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Mentre il mondo apre le porte all’Iran di Rohani, nella Repubblica Islamica la violazione dei diritti umani continua ad essere la norma. A denunciare quanto scriviamo, si badi bene, è l’inviato speciale per i diritti umani in Iran, Ahmad Shaheed. Nell’ultimo report consegnato al Segretario Generale dell’Onu, Shaheed denuncia “una situazione si seria preoccupazione“, evidenziando come – nonostante un incontro avuto con Mohsen Naziri Asl, Rappresentante Permanente dell’Iran presso l’ufficio Onu di Ginevra – Teheran non sta collaborando in maniera sufficente per migliorare la situazione dei diritti umani nella Repubblica Islamica.

La situazione che Ahmad Shaheed descrive nel suo report, purtroppo, è davvero tragica: l’Iran continua a negare ai suoi cittadini la libertà di espressione. Preoccupano particolarmente la Legge sulla Stampa del 1986 e la Legge sui Crimini attraverso i Computer del 2009 e la Legge per i Cybercrimini del 2010: per mezzo di queste norme, infatti, i giudici iraniani hanno ordinato la chiusura di 67 Internet caffè solamente nel luglio del 2013 – dopo l’elezione di Rohani, quindi – e bloccato oltre 5 millioni di siti Internet. Senza contare che, purtroppo proprio per via di queste norme, oltre 40 giornalisti e 29 bloggers si trovano oggi in carcere (tra i quali Hossein Ronaghi-Maleki).

Giornalisti imprigionati in Iran dal 2004 al 2013

Giornalisti imprigionati in Iran dal 2004 al 2013

Ahmad Shaheed denuncia anche che, tra i siti che costantemente vengono censurati in Iran, c’è anche Wikipedia: un apposito studio, infatti, ha rivelato che il regime ha vietato l’accesso a ben 964 voci in Farsi, scritte da diversi utenti sull’Enciclopedia Libera. Il blocco di Internet, tra le altre cose, è anche favorito da una rete estremamente lenta, la cui velocità è stata inoltre ridotta – come rivelato dallo stesso Ministero dell’Informazione iraniano – in occasione delle recenti elezioni presidenziali.

La censura di Wikipedia in Iran

La censura di Wikipedia in Iran

 Nel report, chiaramente, un focus speciale è posto sulla situazione delle carceri iraniane, praticamente al collasso, e sul numero di esecuzioni capitali. La Repubblica Islamica, come noto, è ai primi posti nella classifica mondiale per pene di morte emesse ed eseguite. La maggior parte delle esecuzioni capitali riguarda persone accusate di traffico di droga. Per questo motivo, Ahmad Shaheed ha chiesto alle Nazioni Unite di inserire la clausula dei diritti umani in ogni occasione in cui le Nazioni Unite collaborano con l’Iran per la limitazione del traffico di sostanze stupefacenti (una frecciata diretta all’Unodc, troppo spesso eccessivamente schierato con le posizioni del governo iraniano). Oltre alle pene capitali per i trafficanti di droga, diverse sono state le esecuzioni capitali degli oppositori politici, accusati di mettere a rischio la sicurezza dello Stato. Dall’elezione di Rohani, anche se non è stato riportato nel grafico sottostante, oltre 200 pene di morte sono state eseguite, diverse di queste in pubblico. 

Pene capitali eseguite in Iran dal 2004 al 2013

Pene capitali eseguite in Iran dal 2004 al 2013

La seconda parte del report di Shaheed è dedicata all’impunità di cui godono i membri del regime (finora, ad esempio, nessuna condanna per la morte del blogger Sattar Beheshti o per la strage nel centro detentivo di Kahrizak), alla drammatica situazione delle donne e alle persecuzioni contro le minoranze religiose ed etniche. Per quanto concerne le donne, molto interessante è la denuncia di Shaheed in merito ai bambini nati dal rapporto tra donne iraniane ed immigrati afghani o iracheni senza permesso di soggiorno: la Repubblica Islamica non permette il matrimonio tra una cittadina iraniana e un immigrato irregolare e non permette alle donne di passare la cittadinanza ai loro mariti (anche se sposati all’estero). Per questo, quindi, in Iran esistono oggi almeno 32000 figli considerati illegittimi, senza alcun documento e diritti), Per quanto concerne le minoranze, i più persguitati sono i Baha’i e i mussulmani sciiti che si convertono al cristianesimo evangelico. Da riportare, quindi, è anche la persecuzione contro gli arabi sunniti (Ahwazi), costretti a vivere in un’area senza opportune infrastrutture idriche: Shaheed rileva che gli impianti sono stati costruiti per una utenza di 4000 persone, mentre nella zona vivono ormai 1,5 millioni di esseri umani.

