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Ci svegliamo stamane con una brutta notizia che arriva direttamente dal forum economico di Astana. Parlando davanti alle rappresentanze internazionali, il Ministro dell’Economia dell’Iran Ali Tayebnia ha testualmente dichiarato: “l’Italia potrebbe essere per l’Iran la porta aperta verso l’Europa, in vista della probabile fine delle sanzioni e dell’inizio di un periodo economico di ripresa e di miglioramento delle relazioni commerciali dell’Iran“.  Continuando, quindi, il Ministro  Tayebnia ha aggiunto: “L’approccio e la visione dell’Italia verso l’Iran è stata sempre positiva e differente dagli altri Paesi Europei. Io spero che in questa nuova condizione del nostro Paese, l’Italia giocherà un ruolo importante nelle relazioni tra Teheran e l’Europa“.

Che dire? Non è la prima volta che il regime iraniano afferma una cosa del genere. Già nel dicembre del 2013, lo stesso Presidente Rohani disse che “l’Iran vedeva nell’Italia la porta d’ingresso verso l’Europa“. Le parole di Rohani arrivarono in occasione della visita dell’ex Ministro degli Esteri Bonino nella Repubblica Islamica. Il ministro Bonino fu la prima rappresentante europea di primo livello a visitare l’Iran dopo l’elezione di Hassan Rouhani, nonostante nulla fosse ancora cambiato all’interno del regime iraniano. In quella occasione, la Bonino dichiarò appassionatamente che “l’Italia voleva vincere la gara di amicizia con l’Iran“. Una uscita infelice, sopratutto per una donna cresciuta politicamente nel Partito Radicale. Alla visita della Bonino, quindi, hanno fatto seguito quella di Massimo D’Alema, dell’ex Ministro della Cultura Bray e delle rappresentanze parlamentari guidate dal Senatore Casini e dall’Onorevole Ettore Rosato. Alle visite “politiche”, vanno anche aggiunte quelle dei diversi imprenditori italiani arrivati negli ultimi mesi in Iran grazie ai buoni auspici delle Camere di Commercio e delle rappresentanze diplomatiche.

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L’Italia, va precisato, ha sinora sempre tenuto fede al quadro sanzionatorio verso l’Iran. Un punto fermo ribadito anche recentemente  in una nota ufficiale della Farnesina. Nonostante ciò, pare che l’Iran – sfruttando il vento positivo e i buoni auspici di alcuni rappresentanti istituzionali italiani – voglia approfittare della situazione, giocando un gioco sporco. Seguendo le agenzie di stampa che provengono da Teheran, infatti, sempre che gli agenti degli Ayatollah vogliano dare la sensazione di rapresentare un Paese aperto al business e usare il nome dell’Italia come trampolino di lancio per firmare i primi contratti con aziende europee. Come dimostrato dalla recente Esibizione sui prodotti Petrolchimici, sul Petrolio e sul Gas organizzata a Teheran (6-9 maggio), la Repubblica Islamica punta chiaramente a firmare accordi internazionali anche in settore tuttora soggetti alle sanzioni internazionali.

Vogliamo aggiungere alcuni dati fondamentali: come suddetto, anche dopo l’elezione di Hassan Rouhani alla Presidenza dell’Iran, niente è cambiato all’ìnterno della Repubblica Islamica. Nessun accordo è stato sinora raggiunto sul nucleare, nonostante le parole di speranza recentemente espressa dai negoziatori. L’Iran non ha alcuna intenzione di fermare o ridurre drasticamente il suo pìrogramma nucleare e ne ha intenzione di bloccare lo sviluppo dei missili balistici (direttamente collegati alla bomba). La situazione dei diritti umani all’interno del regime, quindi, è drammaticamente peggiorata: le esecuzioni capitali hanno raggiunto livelli mai visti e chiunque cerchi di esprimere la propria voglia di libertà viene arrestato, picchiato e costretto a confessare pubblicamente di essere un pericolo per lo Stato. Ancora: il regime iraniano sta massicciamente continuando a sostenere i massacri di Bashar al Assad in Siria, fornendo al dittatore di Damasco supporto materiale, ideologico, diplomatico e finanziario.

Siamo certi che l’Italia continuerà a mantenere una linea rigorosa verso l’Iran, sulla scia della poszione della Comunità Internazionale. Allo stesso tempo, però, guardiamo con preccupazione ai messaggi pericolosamente contraddittori che arrivano dall’Iran, chiaramente orientati a dare una immagine positiva e distorta del regime islamista. Si tratta di manovre pericolsamente sporche che, purtroppo, potrebbero incoraggiare alcuni imprenditori italiani a prendere una strada indipendente, con effetti diretti sul quadro sanzionatorio internazionale.

