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Cari imprenditori internazionali, se volete un bel consiglio, scappate dalla Repubblica Islamica dell’Iran, prima che sia troppo tardi. Da mesi, infatti, vi raccontiamo di una guerra fra frazioni politiche iraniane, che va avanti senza tregua alcuna. Una guerra, si badi bene, che poco riguarda il modello di Repubblica Islamica, ma molto gli interessi economici in gioco (No Pasdaran).

Da una parte, come noto, ci sono i Pasdaran, ormai da anni in pieno controllo con le loro compagnie, di buona parte dell’economia iraniana, visibile ed invisibile. Tra quello che viene controllato dai Pasdaran, anche il narcotraffico…Dall’altra i pragmatici di Rouhani, per nulla interessati a democrazia e diritti umani, ma assai interessati a ricevere fondi dall’estero per mantenere quel sistema di corruzione, ben noto alla famiglia del defunto ex Presidente iraniano, Ayatollah Rafsanjani (di cui Rouhani e’ praticamente il figlioccio politico). In mezzo, fino ad un certo punto, la Guida Suprema Khamenei, visto da tutti come un ago della bilancia, che ha benedetto a suo modo l’accordo nucleare, ma mettendo sempre dei paletti capaci di garantirgli di poter far liberamente virate di 360 gradi (EA WorldView).

Dopo la fine della Presidenza pro Iran di Obama, la Guida Suprema sta quindi sterzando di nuovo verso i Pasdaran, visti come la forza capace di garantirgli il potere e i suoi stessi interessi economici. Per questo, Khamenei ha rilanciato pesantemente il tema della “jihad economica” – ovvero la chiusura ad imprese estere – e la guerra contro le “infiltrazioni culturali” del nemico Occidentale (sotto la cui bandiera oggi, in Iran, vengono arrestati decine di attivisti, giornalisti, artisti, letterati e accademici). Per questo, anche, la Guida Suprema permette l’arresto di decine di iraniani con doppia cittadinanza, tra i quali anche il ricercatore medico Ahmadreza Djalali.

In queste ore, quindi, lo scontro tra le fazioni politiche in Iran ha raggiunto un pericoloso apice: il capo dei Pasdaran Generale Mohammad Ali Jafari, parlando ad un evento dedicato ai martiri a Qom, ha accusato direttamente “molti dei membri del Governo attuale” – quello di Rouhani – di rappresentare un pericolo per il Paese, avendo ormai sposato idee Occidentali, liberali e contro rivoluzionarieCon imputazioni simili, si badi bene, in Iran si finisce tranquillamente in carcere per decine di anni, con l’accusa di rappresentare una “minaccia alla sicurezza dello Stato”. Chiudendo il suo discorso, come a lanciare un chiaro monito a Rouhani, Jafari ha quindi affermato che “il fronte della resistenza rivoluzionario, ha fatto crollare il potere il regime comunista dell’est. Con il volere di Dio, sta ora distruggendo il potere Occidentale” (Fars News).

Ergo, come suddetto, se il mondo imprenditoriale Occidentale vuole davvero un consiglio utile per proteggere i suoi investimenti, il solo buono e utile è quello di stare lontani dalla Repubblica Islamica dell’Iran. La guerra tra le fazioni in corso, soprattutto in vista delle prossime elezioni Presidenziali del Maggio 2017 (e della prossima necessità di nominare una nuova Guida Suprema), lascierà sulla sua strada, una scia di odio e attacchi politici molto pericolosa.

Il regime iraniano produce l’ennesimo video di animazione in stile ridicolmente guerrafondaio. Ridicolmente perchè, come noto, se messo davanti ad una guerra simmetrica la Repubblica Islamica non resisterebbe a lungo davanti a diversi Paesi del mondo. Soprattutto davanti agli Stati Uniti.

Per questo farebbe quasi sorridere questo nuovo video prodotto in Iran, dal tito “La Guerra del Golfo Persico II”. Numero due perchè, già nel 2013, ne era stato prodotto uno simile. Questa volta, come dice il suo direttore Farhad Azima – molto vicino ai Pasdaran – si simula quella che dovrebbe essere la vittoria del regime iraniano, davanti ad un attacco del grande Satana, ovvero degli Stati Uniti. Protagonista del video, della durata di 88 minuti, è il Generale Qassem Soleimani, capo della Forza Quds (Bloomberg).

