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L’Iran, ancora una volta, non mantiene fede alle promesse fatte nel Novembre 2013, in occasione della firma dell’accordo temporaneo sul programma nucleare (the ora JPA). L’ultimo report rilasciato in queste ore dalla AIEA parla chiaro: non solo Teheran non ha rispettato quanto scritto nel JPA, ma restano aperte ancora tutte le questioni relative alla militarizzazione del programma nucleare. Peggio, a tal proposito, Teheran sta ancora lavorando nella base militare di Parchin per cancellare le prove degli avvenuti esperimenti sull’innesto di un ordigno atomico. Andiamo per gradi e analizziamo tutte le mancanze del regime iraniano. Vediamo prima i nodi salienti dell’ultimo report AIEA:

  • Uranio arricchito: secondo il JPA del Novembre 2013, Teheran avrebbe dovuto trasformare in ossido tutto l’esafloruro di uranio (UF6) arricchito al 3,5%. Orbene, secondo quanto riportato dall’AIEA, Teheran ha inserito 2750 chilogrammi di Uf6 arricchito al 3,5% nella linea di conversione in ossido ma…sorpresa, dall’altra parte della linea non è ancora noto cosa sia uscito…In poche parole, il regime ha avviato il processo di trasformazione, ma non lo ha completato, non dando alcuna informazione in merito alla ragione della mancata conversione. Ricordiamo che, per produrre un ordigno atomico, è necessario arricchire l’uranio oltre il 90%, ma la vera difficoltà dell’arricchimento sta solo nella prima fase, ovvero nell’arricchimento al 3,5%. In poche parole, se l’Iran sta continuando ad arricchire liberamente uranio al 3,5% facendo solo finta di trasformarlo in ossido, molto presto avrà di nuovo a disposizione la quantità di Uf6 necessaria per produrre una bomba nucleare (con la benedizione internazionale);
  • Natanz: per non specificati motivi, Teheran ha aumentato la quantità di esafloruro di uranio (Uf6) inserita nelle centrifughe di arricchimento IR2, ovvero quelle piu’ avanzate. La quantita di Uf6 allo stadio naturale inserita tra il 20 gennaio 2015 e il 1 febbraio 2015 è maggiore rispetto ai precedenti tre report dell’AIEA. Anche qui, resta il mistero;
  • Aspetto militare del programma nucleare iraniano: nel report AIEA del Novembre 2011, l’Agenzia Internazionale dimostrava come l’Iran avesse eseguito diversi esperimenti per la produzione di una bomba nucleare. In tal senso, come si legge nel report del 2011 (pagina 8), l’Iran aveva lavorato per ottenere materiale dual-use, per ottenere un la tecnologia per costruire la bomba atomica dall’estero e anche il know how per costruirla all’interno dell’Iran. In particolare, in questo ultimo caso, al centro l’attenzione dell’Agenzia Onu c’era il lavoro dello scienziato ucraini Vyacheslav Danilenko e le attività nella base militare di Parchin. Nell’ultimo report AIEA, quindi, le preoccupazioni sull’aspetto militare del programma nucleare iraniano restano intatte e Teheran non ha ancora fornito alcuna spiegazione in merito;
  • Parchin: come suddetto, è nella base militare di Parchin che Teheran ha svolto gli esperimenti sull’innesto di un ordigno atomico e sulla miniaturizzazione dell’ordigno stesso allo scopo di caricarlo sul vettore (ovvero i missili balistici). Come noto, il regime iraniano nega da anni l’accesso agli ispettori internazionali nella base di Parchin e, secondo quanto fotografato dai satelliti, sta continuando a lavorare per cancellare le prove presenti nell’area.

 

Le drammatiche falle del JPA

L’accordo temporaneo del Novembre 2013, inziato per fermare il programma nucleare iraniano, si è ormai trasformato in un’opera di mero contenimento che, parafrasando Kissinger, non farà che determinare una proliferazione nucleare in tutta la regione Mediorientale. Peggio, è ormai chiaro che la strategia dei negoziatori è quella di assicurare unicamente una cosa sola: che, se l’Iran decidesse in qualsiasi momento di costruire una bomba nucleare, necessiterebbe di almeno un anno per ottenerla. In questo tempo, si crede, la Comunità Internazionale riuscirà ad agire contro la Repubblica Islamica. Come ormai chiaro, si tratta di una pura invenzione, dimostrata dai mesi che sono intercorsi tra il Novembre 2013 ad oggi. In questo periodo, infatti, nonostante le sanzioni internazionali, l’Iran è diventata la meta preferita di politici e rappresentanti commerciali, pronti a mettere soldi al portafoglio non appena l’accordo definitivo sul nucleare verrà firmato. In poche parole, quando e se questo accordo sarà concluso, l’intero impianto delle sanzioni internazionali – approvato con fatica e con il sostegno anche di allati dell’Iran come la Russia – cadrà su se stesso. Rialzarlo in tempi brevi, se necessario, sarà quindi impossibile, soprattutto in considerazione degli interessi economici che si creeranno.