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IRAN-ITALY-DIPLOMACY
Questa mattina due siti iraniani hanno riportato una, sinora sconosciuta, indiscrezione in merito alla visita del Ministro degli Esteri italiano Emma Bonino in Iran. Si tratta, lo precisiamo subito, di una storia piena di condizionali che, chiaramente, andrebbe confermata dalla stessa Farnesina. Noi ci limitiamo, ovviamente, a riportare i fatti. Secondo quanto scritto da Alef e da Jahan News, infatti, al momento dell’arrivo dell’aereo della delegazione italiana in Iran, i funzionari iraniani si sarebbero presentati davanti al Ministro con tre foulard colorati che la Bonino avrebbe dovuto indossare una volta entrata in territorio iraniano.  Secondo i media iraniani, però, il Ministro degli Esteri radicale avrebbe inizialmente rifiutato di indossare il velo. Il rifiuto della Bonino, quindi, avrebbe provocato una sorta di panico nelle autorità islamiche, legate dal reazionarismo degli Ayatollah ad un protocollo molto rigido in materia.
A quel punto, le preoccupate autorità iraniane si sarebbero subito attivate e ci sarebbero stati stati contatti telefonici tra la stessa Emma Bonino, Mohammad Javad Faridzadeh (Direttore Generale del Ministero degli Esteri iraniano ed ex ambasciatore iraniano in Vaticano) e il Ministro degli Esteri iraniano Zarif. Al Ministro Bonino sarebbe stato detto che, senza indossare il velo, tutti gli incontri previsti con i rappresentanti del regime iraniano sarebbero stati annullati.
Solo a questo punto, considerando la situazione, arrabbiata e dopo aver fumato delle sigarette, il Ministro Bonino avrebbe indossato a malincuore il foulard e si sarebbe diretta verso le scale dell’aereo.
Sarebbe interessante sapere, direttamente dalla Farnesina, se quanto riportato dai media iraniani è realtà o pure fantasia. Come detto, per quanto ci concerne, ci limitiamo a dare la notizia, passando la palla a chi – compresi i giornalisti italiani presenti al seguito del Ministro – ha preso parte diretta agli eventi.
Restiamo ovviamente a disposizione per la pubblicazione di eventuali smentite ufficiali in merito (non da parte delle autorità del regime iraniano in Italia).
Una immagini prodotta dai Radicali Italiani per promuovere la candidatura della Bonino a Presidente. E' ripresa da una protesta del 1979 quando il Ministro

Una immagine pubblicata dai Radicali Italiani per promuovere la candidatura di Emma Bonino a Presidente della Repubblica. La foto è ripresa da una protesta del 1979, quando il Ministro, davanti all’ambasciata iraniana  Roma rivendicava i diritti delle donne iraniane contro l’oppressione khomeinista. 

terzi

 Giulio Terzi di Sant’Agata non ha bisogno di lunghe presentazioni: figlio di un contadino Bergamasco di nobili origini, ha cominciato la sua lunga carriera diplomatica negli anni ’70 ed ha ricoperto incarichi di primo piano per conto del Ministero degli Affari Esteri, prima di essere nominato Ambasciatore d’Italia in Israele, Rappresentante permanente presso le Nazioni Unite e infine Ambasciatore negli Stati Uniti. Un lavoro denso di successi, culminato  – nel novembre del 2011 – con la nomina dello stesso Terzi al ruolo di Ministro degli Esteri.

Giulio Terzi si è soprattutto sempre contraddistinto per il suo impegno personale in favore della libertà e dei valori democratici: dalla battaglia per la moratoria sulla pena di morte, alla mozione ONU contro le mutilazioni genitali femminili, dall’impegno per i bambini soldato ai progetti di cooperazione culturale internazionale per i paesi in via di sviluppo. Una battaglia che, una volta terminata l’esperienza governativa, Terzi sta oggi continuando a portare avanti senza sosta attraverso i mass-media, i social networks e con la personale partecipazione a numerose conferenze e seminari di primo pianoUno dei principali temi spesso trattati dell’Ambasciatore Terzi è l’Iran. Coraggiosamente, infatti, Giulio Terzi ha preso parte a diversi incontri organizzati dalla resistenza iraniana, chiedendo pubblicamente e a più riprese al governo iracheno il rispetto dei diritti dei residenti di Camp Ashraf e Camp Liberty.

Proprio per questo suo impegno diretto e per il suo coraggio, abbiamo chiesto a Giulio Terzi di rilasciarci un intervista. L’Ambasciatore ha risposto positivamente e con entusiasmo. Siamo quindi profondamente onorati di riportarvi quanto da lui dichiarato al nostro sito.

NP: Lei è personalmente impegnato nella battaglia per i membri dell’opposizione iraniana rifugiati a Camp Asharaf in Iraq. Nel settembre scorso, un vero e proprio attacco militare è stato lanciato dalle forze irachene contro il campo. Un massacro che ha causato la morte di oltre 52 persone e il rapimento altre sette. Di recente, quindi, un attacco missilistico ha colpito Camp Liberty, presso Baghdad. Nonostante le condanne internazionali, il Governo iracheno sembra restio ad agire preferendo, al contrario, avviare una special relationship con il regime degli Ayatollah. Come pensa che evolverà la questione e cosa può fare la diplomazia occidentale per aiutare gli oppositori iraniani e liberare i rapiti? A Suo avviso potrebbero essere individuate delle responsabilità dirette di Teheran in quanto sta accadendo in Iraq?

GT: Da oltre un anno, la situazione degli espatriati iraniani residenti a Camp Ashraf,e ora a Camp Liberty è intollerabile e scandalosa per l’intera comunità internazionale. Dopo ripetuti attacchi che avevano già provocato vittime e feriti, lo scorso settembre chi muove milizie e forze speciali sciite in Iraq ha dato prova di tutta la sua criminale efferatezza. Cinquantadue residenti di Camp Ashraf suno stati brutalmente giustiziati da miliziani lasciati impunemente entrare nel campo, mentre i poliziotti iracheni di sorveglianza hanno finto di non vedere. Sono stati rapiti sette ostaggi. Durante il trasferimento dei superstiti a Camp Liberty ci sono stati altri attacchi. Nelle scorse settimane si sono abbattuti su Camp Liberty altri razzi, con morti, feriti e ingenti danni alle infrastrutture.Tutto ciò è ancor più orribile perché queste azioni mirate all’eliminazione fisica di un intero gruppo di tremila oppositori al regime iraniani colpisce persone tutte ufficialmente protette dalle Nazioni Unite. I motivi di sdegno e di preoccupazione aumentano. Dopo ben cinque mesi di appelli all’ONU, a Baghdad e a Washington, nessuna misura e’ stata ancora presa per proteggere Camp Liberty. E vi sono indizi evidenti che le milizie sciite sie preparano a colpire ancora. E’ urgentissimo trasferire il maggior numero possibile di residenti di Camp Liberty in Paesi sicuri. Insieme ad altri Paesi che si sono impegnati in Iraq, l’Italia ha il dovere di contribuire a salvare queste persone. Un centinaio di loro ha consolidati rapporti con l’Italia. Ho lanciato martedì scorso da Radio Radicale un appello al Governo affinché vengano prese tempestive decisioni per riconoscere loro l’asilo politico. Deve essere fatto ogni sforzo affinchè ciò avvenga.

NPL’elezione di Hassan Rohani è stata salutata dal mondo come una grande vittoria del moderatismo. Nonostante tutto, le pene capitali in Iran sono aumentate, giornali riformisti sono stati chiusi, le spese militari del regime sono aumentate e lo stesso esecutivo iraniano formato da Rohani ha al suo interno personaggi alle dipendenze del MOIS o responsabili di atroci crimini in passato. Possiamo parlare davvero di moderatismo o l’Occidente sta guardando a Teheran in maniera forse troppo ingenua e superficiale?

GT: Se l’atteggiamento di maggior apertura mostrato dal Presidente Rohani costituisca una vera svolta per l’Iran o un mero espediente tattico per fare uscire il Paese dall’isolamento e superare la pesante crisi economica, lo si vedrà rapidamente alla prova dei fatti. Allo stato delle cose, vi sono piu’ motivi di preoccupazione che di facile ottimismo. Sul piano interno, negli ultimi sei mesi le esecuzioni capitali sono aumentate; i prigionieri politici restano in carcere, continuano le torture, le restrizioni ai leaders riformisti e ai partecipanti alle manifestazioni del 2009 contro l'”elezione truccata” di Amadinejad. Né hanno cambiato la situazione le poche liberazioni simboliche avvenute per preparare la visita di Rohani alle Nazioni Unite lo scorso settembre. A livello regionale, come ha scritto recentemente anche il NYT, l’Iran “continua a nutrire sogni di egemonia regionale. Non vi è segnale che indichi che l’elezione di Rohani abbia cambiato alcunché. Sta aumentando il sostegno ai gruppi militanti nella regione. Recentemente l’Iran avrebbe fornito sofisticati missili a lungo raggio agli Hezbollah via Siria e inviato una nave, intercettato dalle autorità del Bahrain, carica di armi destinate agli oppositori sciti di quel governo sunnita”. Sarebbe pericoloso per i paesi occidentali rivedere completamente la loro strategia  sulla base di mere speranze sulla “svolta Rohani”, anziché su dati verificabili che dimostrino  un radicale  mutamento di rotta: sia sul piano interno – quello del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali – sia sul piano internazionale, in Siria, in Iraq, in Libano, nei confronti di Israele, e sulla questione nucleare.

