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Oggi il più importante giornale italiano, il Corriere della Sera, offre una intervista esclusiva ad Hassan Rouhani (testo), Presidente dell’Iran e prossimo ad arrivare in Italia per una visita di Stato ufficiale (Novembre 14 e 15). L’intervista, realizzata da Viviana Mazza e Paolo Valentini, e’ assolutamente incapace di offrire una reale rappresentazione della Repubblica Islamica contemporanea.

Pur ponendo alcune domande interessanti relative alla realtà iraniana, le tematiche sono proposte in maniera assolutamente incapace di pretendere da Rouhani una risposta chiara ed alcune politiche inaccettabili del regime iraniano. Proponiamo di seguito gli aspetti dell’intervista che avrebbero richiesto una maggiore forza da parte degli intervistatori. Una forza necessaria assolutamente necessaria in mancanza della quale, al lettore inconsapevole, e’ offerta una immagine falsata del regime iraniano e delle aspettative che l’Occidente può avere dai Teheran.

  • Accordo nucleare: l’intervista offre una vetrina ad Hassan Rouhani per elogiare l’accordo nucleare e rimarcare come tra Stati Uniti e Iran si potrà aprire una nuova era di relazioni. Rouhani stesso, prevede nel futuro la riapertura di una ambasciata USA in Iran. Parlando quindi dell’arresto di numerosi cittadini americani in Iran, Rouhani descrive il regime iraniano come una realtà che rispetta i diritti degli stranieri. A tutte queste affermazioni, i giornalisti italiani non replicano affatto. Non ricordano a Rouhani che l’Iran non riconosce la risoluzione ONU 2231, approvata in seguito all’accordo di Vienna del 14 luglio scorso. Proprio per questo, come riconosciuto dallo stesso Occidente, l’Iran ha già violato l’accordo nucleare, testando un nuovo missile balistico (Emad) ed interrompendo lo smantellamento delle centrifughe (Reuters). Non solo: i due giornalisti del Corriere non ricordano a Rouhani che, l’attuale primo promotore della campagna di odio verso gli Stati Uniti, e’ Ali Khamenei, Guida Suprema iraniana;
  • Sempre in tema di nucleare e di sanzioni, ne la Viviana Mazza ne Paolo Valentino, hanno ricordato a Rouhani che la Guida Suprema Khamenei ha accettato l’accordo nucleare con condizioni che, implicitamente, negano quanto stabilito a Vienna. Tra queste, anche la condizione che vede l’accordo nullo, se verranno approvate nuove sanzioni contro la Repubblica Islamica anche per ragioni di sostegno al terrorismo e all’abuso dei diritti umani (No Pasdaran);
  • Diritti Umani: probabilmente la parte più aleatoria dell’intervista. Pur chiedendo conto a Rouhani delle sorti di Karroubi e Mousavi e dell’assenza di democrazia in Iran (bella scoperta…), i due giornalisti lasciano passare le risposte insensate del Presidente iraniano, senza minimamente reagire. Non reagiscono alla vaga promessa di libertà per i due leader dell’Onda Verde, agli arresti domiciliari dal 2011 senza neanche aver mai subito un processo formale e una formale accusa. Senza neanche aver mai avuto il diritto di difendersi con un legale. Non solo: nessuna parola sull’arresto di decine di attivisti per i diritti umani e sul brutale trattamento a cui sono sottoposti in carcere. Un trattamento che ha come scopo diretto quello di rendere gli attivisti dei disabili fisici, incapaci di nuocere al regime. Nessuna parola, quindi, sulla mancanza di progresso dei diritti delle donne e sul fatto che l’Italia – Paese che ospiterà Rouhani – sia la prima promotrice al mondo della Moratoria Universale contro la Pena di Morte. Pena capitale che il regime iraniano usa anche per reati non gravi, per eliminare oppositori politici e nei confronti di chi ha commesso un reato in eta’ minorile (contro ogni Convenzione Internazionale);
  • Siria: sicuramente la parte più ridicola dell’intervista. Ne la Mazza ne Valentino, infatti, hanno il coraggio di ricordare a Rouhani che, proprio l’intervento iraniano al fianco di Bashar al Assad, e’ stato la prima causa dell’attuale immane dramma siriano. Nessuna parola sul jihadismo sciita in Medioriente e sul ruolo dei Pasdaran nella pulizia etnica dei sunniti in Siria e in Iraq. Rounani non poteva aspettarsi di meglio…;
  • Morte a Israele e amore per l’Ebraismo e il Cristianesimo: la parte più folle dell’intervista. I giornalisti lasciano passare totalmente in silenzio il fatto che Rouhani ribadisca l’odio del regime iraniano contro Israele e l’obiettivo – sempre dichiarato – di eliminare il “regime sionista”. Permettono a Rouhani di fare una libera sviolinata sull’amore di Teheran per le tre religioni monoteiste, senza ricordare al Presidente iraniano che in Israele abitano 8 milioni di ebrei e che nelle carceri iraniani languiscono quasi 100 detenuti cristiani, incarcerati per motivi religiosi.

