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Dopo diciassette giorni di ricerche, le forze di sicurezza turche hanno arrestato Abdulkarim Masharipov, uzbeko di 33 anni, soprannominato “Abu Muhammad al-Khorasani” e noto a livello internazionale per essere il terrorista del Reina, ovvero colui che nella notte di capodanno ha ucciso 39 civili innocenti nella famosa discoteca di Istanbul.

Poco dopo l’arresto di Masharipov, il quotidiano turco Miliyet, ha pubblicato un articolo in cui – implicitamente – mette sotto accusa il regime iraniano per quanto accaduto nella capitale turca. Secondo quanto pubblicato, infatti, il terrorista del Reina è stato addestrato in Afghanistan ed è entrato qualche tempo dopo in Iran, dal Pakistan. Incredibilmente, però, Abdulkarim Masharipov è stato liberato senza spiegazione dalle carceri iraniane e lasciato entrare illegalmente in Turchia, passando per l’Azerbaijan iraniano . Entrato in Turchia, il terrorista islamico si è stabilito a Konya con la famiglia (moglie e due figli). Da Konya, quindi, Masharipov sarebbe arrivato ad Istanbul il 16 dicembre 2016 (al-Arabiya).

Il rilascio sospetto di Abdulkarim Masharipov dalle carceri iraniane, riapre purtroppo la gravissima questione delle commistioni tra il regime di Teheran, e il jihadismo sunnita. Come noto, per anni i Pasdaran iraniani, coadiuvati da Hezbollah, hanno fornito addestramento, armi e lasciapassare ai terroristi di al Qaeda (anche agli autori dell’attentato dell’11 settembre 2001). Tutti contatti testimoniati da prove concrete e che hanno portato anche alla condanna del regime iraniano da parte di diverse Corti americane.

In questi ultimi anni, quindi, è stato più volte notato come tra il regime iraniano e Isis, nonostante l’apparente stato di guerra, ci siano numerose commistioni. In particolare, è stato sottolineato come il Califfato svolga una funzione geopolitica fondamentale per l’Iran, permettendo a Teheran di occupare con le milizie sciite Paesi come la Siria e l’Iraq, usando il pretest di Isis per diffondere l’ideologia della Velayat-e Faqih. Tra coloro che accusano il regime degli Ayatollah di commistioni con i jihadisti di al-Baghdadi, ci sono anche due importanti ex diplomatici iraniani, Abolfazl Eslami e Farzad Farhangian. Entrambi hanno defezionato nel 2010, quando i Pasdaran hanno represso il Movimento dell’Onda Verde.

Farzad Farhangian, in particolare, è stato molto duro e ha accusato l’Iran di proteggere Isis e di aver permesso ai terroristi del Califatto di aprire una base operativa presso la città iraniana di Mashhad. Farhangian descrive questa base di Isis a Mashhad, come un centro legato all’intelligence iraniana e il cui scopo è quello di promuovere e favorire il caos all’interno degli Stati arabi della regione, in particolare in Arabia Saudita e in Bahrain.

Il terrorista del Reina

Per approfondire

La funzione provvidenziale unzione geopolitica di Isis per l’Iran, Link: No Pasdaran

Rapporti tra Iran e Talebani, Link: No Pasdaran

Rapporti tra Iran e al Qaeda, Link: No Pasdaran

Ad Istanbul  è ripartito il negoziato sul nucleare iraniano e, se si dovesse dar retta unicamente alle parole di Lady Ashton, è stato costruito un clima costruttivo tra il gruppo del 5+1 e la Repubblica Islamica dell’Iran. Letti i giornali del mondo e facendo affidamento alle immagini che provengono dalla città turca, verrebbe da dire: magari…Peccato, però, che la verità è ben diversa e un semplice sguardo alle agenzie di stampa e ai quotidiani iraniani, fa ben capire che questo nuovo round negoziale – come noi di No Pasdaran avevamo previsto si è risolto in un ennesimo fallimento, utile solo a Teheran per proseguire il suo arricchimento dell’uranio al 20%. Per provare ai nostri lettori quanto suddetto, vi riportiamo brevemente alcune delle reazioni dei principali protagonisti della leadership iraniana, diversi dei quali direttamente coinvolti nel programma nucleare e nel negoziato stesso.

