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Trentacinque anni fa Khomeini tornava in Iran e l’antica Persia si avviava velocemente a diventare una Repubblica Islamica. Al centro, in nome della giustizia ultraterrena, il potere veniva accentrato nella figura del Rahbar, il giureconsulto, a cui la velayat-e faqih consegnava innumerevoli poteri.  A distanza di decenni, quella giustizia in terra promessa dall’Ayatollah sciita sembra essere soltanto un lontano ricordo. Al contrario, al posto del sistema ideale promesso dai mullah, il popolo iraniano si ritrova a vivere in un regime autoritario, fondamentalista, razzista, sessista e oppressivo. Dati alla mano, i duri aggettivi qui usati per descrivere la Repubblica Islamica, sembra essere tutti azzeccati. Pubblichiamo qui i numeri drammatici che descrivono i primi (e speriamo ultimi) tre decenni dell’Iran khomeinista:

  • O: Zero, il numero di donne che occupano oggi la posizione di giudice in Iran. Prima della rivoluzione, diverse donne ricoprivano questa carica e tra loro c’era anche il Premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi. Oggi la signora Ebadi vive esiliata a Londra.
  • 1: Uno, il motto della rivoluzione. “Indipendenza, Libertà e Repubblica Islamica”. Ad oggi, l’indipendenza iraniana significa strapotere degli Ayatollah e dei Pasdaran ed assenza drammatica di libertà.
  • 10: Dieci, i giorni che la Repubblica Islamica dedica per celebrare la sua rivoluzione. Questi giorni sono chiamati i “Dieci Giorni dell’Alba (o del Principio)”, e ricordano il periodo che va dal ritorno di Khomeini in Iran – 1 febbraio 1979 – alla sua presa totale del potere l’11 febbraio. Considerati i fallimenyi della Repubblica Islamica, diversi iraniani chiamano oggi questi giorni “I Dieci Giorni del Tormento”.
  • 28: Ventotto, i chilogrammi di carne che, in media, che un insegnante può comprare al mese con il suo salario. Prima della rivoluzione, un insegnante poteva comprare almeno 168 chilogrammi di carne (sei volte di più).
  • 38: Trentotto, ovvero la percentuale dell’inflazione iraniana, secondo lo stesso regime. Prima della rivoluzione, l’inflazione era al 10%.
  • 60: Sessanta, la percentuale delle donne iraniane che oggi frequenta l’università. Un numero maggiore rispetto al periodo precedente la rivoluzione che, chiaramente, ha allarmato i mullah. Oggi nella Repubblica Islamica si parla di imporre quote azzurre, ovvero una percentuale fissa di posti universitari da assegnare – obbligarioramente – agli uomini.
  • 70: Settanta, il numero di persone morte per lapidazione in Iran dal 1979 ad oggi. Questi dati sono stati pubblicati da Human Rights Watch. I condannati, quasi tutte donne, sono stati puniti per adulterio.
  •  86: Ottantasei, la posizione in classifica dell’Iran in termini di libertà di movimento per i suoi cittadini (secondo il rating stilato da Henley & Partners). La Repubblica Islamica, in termini di libertà di viaggiare, è affiancata a paesi brutali come Corea del Nord e Angola. Il passaporto iraniano, a livello internazionale, è considerato tra i peggiori in termini di libero accesso ad un altro Paese.
  • 136: Centrotrentasei, il numero di Baha’i oggi in carcere per la loro fede. Dall’inizio della rivoluzione 222 Baha’i sono stati messi a morte dal regime e l’Ayatollah Khamenei – successore di Khomeini – ha emesso una fatwa per condannare ogni iraniano che mantene un qualsivoglia contatto con questa minoranza.
  •  200 – 250: Tra i Duecento e i Duecentocinquanta, il numero di cinema attualmente funzionanti in Iran. Prima della rivoluzione erano almeno il doppio.
  • 444: Quattrocentoquarantaquattro, i giorni che gli ostaggi americani hanno passato in mano agli estremisti islamici alla vigilia della rivoluzione. I rapitori hanno avuto la pubblica benedizione di Khomeini.
  • 624: Seicentoventiquattro, il numero delle esecuzioni compiute in Iran nel 2013 (dati di Iran Human Rights Documentation Center). Metà di queste pene di morte sono state eseguite sotto il Governo Rohani.
  • 1000: Mille, il numero di prigionieri politici attualmente nelle carceri iraniane, 35 dei quali sono giornalisti.
  • 3000: Tremila, il numero dei Toman – la moneta iraniana – necessari per ottenere un dollaro. La valuta iraniana, dopo la rivoluzione, ha perso oltre il 60% del suo valore.
  • 70000: Settantamila, il numero di Moschee presenti in Iran. Prima della rivoluzione erano circa 50000.
  • 150000: Centocinquantamila, il numero di iraniani con un titolo di studio che, annualmente, lascia la Repubblica Islamica in cerca di un futuro migliore. Le ondate maggiori di emigrazione sono avvenute immediatamente dopo la rivoluzione del 1979 e dopo la repressione dell’Onda Verde nel 2009.
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Mohammad Nourizad, il famoso regista iraniano, è stato nuovamente perseguitato dal regime iraniano. Convocato presso il Ministero dell’Intelligence a Teheran, Mohammad Nourizad è stato pestato a sangue dagli agenti di Khamenei. Anche questa volta però, coraggiosamente, Mohammad Nourizad ha deciso di non rimanere in silenzio e ha diffuso in rete l’immagine della sua faccia ferita immediatamente dopo l’interrogatorio. La foto è stata resa pubblica per dei social network, usati finamente per dare la vera immagine del brutale regime iraniano e non come megafono per la charm diplomacy di Rohani e Khamenei.