Interviste simili, dietro una parvenza di serietà, mascherano un pericoloso appeasement verso un regime fanatico ed estremista, quale e’ la Repubblica Islamica dell’Iran. Questo genere di “scoop”, non solo non ha il merito di informare, ma ha la responsabilità diretta di rappresentare una vetrina di disinformazione per il lettore Occidentale.

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Ieri la grande marcia di Parigi. Buona parte dei leader mondiali uniti nella lotta al terrorismo, in nome della libertà di pensiero e di espressione. Una libertà che, senza dubbio, il regime iraniano non può rappresentare. Ciò vale, a maggior ragione, per la notizia che ci arriva in queste ore da Teheran: un parlamentare iraniano è stato aggredito e minacciato di morte per aver invocato la fine degli arresti contro i leader dell’opposizione Mir Hossein Mousavi, Mehdi Karroubi e Zahra Rahnavard.

Il Parlamentare brutalmente attaccato si chiama Ali Motahari e, per la cronaca, fa parte dello schieramente conservatore. Nonostante tutto, dalle repressioni del 2009 e gli arresti – decisi seza processo alcuno – contro i leader dell’opposizione, Motahari ha chiesto la fine della prigionia di Mousavi, Karroubi e Rahnavard e l’organizzazione di un processo equo per tutti loro. La sua richiesta è rimasta sempre inascoltata. Vogliamo ricordare che Mousavi, Karroubi e Zahra Rahnavard sono in isolamento dal 2011, con l’accusa di “sedizione”, come leader del Movimento dell’Onda Verde, nato per protestare contro l’illegale rielezione di Ahmadinejad a Presidente nel 2009.

Nell’audio che vi riveliamo in esclusiva, si sente la voce del deputato Motahari mentre denuncia l’illegale detenzione dei leader dell’Onda Verde. Come si sente chiaramente, la reazione dei degli altri deputati iraniani è veeemente. Forte e chiaro si possono udire le urla degli altri deputati contro Motahari. Secondo quanto riportato dai media, Motahari è stato quasi aggredito fisicamente e contro di lui è stato gridato “Marg Bar Motahari”, ovvero “a morte Motahari”. Invece di difendere l’aggredito, il Presidente dell’aula – il vice di Ali Larijani, il deputato Mohammad Hasan Abutorabi Fard – ha reagito accusato Motahari di aver pronunciato un discorso “inappropiato” e ha decisio di chiudere la seduta per 15 minuti.

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Il regime iraniano ha “celebrato” ieri il ricordo del 9 Dey, ovvero la manifestazione organizzata dai Pasdaran il 30 dicembre del 2009, per dimostrare il sostegno della popolazione alla Velayat-e Faqih. Era il periodo delle grandi proteste di massa, dell’Onda Verde,  quel movimento di massa sceso nelle strade per contestare la falsa rielezione del negazionista Ahmadinejad. Dopo le repressioni delle forze di sicurezza del regime, quel Movimento trasformò le sue richiese, gridando a gran vice °Marg Bar Diktator°, Morte al Dittatore.

In questa giornata, praticamente tutti i leader del regime si sono prodigati nel descrivere la manifestazione del 30 dicembre come un evento epocale nella storia dell’Iran, una dimostrazione di fede ai valori del khomeinismo. Il primo che, pubblicamente, ha elogiato quell’evento è stato proprio il “moderato” Hassan Rouhani: secondo quanto riportato da Arash Karami – giornalista di al Monitor – il Presidente iraniano ha descritto la manifestazione pro regime come “dimostrazione di fedeltà alla Repubblica Islamica e alla Velayat-e Faqih”. Si tratta dell’ennesima riprova della vera natura del Presidente iraniano, uomo di regime al 100%. Tutti i rappresentanti iraniani, quindi, hanno descritto gli eventi dell’88 (secondo il calendario persiano), come accadimenti finanziati da Stati Uniti e Gran Bretagna per far cadere la Repubblica Islamica.

Nonostante le minacce dei Mullah, i leader dell’Onda Verde non sono rimasti in silenzio: Mir Hossein Mousavi – leader dell’Onda Verde – ha chiesto un pubblico processo (da anni negato). Sia Mousavi che Karroubi si trovano da anni agli arresti domiciliari, in completo isolamento. In Twitter, invece, i giovani iraniani hanno twittato in massa “noi non dimenticheremo le repressioni del 2009!”. La verità è che il regime sembra sempre di piu’ essere una “tigre di carta”: senza le repressioni interne e il nuovo appeasement mondiale, il potere dei Mullah e dei Pasdaran sulla popolazione sarebbe davvero a rischio.