Peggio, da questo negoziato internazionale (ormai un negoziato bilaterale USA – Iran), è escluso un attore centrale e un argomento fondamentale: l’attore centrale escluso è proprio l’AIEA. L’Agenzia Internazionale dell’Onu, infatti, non è parte del tavolo del P 5+1 con la Repubblica Islamica. Una esclusione che sa di beffa, soprattutto in considerazione del fatto che sono proprio i report dell’AIEA che fungono da prova delle violazioni iraniane al Trattato di Non Proliferazione nucleare (TNP). L’argomento centrale escluso dal negoziato, invece, è quello del programma missilistico dell’Iran. Un programma che non è in alcun modo toccato dall’Accordo Temporaneo del Novembre 2013 e che quindi è stato praticamente accettato dall’intera Comunità Internazionale. Peccato che, proprio questo programma missilistico, è ancora oggetto di preoccupazione dell’ultimo report AIEA e delle stesse risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Onu che, non a caso, ha approvato sanzioni contro le compagnie iraniane o le personalità che direttamente collaborano allo sviluppo dei missili balistici iraniani.

Vogliamo concludere riportandovi il discorso fatto dall’ex Sindaco di New York Rudy Giuliani davanti alla Comunità iraniana in Arizona. Del suo discorso, che potrete ascoltare integralmente qui sotto, vogliamo riportare solamente un invito che all’attuale Presidente americano: “Mr. President Wake Up”

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L’appello dei sette leader politici senza arte ne parte, tra cui Emma Bonino, in favore di un accordo nucleare con l’Iran, suona sempre di piu’ come una ridicola farsa. Questa affermazione è vera soprattutto alla luce del nuovo report dell’AIEA sul programma nucleare iraniano. Un report che non lascia dubbi sulla volontà del regime iraniano di non collaborare seriamente con la Comunità Internazionale. Secondo quanto riportato nel paper rilasciato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, Teheran “non ha dato alcuna spiegazione che permetta all’Agenzia di chiarificare la situazione o ha proposto nuove pratiche misure” per rispondere alle domande degli ispettori internazionali. Non solo: secondo quanto contenuto nel report AIEA, il regime iraniano ha anche violato l’accordo temporaneo firmato con la Comunità Internazionale nel Novembre del 2013 (noto come JPA). Infatti:

  • Il quantitativo di uranio arricchito al 3,5% è continuato a crescere di almeno 230 chilogrammi al mese. L’Iran ha oggi un ammontare di 12,945 chilogrammi di uranio arricchito al 3,5%;
  • La quantità di uranio arricchito al 20% e trasformata in ossido in possesso di Teheran rimane alta, abbastanza per poter essere riconvertita in poco tempo al fine di costruire una bomba nucleare;
  • In piena violazione del JPA, Teheran ha caricato con esafloruro di uranio UF6 la sola centrifuga di tecnologia avanzata IR5 nell’impianto di Natanz.

C’è poi di peggio: come riportato dal report AIEA, nessun passo avanti è stato fatto per chiarire quanto succede all’interno della base militare di Parchin ove l’Iran ha testato, in una apposita area, gli effetti di una esplosione nucleare. In tal senso, bisogna riportare che proprio il 7 novembre, negli Stati Uniti, l’opposizione iraniana facente capo ai Muhjadin del Popolo (MeK), ha rivelato nuovi importanti particolari in merito a Parchin. Secondo quanto denunciato dal MeK, nella base di Parchin sarebbero presenti non una ma due camere per testare esplosivo ad alto potenziale, sotto il diretto controllo dell’ “AzarAb Industries”, gruppo industriale dei Pasdaran. A gestire questo programma segreto c’è un uomo fidato di Mohsen Fakhrizadeh, anche noto come il padre dell’atomica iraniana. L’ufficiale dei Pasdaran responsabile dell’area si chiama Saeed Borji, laureato all’università di Sharif (controllata direttamente dalle Guardie Rivoluzionarie). Sotto di lui ha lavorato sia l’ingegnere ucraino V. Danilenko, che Vladimir Padalko, parente dello stesso Danilenko. Entrambi hanno permesso a Teheran di avere la tecnologia necessaria per testare gli effetti di una espolosione nucleare. Qui di seguito potrete rivedere la conferenza stampa completa dei rappresentanti de MeK negli Stati Uniti, relativa al sito di Parchin. Vogliamo ricordare che, nel 2002, furono proprio i rappresentanti del MeK a denunciare per primi il programma clandestino nucleare del regime dei Mullah.

Conferenza stampa della resistenza iraniana in merito alla base militare di Parchin (7 Novembre 2014)

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Nonostante le condanne internazionali contro l’Iran (non solo sul nucleare, ma anche sui diritti umani come dimostra l’ultimo report dell’inviato speciale ONU Shaheed), non si arresta il viavai di imprenditori europei verso la Repubblica Islamica. Favoriti dal clima di appeasement internazionale, numerosi industriali sono atterrati in questi mesi a Teheran, con la speranza di ottenere qualche ben contratto economico, fregandose altamente se questi accordi favoriscono un regime repressivo come quello dei Pasdaran. Questo week end, quindi, è toccato nuovamente ad una delegazione di imprenditori italiani: benedetti dalla Camera di Commercio Iran Italia, sono arrivati nella Repubblica Islamica un gruppo di rappresentanti di aziende italiane. Secondo le prime informazioni fatte trapelare solo dalla stampa iraniana, gli imprenditori sarebbero particolarmente interessati ad investire nella Provincia di Fars. Insomma, come suddetto, tutto va bene pur di fare soldi. Cosi, mentre i soliti pochi si continueranno ad arricchire all’interno del regime, la maggior parte della popolazione iraniana continuerà a subire l’effetto tragico e perverso di questo sostegno economico: la sopravvivenza della Repubblica Islamica.

L’inviato ONU A. Shaheed denuncia gli abusi del regime (28 Ottobre 2014)

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