Shahr e rinchiuso in una stanza con due noti membri della sicurezza, identificati come Bahreini e Mozare. I due sono conosciuti dagli attivisti iraniani e sono ‘famosi’ per essere due crudeli torturatori. Secondo quanto riportano le fonti interne all’Iran, il Pastore Abedini sarebbe stato minacciato di essere presto accusato di nuovi crimini. 

Vogliamo ricordare che il Pastore Saeed Abedini e’ in carcere dal luglio 2012, dopo essere stato arrestato per essersi convertito dall’Islam al cristianesimo. Dopo la conversione, per anni, il Pastore Abedini aveva lavorato alla realizzazione di un orfanotrofio presso la città di Rasht. Il Pastore Abedini oltre alla cittadinanza iraniana, ha anche quella americana. La sua famiglia risiede ancora negli Stati Uniti e la stessa madre di Saeed ha deciso di fuggire dall’Iran dopo l’arresto del figlio (No Pasdaran).

Condannato ad otto anni di carcere con l’accusa – senza senso – di essere “una minaccia alla sicurezza nazionale”, il Pastore Abedini ha subito diverse torture fisiche e psicologiche in cella. Solamente nell’Agosto scorso, ad esempio, gli attivisti hanno riportato che Abedini e’ stato picchiato duramente in carcere, non solo dalle guardie, ma anche da alcuni compagni di cella (Christian Science Monitor).

Il Pastore Abedini e’ uno dei quattro irano-americani, attualmente nelle carceri della Repubblica Islamica. Gli altri tre sono: il giornalista Jason Rezaian del Washington Post, Amir Hekmati, ex marine americano e Robert Levinson, ex agente FBI, arrestato in Iran con l’accusa di spionaggio, ma probabilmente arrivato in Iran per indagare (privatamente) su uno smercio illegale di sigarette (CNN).

A questi iraniani con doppia cittadinanza, va aggiunto anche il caso di Omid Kokabee, giovane scienziato, arrestato per essersi rifiutato di collaborare con il programma nucleare iraniano. Omid e’ stato arrestato mentre tornava in Iran dal Texas, dove aveva vinto una borsa di studio. Per la sua liberazione si sono attivati persino 18 premi Nobel per la Chimica. In Italia, la ONG “Nessuno Tocchi Caino” ha lanciato una pubblica petizione in suo favore (Change.org).

Ricordiamo che, a dispetto della vergognosa propaganda del regime iraniano, l’inviato speciale dell’ONU Ahmad Shaheed, ha denunciato la presenza di almeno 92 cristiani nelle carceri iraniane, molti dei quali arrestati per motivi religiosi (Testo Report). Le recenti minacce al Pastore Abedini, potrebbero essere direttamente ricollegate all’accordo nucleare: l’Iran vuole far capire che, la firma su Iran Deal, non significa una apertura verso l’Occidente in merito ai diritti umani. 

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Probabilmente e’ il primo caso successo in America e uno dei primi al mondo: 200 ex ufficiali militari USA – tra loro ex Generali e Ammiragli di tutti i Corpi Militari – hanno lanciato un pubblico appello ai membri del Congresso, affinché rigettino l’accordo nucleare con l’Iran (Washington Post). Nel testo dell’appello (qui il testo originalegli ex militari di carriera dichiarano come Iran Deal sia un pessimo compromesso. Una opinione espressa non solamente sulla base della mancanza di una reale verificabilità delle reali intenzioni del regime iraniano, ma anche dettata dalle preoccupazioni relative al prossimo “sanction lifting. Un alleggerimento delle sanzioni internazionale che permetterà ai Mullah e ai Pasdaran di incamerare oltre 150 miliardi di dollari. Concludendo, si legge alla fine dell’appello, grazie ad Iran Deal il regime clericale di Teheran potrà rafforzarsi e aumentare la destabilizzazione di tutto il Medioriente. 

Aggiungiamo, quindi, qualche parola sul contenuto dell’ultimo rapporto dell’AIEA sullo stato del programma nucleare iraniano (Isis Online). Non solo l’Agenzia ONU rileva un aumento dell’uranio arricchito al 3,5%, ma denuncia anche attività di ampliamento della base militare di Parchin. Un sito di estrema importanza sotto il profilo del programma nucleare, perché e’ qui che il regime iraniano ha testato gli effetti di una esplosione nucleare (No Pasdaran). E’ sempre qui che vengono portate avanti le ricerche principali in merito al programma di missili balistici dei Pasdaran.

