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Lo abbiamo scritto da tempo: l’accordo nucleare con l’Iran genererà un giro di business da capogiro per i gruppi legati ai Pasdaran. Una dimostrazione diretta di quanto affermato, quindi, l’abbiamo ritrovata proprio nella recente visita di una larga delegazione economica italiana – guidata dal Vice Ministro Calenda – nella Repubblica Islamica. Secondo quanto riporta il Tehran Times (link), infatti, la compagnia di navigazione italiana Fratelli Cosulich, avrebbe firmato un Memorandum of Understanding – MoU, con la Islamic Republic of Iran Shipping Lines, anche nota con la semplice sigla di IRISL.

Dobbiamo preoccuparci? Beh, legalmente parlando, se il MoU verrà implementato in seguito al lifting delle sanzioni (previsto per l’inizio del 2016), purtroppo l’accordo sara’ completamente regolare. Anche perché, proprio la IRISL, sara’ tra le compagnie iraniane che godrà della sospensione delle sanzioni internazionali al regime iraniano (UN Res. 2231). Ci sono pero’ due ordini di problemi: 1- le motivazioni che hanno portato la IRISL ad essere inserita nella lista delle sanzioni; 2- il comportamento del regime iraniano dopo l’accordo del 14 luglio scorso.

Partiamo dal primo problema: la IRISL e le sanzioni internazionali. La compagnia di navigazione iraniana e’ inserita nella lista delle sanzioni USA dal 2008 e in quelle ONU dal 2010, risoluzione 1929. Perché? Secondo quanto denuncia Stuart Levey – ex Sottosegretario USA per il Terrorismo e l’Intelligence Finanziaria – la IRISL non solo ha aiutato il regime iraniano ad evadere le sanzioni internazionali rifornendo regimi e gruppi terroristi considerati pericolosi dalle Nazioni Unite, ma ha anche emesso documenti falsi per favorire la proliferazione di materiale nucleare e missilistico (Treasury.gov). Tramite le sue 18 succursali in Iran e nel mondo, quindi, la IRISL ha fornito servizi logistici al Ministero della Difesa Iraniano, ancora oggi controllato saldamente da un Pasdaran (Hossein Dehghan, tra i fondatori degli Hezbollah libanesi).

Qui arriviamo al secondo problema: l’accordo nucleare del 14 luglio, assicura l’Italia e l’Occidente in merito alla fine dei comportamenti illegali e pericolosi della IRISL? C’e’ da dubitarne. Non solo perché chiunque conosce i Pasdaran e il regime iraniano, conosce bene la loro natura di pericolosi trafficoni. C’e’ da dubitarne, pero’, soprattutto perché il regime iraniano non riconosce alcuna legittimità alla risoluzione ONU 2231, la stessa che sospende le sanzioni internazionali contro la IRISL. La risoluzione ONU, infatti, recepisce l’accordo di Vienna del 14 luglio scorso, con un cosiddetto ANNEX B, sulla limitazione dello sviluppo del programma missilistico dell’Iran. Teheran – e’ stato detto nettamente – non si sente in alcun modo soggetta a questa risoluzione e lo ha dimostrato chiaramente, testando un nuovo missile balistico nell’ottobre scorso (No Pasdaran). Una chiara violazione dell’accordo raggiunto, passata completamente in silenzio per meri interessi politici/economici.

Ecco perché i rapporti tra le compagnie di navigazione italiane e quelle iraniane, devono preoccupare tutta la Comunità Internazionale. Al di la’ delle ingenue e pulite intenzioni degli Occidentali, il regime iraniano userà tutti questi accordi per mettere piede in luoghi strategici, quali ad esempio il porto italiano di Genova.