Mohammad Nouriza, è noto, è un regista iraniano che – dopo le proteste del 2009 – ha deciso di prendere una posizione dura contro le repressioni messe in atto contro l’Onda Verde. In una coraggiosa lettera indirizza ad Ali Khamenei, l’ex giornalista del giornale conservatore Kahyan, ha chiesto alla Guida Suprema di chiedere scusa al popolo iraniano per la brutale soppressione del movimento di protesta scaturito dopo la rielezione truffa di Mahmoud Ahmadinejad. Per tutta risposta, come sempre, il regime lo ha arrestato e ed incarcerato ad Evin. Quando, nel 2010, Nourizad ha dichiarato uno sciopero della fame per le violenze ricevute in carcere, il regime ha risposto ancora con disumanità, arrestato parte della sua famiglia come ritorsione.

Non basta: dalla lettara del 2009, la lotta per un Iran diverso di Mohammad Nourizad è andata avanti con azioni in aperta sfida al sistema razzista che governa oggi l’Iran. In aperta critica contro le discriminazioni dei delle minoranze, Nourizad ha baciato i piedi di un bambino di fede Baha’i di nomer Artin, il cui padre si trovava in arresto nella prigione di  Raja’i-Shahr. La fotografia con il bacio, che vi riportiamo sotto, è stata pubblicata quindi in Rete, provocando la rabbia del regime. Il padre del bambino, al contrario, dal carcere ha scritto una lettera di ringraziamento a Mohammad Nourizad, augurandosi però che presto in Iran nessuno dovrà inginocchiarsi a baciare i piedi di un altro essere umano.

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Nella denuncia fatta attraverso Facebook, Nourizad ha detto di essere stato prelevato dagli agenti del MOIS – il Ministero dell’Intelligence iraniano – domenica scorsa e di essere stato brutalmente picchiato da un agente di nome Sar Be Din. Questo criminale, ha riempito di calci la faccia di Mohammad Nourizad e gli ha poggiato il ginocchio vicino agli occhi, rischiano di rompergli in faccia gli occhiali. Nonostante le botte e le minacce, alla provocativa domanda dell’agente iraniano “Volevi arrivare a questo?”, la risposta di Mohammad Nourizad è stata una sola: “Io sarò qui anche domani…”

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Mentre il mondo dipinge un nuovo Iran inesistente, la brutalità del regime sta provando sempre più malcontento all’interno della Repubblica Islamica. Qui sotto vi riportiamo dei video che testimoniano le proteste contro il regime avvenute nella città di Ahwaz, capitale della Provincia del Khuzestan, presso Esfahan, culla della civiltà iraniana e a Dezful, nel sud est del Paese. Ad Esfahan, in particolare, la folla ha invocato la morte di Ezotollah Zarghami, capo dell’IRIB World Service, il sistema mediatico attraverso cui gli Ayatollah diffondono le loro folli idee. In particolare, a protestare contro il regime sono stati gli appartenenti all’etnia Bakhtiari, insultata in una recente serie TV mandata in onda dai canali IRIB e accusati di essere stati dei collaboratori dei colonialisti britannici. Le proteste della folla hanno costretto la TV del regime a sospendere la serie.