Le reazioni dell’establishment iraniano

Iniziamo con Saeed Jalili, il Segretario del Supremo Consiglio Nazionale per la Sicurezza e Capo del gruppo di negoziatori iraniani presenti ad Istanbul. Jalili, secondo quanto riportato dall’Agenzia di stampa Fars News, ha detto chiaramente che Teheran non ha nessuna intenzione di abbandonare il suo programma nucleare e che il progetto di “sospensione dell’arricchimento dell’U-235 in cambio dell’alleviamento progressivo delle sanzioni internazionali” è parte del passato. Con Saeed Jalili ha parlato anche il Ministro degli Esteri iraniano Ali Akhbar Salehi. Salehi, intervistato alla televisione nazionale domenica notte, ha chiaramente detto che l’Iran continuerà ad arricchire l’uranio a dispetto di ogni tipo di pressione internazionale (fonte agenzia ILNA).Tra gli esponenti politici che hanno rilasciato diverse dichiarazioni c’è anche il Responsabile della Commissione Sicurezza Nazionale ed Esteri del Parlamento iraniano (Majles) Alaeddin Boroujerdi. Boroujerdi, ricevuto qualche tempo fa anche dal parlamentare italiano Dini e in gran segreto dall’allora Ministero degli Esteri Franco Frattini, ripetendo il diritto dell’Iran al suo programma nucleare, ha dichiarato che l’incontro di Baghdad sarà basato sull’alleviamento delle sanzioni (fonte Tehran Times). Le sue parole vanno integrare con quelle del parlamentare Avaz Heidarpour, anch’egli membro della Commissione Sicurezza Nazionale ed Esteri, ha espressamente detto che l’Iran non accetterà di coordinare il suo programma nucleare con “nessun paese nel mondo” (fonte Fars News).

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La diplomazia iraniana, è noto, ama giocare diverse partite allo stesso tempo, molto spesso in contraddizione l’una con l’altra. L’inganno, molto spesso, è facile da scoprire e i reali interessi della Repubblica Islamica escono presto allo scoperto. Nonostante tutto, troppo spesso la diplomazia occidentale accetta l’inganno iraniano, nella speranza di ricevere una miracolosa soluzione divina ai problemi che Teheran pone alla stabilità internazionale.

Nello stesso periodo l’IRI (acronimo di Islamic Republic of Iran), guadagna tempo prezioso per le sue strategie nucleari e per opprimere ogni forma di libertà politica e civile al suo interno. I recenti inganni riguardano la crisi in Siria e i prossimi negoziati sul nucleare del gruppo 5+1, che si svolgeranno ad Istanbul il prossimo 14 aprile.

Per quanto concerne la Siria, la situazione ha del ridicolo. Dall’inizio delle dimostrazioni in Siria, l’Iran è stato il Paese che ha maggiormente sostenuto – politicamente, economicamente e, soprattutto, militarmente – il regime di Bashar al-Assad nelle sue tremende repressioni. In pochi mesi, sull’asfalto delle strade di Homs, di Dara’a o di Damasco, sono rimasti i corpi privi di vita di oltre 9000 esseri umani, Tra loro, donne, anziani e bambini…

Per salvare il suo alleato nella regione, Teheran ha inviato senza scrupoli uomini e mezzi a difesa del regime baathistista. Come dimenticare, infatti, quando Ali Khamenei ha personalmente autorizzato un finanziamento di 6 miliardi di dollari dall’Iran Center for Strategic Research – CSR alla Siria? Come non ricordare la firma a Damasco tra Iran e Siria di un accordo di cooperazione bancaria il 25 maggio del 2010? Come non riportare alla memoria quando le autorità Turche e quelle italiane hanno intercettato tra il dicembre 2010 e il luglio del 2011, due cargo iraniani pieni zeppi di armamenti per Assad? E come non citare la base militare che l’Iran sta costruendo in Siria presso Latakia, del valore di oltre 23 milioni di dollari? Senza scordare quando il Ministro degli Esteri iraniano Ali Akhbar Salehi organizzò, il 27 maggio del 2011, diversi incontri contemporaneamente con le autorità siriane e con quelle nordcoreane….