Esercito israeliano sequestra una nave iraniana carica di armi destinate a Hezbollah (2009) 

Diversi container presenti nella nave erano marcati ISIL

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General Mohammad Ali Jafari is seen in this 2005 file photo. Iran's highest authority, Supreme Leader Ayatollah Ali Khamenei, on September 1, 2007 replaced the commander of the Revolutionary Guards, a force U.S. officials have said Washington may label a terrorist group. Guards commander-in-chief Yahya Rahim Safavi was replaced by Jafari, who has been a commander in the Guards, Khamenei said in an order reported by state television. No reason was given for the move. REUTERS/Stringer/Files (IRAN) - RTR1TCEB

Parla il Capo dei Pasdaran e non usa mezzi termini per dichiarare i reali obiettivi del regime. Parlando a venerdì scorso davanti ai Basij, Mohammad Ali Jafari, ha dichiarato che l’Iran stra creando una sola nazione islamica con Iraq, Siria e Yemen (EA World View). Nello stesso discorso, Jafari ha ribadito l’importanza dell’intervento dei Pasdaran in Siria e minacciato il Governo, ribadendo la necessita’ di opporsi alle forze “della sedizione” presenti all’interno della Repubblica Islamica. Alla fine del suo discorso, in piena estasi religiosa, Jafari ha affermato: “Se Dio vuole, questa unita’ continuerà sino all’arrivo dell’Imam Nascosto, il dodicesimo Imam aspettato dai Mussulmani Sciiti”. Le parole di Jafari sono arrivate nello stesso giorno in cui i Basij mettevano in atto una simulazione (video in basso) della conquista Israele e della presa della Moschea di al Aqsa a Gerusalemme (qualcosa al limite del ridicolo…).

Sempre parlando di Pasdaran, riportiamo la notizia – non verificabile – del ferimento del Generale Qassem Soleimani ad Aleppo. Secondo quanto riportato dall’opposizione siriana e iraniana, il Capo della Forza Qods, sarabbe stato gravemente ferito durante un attacco con missili anti-carro contro il tank in cui si trovava. Nell’attacco, un altro Pasdaran iraniano sarebbe deceduto. Trasferito d’urgenza a Teheran, Soleimani sarebbe ora ricoverato in ospedale. Secondo alcuni (Twitter), quindi, il ferimento di Qassem Soleimani sarebbe addirittura stato confermato dalle stesse Guardie Rivoluzionarie (e alcuni parlando di una sua morte in seguito alle ferite). Ribadiamo: la notizia del ferimento (ne tantomeno della morte) del generale iraniano non e’ per il momento confermabile con certezza. Per ora la sola conferma del ferimento di Soleimani arriva dalla pagina Facebook giornalista iraniano Amir Mousawi (Facebook). Alcuni pero’ sostengono che questa pagina Facebook sia un fake.

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Da qualche tempo i quotidiani sono pieni di articoli in merito all’alleanza militare fra Russia e Iran, addirittura definita una nuova “quadruplice alleanza”, pensando anche all’inclusione dell’Iraq e di Hezbollah. La realtà sembra più sfumata di quanto viene raccontato. Questa affermazione, tra le altre cose, vale sia per quanto concerne la Siria che per quanto riguarda l’Iraq.

Sulla Siria, e’ indubbio che sia Mosca che Teheran voglio la salvezza dell’Alawistan. Il regime iraniano intende preservare il collegamento preferenziale con i terroristi di Hezbollah in Libano. La Russia, come noto, intende preservare le sue basi militari sulla costa siriana, particolarmente la base navale di Tartus. Per entrambi – per l’Iran e la Russia – e’ importante l’accesso al Mar Mediterraneo, vitale per Mosca, priva di un hub in un mare caldo, alternativo a quello sulla costa siriana.

Nonostante le convergenze, l’intervento russo in Siria non va letto come un sostegno indiscriminato a Teheran e ad Assad. Al contrario, come i fatti sembrano dimostrare, Mosca e’ entrata in gioco quando praticamente le forze iraniane erano allo stremo e quando lo stesso Hezbollah aveva annunciato l’intenzione di non partecipare più a campagne offensive in Siria. Senza contare che, sullo stesso futuro di Bashar al Assad, Iran e Russia sembrano divise. Proprio in queste ore, dopo l’incontro a Vienna, il Portavoce del Ministero degli Esteri russo, ha dichiarato che Mosca non sostiene il “regime change“, ma neanche ritiene vitale la presenza di Assad al potere (The Star).

