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E alla fine la radioattività c’era, proprio come avevano denunciato gli israeliani, dopo che il Mossad era riuscito ad impadronirsi di migliaia di file sul programma nucleare iraniano, nascosti in un magazzino situato presso il distretto di Shorabad, nella capitale Teheran.

Qualche mese dopo, durante il suo discorso alle Nazioni Unite nel settembre 2018, lo stesso Netanyahu rivelo’ anche l’esistenza di un sito nucleare non dichiarato – situato presso il distretto di Turquzabad, sempre nell’area di Teheran – ove gli iraniani aveva rimosso nell’agosto del 2018, 15 kg di uranio arricchito, allo scopo di nasconderlo all’AIEA.

Peccato che era ormai troppo tardi: dopo la conferenza stampa dell’aprile 2018, gli israeliani passarono le copie di tutto il materiale trovato nel magazzino di Shorabad, agli ispettori dell’Agenzia Atomica Internazionali. A loro volta, qualche settimana dopo, gli ispettori si recarono nella Repubblica Islamica, visitando anche il sito di Turquzabad e raccogliendo alcuni campioni di materiale.

Ora, a distanza di quasi un anno da quegli eventi (dieci mesi), viene rivelato che – al contrario di quello che sosteneva il regime iraniano – non si trattava di una grande bufala: secondo quanto rivelato da Canale 13 israeliano, l’AIEA ha trovato infatti tracce di materiale radiattivo nel sito di Turquzabad, in violazione dell’accordo nucleare del 2015.

Oggi all’AIEA – su richiesta americana – ci sara’ una riunione speciale sull’Iran, legata all’annuncio di Teheran di voler arricchiere l’uranio oltre il 3.67% e in quantita’ superiore ai 300 kg. Probabilmente, la speranza americana e israeliana e’ che ora l’AIEA rilasci anche un report ufficiale, che contenga quanto scoperto a Turquzabad, dimostrando fattualmente che l’Iran non ha mai rinunciato al proposito di sviluppare un programma nucleare parallelo, con lo scopo di riuscire a costruire un ordigno atomico.

 

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Prima c’e’ stata la nomina del nuovo capo dei Pasdaran, Hossein Salami, che ha preso il posto di Ali Jafari. Hossein Salami e’ noto per essere un oltranzista, uno che non ha mai mancato di fare discorsi estremisti, predicando lo scontro diretto con i valori Occidentali e con gli Stati Uniti, Israele e l’Arabia Saudita.

Oggi, quindi, Khamenei – che e’ il Capo dei Pasdaran – ha deciso di fare altri due cambi al vertice dei Pasdaran: ha promosso l’ex Capo della Marina Pasdaran Ali Fadavi a Tenente Comandante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie – praticamente il vice di Salami – e Mohammad Reza Naqdi a Vice Comandante IRGC per il coordinamento.

Sono due mosse importanti: Fadavi e’ noto per aver sempre affermato che era necessario cacciare gli americani dal Golfo Persico, sostendendo di essere disposto ad un confronto diretto nel caso in cui le forze USA avessero violato le acque territoriali iraniane. Una affermazione che va vista non solo strettamente nel limite delle classiche acque territoriali nazionali, ma in maniera larga, visto che l’Iran praticamente considera lo Stretto di Hormuz come un suo possesso esclusivo.

La promozione di Naqdi al coordinamento, invece, ha un significato interno: Naqdi e’ stato per anni il capo dei Basij, la milizia volontaria agli ordini dei Pasdaran, responsabile per reprimere il dissenso interno e sfruttabile per azioni suicide all’esterno. La scelta di Naqdi al coordinamento, indica quindi che il regime si aspetta possibili scenari di proteste popolari, che verranno affrontate con l’arma della repressione. Peggio, l’obiettivo principale ora deve essere quello di evitare nuove proteste in stile 2009, 2011 o anche quelle contro la corruzione finanziaria del 2017. L’obiettivo vero e’ anticiparle, reprimendo il dissenso prima che questo arrivi alla piazza. Naqdi, in questo senso – alleato di giudici dei Tribunali Rivoluzionari come Mohammad Moghiseh e del nuovo capo della Magistratura Raisi (possibile successore di Khamenei) – e’ putroppo la personalita’ ideale. Ovviamente, nel pacchetto delle repressioni possibili, va calcolato anche quello contro leader politici nazionali non allienati, come avvenne per Mousavi e Karroubi nel 2009. A buon intenditor, poche parole direbbe Khamenei…

tasnim

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In questi giorni il tema delle Alture del Golan, e’ ritornato al centro dell’attenzione internazionale. Il Presidente americano Trump ha ufficialmente riconosciuto la parte del Golan in mano ad Israele, come parte del territorio israeliano. Una mossa che, come previsto, ha visto la contrarieta’ dei Paesi arabi, del regime iraniano (e della Siria chiaramente), ma anche quella dell’Unione Europea.

