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Irán quiere colaborar con la industria cubana

Alla Link farebbero bene a farsi fare una bella benedizione, perché sembrano incapaci di azzercarne una, politicamente parlando. Dopo il caso del Professor Mifsud, su cui si è scomodato l’attorney general americano Barr e su cui Conte ha dovuto riferire persino ieri al Copasir, ora ne combinano una nuova.

Oggi, nell’ambito degli eventi per il Festival della Diplomazia, proprio alla Link Campus University, è previsto nella prima mattinata un evento su Arabia Saudita e Iran, che sarà moderato da Alberto Negri, da sempre sostenitore delle posizioni filo-Teheran. A rappresentare la parte iraniana, ci sarà l’Ambasciatore Kambiz Sheikh Hasani, già rappresentante iraniano a Cuba, Canada e Nuova Zelanda.

Ma Hasani non parlerà ovviamente in quanto Ambasciatore, essendo andato in pensione. No, parlerà a nome del think tank iraniano IPIS, ovvero lo stesso think tank che nel 2006 ha organizzato a Teheran un evento negazionista dell’Olocausto e che, un anno addietro, ha preso parte ad una audizione alla Commissione Esteri della Camera dei Deputati, in cui è stato espressamente negato il diritto di Israele ad esistere. Una audizione talmente scandalosa, che la stessa presidente Marta Grande, ha dovuto prendere pubblicamente posizione, prendendo le distanze da quanto affermato.

Purtroppo però, tutto questo non è bastato per chiudere le porte ai ricercatori dell’IPIS. Peggio, poco dopo essere arrivato a Teheran, l’Ambasciatore italiano Perrone ha pensato bene di andare ad incontrare il Presidente dell’IPIS, elogandone il lavoro trentennale di “analisi strategica”….

Per la cronaca, da Ambasciatore iraniano a Cuba, lo stesso Kambiz Sheikh Hasani ha espresso la speranza che “l’invasione sionista finisca presto e la Palestina venga liberata“, che nel linguaggio iraniano significa la cancellazione di Israele dalle mappe, come epressamente affermato dalla Guida Suprema Ali Khamenei…

Link Campus University Rome - Kako na Master - INO EDUKACIJA

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Ieri, parlando da New York – dove si trova con il Ministro di Di Maio per l’annuale apertura dell’Assemblea Generale dell’ONU – il Premier giallorosso Giuseppe (o Giuseppi?) Conte, ha rilasciato delle dichiarazioni sull’Iran. Oltre ai soliti convenevoli sul dialogo, sulla preservazione del JCPOA e sull’importanza dei trattati di non proliferazione – ormai dei prestampati praticamente – Conte ha affermato che e’ necessario “assicurare la libertà di navigazione, tenendo presenti anche le sue importanti ricadute sull’economia globale”.

Se questo e’ quello che Conte pensa veramente, se davvero e’ interessato a mantenere la liberta’ di navigazione per tutelare l’economia globale, allora deve portare il Governo che presiede a condannare senza se e senza ma il regime iraniano. Ovvero, deve chiedere al suo Ministro degli Esteri Luigi Di Maio (o The Majo?), di mettere anche la firma italiana al comunicato ufficiale di condanna gia’ fatto da Francia, Germania e Gran Bretagna, dopo l’inaudito attacco ordinato da Teheran, contro oleodotti sauditi di Abqaiq.

Queste azioni, veri e proprio atti di guerra, unite alla drammatica presenza di milizie sciite in Iraq, Siria, Libano e Yemen e alle minacce che la marina dei Pasdaran causa a tutta l’area del Golfo, sono la vera e unica causa dell’instabilita’ mediorientale a cui stiamo assistendo oggi. Senza una posizione chiara su questi temi, senza obbligare Teheran a retrocedere dai suoi progetti imperialisti e fondamentalisti, ogni tipo di invocazione al dialogo rimarra’ carta straccia. Cosi come mera carta straccia e’ stato, nei fatti, il JCPOA…

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Le sanzioni americane contro l’Iran – nonostante l’Instex – stanno colpendo duramente la Repubblica Islamica. Secondo il report recente rilasciato dalla Commissione Europea, l’interscambio tra Teheran e i 28 dell’UE negli ultimi sei mesi del 2019, e’ pari solamente al 25% di quello dell’anno precedente.

Tra gennaio e giugno 2019, infatti, l’interscambio Iran – UE e’ stato di 2.558 miliardi di euro, un quarto (come suddetto), rispetto ai primi sei mesi del 2018. In particolare, l’export UE verso l’Iran e’ sceso del 53%, attestandosi sui 2.14 milardi di euro. Nello stesso tempo, l’import dall’Iran verso l’UE e’ sceso del 93% (quasi azzerrato quindi), attenstandosi sui 416 milioni di euro.