Continuiamo, quindi, a chiedere all’Occidente tutto di svegliarsi ed isolare definitivamente la Repubblica Islamica. Solamente in questo modo, sarà possibile ridare la dignità al popolo iraniano e fermare le politiche criminali degli eredi dell’Ayatollah Khomeini!

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In questi giorni ha fatto molto rumore il video diffuso dal dissidente Mohammed Nourizad sulla sua pagina Facebook. Nel video è possibile vedere il capo dei Pasdaran Ali Jafari, ammettere che le Guardie Rivoluzionarie hanno agito illegalmente per manipolare il risultato elettorale del 2009, quando venne rieletto il negazionista Mahmoud Ahmadinejad. Nel suo discorso davanti ad alti ufficiali dei Pasdaran, Jafari ricorda come la vittoria dei riformisti rappresentasse una redline da non oltrepassare per le Guardie e spiega come i suoi uomini agirono per prevenire questa evenienza.

Piccola nota:  Mohammed Nourizad, lo ricordiamo, è un ex giornalista del quotidiano conservatore Khayan che, passato all’opposizione, ha vissuto la maggior parte degli ultimi anni in prigione. Oggi, tra le altre cose, è un regista molto famoso in Iran. Dopo la repressione delle proteste dell’Onda Verde nel 2009, Nourizad scrisse una lettera chiedendo all’Ayatollah Khamenei, come capo delle forze armate, di scusarsi per le violenze e le morti provocate. Venne fermato, arrestato e condannato a 3 anni e mezzo di carcere. Nel luglio del 2013, in risposta alle discriminazioni promosse da Khamenei stesso contro i Baha’i, Nourizad baciò pubblicamente il piede di un bimbo Baha’i di 4 anni, provocando la veemente reazione del regime.

Tornando al video, dopo la sua pubblicazione, sorge spontanea una domanda. Perchè ora? Perchè rilasciare questo video proprio adesso, a distanza di quasi un anno dalla fine della Presidenza Ahmadinejad? Le risposte possono essere almeno due, completamente contrapposte:

  • la prima risposta e che qualche personaggio importante, vicino ad Hassan Rouhani, sta lavorando per screditare le Guardie Rivoluzionarie, estremamente critiche verso il Presidente. In questo periodo, lo ricordiamo, le Guardie hanno diverse volte attaccato le possibili aperture economiche verso l’Occidente;
  • la seconda risposta, invece, è esattamente opposta: qualcuno vicino all’Ayatollah Khamenei e ai Pasdaran ha deliberatamente rilasciato il video allo scopo di lanciare  un messaggio minatorio al Presidente Rouhani e ai suoi sostenitori. In poche parole, chi nel 2009 impedì la vittoria di Mir Hossein Mousavi, sembra oggi voler dire di poter fare la stessa cosa nel caso alcune redline fondamentali vengano superate.

Solamente il tempo dirà quale sarà la risposta giusta. Per ora, ad ogni modo, alcune cose appaiono chiare:

  1. il regime è sempre piu’ diviso al suo interno tra una fazione favorevole al Presidente Rouhani e una avversa;
  2. la divisione non è tanto basata sui concetto di diritti civili e diritti umani (nulla è cambiato con Rouhani in questo senso), quando sugli interessi economici. Mentre Rouhani e Rafsanjani voglioni aprire agli investimenti privati anche esteri, le Guardie e Khamenei vogliono un Iran isolato per controllare internamente l’economia iraniana;
  3. i Pasdaran rimangono l’ago della bilancia del potere in Iran e, ancora una volta, ribadiscono di essere pronti a tutto per non perdere il potere.

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Nella storia dell’Islam sciita il comandante al-Mukhtar è un eroe (per esteso il suo nome sarebbe al-Mukhtār ibn Abī ʿUbayd Allāh, in arabo المختار بن أبي عبيد الله الثقفي ) . Fu lui, infatti, a guidare una rivolta contro il califfato Ommayade per vendicare la morte dell’Imam Ali nel 680. La ribellione ebbe successo, anche se fu di breve durata e portò alla morte dello stesso al-Mukhtar nel 687. Nella tradizione sciita, quindi, Mukhtar rappresenta il coraggio e la giustizia, la vendetta contro i nemici sino all’eroico sacrificio della propria vita (nello sciismo il martirio è un vero e proprio culto che trova nel giorno dell’Ashura, il ricordo della morte di Ali, il suo momento più alto). Il mito del comandante Mukhtar, chiaramente, ha plasmato totalmente la Repubblica Islamica. La televesione nazionale iraniana, IRIB, ha trasmesso un colossale di 40 puntate dedicate alla narrativa di Mukhtar, mentre in Iraq è stato creato un movimento terrorista jihadista, finanziato dall’Iran, denominato proprio Mukhtar Army (al comando di Jaysh Al-Mukhtar).