A proposito di AIEA, ricordiamo infine che, in una drammatica ammissione, il Segretario Amano ha dichiarato che l’agenzia nucleare non dispone dei fondi necessari per svolgere serie attività di monitoraggio del programma nucleare iraniano (IAEA.org). Attività che, per la cronaca, richiederebbero oltre 800 mila euro al mese e che, in buona sostanza, dipendono dalla “buona volontà e generosità” dei Paesi membri. Considerando l’interesse politico ed economico delle maggiori Potenze ad un appeasement verso il regime iraniano, e’ assai lecito dubitare di questa “buona volontà”.

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Mai successo prima“, cosi Olli Heinonen, ex Vice Direttore Generale dell’AIEA, ha definito il documento rivelato ieri dall’Associated Press. Secondo quanto svelato dall’AP, infatti, l‘Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), avrebbe concesso all’Iran di auto-controllarsi i siti militari dove ha effettuato test per la produzione della bomba nucleare e di auto-fornire all’Agenzia ONU i risultati (AP). Praticamente, come chiedere ad uno spacciatore di auto-provare alla polizia di essere pulito…Quando parliamo di siti militari, ovviamente, parliamo della base di Parchin, ove Teheran ha compiuto in apposite strutture dei test per simulare gli effetti di una esplosione nucleare. Test svolti lavorando anche sulle ricerche dello scienziato ucraino V. Danilenko che, dopo la caduta dell’URSS, ha messo il suo sapere al servizio dei Pasdaran (No Pasdaran).

Questa incredibile concessione fatta dall’Agenzia ONU al regime iraniano e’ parte di un accordo segreto negoziato tra l’AIEA e l’Iran. Un accordo che e’ separato da quello nucleare raggiunto il 14 luglio e che, secondo quanto ammesso dallo stesso Segretario di Stato Kerry al Senato americano, non e’ stato reso noto nemmeno alla Casa Bianca. L’accordo, infatti, e’ definito “Separete arrangement II” e, per quanto concerne l’Iran, e’ stato firmato da Ali Hosseini Tash, Vice Segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale per gli Affari Strategici. Ali Hosseini Tash, per la cronaca, e’ un ex comandante dei Pasdaran, responsabile diretto della militarizzazione del programma nucleare iraniano, in coordinamento con il Ministero della Difesa di Teheran. Di lui parla nel suo libro “The Iran Threat” Alireza Jafarzadeh, membro della dissidenza iraniana a cui va il merito di aver rivelato, nel 2002, l’esistenza dei due impianti nucleari clandestini di Natanz e Arak (The Iran Threat).

La parte più folle di questa storia e’ che, proprio mentre emergono i dettagli assurdi dell’accordo separato AIEA-Iran, il regime khomeinista continua a lavorare attivamente per ripulire Parchin da ogni traccia di attività nucleari illegali. Meno di due settimane fa, infatti, il think tank americano Institute for Science and International Security (Isis) ha pubblicato nuove immagini satellitari che mostrano le attività di Teheran nella base di Parchin, proprio nell’area delle strutture ove ha svolto i test nucleari clandestini (Isis). Alla comicità si aggiunge la beffa…

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GIANNI VERNETTI NO PASDARAN

No Pasdaran ha l’onore di intervistare  nuovamente l’Onorevole Gianni Vernetti, uomo politico conosciuto per la sua strenua difesa dei principi liberali e dei valori della democrazia. Più volte Parlamentare della Repubblica, Gianni Vernetti ha ricoperto l’incarico di Sottosegretario agli Affari Esteri durante il secondo Governo di Romano Prodi (2006-2008), coordinando le politiche italiane in Asia e occupandosi in particolare di molte aree di crisi a cominciare dall’Afghanistan. Con la delega ai Diritti Umani ha rappresentato l’Italia nel Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite e nella Community of Democracies. Durante il suo mandato da Sottosegretario agli Esteri l’onVernetti ha coordinato la campagna per l’approvazione della “Moratoria universale della pena di morte”, conclusasi con l’approvazione di una risoluzione ad hoc da parte della Nazioni Unite nel 2007. Iscritto al Pd, Gianni Vernetti fa parte della corrente renziana all’interno del Partito Democratico. Dopo l’intervista dell’agosto 2013, abbiamo chiesto all’Onorevole Vernetti di fare un follow up sull’attuale situazione mediorientale e, soprattutto, alla questione iraniana. Ecco cosa ci ha detto.