Per ovvie ragioni, non possiamo riportarvi l’intero contenuto del lungo documento di Ahmad Shaheed. Vi invitiamo caldamente a scaricare e leggere il report da soli, direttamente dal sito dell’inviato speciale dell’Onu. A quanto scritto dall’inviato Onu, purtroppo, va aggiunta la notizia di altre 7 esecuzioni capitali avvenute in queste ore in Iran, presso la prigione di Kermanshah. Per la cronaca, l’Iran del moderato Rohani, ha giudicato il report di Ahmad Shaheed un insulto alla grande nazione iraniana, ritenendo che sia stato scritto unicamente grazie a fonti arrivate da gruppi terroristi…Non c’è che dire…un bel moderatismo…

Rouhani

Rohani illude, il regime iraniano uccide. Mentre la notizia della liberazione delle sette detenute politiche in Iran fa il giro del mondo (tra loro anche l’attivista per i diritti umani Nasrin Sotoudeh), nella Repubblica Islamica le persecuzioni e le condanne a morte non si fermano. L’Ong “Iran Human Rights” pubblicato in questi giorni un articolo basato su quanto detto dal Presidente Rohani durante un incontro a New York con l’Asia Society and Council of Foreign Affairs: in quell’occasione, rispondendo ad una domanda a proposito dei prigionieri politici in Iran, Rohani ha testualmente dichiarato “noi non amiamo avere nessuno in carcere”.

A quanto pare, però, da quando Rohani è stato eletto il 14 giugno scorso, il regime iraniano ha messo a more più di 200 persone, tra loro un numero altissimo di ragazzi che hanno commesso il reato in età minorile. La loro condanna a morte, lo ricordiamo, trasgredisce la Convenzione sui diritti dei Minori approvata dalle Nazioni Unite e ratificata dalla stessa Repubblica Islamica. A quanto pare, quindi, il metodo in cui l’Iran sta svuotando le carceri impiccando la maggior parte di prigionieri possibile. 

C’è di peggio: in una intervista esclusiva con il sito Rooz, il responsabile della Commissione giustizia del Parlamento iraniano, Alahyar Malekshahi, ha testualmente detto che in “Iran non esistono prigionieri politici” e che le persone arrestate durante le proteste del 2009, sono detenute per ragioni di sicurezza. Parlando del tema dei prigionieri politici, Malekshahi, va ricordato, è colui che sta tentando di far approvare una legge che punisca direttamente il reato politoco. Il primo articolo di questa legge intenderebbe colpire tutti coloro che “commetto una azione che ha il proposito di criticare le scelte del regime o ogni tentativo di ottenere il potere, anche se la persona non ha l’intenzione di colpire i principi e le basi della Repubblica Islamica”. Praticamente, mentre Rohani parla del nuovo Iran moderato, il regime si appresta ad approvare una legge che permetterà l’arresto di ancora più dissidenti.

E sempre alla faccia della moderazione e dell’apertura al mondo, l’agenzia di stampa iraniana ISNA ha mostrato le immagini (che vi riportiamo sotto) della confisca di centinaia di antenne satellitari in Iran e della distruzione delle stesse in pubblico a scopo di avvertimento verso tutti coloro che intendono vedere i canali internazionali. Ricordiamo che, a dispetto del divieto imposto dal regime, circa il 70% della popolazione iraniana ha una antenna satellitare installata sul balcone, segno evidente del bisogno di libertà del popolo iraniano.


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Intanto, anche a livello politico, la situazione in Iran non sembra mutare. Sinora, infatti, ben poco di quello che era il Governo Ahmadinejad è stato smantellato, anzi. E’ di queste ore la notizia che l’ex Ministro della Difesa iraniano Ahmad Vahidi – ricercato a livello internazionale per la strage al centro ebraico AMIA di Buenos Aires nel 1994 – è stato nominato a capo del Centro di Ricerca Strategico, think tank centrale in Iran per la definizione delle linee politiche della Difesa. Vahidi, per la cronaca, è già a capo della Commissione di Politica, Difesa e Sicurezza del Consiglio del Discernimento, organo creato nel 1988 per dirimere le controversie tra Parlamento e Consiglio dei Guardiani.

A livello internazionale, infine, diverse voci si continuando ad alzare contro le “timide aperture” fatte da Hassan Rohani: Ali Akbar Velayati, consigliere di Khamenei per la politica estera, ha dichiarato che non capisce il motivo della conversazione telefonica avvenuta tra Rohani e il Presidente americano Barak Obama. Velayati ha anche aggiunto che, nella sua opinione, non ci sono opportunità di arrivare un accordo con gli Stati Uniti, perchè Washington è contraria alla rivoluzione khomeinista. Nel frattempo, mentre il servizio segreto israeliano arresta un uomo di origine iraniana (ma con cittadinanza belga) incaricato di creare una cellula al servizio dei Pasdaran in Israele, il Presidente Rohani ha incontrato una delegazione del regime siriano e del regime nordcoreano (video sotto). Questo, tanto per chiarire da che parte sta (o meglio continua a stare) la Repubblica Islamica…

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