NP: L’accordo di Ginevra ha, praticamente, riconosciuto il diritto iraniano ad arricchire l’uranio. Ciò, a dispetto delle sanzioni internazionali e delle denunce fatte dall’AIEA nei numerosi report dedicati al programma nucleare iraniano. Nonostante si tratti di un accordo ancora da definire, l’Occidente – Europa in testa – sta facendo la corsa per riavviare i rapporti commerciali con la Repubblica Islamica ponendo, tra l’altro, la questione dei diritti umani assolutamente in secondo piano. Pensa che possiamo fidarci degli Ayatollah o, come nel 2003,stiamo rischiando di prendere un clamoroso abbaglio?

GT: Rohani ha annunciato dall’inizio della sua presidenza di voler riprendere seriamente il negoziato nucleare con il Gruppo “5+1”, e soprattutto con gli Usa. Abbiamo successivamente appreso che contatti riservati tra Washington e Teheran erano già in corso da circa un anno. Per la verità ciò non mi ha stupito: tre anni prima c’era stato – ad esempio – un incontro bilaterale a margine di una riuione “5+1” tra i negoziatori iraniano e americano, con un’intesa di massima che era poi stata “lasciata cadere” dai vertici del regime. Non vi è però dubbio che una trattativa sulla sostanza della questione si è resa possibile solo ora. Per ammissione delle stesse autorità iraniane, la pressione economica delle sanzioni ne è il motivo determinante. L’intesa interinale costituisce un passo avanti su un terreno peraltro molto insidioso, che offre a Teheran maggiori opportunità e spazi di manovra di quelli che hanno gli occidentali. In estrema sintesi, i “5+1” iniziano per parte loro a smantellare il sistema sanzionatorio, mentre gli iraniani si impegnano a congelare l’arricchimento a livelli superiori al 5% (che però rapidamente si può convertire in bombe atomiche…). Il problema è che le sanzioni, una volta ritirate, non sono affatto facilmente riproponibili in caso di inadempimento iraniano… C’é  voluto molto tempo per convincere paesi come Cina, India, Brasile, Russia e persino taluni paesi europei a rispettarle. L’infrastruttura nucleare iraniana – centrifughe di ultima generazione, reattore di Arak, siti protetti – restano invece intatti, anche se – per ora – parzialmente “spenti”. Questo è il vero nocciolo del problema. Ottimismo, grande cautela, unità d’intenti tra Paesi occidentali mi sembrano quindi le parole chiave.

NP: L’Italia, come sa, è la capofila in Europa di queste nuove relazioni con l’Iran. Il Ministro Bonino a Teheran ha espressamente dichiarato che Roma vuole vincere la gara di amicizia con l’Iran. In poco tempo, quindi, sono arrivati nella Repubblica Islamica altri esponenti politici italiani di primo piano, tra i quali il Senatore Casini. Presto, quindi, lo stesso Letta potrebbe visitare l’Iran. Il messaggio che l’Italia sembra mandare, purtroppo, è quello di voler stabilire legami preferenziali con un regime autoritario, a dispetto delle azioni repressive e delle violenze quotidiane che questo commette. Non le sembra – soprattutto alla luce della Sua importantissima esperienza di Ambasciatore e Ministro degli Esteri – che il Governo italiano dovrebbe assumere un atteggiamento più prudente, improntato anche alla tutela dei valori di libertà e democrazia che sono rappresentati dalla stessa Costituzione Italiana?