Insomma, l’Iran ha sfruttato appieno la crisi siriana per ottenere l’intero controllo della Siria, diventata praticamente un avamposto della Repubblica Islamica alle porte del Mediterraneo. Ed ecco l’inganno: il regime che salva Assad, riceve in pompa magna l’inviato speciale delle Nazioni Unite Kofi Annan, autore di un piano di stabilizzazione della Siria che si è rivelato un vero e proprio fallimento.

L’uomo che da Segretario delle Nazioni Unite, in combutta con l’allora Segretario dell’AIEA Mohammed El Baradei, contribuì a lasciare campo libero all’Iran per il suo programma nucleare militare, si è presentato a Teheran pietendo un aiuto per costringere Assad a comportarsi da essere umano. Peccato che, nuovamente, tutte queste strette di mano serviranno a ben poco. Nelle stesse ore dell’arrivo di Annan a Teheran, infatti, il regime diffondeva duplici notizie all’apparenza contraddittorie: per un verso il parlamentare Hossein Sheikholeslam annunciava che l’Iran aveva stabilito dei contatti con l’opposizione siriana. D’altra parte, però, il regime chiariva pubblicamente di non accettare una soluzione alternativa per la Siria, diversa da quella che vede Bashar al Assad al timone della Siria. Insomma, un gioco a somma zero che serve solamente alla diplomazia iraniana per continuare il suo gioco del gatto con il topo.

L’altro inganno di queste ore riguarda i prossimi negoziati sul nucleare in programma ad Istanbul il prossimo 14 aprile. Come abbiamo già dimostrato nell’articolo intitolato “Ad Istanbul riprendono i colloqui del 5+1: l’Iran sta bleffando ecco perché…”, l’Iran ha accettato di andare nella cittàturca a discutere di nucleare, unicamente con lo scopo di guadagnare tempo. Non soltanto le autorità iraniane hanno seccamente rifiutato di fermare l’arricchimento dell’uranio al 20% e di fermare il sito sotterraneo di Qom, ma il regime ha annunciato anche ulteriori successi tecnologici nell’impianto nucleare di Natanz.

In occasione della Giornata Nazionale per la Tecnologia Nucleare dalla città santa di Qom Fereidoun Abbasi, il Capo dell’Organizzazione per l’Energia Atomica dell’Iran – AEOI, ha annunciato che il regime ha triplicato la capacità di separazione dell’U-235 nelle centrifughe di Natanz e ha installato ulteriori 164 cascate per installare nuove centrifughe nella centrale. A Natanz, va ricordato, sono stati già prodott 73,1 Kg dell’isotopo di uranio U-245 arricchito al 20% !!!

Insomma, niente di nuovo sul fronte orientale: la diplomazia iraniana inganna e quella occidentale, in cambio di una pace fittizia, mangia la foglia…

Il 14 aprile, a Istanbul, riprenderanno i colloqui per trovare una soluzione sul programma nucleare iraniano, di chiaro stampo militare. L’Iran, apparentemente, avrebbe ceduto al peso delle sanzioni e si sarebbe quindi mostrato disponibile, previa anche la mediazione del Premier turco Erdogan di ritorno da Teheran, a scendere a più miti consigli. Il gruppo del 5+1 (Stati Uniti, Cina, Russia, Gran Bretagna, Francia e Germania) s’incontrerà, come detto, prima nella capitale turca e poi, in un secondo round a data da definirsi, nella capitale irachena Baghdad.

Non soltanto: in questi giorni, si è parlato parecchio di un messaggio personale del Presidente americano Barack Obama alla Guida Suprema iraniana Ali Khamenei. Nella missiva, secondo indiscrezioni, il Presidente statunitense accetterebbe l’ipotesi di un Iran nucleare in cambio della dimostrazione, da parte di Teheran, del fatto che il programma nucleare è unicamente orientato a scopi civili.

Ancora una volta, però, sembra di rivedere una storia già vissuta più e più volte. Purtroppo, al di là delle più rosee aspettative, la diplomazia internazionale rischia di rifare un nuovo buco nell’acqua, garantendo di conseguenza a Teheran un tempo ancora più lungo per proseguire nell’arricchimento dell’uranio al 20% e nel trasferimento delle centrifughe IR-1 nel sito sotterraneo di Fordow (situato vicino alla città santa di Qom).