Di recente, purtroppo, il mito di Mukhtar è stato usato per insegnare ai giovani iraniani l’odio verso tutti coloro che criticano la Guida Suprema. Unendo tradizione e modernità, gli informatici del regime hanno creato un videogame intilato “Il Ritorno di Mukhtar”. Il gioco, però, non ha nulla a che vedere con la storia dello sciismo e la ben nota diatriba con il mondo sunnita. Al contrario, il giocatore ha come obiettovo quello di uccidere i nemici della Repubblica Islamica. Così, al fianco delle solite bandierine di Israele e degli Stati Uniti, appaiono i volti dei leader dell’Onda Verde, Moussavi e Karroubi, ma anche quello dell’ex Presidente riformista Khatami. Vogliamo ricordare che, nel 2011, furono gli stessi deputati iraniani ad invocare la morte di Moussavi, Karroubi e Khatami, durante una seduta del Majles. Una nuova riprova della bestialità della politica iraniana (vedere per credere).

Qui sotto vi proproniamo alcuni spezzoni di questo macabro videogame. Si tratta, vogliamo ribadirlo, di una nuova riprova della degenerazione fondamentalista e ossessiva del regime khomeinista. L’ennesima conferma che, a dispetto delle incoraggianti parole di Rohani, Teheran ben poco è cambiato….

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La Repubblica Islamica ha festeggiato, a modo suoi, i 35 anni dalla Rivoluzione khomeinista. La folla nelle strade ha gridato ancora morte all’America e un gruppo di supporters di Ahmadinejad ha accolto come un eroe l’ex Presidente negazionista (foto sotto). Tra gli slogan gridati durante le manifestazioni di piazza, anche canti di protesta contro i negoziati nucleari attualmente in corso. Per una parte dei manifestanti, infatti, Teheran sta concedendo troppo al nemici occidentale.

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Tanto per chiarire da che parte va il regime, quindi, a Teheran ieri sono stati organizzati anche dei “giochi” non proprio pacifici: in uno di questi, si veda il video sotto, dei ragazzi dovevano tirare una ciabatta contro le immagini del Presidente americano Obama e del Primo Ministro inglese Cameron. Nel mondo islamico, vogliamo ricordarlo, lanciare una scarpa contro una persona o una fotografia rappresenta uno dei gesti di maggior odio e disprezzo.

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Non contenti, i supproters di Ali Khamenei, hanno anche organizzato un funerale finto di Barack Obama (foto sotto). Tra l’altro, la foto di Obama è stata modificata allo scopo di aumentare l’umiliazione verso il capo di Stato americano. Non solo: come la seconda foto qui sotto dimostra, sono stati appesi dei poster che raffiguranto il leader riformista Khatami e i due ispiratori dell’Onda Verde Moussavi e Karroubi con un cappio al collo. Un messaggio che non merita ulteriore commento…

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Dulcis in fundo, tanto per far capire all’Occidente che Teheran non scherza, dopo la simulazione di un attacco contro Israele e l’America, la TV iraniana ha mandato in onda un nuovo video che mostra le capacità belliche in possesso della Repubblica Islamica…Alla faccia del moderatismo e dei negoziati di Ginevra…

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IL POPOLO IRANIANO TORNA IN PIAZZA CONTRO IL REGIME E LE SUE POLITICHE ECONOMICHE. MILIARDI DI DOLLARI SPESI PER ARMARE IL REGIME SIRIANO E FINANZIARE I SUOI MASSACRI. ALTRI MILIARDI DI DOLLARI USATI PER UN ASSURDO PROGRAMMA NUCLEARE PRIVO DI OGNI LOGICA, BUONO SOLO A FAVORIRE IL POTERE DEI PASDARAN E AUMENTARE IL CONTROLLO DELLE GUARDIE RIVOLUZIONARIE SUL SISTEMA POLITICO IRANIANO.

ADESSO BASTA…ADESSO IL POPOLO E’ TORNATO…

STOP THIS REGIME NOW!!!

ALTRI VIDEO DELLA PROTESTA LI POTETE VEDERE CLICCANDO NEI LINK SOTTOSTANTI:

PROTESTA NEI BAZAR DI TEHERAN

CENTINAIA DI MANIFESTANTI NELLE STRADE DI TEHERAN

BASTA CON QUESTO REGIME OPPRESSIVO

LASCIATE LIBERI I SIRIANI E PENSATE A NOI!!!