EU Iran export and import in the first half of 2017-2019( billion of Euros)

Interscambio Iran – UE 2017 – 2019

Tra i Paesi UE, la Germania resta il principale esportatore di beni verso l’Iran, con un export che pero’ oggi vale solo 677 milioni di euro (la meta’ dei primi sei mesi dell’anno precedente). Simile discorso per l’Italia: Roma e’ il secondo esportatore europeo verso l’Iran, ma vende prodotti per soli 375 milioni di dollari. L’Italia e’ ancora pero’ il primo importatore di beni iraniani (parliamo quasi solo di petrolio) ma, rispetto allo scorso anno, l’import e’ di soli 94 milioni di euro nella prima meta’ del 2019. Per quanto concerne la Francia, Parigi ha importato beni iraniani per un valore di 10 milioni di euro (nei primi sei mesi del 2018 il valore era 1.18 miliardi di euro…Praticamente e’ rimasto solo l’1% dell’import…).

Iran's exports to its main trading partners in Europe in billions of Euros

Export iraniano in Europa

Pessime sono anche le stime dell’FMI per quanto concerne il PIL iraniano. Nel recente World Economic Outlook, la contrazione del PIL iraniano viene stimata al 9.3%, secondo quanto viene anticipato dal Financial Times (riportato ieri da Roberto Bongiorni su Il Sole 24 Ore).

L’obiettivo del Presidente Trump e’ noto ed e’ stato espresso dal Segretario di Stato Pompeo nei 12 punti che Washington chiede a Teheran di mettere sul piatto del negoziato per un nuovo accordo. Tra le richieste la fine dello sviluppo del programma missilistico, la fine dell’ingerenza negli affari interni di numerosi Paesi della regione mediorientale, il ritiro totale iraniano dalla Siria, la fine del sostegno al terrorismo e la fine delle minacce all’esistenza di Paesi come Israele e Arabia Saudita

 

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Egregio Presidente Fico,

Le scriviamo in considerazione della Sua attenzione al tema dei diritti umani. Le scriviamo anche perche’ ricordiamo che, quando qualche mese addietro accolse il nuovo Ambasciatore del regime iraniano in Italia Hamid Bayat, lei sollevo’ pubblicamente la questione di Ahmadreza Djalali, prigioniero politico iraniano, condannato alla pena capitale con una fasulla e infame accusa di spionaggio.

Il 16 maggio 2019 Amnesty International ha scritto al Procuratore Generale di Teheran Ali Aghasi Mehr, per denunciare il drammatico stato di salute di Ahmadreza Djalali. Dall’inizio della sua detenzione, Ahmadreza ha perso 24 kg, arrivando a pesare oggi solamente 51 kg. Peggio, secondo alcune analisi fatte in carcere, Ahmadreza ha subito un drammatico abbassamento del livello dei globuli bianchi nel suo sangue. Un risultato che richiederebbe un immediato ricovero ospedaliero, in un dipartimento di ematologia e oncologia.

In due occasioni, nel febbraio del 2019, Teheran ha autorizzato il ricovero esterno, ma ha preteso di trascinare Ahmadreza in ospedale vestito con l’uniforme da detenuto. Un affronto alla dignita’ che, chiaramente, Ahmadreza Djalali ha rifiutato. Un rifiuto dettato anche da quanto successo nel novembre 2018 quando, dopo aver subito una operazione, Ahmadreza fu bloccato nel suo letto di ospedale con delle manette ai piedi. Davanti al diniego di Ahmadreza ad indossare l’uniforme da detenuto, il regime iraniano ha cancellato i ricoveri ospedalieri.

Vorremmo solo qui ricordare che Ahmadreza Djalali – per anni ricercatore medico all’Universita’ del Piemonte Orientale – e’ stato arrestato con l’accusa di spionaggio e costretto ad una confessione forzata. Il suo arresto rientra nella campagna del regime di rapimento dei cittadini iraniani con doppia cittadinanza. Cittadini a cui viene prima proposto di diventare spie e – nel caso di rifiuto della proposta – che poi vengono arrestati e accusati a loro volta di spionaggio. Nel novembre del 2017, le stesse Nazioni Unite hanno richiesto l’immediato rilascio di Ahmadreza Djalali, ricononoscendogli anche il diritto ad un indennizzo per il danno subito.

Con questa lettera-appello, quindi, Le chiediamo nuovamente di intervenire, pretendendo dall’Iran l’immediata autorizzazione al ricovero di Ahmadreza Djalali e la garanzia al detenuto di un nuovo processo equo, nel rispetto delle regole fondamentali dello Stato di Diritto, drammaticamente assente nella Repubblica Islamica.

Cordiali saluti,

No Pasdaran

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Ieri il Governo americano ha inserito nella lista delle sanzioni Kassem Chams, cittadino libanese, responsabile di aver messo in piedi un business di riciclaggio di denaro – affliato direttamente ad Hezbollah – allo scopo di ripulire i soldi del narcotraffico.

