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Ieri, 10 ottobre, era la Giornata Mondiale contro la Pena di Morte. Secondo quanto riportato dalla ONG Iran Human Rights, dal gennaio 2017 ad oggi, sono 435 i detenuti iraniani messi a morte dal regime, tra cui cinque condannati alla pena capitale quando erano minorenni. Meta’ delle condanne a morte messe in atto dal regime iraniano, sono state eseguite contro detenuti condannati per reati legati al traffico di droga. Detenuti che provengono da aree dell’Iran estremamente povere, spesso parte di minoranze etniche lasciate ai margini dal regime islamista.
In occasione della Giornata Mondiale contro la Pena di Morte, anche il Ministero degli Esteri italiano ha pubblicato un tweet a sostegno della campagna, scrivendo che “l’Italia riafferma il proprio impegno convinto contro la pena di morte, che non è giustificabile in nessuna circostanza”. Un sostegno sicuramente apprezzabile, cosi come e’ apprezzabile la campagna italiana in favore della Moratoria Universale contro la Pena di Morte.
Eppure, purtroppo, va rilevato che – a dispetto delle parole – la diplomazia italiana resta muta rispetto agli abusi dei diritti umani da parte del regime iraniano e rispetto all’uso spasmodico ed incontrollato della pena di morte come strumento repressione dei crimini, anche quelli di opinione.
Un silenzio che, a dispetto delle nuove relazioni tra Roma e Teheran, non puo’ essere ne giustificato, ne accettato.

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Il Parlamento di Teheran ha protestato “duramente” contro Roma, dopo che l’Ambasciata italiana ha chiesto a due parlamentari iraniani le impronte digitali per ottenere i visti per partire. I due parlamentari, Abolfazl Hassan Beigi e Mohammad Javad Jamali, dovevano venire in Italia come parte di una missione della Commissione Sicurezza Nazionale e Politica Estera, al fine di ispezionare il lavoro dell’Ambasciata iraniana a Roma.
Per il deputato Hassan Biegi, la richiesta delle impronte digitali da parte del personale del consolato italiano a Teheran, rappresenta “un insulto alla Repubblica Islamica” e il Parlamento non “permettera’ all’Ambasciata di continuare” con questi comportamenti offensivi (notoriamente, lo stile del regime iraniano e’ la minaccia…).
Secondo quanto riportato dai media iraniano, pare anche che il Presidente della Commissione parlamentare Sicurezza Nazionale e Politica Estera, Alaeddin Boroujerdi, ha “persino suggerito che l’Ambasciata prendesse le impronte digitali all’interno del Parlamento, ma loro (i diplomatici italiani, NdA), hanno rifiutato dietro vari pretesti”.
La visita dei due parlamentari iraniani e’ stata quindi rinviata di un mese, ma i deputati hanno chiarito che non partiranno se l’Ambasciata italiana a Teheran continuera’ a chiedere le impronte digitali.
Sotto una immagine del bellissimo giardino persiano oggi parte dell’edificio dell’Ambasciata d’Italia a Teheran

Nucleare Iran. Emma Bonino in conferenza

Nelle ultime settimane, Emma Bonino e’ praticamente stata costantemente presente sui maggiori media del Paese. Non solo sulla carta stampata, ma anche in TV, la Bonino ha dispensato le sue perle di saggezza, attaccando a tutto spiano lo stesso Governo – in particolare il Ministro dell’Interno Minniti – per quanto concerne la nuova strategia con la Libia e l’immigrazione.

Non entriamo nel merito delle singole questioni: grazie al Cielo Emma Bonino, con grande dignità, e’ riuscita a vincere la sua battaglia contro il tumore, ed e’ sicuramente libera di esprimere le sue opinioni. Il problema e’ uno solo: l’ipocrisia che si cela dietro tutto questo protagonismo.

Da Ministro degli Esteri italiano, infatti, la Bonino non si e’ fatta alcuno scrupolo a mettere totalmente da parte i diritti umani, per portare avanti la sua strategia con l’Iran. In questa veste, infatti, Emma Bonino ha solo di striscio parlato dei diritti umani in quel Paese, esprimendo una sola volta soddisfazione per la liberazione di alcuni prigionieri politici. Tra loro anche Nasrin Sotoudeh, oggi praticamente impossibilitata a lasciare la Repubblica Islamica. Per il resto, un assordante silenzio.

