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Cinque anni aggiuntivi di carcere: questa la pena decisa dal Tribunale iraniano contro un detenuto di nome Yousef Kakehmami. Yousef, contadino di etnia curda,  era stato già condannato dal regime iraniano a nove anni di detenzione, dopo essere stato arrestato per ordine del Ministero dell’Intelligence nel 2006.

La colpa di Yousef e’ stata quella di aver deciso di denunciare gli abusi a cui e’ soggetto in carcere, scrivendo nel Marzo del 2015 una lettera ad Ahmed Shaheed, inviato speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani in Iran (Kurdistan24).

Nella sua lettera, il detenuto curdo attualmente detenuto nella prigione centrale di Oroumieh, denunciava di aver subito due processi – nel 2006 e nel 2008 – completamente illegali, praticamente senza neanche aver avuto accesso ad un legale.

Dopo aver scritto la lettera a Shaheed, Yousef e’ stato interrogato numerose volte – ovviamente senza alcun legale – e accusato di “propaganda contro lo stato” e “comunicazione con media e organizzazioni straniere”. I Pasdaran gli hanno contestato di aver descritto all’inviato ONU le sue condizioni di detenzione e gli abusi dei diritti umani all’interno delle carceri iraniani (comprese le torture subite).

Attualmente, secondo quanto denuncia Taimoor Aliassi, rappresentate presso l’ONU dell’Associazione Diritti Umani nel Kurdistan Iraniano, nella Repubblica Islamica sono detenuti 1152 prigionieri politici, 467 dei quali appartengono alla minoranza curda. Di questi prigionieri politici, 93 sono stati condannati per Moharebeh, ovvero essere dei “nemici di Dio” (63 dei 93 condannati per Moharebeh sono curdi). 

 

Non solo: il 95% delle esecuzioni capitali segrete che vengono fatte in Iran, avvengono nelle aree dove vivono le minoranze etniche (soprattutto le regioni dove vivono Curdi, Baluchi e Baha’i). Esecuzioni frutto, quasi sempre, di processi iniqui e illegali.

Amnesty International ha chiesto pubblicamente alle autorità iraniane di cancellare la condanna ai cinque anni aggiuntivi per il detenuto Yousef Kakehmami e di avviare immediatamente per lui un processo equo e legale.

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Sono parole durissime quelle usate dall’Inviato Speciale ONU per i Diritti Umani in Iran Ahmed Shaheed,contro il regime degli Ayatollah. Per Shaheed, infatti, i recenti arresti di giornalisti e attivisti per i diritti civili sono illegali e molto preoccupanti. “Zittire queste voci critiche e’ inaccettabile” – afferma l’inviato ONU – “colpisce il dibattito pubblico e priva gli iraniani e il resto del mondo di importanti fonti di informazione su quanto accade nel Paese“. Continua Shaheed: “l‘uso costante di accuse di quali la minaccia alla sicurezza nazionale, la propaganda contro il sistema e l’insulto alle autorità per perseguire giornalisti e attivisti, e’ totalmente in contraddizione con le norme internazionali legate al diritto di libera espressione e associazione“.

Nel comunicato ufficiale di condanna del regime iraniano, l‘inviato ONU fa nomi e cognomi delle persone perseguitate dal regime ultimamente. Per quanto concerne i giornalisti, Shaheed ricorda l’arresto e il processo in corso contro Jason Rezaian, inviato del Washington Post, fermato insieme alla moglie Yeganeh Salehi, corrispondente del quotidiano degli Emirati Arabi Uniti, The National. Il processo contro Rezaian e’ cominciato, a porte chiuse, il 25 maggio scorso, ma bisogna ricordare che l’inviato del Washington Post e’ stato arrestato nel luglio del 2014, passando quasi un anno di detenzione senza processo, senza accuse formali e senza diritto di difesa. “I giornalisti andrebbero protetti non perseguitati” – grida Ahmed Shaheed – “la detenzione e il processo contro Rezaian e la Signora Salehi non solo violano i diritti individuali, ma rappresentano anche una intimidazione per chi lavora nel settore giornalistico in Iran“.

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Altrettanto grave, quindi, e’ la detenzione e la condanna di diversi attivisti per i diritti umani del popolo iraniano. Prime fra tutte le due attiviste Atena Farghdani e Narges Mohammadi. Atena, come noto, e’ stata arrestata e condannata a 12 anni di carcere per alcune caricature critiche contro l’establishment politico iraniano. Il suo avvocato, come abbiamo ricordato, e’ stato anche lui fermato con l’accusa di “relazione immorale”, per aver stretto la mano di Atena durante una visita nel carcere di Evin. Narges Mohammadi, quindi, e’ stata arrestata e condannata nel maggio scorso e dovrà scontare sei anni di carcere. L’accusa contro di lei e’ quella di aver creato un gruppo contro la pena di morte (“Step by Step to Stop Death Penalty“), di aver incontrato l’ex Mrs. Pesc dell’EU, Lady Ashton, di aver manifestato contro gli attacchi con l’acido alle donne malvelate e di collaborare con il premio Nobel Shirin Ebadi (oggi in esilio a Londra).

Nonostante il chiaro abuso dei diritti umani, nonostante l’assenza di condanna da parte del Presidente iraniano Rouhani e, soprattutto, nonostante le condanne dell’ONU, le diplomazie Occidentali hanno totalmente taciuto in questi mesi. Sollecitati direttamente con lettere aperte e appelli da parte dagli attivisti, sia la nuova Mrs. Pesc, Federica Mogherini (link), sia il Ministro degli Esteri italiano e sia i Parlamentari Italiani (link), non hanno mai minimamente espresso una sola parola di condanna contro Teheran. Al contrario, hanno continuato ad elogiare Hassan Rouhani, inventando una “moderazione” del nuovo Governo iraniano, mai esistita. Va ricordato che, solamente dall’entrata in carica di Rouhani, oltre 1200 prigionieri sono stati impiccati, molto spesso senza neanche una comunicazione ufficiale. Tutto questo, proprio mentre la Farnesina si vanta di promuovere all’ONU la Moratoria Universale contro la Pena di MorteE’ tempo quindi di fermare questa “tempesta omertosa”. 

Nessun negoziato nucleare – per ora senza alcun successo – e nessuna guerra all’Isis – che l’Iran finge di combattere – possono infatti giustificare un silenzio disumano e colpevole. 

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E’ stato pubblicato ieri dall’inviato speciale delle Nazioni Unite Ahmed Shaheed il nuovo report sullo status dei diritti umani nella Repubblica Islamica dell’Iran. Ancora una volta, la descrizione che il Dottor Shaheed ha fatto degli abusi commessi dal regime iraniano e’ impietosa e senza assoluzione. