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Come ogni anno, l’ultimo venerdi del Ramadan, il regime iraniano ha celebrato il “Quds Day”, ufficialmente la giornata per Gerusalemme, ma in realta’ il giorno in cui il regime esprime il suo viscerale odio verso Israele, gli Stati Uniti e praticamente tutto l’Occidente. Anche quest’anno, oltre ai soliti slogan “Morte ad Israele, Morte all’America”, sono state bruciate nelle strade numerose bandiere di Paesi considerati nemici e impiccati fantocci di leader come Trump e Netanyahu.

Quest’anno, pero’, e’ successo anche qualcosa di diverso, sintomo chiaro che la pazienza verso il regime da parte della popolazione sta raggiungendo il limite. Ad Isfahan, nota citta’ iraniana, invece di gridare slogan contro i “nemici della Repubblica Islamica”, i manifestanti anno gridato slogan anti regime. In particolare, si e’ sentito forte il canto “No Gaza, No Libano, la mia vita solo per l’Iran“.

A questo eclatante gesto di protesta avvenuto ad Isfahan, vanno aggiunti quelli meno eclatanti avvenuti in altre citta’. Nella stessa Teheran, ad esempio, la nota Azadi Street, simbolo della capitale, era praticamente vuota e chi sfilava lo faceva in silenzio.

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Doveva essere una presidenza all’insegna del riformismo. Purtroppo, al contrario delle aspettative, la Presidenza Rouhani si sta trasformando in una lotta senza quartiere tra fazioni politiche e, parallelamente, nell’aumento smirusato delle misure repressive contro la popolazione iraniana, particolarmente contro le donne.

Secondo quanto riporta il sito al-Arabiya, la polizia morale iraniana ha avviato una campagna per impedire alle donne di portare soprabiti senza bottoni. Nella Repubblica Islamica, lo ricordiamo, alle donne sono imposti numerosi divieti e normative sull’abbigliamento, a cominciare dall’hijab, il copricapo islamico. Con il loro coraggio, le donne iraniane hanno spesso sfidato questi divieti apertamente, a cominciare dalle manifestazioni di massa dopo contro il velo obbligatorio, organizzate pochi giorni dopo la rivoluzione del 1979.

La campagna della polizia morale contro i cappotti senza bottoni – ovvero dei classici trench – è partita da Isfahan, dopo sono stati sequestrati oltre 500 modelli di questo genere di abbigliamento. Secondo le forze di sicurezza, infatti, si tratta di una moda immorale, il cui solo scopo è quello di imitare il “perverso” stile Occidentale. La polizia ha anche minacciato i proprietari dei negozi di arresto, nel caso in cui decidano di vendere nuovamente cappotti senza bottoni…

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