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La denuncia arriva direttamente dalla Repubblica Islamica, in un comunicato che non lascia spazio ai dubbi: l’Iran del “moderato” Rohani ha impedito all’Associazione degli Scritto Iraniani di svolgere la consueta riunione mensile. La riunione, secondo quanto è possibile sapere, si sarebbe dovuta svolgere il 21 gennaio scorso a casa di uno dei membri dell’Associaizione. Pochi giorni prima dell’incontro, però, colui che avrebbe dovuto ospitare gli scrittori è stato convocato d’urgenza al Ministero dell’Intelligence e costretto a cancellare in tutta fretta l’incontro. Nella coraggiosa denuncia pubblica, l’Associazione degli Scrittori lamenta di aver ricevuto pressioni dai regime iraniani sin dalla sua costituzione nel 1968.

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In un incontro con gli artisti iraniani tenutosi l’8 gennaio scorso, il Presidente Rohani aveva dichiarato che l’arte doveva essere libera e non sottostare ad alcun controllo del Governo. Le dichiarazioni del Presidente, con grande enfasi, era state strategicamente pubblicate su Twitter e diffuse ai media mondiali. A dispetto della charm diplomacy, però, nella Repubblica Islamica le cose non sembrano affatto mutate.  Gli scrittori iraniani, a tal proposito, scrivono che il loro problema centrale non è la “definizione del concetto di libertà”, ma la “totale assenza di libertà” con cui sono costretti a lottare quotidianamente. Tra gli scrittori maggiormente oppressi dal regime c’è il poeta Payam Feili, omosessuale, oppresso dal regime e costretto a lasciare il suo lavoro. Le poesie di Payam, ci sono oggi note grazie agli attivisti internazionali che si sono prodigati per far ascolatre a tutto il mondo le sue opere!

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Mentre Hassan Rohani si divertiva ad inviare auguri di Natale al mondo, il regime iraniano continuava a mietere i suoi crimini. Tre imputati, accusati di aver disobbedito alla polizia, sono stati pubblicamente frustati nella piazza principale di Dehdasht il 25 dicembre del 2013. La condanna è stata emessa dal procuratore della regione di  Kohgiluye e Boyerahmad. Per capire di cosa stiamo parlando, postiamo tre video che mostrano come avviengono in Iran le frustazioni pubbliche. Il primo video è stato ripreso nel 2009, mentre il regime reprimeva l’Onda Verde, il secondo video nel 2012 ed il terzo, infine nell’aprile del 2013, poche settimane prima dell’elezione dello stesso Rohani a presidente. Mentre l’Occidente fa la corsa a Teheran, la Repubblica Islamica è sempre più libera di abusare dei diritti umani.

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A quanto pare, la visita della delegazione di senatori italiani in Iran – capofila Pierferdinando Casini – sembra andata gonfie vele. In una intervista pubblicata stamane dal Corriere della Sera, il Senatore Casini non soltanto richiedeva la partecipazione iraniana alla conferenza di Ginevra 2 sulla Siria, ma senza mezzi termini dichiarava che ogni strategia per la regione mediorientale che non includa gli Ayatollah sarà destinata a fallire. Seguendo la linea del suo famoso tweet di qualche mese fa, quindi, il senatore Casini descriveva l’organizzazione terrorista libanese Hezbollah come un “attore globale” non solo per la Siria, ma anche per il Libano. In poche parole, il leader dell’UDC è riuscito a trasformare l’ingerenza del Partito di Dio nella guerra siriana – e tutti morti da questo causati – in una azione lecita che, addirittura, renderebbe questi filonazisti partner con cui dialogare…

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Quello che Casini non ha raccontato nell’intervista, invece, è quanto accadeva nella Repubblica Islamica mentre lui e gli altri senatori italiani visitavano il Paese e stringevano le mani di Zarif, Rohani e Boroujerdi. Chissà se qualcuno dei rappresentati del regime iraniano ha informato il Senatore Casini che, il 5 gennaio scorso, un iraniano di nome Hossein Saketi Aramsari, è stato condannato ad un anno di carcere per aver abbandonato la fede islamica per abbracciare il cristianesimo. Hossein, dagli amici chiamato Stephen dopo la conversione, era stato arrestato dai Pasdaran il 23 luglio scorso nella Provincia del Golestan. Trasferito nel carcere di Jajrom e successivamente nell’ufficio dell’intelligence di Bojnord, Hossein Saketi Aramsari è stato quindi costretto a patire 15 giorni di isolamento senza alcuna spiegazione. Il 6 agosto del 2013, quindi, il suo caso è passato alll’ufficio dell’intelligence iraniana di Karaj e, ancora una volta, il povero Hossein è stato trattenuto in isolamento presso la terribile prigione di Rajaei-Shahr. Questa volta, però, il confino è durato sino al 26 ottobre del 2013. Dopo mille peripezie, infine, Hossein Saketi è stato condannato con una sentenza meramente orale, contro ogni legge internazionale, ad un anno di detenzione dalla Corte Rivoluzionaria di Karaj, con una sentenza letta dal giudice Asef Hosseini.