Egregio Onorevole Vernetti, dalla Sua prima intervista con No Pasdaran nell’agosto del 2013 le cose, purtroppo sono peggiorate. Nessuna no fly zone e’ stata imposta sulla Siria e l’appeasement verso l’Iran e’ diventato un dato di fatto. Ormai Teheran e’ sdoganata a livello internazionale e i suoi jihadisti sciiti girano per mezzo Medioriente piu’ o meno liberamente. L’Occidente, senza strategia contro Assad e contro Daesh, ha lasciato agli uomini di Soleimani campo libero senza pensare alle conseguenze.

1- Prima di entrare nei dettagli, ci da una breve visione – ovviamente generale – per fare una quadratura d’insieme sull’attuale situazione geopolitica mediorientale?

La geopolitica mediorientale è nuovamente cambiata con grande velocità.
In sintesi a mio giudizio, questi sono gli elementi più salienti:
a. Errato ritiro degli USA da un Iraq lungi ancora dall’essersi stabilizzato, che ha permesso a nuovi attori (ISIS e Iran) di occupare il vuoto politico e militare lasciato.
b. Nascita, espansione e consolidamento dello Stato Islamico che occupa ancora oggi un vasto territorio fra Siria e Iraq, attrae migliaia di jihadisti anche dall’occidente, stringe alleanze dall’Africa Sub-Sahariana al Sud-Est asiatico, minaccia direttamente l’esistenza di Siria, Iraq e Libano.
c. Nuovo protagonismo iraniano che oggi esercita una inedita, forte e diretta influenza in almeno 4 capitali: San’a, Beirut, Baghdad e Damasco. La presenza delle milizie iraniane di Soleimani nell’assedio di Tikrit sono la certificazione più evidente di tale novità, che si aggiunge all’alleanza militare con Assad, alla presenza di Hezbollah in Libano ed al recente colpo di stato Houtni a San’a.

2- Come suddetto, l’appeasement verso Teheran e’ ormai consolidato, ben prima dell’accordo sul nucleare. I jihadisti sciiti – o comunque i proxy di Teheran – come lei dice, ormai occupano diversi Paesi. Quali conseguenze avra’ la scelta Occidentale di combattere Isis alleandosi con lo sciismo khomeinista?

ISIS e Sciismo Khoeminista sono entrambi nemici dell’occidente. Non ci potrà mai essere un’alleanza, per quanto strumentale, con Teheran per sconfiggere ISIS. Purtroppo i regimi genocidi interpretano la mano tesa dell’occidente (in particolare degli USA oggi) come un segno di debolezza. ISIS verrà sconfitto solo con un incremento dell’azione militare occidentale, con il consolidamento di forti alleanze locali (a cominciare dai Curdi Iracheni e Siriani), attaccando i canali finanziari e di reclutamento in Occidente.

3- Ali Younesi, consigliere di Rouhani, ha detto che l’Iran ormai e’ un impero e la sua capitale sta a Baghdad. Il solo a reagire e’ stato al Sistani, mentre dall’Occidente nessuna voce importante si e’ levata contro l’imperialismo iraniano. Cosa ne pensa?

Quando gli USA si accorgeranno che l’accordo sul nucleare iraniano è solo un miraggio, l’Occidente tornerà a parlare con una voce sola ed a mettere in atto ulteriori misure di contenimento dell’Iran.

4- Capitolo Siria: Assad e’ ancora al suo posto, De Mistura promuove un piano di “pace” che riabilita il dittaore e Kerry lo segue a ruota. Nel frattempo, Assad continua con i barili bomba sui civili e con gli attacchi chimici. Stavolta, pero’, nessuna diplomazia occidentale sembra avere il coraggio di attaccare Assad?