Per la UE, ha parlato Federica Mogherini che – come previsto – ha affermato che l’Unione si attiene al diritto internazionale, rifiutando quindi di riconoscere la sovranita’ israeliana su quell’area. Vogliamo quindi soffermarci su due aspetti della presa di posizione della Mogherini: la questione relativa al diritto internazionale e quella – piu’ importante – relativa alla questione geopolitica.

Sul tema del diritto internazionale, il nodo dello scontro e’ la risoluzione 242 delle Nazioni Unite, approvata dopo la guerra del 1967. In quella risoluzione, assai controversa, si chiedeva il ritiro israeliano dai “territori occupati nel recente conflitto”, ma si chiedeva anche “la fine di ogni belligeranza e il rispetto della sovranita’, dell’integrita’ territoriale e dell’indipendenza” di ogni Stato dell’area. I Paesi arabi usarono solo il primo punto della risoluzione, mentre Israele mise il secondo punto al centro dell’analisi, sottolineando come non era possibile un ritiro senza delle garanzie chiare. Insomma, un gioco a somma zero.

Analizzare la questione del Golan solamente dal punto di vista del diritto, pero’, e’ estremamente limitativo e da ignoranti. Non solo perche’, oggettivamente, la parte del Golan in mano israeliana e’ stata risparmiata in questi anni dalla folle guerra siriana, ma soprattutto perche’ – dal 2011 ad oggi – il regime iraniano e’ direttamente intervenuto nella guerra in Siria e sta costantemente provando (anche per mezzo di Hezbollah) a far diventare il Golan siriano un avamposto di Teheran nel mondo arabo.

Senza affrontare questo nodo geopolitico, parlare di diritto internazionale, reagire al riconoscimento di Trump o altre azioni simili, rappresentano solo reazioni politiche vuote, che dimostrano – ancora una volta – l’inconsistenza della UE in politica estera. Bruxelles e’ libera di non riconoscere la sovranita’ israeliana in quell’area, questo non e’ il problema vero. Il tema centrale pero’ e’ il fatto che, mettersi a parlare del Golan israeliano quando per anni la UE – ovvero la signora Mogherini – e’ rimasta zitta davanti all’avanzata di Teheran nel Golan siriano, e’ ridicolo e pericoloso.

Senza un ritiro del regime iraniano e dei suoi proxy dalla Siria, nessuna pace regionale sara’ possibile. Questo lo ha capito persino la Russia, che ha inviato il suo Ministro della Difesa a Damasco, per dirlo in faccia ad Assad. Ovviamente, solo la Mogherini – l’amica personale di Zarif – non lo ha capito. Perche’? Perche’ e’ indatta a ricoprire quella posizione. Punto!

Le basi iraniane in Siria

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danimarca

Secondo quanto annunciato dal Ministro degli Esteri della Danimarca, Andres Samuelsen, l’Unione Europea avrebbe accettato di mettere una unita’ dell’intelligence iraniana (e due membri di questa unita’), nella lista delle sanzioni.

Copenaghen ha anche fatto i nomi dei due membri dell’Unita’ che verranno sanzionati: si tratta di Saeid Hashemi Moghadam e Assadollah Asadi, ufficialmente “diplomatici” iraniani accreditati a Vienna, ma in realta’ agenti dell’intelligence.

Si tratta di una reazione alle azioni del regime iraniano che, negli ultimi mesi, ha intensificato la sua attivita’ in Europa, cercando soprattutto di colpire rappresentanti dell’opposizione al regime.

I due “diplomatici iraniani” sanzionati dall’UE, sono direttamente coinvolti nel tentativo iraniano di colpire in Francia durante l’annuale meeting del MeK – Mojahedin del Popolo – un evento a cui era presente anche una delegazione di parlamentari italiani, che ha rischiato di perdere la vita.

In queste ore, quindi, il Ministro degli Esteri oldandese Stef Blok ha mandato una lettera al Parlamento, affermando di avere le prove che, dietro la morte di due dissidenti iraniani con passaporto olandese, ci sono proprio i servizi segreti della Repubblica Islamica. Il primo dissidente fu ucciso ad Almere nel 2015, mentre il secondo fu ucciso all’Aja.

Infine, ricordiamo che qualche settimana fa l’Albania ha espulso l’Ambasciatore iraniano a Tirana e un alto diplomato iraniano di stanza nella stessa Ambasciata: i due sono accusati di essere membri dell’intelligence iraniana e di aver complotatto contro la sicurezza nazionale albanese. In particolare, sono accusati di aver provato ad organizzare un attentato durante la partita di calcio Albania – Israele nel 2016.