In realtà Soleimani è niente un jihadista sciita che, dopo la nascita di Isis, la propaganda iraniana – aiutata da giornalisti Occidentali – ha trasformato in una specie di nuovo Che Guevara del XXI secolo. Soleimani, al contrario di quello che si scrive, non è affatto un eroico guerrigliero, ma un presuntuoso terrorista che, per la cronaca, le ha quasi sbagliate tutte, tanto da esser stato costretto lo scorso anno a volare a Mosca per chiedere, in ginocchio, l’intervento della Russia in Siria.

Purtroppo il film non fa affatto sorridere. Non solo per il suo costo esorbitante, oltre 300 mila dollari, ma per il messaggio che intende mandare ai giovani iraniani, soprattutto quelli della periferia del Paese. Proprio grazie ad animazioni simili, purtroppo, il regime attira volontari in cerca di un lavoro, che invia successivamente come carne da macello a morire in giro per il Medioriente. Una follia jihadista, non diversa dalla peggiore propaganda del Califfato di al-Baghdadi.

Da anni sono stati dimostrati i contatti e la cooperazione tra il jihadismo sciita promosso dal regime iraniano e quello sunnita-salafita, soprattutto con al-Qaeda. In particolare, come denunciato in diversi report, il regime iraniano ha addestrato terroristi di al-Qaeda, soprattutto attraverso Hezbollah, ha avuto contatti diretti con Bin Laden e ha permesso ai salafiti di usare il territorio iraniano come base per colpire i comuni nemici (in primis gli americani).

Questa terribile commistione tra jihadismi islamici, ha avuto un effetto diretto sul terribile attentato dell’11 Settembre 2001: diversi dei terroristi di al-Qaeda che hanno attaccato le Torri Gemelle, infatti, avevano trovato rifugio in Iran e ottenuto sostegno dai Pasdaran. In particolare, come denunciato dalla Commissione Speciale per l’11 Settembre, la Repubblica Islamica, facilito’ il passaggio dei terroristi di al Qaeda sul territorio iraniano, evitando volontariamente di apporre timbri di ingresso e di uscita ai terroristi sunniti. Tra coloro che goderono di questo trattamento di favore, ci furono anche 8 degli 11 dirottatori dell’11 Settembre, che viaggiarono liberamente sul territorio iraniano. Tra loro: Wail al Shehri, Waleed al Shehri e Ahmed al Nami, prima di arrivare in America, passarono dal Kuwait al Libano, ove si imbarcarono su un volo per l’Iran insieme ad un terrorista di Hezbollah; Satam al Suqami e Majed Moqed, arrivarono a Teheran dal Bahrain, mentre Khalid al Mihdhar passo’ prima in Iran, poi in Siria, per ritornare infine in Iran ed entrare in Afghanistan (No Pasdaran).

Su queste basi, nel 2012, un giudice di Manhattan condannò il regime iraniano a risarcire i parenti delle vittime dell’11 Settembre. Il giudice Daniels,addirittura,  indicò nella Guida Suprema Khamenei, nell’ex Presidente Rafsanjani (poi deceduto), nei Pasdaran, nel Ministero dell’Intelligence di Teheran (MOIS) e in Hezbollah, i responsabili materiali dell’11 Settembre 2001. Per questo, il regime iraniano fu condannato a pagare 7 miliardi di dollari di risarcimento (Windfirm). Il regime iraniano, ovviamente, ha sempre risposto negativamente, negando ogni addebito, rifiutando di pagare il risarcimento e additando nei sauditi la fonte di tale complotto.

Ora, per i parenti delle vittime si apre un nuovo spiraglio per ottenere, almeno una piccola parte di quella somma. Soprendentemente, questo spiraglio si apre in Europa, precisamente in Lussemburgo. E’ stato scoperto che Clerstream in Lussemburgo, parte del sistema Deutsche Börse Group, detiene 1,6 miliardi di dollari del regime iraniano, che erano stati bloccati per via delle sanzioni. Indiscrezioni dicono che, gli avvocati delle vittime dell’11 Settembre, hanno convinto un giudice lussemburghese a congelare nuovamente quei fondi, allo scopo di risarcire i parenti delle vittime degli attentati alle Torri Gemelle, sulla base della decisione del 2012 (New York Times).