Assad è il problema in Siria, non certo la soluzione. Una volta sconfitta ISIS, rafforzati i curdi, sostenuta una credibile opposizione moderata siriana, si porrà il problema del cambio di regime a Damasco.

5- Come valuta le nuove relazioni tra Hamas e l’Iran anche nell’ottica del Governo egiziano di al Sisi?

Al Sisi non è giunto al potere per una via democratica, ma sta assumendo posizion molto condivisibili nel contrasto al jihadismo in Sinai e nel contenimento di Hamas. A mio giudizio Hams rimane un’organizzazione terroristica e basta ascoltare qualche sermone del suo leader Meshaal contro gli ebrei ed Israele per rendersene conto

6- Esiste una via politica per arrivare alla pacificazione in Siria senza rilegittimare Assad e l’occupazione iraniana?

Credo di si. Ma oggi questa via passa inevitabilmente per un incremento dell’azione militare: solo con ISIS sconfitto sul terreno e con Curdi e opposizioni moderate più forti sara possibile costruire un processo di pacificazione.

7- L’occupazione iraniana e’ arrivata in Yemen. Come valuta il futuro delle relazioni tra Arabia Saudita e Iran, anche nell’ottica di un accordo tra Teheran e Washington?

Non credo che alla fine ci sara nessun accordo sul nucleare fra USA e Iran. L’Arabia Saudita rimarrà un partner Occidentale e dovremmo lavorare per fare in modo che si evolva politicamente.

8- In questo quadro, anche considerando la situazione egiziana, che parte gioca la Turchia di Erdogan? Non allineata a Riyadh, contro Assad, ma sempre piu’ vicina politicamente a Teheran

Credo che la Turchia sia uno dei problemi più seri dell’occidente in Medio Oriente. La svolta islamista di Erdogan la ha allontanata dall’Europa, tutti gli standard delle libertà politiche e civili son peggiorati e nonostante sia un membro NATO non sta dando praticamente alcun contributo all’azione militare contro ISIS. Perdere la Turchia sarebbe una tragedia per l’Occidente e bisogna evitarlo in ogni modo.

9- I rapporti tra Iran e Italia sono sempre piu’ forti. Recentemente, il Ministro Gentiloni si e’ recato a Teheran e non ha detto una parola sui diritti umani. Il Ministro Jannati, quindi, e’ arrivato a Roma accolto con tutti gli onori da rappresentanti come la Presidente Boldrini e il Senatore Casini. Non le sembra una contraddizione per un Paese, come l’Italia, fondato su una costituzione anti-fascista e, teoricamente, in prima linea per la Moratoria Universale contro la Pena di Morte?

Una parte delle cultura politica e diplomatica italiana ha sempre ritenuto che il dialogo fosse l’unica arma per trattare anche con i peggiori regimi. Io credo che si possa dialogare anche con l’Iran, ma solo da una posizione di forza, con un occidente unito nella denuncia forte e chiara di un Iran nucleare, che rappresenterebbe una sfida esistenziale per Israele, ed una minaccia alla stabilita di tutta l’Europa e il Medio Oriente.

10- Ultima domanda: il nuovo rapporto dell’Inviato ONU per i diritti umani in Iran, Ahmad Shaheed, descrive una situazione drammatica. In questo contesto, la persecuzione dei cristiani in Iran e’ aumentata drasticamente sotto il potere di Rouhani. Anche in questo caso, l’Occidente (Italia in testa) tace. Non lo trova profondamente triste? Cosa possiamo fare?

L’Iran è il paese, con la Cina, che detiene il record di esecuzioni capitali che includono anche minorenni, omosessuali, giornalisti, difensori dei diritti umani, oppositori. La persecuzione dei cristiani è in crescita in Iran come in altri paesi della regione. Credo che Italia, Europa, USA e tutto l’occidente dovrebbero promuovere politiche più attive per sostenere le opposizioni democratiche, denunciare le clamorose violazioni dei diritti umani, aumentare la pressione politica e diplomatica nei confronti del regime.

Ringraziamo sinceramente l’Onorevole Vernetti per le Sue preziose risposte che, speriamo sinceramente, possano essere ascoltate e recepite dai politici, dai diplomatici e dai giornalisti, soprattutto in Occidente.