La cosa curiosa è che, proprio ieri, il Senatore Casini via Twitter lanciava un appello per i cristiani di Kanaye, martoriati dal conflitto in Siria. Qualche acuto osservatore, però, non ha mancato di ricordargli che anche altrove, purtroppo, i cristiani soffrono quotidianamente una persecuzione religiosa da parte di regimi repressivi e totalitari.  In particolare, come nel caso iraniano, soprattutto coloro che come Hossein Saketi, decidono di cambiare religione rischiando la condanna a morte. Agire per salvare questi “poveri Cristi” rappresenta un dovere primario per tutti i politici e i diplomatici Occidentali! 

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Una popolare e divertente canzone dei gruppo Radici nel Cemento, intitolata “Alla Rovescia”, mette in luce  come il mondo, spesse volte, funzioni al contrario: ciò che ci sembra normale e razionale, viene completamente disatteso da accadimenti soprendenti e privi di senso logico. Forse, per rispettare il tono della canzone della band reggae, anche le Nazioni Unite – ancora una volta – hanno voluto agire al contrario, rispettando ciò che andrebbe condannato e nascondendo ciò che andrebbe osannato.

Ci spieghiamo meglio: all’ingresso della sede ONU di Ginevra c’è una bella scultura donata dalla Gran Bretagna nel 1938, in occasione della nascista della Lega delle Nazioni. Si tratta di una scultura creata da Eric Gill, direttamente ispirata all’opera “La Creazione di Adamo di Michelangelo. Per la cronaca, l’affresco di Michelangelo Buonarroti è esposto sulla volta della Capella Sistina di Roma e rappresenta, universalmente, uno dei simboli più importanti dalla cultura mondiale. Quando Gill scolpì la sua opera, quindi, volle ispirarsi a qualcosa che desse un senso di unione (come rappresentato dal dito di Adamo che tocca il dito del suo Creatore) e che potesse avere un valore per tutti i Paesi del mondo, al di là delle differenze politiche e religiose. Qui sotto, quindi, potete osservare l’opera di Michelangelo e di Eric Gil (l’uomo nudo sullo sfondo della sala).

"La Creazione di Adamo", Michelangelo, 1511

“La Creazione di Adamo”, Michelangelo, 1511

L'opera di Eric Gill, donata alla Lega delle Nazioni nel 1938 dal Governo di Londra

L’opera di Eric Gill, donata alla Lega delle Nazioni nel 1938 dal Governo di Londra

Bene, anzi male, malissimo. In occasione dell’arrivo della delegazione di negoziatori nucleari iraniani, le Nazioni Unite hanno ben pensato di coprire quest’opera dello scultore Gill, al fine di non offendere gli inviati degli Ayatollah. In parole povere, per non ledere la sensibilità degli ospiti, l’Onu ha deciso volontariamente di abiurare alla sua ragione di essere, preferendo rispettare i rappresentanti di una nazione che ha il più alto numero di condanne a morte, che opprime la donna ed i suoi diritti e che obbliga gli uomini a comprire totalmente braccia e gambe. Invece di lavorare per promuovere le istanze di libertà che arrivano dalla popolazione iraniana, le Nazioni Unite hanno preferito ascoltare le necessità di chi sostiene le posizioni di un regime oppressivo e dittatoriale. Qui sotto, a riprova di quanto diciamo, potrete vedere da voi stessi l’opera di Eric Gill coperta da un telo, in occasione dell’arrivo dei negoziatori nucleari iraniani.

L'opera di Erich Gill coperta da un telo, durante l'arrivo dei rappresentanti del regime iraniano

L’opera di Erich Gill coperta da un telo, durante l’arrivo dei rappresentanti del regime iraniano

Purtroppo le istituzioni internazionali non sono nuove a queste azioni: negli anni passati, l’opposizione al regime iraniano aveva denunciato come l’Alto Rappresentante UE per la politica estera Catherine Ashton, durante gli incontri con l’ex negoziatore nucleare iraniano Jalili, tendesse costanetemente a coprirsi in maniera eccessiva. Il comportamento della Ashton generò anche una divertente satira in cui, in alcune immagini, il diplomatico dell’Unione Europea veniva coperta totalmente secondo i canoni repressivi imposti alle donne iraniane dagli Ayatollah.

Foto satirica della Ashton durante un incontro con Jalili

Foto satirica della Ashton durante un incontro con Jalili