Aggiungiamo che, in vari processi negli Stati Uniti, il regime iraniano è stato condannato a pagare un totale di 50 miliardi di dollari di risarcimenti a parenti di vittime americane, uccise per mano degli agenti della Repubblica Islamica. Tra questi, i parenti delle vittime degli attentati avvenuti in Libano nel 1983, compiuti per mano di Hezbollah e pagati direttamente da Teheran.

 

Nel rumore delle guerre intestine e settarie, drammatiche, che si stanno combattendo in Siria e Iraq, non si odono (per ora) le voci di dissenso interno ai vari schieramenti. Queste voci, però, esistono e, quando raccontate, offrono uno spaccato drammatico della situazione.

In un report speciale pubblicato dal think tant Washington Institute for Near East Policy, vengono riportate le voci di dissenso dei miliziani jihadisti di Hezbollah, nei confronti del regime iraniano. In particolare, grazie alla condizione di anonimato offerta, i miliziani di Hezbollah lamentano il fatto di essere considerate vite di serie B. Secondo quanto denunciano, infatti, il comandante iraniano Qassem Soleimani – a capo della Forza Quds dei Pasdaran – intepreta la sua missione principale come quella di salvare gli iraniani. A tale scopo, egli considera gli arabi sciiti impegnati in Siria e Iraq, come sacrificabili.

I vecchi combattenti di Hezbollah, consapevoli di questa situazione, si sono costantemente allontanati dal Partito di Dio, Questi combattenti, quindi, sono stati sostituiti da giovani ragazzi disoccupati a cui, più che l’ideologia, interessa un salario sicuro (almeno fino alla morte). La guerra in Siria, sta isolando le Comunità sciite del Libano e le sta allontanando anche dal regime iraniano. Un allotanamento che ha un effetto sugli stessi reduci sciiti della jihad siriana: una volta tornati nelle loro Comunità, dopo le cerimonie di facciata, questi miliziani restano spesso ai margini della società e diventano tossicodipendenti.

A quanto sembra, Qassem Soleimani non è molto disponibile al dialogo e alle critiche. Quando la leadership di Hezbollah non ha risposto alla richiesta di Soleimani di inviare nuovi jihadisti ad Aleppo, il comandante Pasdaran ha tagliato i salari per tre mesi, sino a quando Hezbollah non si è piegato. Insomma: una vera e propria relazione tra padrone e sottomesso che, ovviamente, ha creato una generale disilussione, soprattutto sul mito della possibile creazione di una “identità unita degli sciiti”.

Di seguito il link per leggere il report completo, in inglese:

http://www.washingtoninstitute.org/policy-analysis/view/hezbollah-losing-its-luster-under-soleimani

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Dopo diciassette giorni di ricerche, le forze di sicurezza turche hanno arrestato Abdulkarim Masharipov, uzbeko di 33 anni, soprannominato “Abu Muhammad al-Khorasani” e noto a livello internazionale per essere il terrorista del Reina, ovvero colui che nella notte di capodanno ha ucciso 39 civili innocenti nella famosa discoteca di Istanbul.

Poco dopo l’arresto di Masharipov, il quotidiano turco Miliyet, ha pubblicato un articolo in cui – implicitamente – mette sotto accusa il regime iraniano per quanto accaduto nella capitale turca. Secondo quanto pubblicato, infatti, il terrorista del Reina è stato addestrato in Afghanistan ed è entrato qualche tempo dopo in Iran, dal Pakistan. Incredibilmente, però, Abdulkarim Masharipov è stato liberato senza spiegazione dalle carceri iraniane e lasciato entrare illegalmente in Turchia, passando per l’Azerbaijan iraniano . Entrato in Turchia, il terrorista islamico si è stabilito a Konya con la famiglia (moglie e due figli). Da Konya, quindi, Masharipov sarebbe arrivato ad Istanbul il 16 dicembre 2016 (al-Arabiya).