Al contrario, l’Iran continua a fare quasi totalmente quadrato intorno a Bashar al Assad. Due giorni fa, il Vice Ministro degli Esteri siriano Faisal Meqdad e’ volato a Teheran, al fine di bloccare ogni proposta di Governo di transizione per la Siria che implichi la rimozione di Assad. Nonostante le aperture alla transizione di alcuni rappresentanti del Governo iraniano, l’ala dura del regime – Pasdaran ed enturage di Khamenei – hanno ribadito il loro sostegno al dittatore siriano (Stratfor).

Non solo: Russia e Iran sembrano divergere anche sulla visione degli attori regionali. Mentre Mosca porta avanti un coordinamento militare con Israele e tenta costantemente di ingaggiare diplomaticamente l’Arabia Saudita, l’Iran persevera nel promuovere il terrorismo regionale e attaccare quotidianamente Riyadh. Secondo una indiscrezione uscita in queste ore, la Russia avrebbe anche chiesto all’Iran di obbligare Hezbollah ha ritirare una parte del suo arsenale missilistico dalla Siria. L’Iran avrebbe rifiutato.

Anche sull’Iraq, la questione non e’ ancora chiarissima. E’ vero che il Governo di al Abadi ha chiesto a Mosca un coordinamento di intelligence, ma e’ anche vero che – ormai da settimane – si vocifera di scontri al vertice in Iraq tra la fazione di primo ministro al Abadi – sostenuta dall’Ayatollah al Sistani, da sempre contro le posizioni politiche di Khomeini – e quella vicina al Generale iraniano Qassem Soleimani, vero capo di milizie sciite irachene come Kata’ib Hezbollah. Ergo, anche in questo caso, la richiesta di al Abadi di un impegno di Mosca in Iraq, non significa direttamente una “quadruplice alleanza”, ma potrebbe essere letto anche come un tentativo del premier iracheno di rafforzare la sua posizione contro la Repubblica Islamica.

In conclusione, ribadiamo: e’ ovvio che la Russia e l’Iran hanno una serie di interessi convergenti (Alawistan, lotta a Isil e lotta contro l’estremismo sunnita, business militare). E’ altrettanto vero, pero’, che la Russia non ha alcuna intenzione di rafforzare la posizione iraniana nella regione. Non solo per divergenza di ragioni politiche e relazioni diplomatiche, ma anche per un proprio interesse personale. L’accordo nucleare con l’Iran, se per un verso ha rimesso al centro la diplomazia russa, per un altro ha riportato in gioco un pericoloso competitor energetico. Da tempo la Russia sa bene che l’Europa e gli Stati Uniti, vedono proprio nell’Iran – nel medio termine – l’alternativa alle fonti energetiche russe per il Vecchio Continente.

Ecco allora che, letta in questa luce, quella che pare essere una alleanza di ferro, risulta avere i piedi d’argilla. La trasformazione della convergenza tra Iran e Russia da “incontro di interesse” a reale alleanza militare, e’ più nelle mani del comportamento Occidentale, che nella reale volontà dei protagonisti euroasiatici. 

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La scorsa settimana, precisamente il 15 febbraio, il Fronte Islamico siriano ha annunciato l’uccisione di 19 ufficiali lealisti dell’esercito siriano presso la Provincia di Latakia, nella parte Occidentale della Siria. Secondo la prima versione della storia, i 19 ufficiali sarebbero stati uccisi durante la battaglia per il controllo dell’area a sud di Damasco. Poco dopo l’annuncio dell’accaduto, il Fronte Islamico ha pubblicato i nomi dei 19 ufficiali assadisti in in Facebook. Il Fronte Islamico, per la precisione, è composto da sette organizzazioni ed è parte dell’opposizione al regime terrorista di Bashar al Assad (per la precisione, di questo Fronte non sono parte i jihadisti di Al Nustra e Isisi).