Questa decisione UE rappresenta un passo importante, ma e’ solo un piccolo passo. Senza inserire nella lista delle sanzioni i Pasdaran, la Forza Quds e tutto il Ministero dell’Intelligence iraniano (MOIS) – che e’ sotto il diretto comando di Rouhani – non si riuscira’ veramente a fermare l’attivita’ eversiva di Teheran in Europa e nel mondo intero!

bolton

Imam Khamenei & Ziad al-Nakhala

In meno di due settimane, i principali leader iraniani, hanno ricevuto a Teheran una delegazione dei gruppi terroristi palestinesi di Hamas e una della Jihad Islamica. In entrambi i casi, i leader iraniani hanno ribadito il loro totale sostegno alla “causa palestinese”, attaccando i Paesi arabi che dialogano con Israele e invitandoli a rientrare “nella casa dell’Islam”

Il termine “casa dell’Islam, perpetua il dualismo del noi contro loro, ovvero del Dar al-Islam – la casa dell’Islam – contro il Dar al Harb – la Dimora della Guerra, ovvero dove sono situati tutti quelli che non sono mussulmani che, se si azzardano ad essere alleati di attori considerati nemici, possono essere considerati apostati anche loro e attaccati direttamente.

Nel suo incontro con i terroristi della Jihad Islamica, Khamenei ha ribadito il suo mantra della prossima distruzione di Israele, cosa che portera’ i palestinesi ad occupare non solo Gerusalemme (al-Qods), ma anche a formare “un governo a Tel Aviv”. Ovviamente, da buoni leccapiedi, i terroristi palestinesi hanno promesso a Khamenei che “attaccheranno Israele da nord e da sud”.

La nuova passeralla dei dirigenti delle organizzazioni terroristiche palestinesi a Teheran, e’ l’ennesima riprova della pochezza strategica “delle dirigenze” palestinesi. Alla Repubblica Islamica dell’Iran, della cosiddetta “causa palestinese”, interessa fondamentalmente poco o nulla. Come la storia ha dimostrato, gli iraniani si sono liberati dei palestinesi, tutte le volte che questi ultimi non hanno seguito alla lettera il loro volere (il caso siriano e’ stato emblematico).

Nuovamente, i palestinesi si lasceranno usare da Teheran e il solo risultato che avranno come ritorno, sara’ quello di nuove violenze, nuove sofferenze e nuovi morti, in primis tra i palestinesi stessi! L’ennesimo fallimento di ogni prospettiva di veder nascere nel prossimo futuro uno Stato palestinese indipendente e prosperoso.

وزیر الخارجیة الإیرانی یلتقی وفدا من اعضاء المجلس التشریعی الفلسطینی

وزیر الخارجیة الإیرانی یلتقی وفدا من اعضاء المجلس التشریعی الفلسطینی

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Come ogni anno, l’ultimo venerdi del Ramadan, il regime iraniano ha celebrato il “Quds Day”, ufficialmente la giornata per Gerusalemme, ma in realta’ il giorno in cui il regime esprime il suo viscerale odio verso Israele, gli Stati Uniti e praticamente tutto l’Occidente. Anche quest’anno, oltre ai soliti slogan “Morte ad Israele, Morte all’America”, sono state bruciate nelle strade numerose bandiere di Paesi considerati nemici e impiccati fantocci di leader come Trump e Netanyahu.

Quest’anno, pero’, e’ successo anche qualcosa di diverso, sintomo chiaro che la pazienza verso il regime da parte della popolazione sta raggiungendo il limite. Ad Isfahan, nota citta’ iraniana, invece di gridare slogan contro i “nemici della Repubblica Islamica”, i manifestanti anno gridato slogan anti regime. In particolare, si e’ sentito forte il canto “No Gaza, No Libano, la mia vita solo per l’Iran“.

A questo eclatante gesto di protesta avvenuto ad Isfahan, vanno aggiunti quelli meno eclatanti avvenuti in altre citta’. Nella stessa Teheran, ad esempio, la nota Azadi Street, simbolo della capitale, era praticamente vuota e chi sfilava lo faceva in silenzio.

iran

Il quattro aprile scorso Pars Today, agenzia di stampa ufficiale del regime iraniano, ha pubblicato una vergognosa, l’ennesima, vignetta piena di odio.

Stavolta, l’agenzia iraniana – che ha anche una pagina in italiano – ha pubblicato una vignetta in cui si vede un uomo dal naso adunco con la stella ebraica in testa (che rappresenterebbe Israele), mentre cavalva dei grassi arabi (che rappresenterebbero l’Arabia Saudita), mentre corrono imbufaliti verso lo Yemen.

La vignetta, oltre a voler trasferire il messaggio di Teheran sulla guerra in Yemen – un conflitto saudita ordinato dal “nemico sionista” – perpetua la stessa tipoligia di caricatura dell’ebreo, tipica dei peggiori regimi del passato, in particolare di quello nazista.

Permettere che questi messaggi di odio vengano liberamente diffusi in lingua italiana, è sicuramente inaccettabile, soprattutto per un Paese come l’Italia, che nasce dalla guerra al fascismo e dal rigetto delle leggi razziali. Sarebbe ora che le autorità nazionali, prendessero una dura decisione contro simili “agenzie di stampa”, oscurando queste voci di mera propaganda, disinformazioe e odio!

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