Secondo le accuse, per mezzo della sua “Chams Exchange”, Kassem Chams era in contatto diretto con narcotrafficanti libanesi come Ayman Said Joumaa – gia’ sotto sanzioni americane dal 2011, anche lui uomo di Hezbollah – e il cartello della droga colombiano La Oficina De Envigado. Per loro conto e per conto diretto di Hezbollah, Kassem ripuliva milioni di dollari, facendoli transiltare in numerosi Paesi del mondo quali Australia, Colombia, Italia, Libano, Olanda, Spagna, Venezuela, Francia, Brasile e Stati Uniti.

L’operazione del Dipartimento del Tesoro, rientra nella piu’ grande operazione della DEA – Dipartimento antidroga americano – denominta “Progetto Cassandra”, che mira a bloccare i traffici criminali (e il network di sostegno) del movimento terrorista libanese Hezbollah. Purtroppo, come denunciato da Politico nel 2017, per lungo tempo questa operazione ha subito una battuta d’arresto, legata alla volonta’ dell’ex Presidente Obama di favorire l’appeasment verso l’Iran (Hezbollah, come noto, e’ solo una longa manus dei Pasdaran in Libano).

Ora, con Trump, l’operazione anti-Hezbollah e anti-IRGC e’ ripartita duramente. Dietro gli affari della Chams Exchange. c’era anche la Banca Centrale Libanese che – nonostante gli avvisi americani – aveva concesso al Kassam Chams tutte le autorizzazioni e le licenze di cui necessitava per operare. Ad oggi, sono almeno 40 tra societa’ e individui, inseriti nella lista delle sanzioni USA, per la loro appartenenza al network illecito di Hezbollah.

hezbollah

facebook propaganda

Il Dipartimento sicurezza di Facebook ha reso noto ieri di aver rimosso 2632 fake accounts, legati a Iran, Russia, Macedonia e Kossovo. Il popolare social network ha detto di non avere prove che questi account fossero tra loro coordinati, ma ha sottolineato la simile metodologia di lavoro.

Di questi 2632 fake accounts, 513  erano legati al regime iraniano. Accounts che operavano per conto di Teheran da Paesi quali l’Egitto, l’India, l’Indonesia, Israele, l’Italia, il Kashmir, il Kazakhstan e altri Paesi del Medioriente e del Nord Africa. Gli amministratori di questi fake accounts e di gruppi, si spacciavano per organizzazioni politiche o rappresentanti di media, con il preciso scopo di amplificare la risonanza delle tematiche di interesse della Repubblica Islamica (ad esempio argomenti come: Yemen, conflitto israelo-palestinese, India, crisi in Venezuela, terrorismo, Islam). Oltre 15000 dollari sono stati spesi per promuovere queste tematiche sui social (non solo Facebook ma anche Instagram). Secondo Facebook, questi account erano direttamente coordinati dall’Iran.

Ricordiamo che, gia’ nel 2018, Facebook aveva rimosso oltre 600 accounts legati a Mosca e Teheran, per motivi simili a quanto accaduto ieri. In questi ultimi mesi, persino la stessa Unione Europea ha piu’ volte denunciato le aggressive attivita’ informatiche di diversi Paesi, tra cui l’Iran, la Russia e la Corea del Nord (definita come “propaganda ostile” che richiede una ferma risposta). Come sottolineato in queste denunce, lo scopo preciso di questa attivita’ e’ quello di diffendere fake news e quello di indirizzare l’opinione pubblica a sostenere le ragioni di regimi non democratici.

 

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Nasrin Sotoudeh e’ stata condanna a 33 anni di carcere e 148 frustate, per la sua attivita’ di avvocato in favore dei diritti delle donne e dei diritti umani in generale.

Anni di carcere che si sommano ai cinque gia’ inflitti alla Sotoudeh, portando il totale della pena nei suoi confronti a 38 anni di carcere e, per l’appunto, 148 frustate (in pieno stile medievale).

Questa volta, l’ennesimo abuso dei diritti umani in Iran non e’ passato inosservato. La condanna della Sotoudeh e’ stata riportata da tutti i media Occidentali e condannata, miracolo divino, anche dalla portavoce della Mogherini.

In Italia, nonostante il clamore della notizia, dall’area di Governo le condanne sono state pochine. Chi non ha mancato di far sentire la sua voce e’ stato il Vice Premier Matteo Salvini che, in un tweet, ha giudicato la condanna come medievale e ha, giustamente, denunciato il silenzio delle “femministe” di casa nostra.

Prosegue invece l’imbarazzante e inquietante silenzio della Farnesina, teoricamente la voce ufficiale della politica estera italiana. Il silenzio di Moavero si somma a quelli del Premier Giuseppe Conte e dell’altro Vice Premier, Luigi di Maio. Silenzi che indicano o indifferenza o, peggio, passivita’.

Comunque la si metta, si tratta dell’ennesima vergogna italiana nelle relazioni con la Repubblica Islamica dell’Iran. Questa volta, in piena continuita’ con i recenti Governi precedenti…