Peggio: da Ministro degli Esteri italiano, la Bonino si e’ recata in Iran in visita ufficiale, dichiarando davanti ai media che “l’Italia vuole vincere la gara di amicizia e collaborazione con Teheran“. Questo quando, appena poco prima, il regime l’aveva obbligata ad indossare il velo, nonostante la sua contrarietà.

Proprio mentre la Bonino si apprestava ad arrivare a Teheran, era il dicembre del 2013, Khamenei pubblicava un nuovo tweet negazionista dell’Olocausto. Nonostante tutto, giunta nella capitale iraniana, Emma non ebbe nulla da dire in merito, cosi come non ebbe nulla da dire – neanche di striscio – in merito ai continui abusi dei diritti umani nella Repubblica Islamica e sull’uso della pena di morte.

Ci permettiamo di non parlare nemmeno dei dialoghi sui diritti umani tra Italia e Iran a Siracusa, datosi che a parlare di diritti umani in Iran, in quelle occasioni, sono stati i rappresentanti stessi del regime iraniano, primo fra tutti Mohammad Javad Larijani, a capo di un Consiglio per i Diritti Umani della Repubblica Islamica, che praticamente certifica e approva tutti gli abusi del regime stesso. Quei “dialoghi di Siracusa” hanno solo peggiorato lo stato dei diritti umani in Iran, perché hanno permesso al regime di silenziare le critiche, senza cambiare nulla nei fatti.

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L’attivismo in favore del regime iraniano da parte di Emma Bonino, purtroppo, non si e’ fermato nemmeno dopo la fine del suo ruolo istituzionale. Solamente nel Novembre del 2014, Emma Bonino ha promosso e firmato un appello pubblico in favore dell’accordo nucleare con l’Iran, nonostante fosse palese – come poi dimostrato – che il regime iraniano non avesse alcuna intenzione di rispettarlo veramente (e le violazioni oggi sono assolutamente provate, in primis quelle legate ai test missilitici).

Senza contare tutte le prese di posizione di Emma Bonino sulla Siria, ove pretese di includere il regime iraniano nei negoziati, di fatto trasformando quello che era un ruolo di oppressore nel conflitto da parte di Teheran, in un ruolo di attore riconosciuto, senza concedere nulla in cambio, ne sul piano politico, ne su quello militare.

Concludendo, lo ripetiamo, rispettiamo il diritto di Emma Bonino di esprimere liberamente le sue opinioni e siamo contenti di vederla attiva, segno della sua guarigione. Premesso questo, non accettiamo i doppi standard e le ipocrisie. Non e’ possibile ergersi a paladina solamente sui temi caldi della politica nazionale, allo scopo – neanche troppo velato – di ritagliarsi una posizione nello scenario politico italiano del prossimo futuro (aspirazione legittima). Bisognerebbe avere il coraggio di condannare anche chi, come il regime iraniano, porta avanti abusi quotidiani, senza avere ormai più l’attenzione dei media Occidentali, totalmente appiattiti sul tema di Isis.

Bisognerebbe avere il coraggio di non dimenticare, come fece Marco Pannella, come fanno oggi i coraggiosi militanti di Nessuno Tocchi Caino!

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Non e’ una novità apprendere che il regime iraniano usa velivoli destinati all’aviazione civile, al fine di inviare jihadisti sciiti in Siria per combattere al fianco dell’esercito di Assad.

E’ noto che Teheran usa in particolare i vettori della Mahan Air, che tra le sue destinazioni internazionali ha anche l’aeroporto milanese di Malpensa. Nonostante le denunce, ad oggi, ne il Gruppo SEA – gestore dello scalo – ne i vertici politici milanesi, hanno pensato di intervenire per fermare la compagnia iraniana. Cio’, a dispetto del fatto che le normative della ICAO riguardanti l’aviazione civile, vietano espressamente l’uso dei vettori destinati al traffico passeggeri, per scopi militari. 

In queste ore, quindi, e’ stato scoperto che la Repubblica Islamica usa anche i vettori della Iran Air, compagnia di bandiera iraniana, per trasferire jihadisti in Siria. La violazione e’ stata dimostrata dall’account Twitter “Iran in Syria”, che ha pubblicato le foto (alcune riportate in basso a questo articolo) di miliziani sciiti di origine afghana, mentre si imbarcavano su un volo in partenza da Teheran e diretto a Tadmur, in Siria. Questi jihadisti sciiti, quindi, sono stati successivamente fotografati e ripresi in Siria in mimetica, mentre combattevano per il regime di Damasco (Tweet).