GT: L’Italia ha rapporti consolidati e antichi con l’Iran, e le relazioni diplomatiche non si sono mai realmente interrotte. Un miglioramento di clima può suggerire scambi di visite a livello politico, di Governo e Parlamentare. Non si tratta evidentemente, in una realtà così complessa come quella iraniana, di competere per chi arriva primo, o di dare patenti di totale affidabilità e di fare “protagonismo”. Si tratta invece di lanciare messaggi precisi su quello che la comunità internazionale si attende, finalmente, da un Governo iraniano desideroso di riportare il paese a pieno titolo nella comunità internazionale: necessità di rispettare i diritti umani, le libertà fondamentali, il pluralismo politico, l’abolizione della tortura, la cessazione di un utilizzo “politico” e terribilmente diffuso della pena di morte. Sono fiducioso che questa impostazione, coerente con i valori fondamentati della politica politica estera del nostro Paese, continui a essere sostenuta con forza dal nostro Governo.

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alavi

Dopo l’accordo di Ginevra, come spesso abbiamo detto, Teheran è diventato il punto di approdo di molti politici, diplomatici e uomini d’affari occidentali, personaggi pronti a passare sopra alle violazioni dei diritti umani che il regime iraniano commette, in nome di soldi e petrolio. Prossimamente, parlando d’Italia, una delegazione di imprenditori si recherà in Iran sotto l’egida dell’organizzazione Isiamed, da sempre molto vicina all’ambasciata iraniani a Roma. Or bene, a dispetto del giudizio politico negativo in merito a queste aperture di credito eccessive, vogliamo mettere in guardia coloro che intendono fare affari con gli Ayatollah dal rischio di prendere enormi fregature: il regime iraniano, infatti, è molto bravo a vendere fumo, ma basta scavare un pochino più a fondo per capire che il sistema economico della Repubblica Islamica è fragile e non fornisce le dovute assicurazioni per chi investe.

La fragilità dell’economia iraniana, si badi bene, ha ben poco a che fare con le sanzioni internazionali, ma è quasi interamente legata al sistema di corruzione che esiste all’interno dell’Iran. Un sistema assai dispendioso per chi intende investire e che, soprattutto, favorisce personaggi legati a poteri occulti quali i Pasdaran o la rete controllata dalla Guida Suprema Ali Khamenei. La corruzione in Iran è talmente elevata che, anche le stesse autorità locali, sono consapevoli del rischio che essa pone dinnanzi ad un potenziale investitore straniero. In queste ore, clamorosamente, un monito è stato lanciato ai media dal Ministro dell’intelligence iraniano in persona, l’Ayatollah Mahmud Alavi.

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Parlando all’agenzia Mehr News, il Ministro dell’Intelligence Alavi ha dichiarato che i media non devono riportare notizie in merito a tutti gli scandali legati al contrabbando e alla corruzione che scoppiano constamente in Iran. Il rischio, sottolinea il Ministro, è che queste notizie legate al livello altissimo di corruzione in Iran colpiscano direttamente l’economia iraniana, allontanando potenziali investitori esteri dal cercare di fare affari nella Repubblica Islamica. Vogliamo ricordare che, proprio in questi giorni, è stato arrestato il miliardario iraniano Babak Zanjani, legato a doppio filo con tutto l’establishment politico locale, accusato di evasione fiscale grazie ad un network di compagnie che passava daIl’Iran, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Malesia e Tajikistan. Solamente un anno fa, invece, era scoppiato nella Repubblica Islamica uno scandalo di frode contro diversi instituti bancari iraniani per una cifra record di oltre 2,6 miliardi di dollari. Tra le banche coinvolte, tra l’altro, c’era anche la popolare Bank Sederat. Lo scandalo, secondo quanto scritto dai media iraniani, arrivò fino a sfiorare il coinvolgimento di Rahim Mashaei, fedele consigliere, genero e capo dello staff dell’ex Presidente Ahmadinejad.

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Se non volete credere a noi, credete almeno a Trasparency International, nota  e affidabile organizzazione che si occupa di monitorare il livello di corruzione nei vari Paesi del mondo. Secondo Trasparency International l’Iran si classifica al 144 posto (su 177) per quanto concerne il livello di trasparenza e lotta alla corruzione. Praticamente, in poche parole, si tratta di un Paese dove l’economia in nero è assolutamente la regola e dove investire presenta un rischio elevatissimo. Per la cronaca, il livello di corruzione misurato da Transparency International, riguarda in primis le instituzioni pubbliche, ovvero direttamente lo Stato iraniano…

Ergo, chiunque intendesse investire nella Repubblica Islamica, se non ha a cuore i diritti umani, farebbe bene almeno ad avere a cuore i propri soldi, controllando bene che dall’altra parte, in Iran – al di là della propaganda di questi tempi- ci sia davvero dall’altra parte un partner affidabile, pulito e non legato a doppio filo con le cerchie corrotte e perverse che controllano i fili dell’economia iraniana…Impresa assai ardua… 

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