Il rilascio sospetto di Abdulkarim Masharipov dalle carceri iraniane, riapre purtroppo la gravissima questione delle commistioni tra il regime di Teheran, e il jihadismo sunnita. Come noto, per anni i Pasdaran iraniani, coadiuvati da Hezbollah, hanno fornito addestramento, armi e lasciapassare ai terroristi di al Qaeda (anche agli autori dell’attentato dell’11 settembre 2001). Tutti contatti testimoniati da prove concrete e che hanno portato anche alla condanna del regime iraniano da parte di diverse Corti americane.

In questi ultimi anni, quindi, è stato più volte notato come tra il regime iraniano e Isis, nonostante l’apparente stato di guerra, ci siano numerose commistioni. In particolare, è stato sottolineato come il Califfato svolga una funzione geopolitica fondamentale per l’Iran, permettendo a Teheran di occupare con le milizie sciite Paesi come la Siria e l’Iraq, usando il pretest di Isis per diffondere l’ideologia della Velayat-e Faqih. Tra coloro che accusano il regime degli Ayatollah di commistioni con i jihadisti di al-Baghdadi, ci sono anche due importanti ex diplomatici iraniani, Abolfazl Eslami e Farzad Farhangian. Entrambi hanno defezionato nel 2010, quando i Pasdaran hanno represso il Movimento dell’Onda Verde.

Farzad Farhangian, in particolare, è stato molto duro e ha accusato l’Iran di proteggere Isis e di aver permesso ai terroristi del Califatto di aprire una base operativa presso la città iraniana di Mashhad. Farhangian descrive questa base di Isis a Mashhad, come un centro legato all’intelligence iraniana e il cui scopo è quello di promuovere e favorire il caos all’interno degli Stati arabi della regione, in particolare in Arabia Saudita e in Bahrain.

Il terrorista del Reina

Per approfondire

La funzione provvidenziale unzione geopolitica di Isis per l’Iran, Link: No Pasdaran

Rapporti tra Iran e Talebani, Link: No Pasdaran

Rapporti tra Iran e al Qaeda, Link: No Pasdaran

Una cellula di Hezbollah e’ stata individuata a Miami, e fermata con l’accusa di riciclaggio di denaro a favore dei cartelli della droga colombiani. La cellula era composta da tre uomini. I tre,  avevano messo in atto delle complicate azioni bancarie, al fine di ripulire 500,000 dollari provenienti dal traffico di stupefacenti (Miami Herald).

Il capo della cellula era Mohammad Ahmad Ammar, 31 anni, residente in Colombia. Ammar e’ stato fermato a Miami e ora si trova in carcere. Un secondo terrorista, Hassan Mohsen Mansour, e’ stato arrestato a Parigi, mentre il terzo, tale Ghassan Diab, e’ riuscito a scappare (si ritiene che si trovi ora o in Nigeria o direttamente in Libano). L’agenzia Americana DEA sta investicando sul caso, collegandolo anche ad un altro caso precedente, che ha visto l’arresto di 22 persone collegate al cartello della droga messicano del boss Joaquin “El Chapo” Guzman (Miami Herald).

Secondo quanto denuncia la DEA (Drug Enforcement Administration), Mohammad Ahmad Ammar aveva il compito di ripulire il denaro derivante dal traffico di troga dei cartelli di Medellin. A tal fine, Ammar ha effettuato transazioni tra Dubai e diversi Paesi del mondo quali Spagna, Olanda, Gran Bretagna, Australia e in Africa. La cellula di Hezbollah e’ stata incastrata grazie a degli infiltrate della DEA, che hanno chiesto ai terroristi del Partito di Dio di aiutarli a ripulire del denaro sporco. Ricordiamo che, dal Febbraio 2016, la DEA ha avviato una operazione speciale per fermare i contatti tra Hezbollah e i cartelli della droga, denominata “Progetto Cassandra”. Secondo l’agenzia Americana, grazie a questo rapporto criminale, Hezbollah otterrebbe oltre 400 milioni di dollari di introiti annuali. Soldi che, ovviamente, servono a Nasrallah per finanziare la jihad filo-khomeinista nel mondo, soprattutto in Siria.

Questa nuova inchiesta, riprova nuovamente il ruolo di Hezbollah nel traffico di droga e, in particolare, i rapporti tra il gruppo terrorista libanese e i cartelli criminali in America Latina.

