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L’Iran non riesce a nascondere il suo vero volto di regime terrorista, anche quando promette esattamente il contrario ai Paesi con cui collabora. Solamente qualche mese fa, infatti, lo Speaker del Parlamento iraniano Ali Larijani, ha visitato il Kenya e promesso una collaborazione con Nairobi nel contrasto al terrorismo.

La promessa non era da poco, visto che nel giugno 2013 una Corte del Kenya aveva condannato al carcere a vita due terroristi iraniani, reo confessi di essere membri della Forza Qods, accusati di pianificare attentati contro target Occidentali nel Paese africano. I due, Ahmad Abolfathi Mohammad e Sayed Mansour Mousavi, erano stati arrestati nel 2012, beccati sul fatto con oltre 15 chilogrammi di esplosivo pronto all’uso.

Nel 2015, quindi, due kenioti – Abubakar Sadiq Louw e Yassin Sambai Juma – avevano ammesso di aver dato assistenza all’intelligence iraniana, sempre al fine di compiere attacchi contro obiettivi Occidentali in Kenya. Anche loro, per la cronaca, ammisero di essere dei membri effettivi della Forza Qods, l’unità speciale dei Pasdaran adibita all’ “esportazione della rivoluzione khomeinista” fuori dai confini della Repubblica Islamica.

Purtroppo, come suddetto, il regime iraniano non riesce a mantenere promesse che non appartengono alla sua reale natura: la propensione a finanziare il terrorismo internazionale. Ecco allora che, in queste ore, giunge la notizia del nuovo arresto in Kenya di due terroristi iraniani, accusati di voler compiere un attentato contro l’Ambasciata di Israele a Nairobi. La parte più drammatica di questa storia è che, come accaduto in passato, il centro dell’organizzazione e della pianificazione di questi attentati, è stato ancora la rappresentanza diplomatica di Teheran. I due terroristi arrestati a Nairobi – Sayed Nasrollah Ebrahim e Abdolhosein Gholi Safaee –  sono stati arrestati mentre andavano in giro con una macchina con targa diplomatica, appartenente alla locale Ambasciata iraniana. Sempre per la cronaca, i due fermati avevano visitato qualche giorno prima i terroristi iraniani condannati al carcere a vita attualmente detenuti nella prigione di Kamiti. Sui loro telefonini sono state trovate fotografie e video dell’Ambasciata di Israele a Nairobi.

Ricordiamo che nel 1994 – come dimostrato dall’Interpol – l’attentato contro il centro AMIA di Buenos Aires, fu organizzato all’interno dell’Ambasciata iraniana in Argentina. In quell’attacco, purtroppo, perirono oltre 80 civili innocenti.

Una notizia clamorosa è stata pubblicata in questi giorni da Al Jazeera: secondo il canale arabo, infatti, sarebbe tornato operativo in Iran il terrorista di al Qaeda Yasin al Suri, anche noto come Ezedin Abdel Azizi Khali. Al Suri, vogliamo ricordarlo, era stato fermato dal regime iraniano dopo che il Dipartimento di Stato americano aveva denunciato nel 2011 l’esistenza di una rete dell’organizzazione sunnita al Qaeda all’interno della Repubblica Islamica. La cellula, con il beneplacito di Tehran, era composta da sei persone: Yasin al Suri, capo del gruppo, Atiyah Abd al Rahman, Umid Muhammadi, Salim Hasan Khalifa Rashid al-Kuwari, Abdallah Ghanim Mahfuz Muslim Khawar e Ali Hasan ‘Ali al-Ajmi. La cosa drammatica è che, secondo quanto reso noto, al Suri starebbe usando proprio l’Iran come base per coordinare l’invio di jihadisti in Siria.

Una foto Yasin al Suri, diffusa dal Dipartimento di Stato americano. Su di lui pende una taglia di 10 millioni di dollari.

Una foto Yasin al Suri, diffusa dal Dipartimento di Stato americano. Su di lui pende una taglia di 10 millioni di dollari.

Il sostegno continuo – anche sotto Rohani – dell’Iran ad al Qaeda, non stupisce chi conosce la storia. Nella sua visita in Libano, lo scorso 13 Gennaio, l’attuale Ministro degli esteri iraniano Zarif si è recato a rendere omaggio alla tomba del terrorista di Hezbollah Imad Mugniyah, ucciso a Damasco nel 2008 (foto sotto). Imad Mugniyah non è stato solamente un elemento centrale degli Ayatollah per il controllo del Libano, ma ha anche svolto un ruolo fondamentale nel sostenere i progetti eversivi di Bin Laden e nel trasformare al Qaeda in network di morte internazionale.