Con il passare delle ore, però, una nuova verità si è fatta strada. Secondo quanto rivelato dagli ufficiali dell’Esercito Libero Siriano, al contrario di quanto riportato inizialmente, i 19 ufficiali fedeli ad Assad non sarebbero stati uccisi dai ribelli, ma dagli stessi miliziani di Hezbollah e dell’Iran. All’origine della decisione di colpire gli ufficiali siriani, ci sarebbe stata una disputa sul controllo del territorio sul territorio nei dintorni della capitale Damasco. Va sottolineato che tra gli ufficiali ammazzati c’era anche un alto Generale vicino al dittatore siriano.

Come noto, se ancora oggi Assad è al potere, è unicamente per l’intervento dei Pasdaran iraniani e di Hezbollah. Un interferenza nella Rivoluzione siriana che, purtroppo, ha esacerbato lo scontro settario all’interno dell’Islam, fino a determinare la crescita senza controllo di organizzazioni terroriste come Al Nusra e Isis. Di recente, come riportato dall’Istitute for The Study of War, il livello di coinvolgimento delle forze terrestri iraniane e di Hezbollah ha raggiunto un livello mai visto sinora. In particolare, i jihadisti sciiti finanziati da Teheran hanno concentrato la loro azione nell’area ad occidente di Ghouta, dove è stato compiuto un terribile massacro di civili, e nella Provincia di Quneitra. Proprio in quest’area, va ricordato, è stato ucciso l’alto ufficiale Pasdaran Abbas Abdollahi. Come riportato dagli esperti, questo massiccio intervento indica chiaramente una incapacità di Assad di controllare autonomamente la parte meridionale della Siria.

Proprio in considerazione dell’alto rischio posto alla stabilita del Libano dal coinvolgimento di Hezbollah in Siria, il Ministro della Giustizia di Beirut Ashraf Rifi, ha annunciato che l’intenzione di punire duramente i foreign fighters. In una intervista con il giornale del Kuwait al Rai, Rifi ha condannato dichiarato: “la presenza di libanesi in territori di conflitto esterni è una delle ragioni dell’instabilità del Libano e ha contribuito all’infiltrazione di Al Nusra e Isis nel Paese”. Commentando le dichiarazioni di Hassan Nasrallah, infine, Rifi ha dichiarato che “Hezbollah sta andando verso il suicidio” e che l'”agenda iraniana non potrà che creare instabilità, senza produrre alcuna decisiva vittoria”.

I volti dei 19 ufficiali di Assad uccisi da Hezbollah e dai Pasdaran

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Per l’Occidente è un moderato che aiuterà il mondo a pacificare la Siria e combattere Isis in Iraq. Hassan Rouhani è percepito come colui che riporterà il regime iraniano all’interno della Comunità Internazionale, avvicinando la Repubblica Islamica al Nuovo e al Vecchio Continente. Peccato che, come sempre, ben pochi esperti di politica internazionale si danno la briga di leggere veramente le dichiarazioni che arrivano da Teheran. Qualche giorno fa, il Presidente iraniano Rouhani ha incontrato il Primo Ministro siriano Wael al Halqi. Nell’incontro, Rouhani non ha espresso alcuna critica verso Bashar al Assad e la sua politica terrorista. Al contrario, secondo quanto riportato da Fars News, Rouhani ha elegiato il regime di Damasco per la sua lotta contro il “terrorismo” e la “cospirazione straniera”. Così, mentre gli Stati Uniti e l’UE si aspettano da Teheran una mossa per defenestrare Bashar al Assad, dalla dirigenza iraniana arriva esattamente il messaggio contrario. Tanto è vero che,  nello stesso incontro con il Primo Ministro siriano, Rouhani ha promesso un approfondimento delle relazioni tra Iran e Siria. Un approfondimento che, chiaramente, non potrà che passare per un maggiore sostegno militare da parte della Repubblica Islamica a Bashar al Assad.