Per approfondire: “Hizbullah narco-terrorism: A growing cross-border threat

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Mohammad Ahmad Ammar

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Ghassan Diab

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Hassan Mansour

 

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Due giorni fa il mondo ha ricordato l’11 Settembre, il terribile attentato compiuto da al-Qaeda nel 2001 contro le Twin Towers di New York. Secondo le stime, in quel drammatico giorno perirono, in pochissimo tempo, quasi 3000 innocenti persone.  Ogni anniversario dell’11 Settembre, si ricorda la storia di al-Qaeda e la nefasta figura di Osama Bin Laden.

Eppure, nonostante le numerose prove, si ignora quasi totalmente il ruolo che il regime iraniano ha avuto nel sostegno al terrorismo jihadista sunnita, in particolare proprio ad al-Qaeda. di prove sulle delle relazioni tra l’Iran e al-Qaeda, ne esistono in abbondanza. Solamente nel luglio 2016, il Dipartimento di Stato Americano ha annunciato di aver posto sotto sanzioni tre operative di al-Qaeda che, tranquillamente, vivono rifugiati in Iran. Si tratta di Faisal Jassim Mohammed al-Amir Al-Khalidi (Al-Khalidi), Yisra Muhammad Ibrahim Bayumi (Bayumi) e Abu Bakr Muhammad Ghumayn (Ghumayn).

Di prove simili, però, ne erano state fornite anche immediatamente dopo l’11 Settembre. In una apposita commissione creata per investigare sull’11 Settembre, era stata chiaramente dimostrata la connessione tra Teheran, Hezbollah, e numersi operativi di al-Qaeda. La commissione sul 9/11, nel suo report finale, aveva denunciato come gli agenti iraniani non solo avessero per anni addestrato terroristi di al-Qaeda e facilitato il loro ingresso (e uscita) in Afghanistan, ma anche come alcuni di questi terroristi fossero in seguito diventati i dirotattori dell’attentato contro le Torri Gemelle.

Proprio per queste ragioni, nel 2011, un giudice di Manhattan condanno’ il regime iraniano e Hezbollah al pagamento di risarcimenti ai famigliari delle vittime dell’11 Settembre, per il sostegno fornito ad al Qaeda. In particolare, il giudice Daniels, menziono’ la Guida Suprema Khamenei, l’ex Presidente Rafsanjani, i Pasdaran, il Ministero dell’Intelligence di Teheran (MOIS) ed Hezbollah, come “materialmente e direttamente” responsabili degli eventi dell’11 Settembre 2001. Nell’inchiesta, durata sette anni, l’ex Pasdaran Mesbahi rivelo’ anche che il regime iraniano, attraverso “front companies“, ottenne illegalmente dei simulatori di volo per Boing 757-767-777, gli stessi aerei dirottati dai terroristi di al Qaeda.

Tra coloro che trovarono rifugio in Iran, c’era anche Sa’ad Bin Laden, figlio di Osama, ucciso da un drone americano nel 2009 in Pakistan. Un altro terrorista sunnita, Mustafa Hamid, era addirittura descritto come l’Emiro di “al-Qaeda in Iran”. Secondo il Dipartimento del Tesoro Americano, Hamid era l’uomo che teneva le comunicazioni indirette tra Bin Laden e il Governo dell’Iran. Il rapporto era cosi stretto, che la stessa CIA creò un apposito programma, nome in codice RIGOR, per monitorare le attività dei terroristi di Bin Laden in Iran.

Ricordiamo infine che, poco dopo la rottura tra al-Qaeda e Isis, il Portavoce del Califfato Abu Muhammad al-Adnani (ucciso di recente), rese noto un messaggio del leader di al-Qaeda Ayman al-Zawahiri, in cui egli chiedeva alla sua organizzazione di non compire attentati in Iran, al fine di “salvaguardare gli interessi dell’organizzazione e le linee di rifornimento proveninti dall’Iran”

Per approfondire:

https://nopasdaran2.wordpress.com/2015/09/11/attentato-11-settembre-2001-twin-towers-america-iran-alqaeda-terrorismo/

https://nopasdaran2.wordpress.com/2016/07/25/usa-dipartimento-tesoro-sanzioni-terrorismo-alqaeda-iran/

http://www.washingtontimes.com/news/2016/sep/8/al-qaedas-iran-connection/

http://www.meforum.org/670/irans-link-to-al-qaeda-the-9-11-commissions

http://iran911case.com/