Stante quanto dimostrato, e’ necessario che la compagnia franco-italiana ATR, sospenda immediatamente l’accordo firmato con la Iran Air, per la vendita di 20 ATR 72-600 (con una opzione di altri venti), valevole oltre un miliardo di euro. Non e’ possibile infatti garantire che, i vettori che verranno consegnati dalla ATR, non vengano usati per scopi militari, per trasferire in Siria (e altrove), non solo miliziani, ma anche armi e munizioni.

La continuazione di questo accordo, lo ricordiamo, porterebbe eventualmente anche la stessa ATR a rendersi complice delle violazioni delle normative internazionali dell’ICAO, da anni commesse dal regime iraniano!

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Javad Zarif, Ministro degli Esteri iraniano, ha passato l’ultimo mese impegnato in un importante tour diplomatico. Un viaggio in primis in Medioriente e in Nord Africa e, in questi giorni, anche in Europa. Sino a ieri Zarif ha visitato Berlino, mentre oggi e’ a Roma, ove incontrerà Gentiloni e Alfano. Con il Ministro degli Esteri italiano, e’ previsto un punto stampa questa sera.

Perché Zarif ha intrapreso questo tour diplomatico? Perché il Ministro iraniano e’ arrivato anche in Europa? La risposta e’ principalmente una: paura. Gia’, perché dopo l’elezione di Trump alla Casa Bianca, la festa per il regime iraniano e’ praticamente finita. 

Nonostante il durissimo dibattito interno negli Stati Uniti sulla Presidenza Trump e sul Russian Gate, la Casa Bianca e il Congresso concordano praticamente su una cosa sola: il regime iraniano e’ un pericolo che va fermato. Per questa ragione, in queste ore, e’ in discussione – già approvata dal Senato – alla Camera dei Rappresentanti la nuova proposta di legge per imporre nuove sanzioni economiche contro Teheran (link). Parallelamente, il Presidente Trump studia l’organizzazione di una “Camp David Araba”, per rilanciare le alleanze tradizionali di Washington in Medioriente (mei.edu).

In questo contesto, si inserisce ovviamente la crisi tra CCG e Qatar. Il regime iraniano sta tentato di approfittare della crisi per stringere una alleanza con Doha, ma sa che dalle parole ai fatti la distanza e’ lunga. Per questo, non casualmente, Zarif sta chiedendo una mediazione europea nella crisi del Golfo, allo scopo di dividere il Vecchio Continente dagli Stati Uniti e imporre la linea iraniana. 

Lo Zarif atterrato a Roma in queste ore, pero’, e’ un Ministro debole e poco rappresentativo: a differenza di quattro anni fa, infatti, la fazione di Rouhani – pur vincendo alle elezioni – e’ quasi totalmente bloccata dall’opposizione di Khamenei e dei Pasdaran, ovvero di coloro che, praticamente, hanno in mano buona parte dell’economia iraniana. Solo ieri, si badi bene, il Capo dei Pasdaran Jafari ribadiva che l’Iran non doveva “dipendere dagli stranieri” per il suo sviluppo economico. Khamenei, da parte sua, in questi giorni ha invocato la jihad contro il mondo intero, India compresa

Ecco perché, al di la’ delle parole poco credibili di personalità come la Mogherini, investire politicamente in questo periodo sull’Iran e sulla fazione di Rouhani e Zarif, e’ una strategia perdente. L’era Obama e’ finita e con essa anche le protezioni di cui la lobby filo regime iraniano – e filo fratellanza mussulmana – godeva a Washington. Con o senza Trump, la strategia americana in Medioriente sara’ di opposizione a Teheran e non di mano tesa.

Con quanto suddetto, non si vuole intendere che che presto assisteremo alla morte ufficiale dell’Iran Deal o una guerra tra Iran e Stati Uniti, ma sicuramente che la nuova strategia di sanzioni e contenimento degli Ayatollah della Casa Bianca, di fatto, renderà nullo quanto sottoscritto nel 2015 e pericoloso per le compagnie europee con interessi negli Usa, investire sia a Teheran che a Washington.