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Sarà quindi anche per questo motivo che, nel budget presentato dal Governo iraniano al Parlamento per il 2015, è previsto un considerevole e drammatico aumento dei finanziamenti verso i Pasdaran e i Basij. Secondo quanto scritto dallo stesso Wall Street Journal, Rouhani pianifica di spendere per il 2015 8,4 quadrilioni di Rial, ovvero circa 293 miliardi di dollari. Si tratta di un aumento del 4% delle spese statali, rispetto allo scorso anno. Un budget fondato sull’aumento del 23% delle tasse statali, a fronte di una diminuzione degli income arrivati dall’esportazione del petrolio. La domanda però è una sola? In nome di cosa e di chi i cittadini iraniani pagheranno un aumento cosi elevato della tassazione? La risposta si trova nel budget stesso: nonostante un previsto aumento dei finanziamenti al sistema sanitario, ben 10 miliardi di dollari verrano usati per finanziare i Pasdaran ed i Basij. Un aumento del 33% del finanziamento statale rispetto all’anno 2014! Non solo, come fanno notare gli esperti, il sostegno governativo alle milizie paramilitari sarà anche notevolmente più alto, in considerazione del fatto che le spese previste per l’ufficio della Guida Suprema – il capo militare del Paese – non vengono pubblicate nel budget governativo.

Se consideriamo anche il sostegno Governativo alla Khatam al Anbia, la compagnia controllata dai Pasdaran, il sostegno statale alle Guardie Rivoluzionarie cresce sino al 48% delle spese totali previste per il 2015. Senza contare, infine, che secondo quanto previsto dal Governo iraniano, aumenti nel budget sono previsti anche per il Ministero dell’Intelligence, 790 milioni di dollari ovvero un aumento del 40% del finanziamento statale, e per le corti religiose (aumento del 37% del finanziamento statale).

Insomma, il messaggio che il regime iraniano sembra voler mandare è molto chiaro: rafforzamento dell’apparato repressivo del regime, contro ogni possibile minaccia esterna (ovvero sostegno al terrorismo internazionale), ma soprattutto interna. Ancora una volta, nell’indifferenza internazionale, a pagare saranno i cittadini iraniani, le cui istanze di libertà troveranno davanti un muro di repressione sempre più spietato e violento. In queste ore l’account Twitter ShiaPulse ha reso noto un documento del 2010, in cui la Guida Suprema Ali Khamenei metteva in guardia davanti al rischio di un collasso della Repubblica Islamica ed ordinava agli apparati di sicurezza di agire massicciamente per tenere in vita il regime dei Mullah.

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Non ci sono parole per descrivere quello che è accaduto a Karim Maroufaziz, detenuto presso carcere iraniano di Rajaei Shahr. Karim Maroufaziz è un prigioniero politico, incarcerato dal regime per le sua attività in favore dei diritti dei lavoratori e dei diritti umani. Un sindacalista, la cui autonomia di pensiero non è piaciuta al regime. Per questo, i Pasdaran lo hanno sbattuto in carcere, e i Mullah lo hanno condannato all’ergastolo. Nonostante i suoi 74 anni suonati e problemi di salute gravissimi, in questi giorni Karim ha avuto il coraggio di manifestare il suo dissenso anche dal carcere, dichiarando lo sciopero della fame in protesta contro la pena di morte nella Repubblica Islamica. Probabilmente, anche questo estremo sforzo è stata una delle ragioni che ha causato il suo ultimo crollo fisico: il 6 settembre scorso, infatti, Karim si è sentito male ed è stato trasportato d’urgenza all’ospedale Imam Khomeini. Qui, il 9 settembre, è stato operato al cuore in un delicatissimo intervento a cuore aperto, che ha previsto anche l’impianto di un bypass. Un intervento come quello subito da Karim, in qualsiasi paese civili, avrebbe dovuto prevedere una lunga degenza in ospedale, al fine di ottenere le delicate cure mediche post-operatorie, necessarie ad un normale paziente. Karim, però, per il regime non è un “normale paziente”: è solo un nemico dello Stato, che non merita alcuna attenzione e rispetto. Per questo, a dispetto dell’opinione negativa dei medici, il giudice ha ordinato l’immediato ritorno in carcere di Karim Maroufaziz. Le immagini che pubblichiamo qui sotto, davvero esclusive, mostrano Karim – pieno di punti di sutura ancora non tolti – mentre viene medicato da un compagno di cella. Una vergogna!