Purtroppo, le indicazioni negative sembrano parlare chiaro ed è bene che le potenze interessate siano ben coscienti delle conseguenze negative di questo costante temporeggiamento. Di seguito tre dei motivi centrali che rendono molto difficile l’arrivo a un reale accordo nei prossimi negoziati di Istanbul:

1. Teheran non ha alcuna intenzione di rispettare le richieste fatte dal Gruppo del 5+1 e dalla stessa Unione Europea, ovvero la chiusura del sito sotterraneo di Fordow (scoperto nel 2009) e la fine dell’arricchimento dell’uranio al 20% (del tutto inutile per un programma nucleare pacifico). L’Iran ha immediatamente risposto picche a questa richiesta: il Ministro degli Esteri Ali Akhaber Salehi ha detto che il suo Paese andrà a negoziato senza precondizioni, mentre il Capo dell’Agenzia Atomica Iraniana-AEOI Fereydoun Abbasi, ha subito chiarito che l’Iran non chiuderà mai il sito di Fordow e che le richieste del 5+1 sono inaccettabili;

2. Quando tra il 2003 e il 2004, all’epoca del Presidente riformista Mohammad Khatami, l’Iran sembrava scendere a patti sul nucleare, il petrolio costava 25 dollari al barile. Oggi, invece, il petrolio costa 100 dollari a barile e, nonostante le sanzioni e la crisi economica in cui versa l’Iran, il regime non si sente ancora con l’acqua alla gola. I fondi ricavati dal greggio, nonostante non arrivino al popolo (l’inflazione e la disoccupazione in Iran sono alle stelle), riescono comunque ad alimentare la corruzione dell’establishment iraniano e le Guardie Rivoluzionarie che oggi controllano buona parte dell’economia iraniana e il programma nucleare per intero;

3. Khamenei non intende in alcun modo scendere a patti con gli Stati Uniti e l’Occidente. Il rischio di un’occidentalizzazione della società iraniana, infatti, è troppo alto e il regime rischierebbe di esplodere sotto la pressione del malcontento popolare. Proprio in questi giorni, va ricordato, l’Ayatollah Ali Akhbar Hashemi Rafsanjani (ex Presidente, oggi a capo del Consiglio per il Discernimento) aveva aperto a possibili relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti. Le reazioni in Iran sono state furenti e “lo squalo” è stato ridotto al silenzio. La leadership iraniana, Khamenei e Pasdaran in testa, preferiscono l’idea di affrontare un conflitto militare, piuttosto che rischiare di affrontare direttamente gli effetti del calo costante di legittimità del concetto stesso di Repubblica Islamica.

L’obiettivo centrale del regime iraniano oggi è uno solo: guadagnare tempo illudendo l’Occidente con buoni propositi. Il pensiero di Khamenei, al contrario, è molto chiaro: Gheddafi è caduto dopo aver rinunciato al suo programma nucleare e lui non intende fare la stessa fine. L’esempio, ovviamente, è quello della Corea del Nord, un partner centrale nello sviluppo del programma missilistico iraniano.

Intanto è arrivata anche l’ammissione, indiretta, che il programma nucleare iraniano non è assolutamente orientato a fini pacifici: il parlamentare iraniano Gholamreza Mesbahi Moghadam, infatti, ha dichiarato al sito internet del Parlamento iraniano, che l’Iran possiede già oggi le conoscenze scientifiche e le tecnologie necessarie per produrre una bomba atomica.

Ricadendo nell’inganno del regime iraniano, la diplomazia internazionale sta spingendo sempre di più il mondo verso il baratro dello scontro. L’Occidente sta preferendo l’illusione di pochi mesi ad una soluzione reale del problema. Per evitare il peggio è necessario che il 5+1 parli con una voce sola, stringa ancora di più la morsa delle sanzioni internazionali ed imponga a Teheran delle condizioni inamovibili prima di ritornare al tavolo del negoziato. Altre strade avranno, purtroppo, conseguenze irrimediabili…