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Secondo quanto dichiarato dal terrorista Ali Muhamed davanti alla Corte di New York nel 2000, nel 1993 in Sudan sarebbe avvenuto il primo incontro tra Imad Mugnyah e Osama Bin Laden. Con lo scopo di colpire il comune nemico, gli Stati Uniti, Mugniyah avrebbe convinto Bin Laden ad usare la strategia degli attentati suicidi, applicata con successo da Hezbollah sin dal 1983 in occasione degli attacchi contro i soldati americani e francesi a Beirut. Convinto dal terrorista libanese al soldo di Teheran, Osama Bin Laden quindi ha applicato la strategia dei kamikaze negli attentati in Kenya e Tanzania negli anni ’90.

Quanto rivelato da al Jazeera, quindi, rappresenta una nyova conferma di quanto già affermato su questo sito: Teheran e Damasco stanno volontariamente sostenendo la presenza di al Qaeda nel conflitto siriano allo scopo di colpire l’immagine dell’opposizione democratica. Purtroppo, questa strategia sta pagando e l’Occidente, come Ginevra 2 ha dimostrato, sta abbandonando il sostegno ai ribelli. Nel frattempo, senza pietà, Bashar al Assad continua a massacrare liberamente donne e bambini. Va ricordato, tra l’altro, che anche durante la rivoluzione libica gruppi di Al Qaeda e di Hezbollah collaborarono contro Gheddafi. In questo audio che vi proponiamo, Tayeb el Safi – fedele al ditattore libico – riceve la comunicazione che terroristi di al Qaeda e di Hezbollah sono entrati insieme ad Adjadabiya.

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Come abbiamo sempre sottolineato, i negoziati sul nucleare iraniano stanno andando avanti a rilento e attraverso un susseguirsi di fallimenti. Il prossimo incontro tra i diplomatici si svolgerà il prossimo 24 luglio in Turchia e, senza essere dei maghi, è possibile prevedere che l’unico esisto sarà quello di far guadagnare ulteriore tempo utile al regime iraniano per il suo programma nucleare militare. Una dei punti forti dell’Iran – e dei suoi difensori – durante i negoziati è il supposto diritto ad arricchire l’uranio previsto dal Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TPN), di cui Teheran è uno dei firmatari. In questo articolo dimostreremo che non è così e che, al contrario,  proprio secondo quanto previsto dal TPN il regime iraniano ha commesso (e sta commettendo) una serie consecutiva di gravissimi crimini internazionali.

Le maggiori violazioni del TPN da parte del regime iraniano

Il Trattato di non Proliferazione Nucleare è stato firmato nel 1968 allo scopo di evitare la proliferazione nucleare nel mondo. Gli Stati firmatari, sottoscrivendo liberamente il testo, non si sono impegnati solamente ad una serie di obblighi internazionali, ma hanno ottenuto anche il diritto, se richiesto, di ottenere l’accesso alla tecnologia nucleare pacifica ad un costo bassissimo. Il Trattato consta di undici articoli che prevedono meccanismi di controllo e di garanzia per i Paesi contraenti.

L’Iran, all’epoca ancora non khomeinista, firmò il Trattato nel 1968 e lo ratificò nel 1970.  Nonostante la possibilità di ottenere l’intero know-how sul ciclo del combustibile nucleare praticamente gratis, nel 1984 il regime iraniano decise di riattivare il programma nucleare iniziato dallo Shah in maniera clandestina, perseguendo un chiaro orientamento militare, finalizzato alla costruzione della bomba atomica. Da quel momento il regime ha commesso una serie di violazioni del Trattato davvero incredibili. Di seguito, alcuni esempi di centrale importanza:

1- L’Articolo II del TPN prevede che “ciascuno degli Stati militarmente non nucleari, che sia parte del Trattato, si impegna a non ricevere da chicchessia armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi, né il controllo su tali armi e congegni esplosivi, direttamente o indirettamente; si impegna inoltre a non produrre né altrimenti procurarsi armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi, e a non chiedere né ricevere aiuto per la fabbricazione di armi nucleari o di altri congegni nucleari esplosivi“. Il regime iraniano, al contrario, dal 1987 ha attivato contatti con il network clandestino dello scienziato pakistano A.Q.Khan, il padre della bomba nucleare del Pakistan. Per mezzo di Khan, l’Iran ha ottenuto il know-how per la costruzione delle centrifughe per l’arricchimento dell’uranio IR-I, una trasposizione delle centrifughe pakistane P-1. Grazie al contributo dello scienziato ucraino Vyacheslav Danilenko., esperto di nanotecnologie, l’Iran ha ottenuto quindi la conoscenza per provocare una reazione a catena e, nel 2003. proprio su queste basi ha condotto il primo test di detonazione (quello che l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica – AIEA, chiama “Progetto 110).

2- L’Articolo III del TPN, quindi, impegna ogni Stato ad “accettare le garanzie fissate in un accordo da negoziare e concludere con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica“. Gli accordi conclusi, anche dall’Iran, prevedono il libero accesso degli ispettori internazionali ai siti nucleari presenti nei vari Paesi. L’Iran, non soltanto non ha denunciato l’esistenza dei siti per l’arricchimentoo dell’uranio di Natanz e di Qom, ma ha anche impedito agli ispettori internazionali l’accesso al sito militare di Parchin, dove il regime porta avanti le ricerche sui missili ballistici e soprattutto dove sta ubicato il container per la simulazione delle esplosioni ad alto potenziale (nucleari). Dopo le polemiche, in questo periodo si parla di una possibile apertura del sito ma, come provato dall’ISIS, ormai è noto che Teheran sta ripulendo l’area da qualche mese…

3- Sempre secondo l’articolo III, seconda parte, “ogni Paese si impegna a non fornire: a) materie prime o materiali fissili speciali, o b) strumenti o materiali appositamente progettati o preparati per la lavorazione, l’impiego o la produzione di materiali fissili speciali, a qualsiasi Stato militarmente non nucleare che intenda servirsene per scopi pacifici, qualora tali materie prime o materiali fissili speciali non siano soggetti alle garanzie richieste dal presente articolo“. Anche in questo caso, l’Iran ha mancato verso il TPN rendendosi disponibile a trasferire tecnologia nucleare senza controllo dell’AIEA ai suoi alleati e firmando con il Venezuela (altro Paese parte del TPN) accordi, secondo diversi analisti, sarebbero volti alla proliferazione nucleare.

Agli esempi “diretti” vanno aggiunti quelli “indiretti”. Cosa significa? Molto semplice. L’Iran ha affiancato al programma nucleare, un programma di sviluppo di missili balistici davvero preoccupante e, per mezzo di quello che l’AIEA chiama “Progetto 111” sta studiando come caricare un ordigno nucleare all’interno di un vettore balistico. Altro dato rilevante: l’Iran sta arricchiendo l’uranio al 20% presso Natanz e Qom. Questa percentuale di arricchimento, non ha nessuna spiegazione “civile”. L’unica spiegazione concreta, quindi è quella che rimanda a una seconda fase di arricchimento, che precede la terza e ultima fase, quella dell’arricchimento dell’uranio al 99% per provocare la reazione a catena….

Il regime non ferma il terrorismo

Il regime non ferma il suo programma nucleare e nemmeno il suo finanziamento al terrorismo internazionale. In questi giorni, in Kenya, due iraniani sono stati arrestati con l’accusa di voler compiere attentati terroristici contro rappresentanze israeliane e americane. Ai due il regime iraniano ha spedito, via mare, 100 chilogrammi di esplosivo!  La rete è parte della struttura che la Forza Quds sta costruendo in Africa, allo scopo di colpire obiettivi nemici e divulgare l’ideologia khomeinista. Non è un caso, quindi, che il Governo canadese – in una maniera assai inusuale – ha messo in guardia l’Ambasciata iraniana ad Ottawa dal reclutare cittadini iraniani residenti in Canada allo scopo di compiere azioni volte a favorire gli interessi del regime iraniano all’estero. Insomma, fuori dai termini diplomatici, si tratta di messaggio molto chiaro, volto a denunciare il terrorismo della Repubblica Islamica dell’Iran davanti a tutto il mondo! Su Iran e terrorismo vi rimandiamo ad un report da noi pubblicato qualche tempo addietro.