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Le Nazioni Unite hanno aperto la loro porta all’ennesimo criminale travestito da moderato. Hassan Rouhani si presenta all’Assemblea delle Nazioni Unite dopo un anno da Presidente dell’Iran e con un record di violazioni dei diritti umani praticamente senza precedenti. Basti pensare che, in soli 12 mesi, oltre 900 persone sono finite al patibolo, senza contare il numero di prigionieri politici presenti nel Paese. In questi giorni, quindi, una nuova rivelazione fatta da un rappresentante del regime iraniano, svela molto chiaramente il vero volto di Hassan Rouhani e la sua complicità nel terrorismo e nelle repressioni interne dei miliziani dei Mullah. Qualche tempo fa, vi avevamo già detto che Hassan Rouhani ha fatto parte della Commissione Speciale che ha dato il via libera all’attentato terrorista contro il centro ebraico AMIA a Buenos Aires (1994). In quell’occasione, gli agenti iraniani fecero oltre 80 morti.

Ora, veniamo a sapere che fu Rouhani in persona a volere l’intervento dei Pasdaran per reprimere la protesta degli studenti di Teheran nel 1999. La rivelazione è stata fatta direttamente dal Generale Yahya Rahim Savafi – Consigliere militare dell’Ayatollah Khamenei – in una intervista a Tasnim News, agenzia di stampa iraniana vicino ai Pasdaran. Prima una premessa storica: come ricorderete, nel luglio del 1999, gli studenti dell’Università di Teheran si sollevarono contro il regime, in protesta contro la chiusura del giornale riformista Salaam. Il giornale Salaam, voluto dal figlio stesso dell’Imam Khomeini – Ahmad Khomeini – diventò la voce della richiesta di cambiamento all’interno della società iraniana. Grazie agli articoli di questo giornale, l’Ayatollah Khatami arrivò al potere, dando al Paese una speranza di cambiamento (speranza, purtroppo, molto presto disillusa). La chiusura del quotidiano Salam, non soltanto rappresentò il primo passo verso la fine dell’esperienza riformista iraniana, ma determinò anche la prima vera sollevazione dei giovani studenti, contro un regime sempre piu’ perverso e bigotto.

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Gli studenti iraniani cominciarono a protestare contro il regime all’inizio di luglio. Secondo quanto dichiarato dal Generale Rahim Savafi, l’allora Presidente riformista Khatami rifiutò per una settimana la richiesta di intervento dei Pasdaran per reprimere le manifestazioni. Nonostante il rifiuto del Presidente (e dell’allora Ministro dell’Interno), ha rivelato Safavi, il Dottor Hassan Rouhani – allora capo del potente Supremo Consiglio per la Sicurezza Nazionale – decise di superare il Presidente e di conferire egli stesso la responsabilità alle Guardie Rivoluzionarie. Il risultato, purtroppo, è bene noto agli storici: i Pasdaran e i Basij entrarono nel dormitorio dell’Università di Teheran l’8 luglio del 1999, causando oltre 200 feriti e almeno 3 morti. Vogliamo ricordare infine che, proprio qualche mese fa, l’attuale Sindaco di Teheran Ghalibaf – all’epoca comandante dei Pasdaran – rivelò di aver ricevuto il permesso delle autorità iraniane per entrare nel dormitorio universitario e colpire gli studenti durante la notte.

Fu così che il 18 Tir (in data persiana) si trasformò in quella che venne definita la “Tiananmen Iraniana“.  Dieci anni dopo, nel 2009, gli studenti iraniani hanno marciato ancora per le strade di Teheran, ricordando le repressioni del 18 Tir e chiedendo democrazia e libertà. Purtroppo, ancora una volta, quello che hanno ricevuto in cambio è stato sangue e morti.

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