Tutto ciò, vale soprattutto per il Governo italiano che, purtroppo, recentemente ha permesso ad una banca iraniana – sotto sanzioni ancora negli Usa – di aprire un ufficio a Roma. L’Italia ha un ruolo di primo piano in Paesi come il Libano, attraverso la missione Unifil 2. La strategia americana anti-Iran, si concentrerà moltissimo su Hezbollah, considerato un pericolo non solo da Israele, ma dal mondo arabo e dagli stessi Stati Uniti per il ruolo del Partito di Dio nel narcotraffico in America Latina. Pretendere un cambiamento radicale delle politiche di sostegno iraniano al terrorismo internazionale, dovrebbe rappresentare quindi per Roma una priorità, per la tutela degli stessi interessi  nazionali italiani. 

 

 

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Dopo l’appello di ieri, firmato dai parlamentari italiani, oggi esce un nuovo appello contro il regime iraniano, questa volta sottoscritto da 265 membri del Parlamento europeo (link).

Si tratta di un appello durissimo, che condanna Teheran non solo per le esecuzioni capitali – il 55% delle esecuzioni mondiali avviene in Iran – ma anche per l’assenza dei diritti delle donne e per il massacro degli oppositori politici compiuto nel 1988. In tema di pena di morte, per la cronaca, l’appello ricorda che questa pratica e’ sostenuta dallo stesso Presidente Rouhani, che le ha definite parte della “legge Divina”.

La parte più forte dell’appello, e’ quella finale, ove si chiede esplicitamente di inserire le Guardie Rivoluzionarie iraniane – i famosi Pasdaran – nella blacklist dell’Unione Europea, non solo per il sostegno al terrorismo, ma anche per il capillare controllo dell’economia iraniana.

L’appello, fortunatamente, e’ stato firmato anche da numerosi deputati italiani tra i quali ricordiamo: Barbara Spinelli, Remo Sarnagiotto, David Sassoli, Salvatore Domenico Pogliese, Aldo Patriciello, Alessia Maria Mosca, Fulvio Martusciello, Elena Gentile, Elisabetta Gardini, Lorenzo Fontana, Raffaele Fitto, Paolo De Castro, Andrea Cozzolino, Silvia Costa, Mercedes Bresso, Nicola Caputo e Renata Briano (link).

Stasera, come riportato dalla stampa, arriverà in Italia il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif. A giudicare dai due appelli pubblicati in questi giorni, riteniamo sia un dovere da parte del Ministro Alfano e del Premier Gentiloni, riportare a Zarif le richieste dei legislatori italiani ed europei. 

 

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Il sito della resistenza iraniana del MeK, i Mojahedin del Popolo Iraniano, riporta una notizia davvero importante: la maggior parte dei parlamentari italiani ha firmato un documento che chiede la condanna del regime iraniano per il Massacro del 1988 (NCR-Iran.org).

Il Massacro del 1988, si riferisce all’eliminazione di oltre 33,000 oppositori politici da parte dei sostenitori di Khomeini, la maggior parte dei quali parte del MeK. Un massacro restato impunito e tutt’ora rivendicato con orgoglio da buona parte dell’establishment clericale iraniano, Ali Khamenei in testa.

Non solo: quel massacro fu perpetrato da una “Commissione della Morte”. Due dei giudici di quella Commissione, sono ancora parte attiva della politica iraniana: il primo, Ebrahim Raisi, e’ stato uno dei candidati alle recenti elezioni Presidenziali. Il secondo, Mostafa Pourmohammadi, e’ il Ministro della Giustizia del Governo di Hassan Rouhani.

Ricordiamo anche che, pochi mesi fa, un audio venne pubblicato dal figlio del defunto Ayatollah Montazeri, per anni considerato il naturale successore di Khomeini. In quell’audio, Montazeri – parlando davanti ai giudici della Commissione della Morte – condannava il massacro di oppositori politici in atto in Iran. Per aver pubblicato quell’audio, il figlio di Montazeri e’ stato arrestato e condannato al carcere.

Dell’appello pubblicato dal MeK vogliamo sottolineare due cose: la prima e’, come suddetto, la richiesta al Governo Italiano di condannare il regime iraniano per il Massacro del 1988. La seconda, altrettanto importante, e’ la richiesta di condizionare le relazioni tra Italia e Iran, alla fine delle esecuzioni capitali nella Repubblica Islamica.

Tra i firmatari di questo appello, anche il Vice Presidente della Camera dei Deputati Luigi di Maio. Chissà cosa ne penserà il suo collega di partito Manlio di Stefano, notoriamente un sostenitore del regime iraniano, ammiratore di Ali Khamenei e ospite fisso del canale in inglese del regime khomeinista, Press TV.

Il Massacro del 1988

Audio Ayatollah Montazeri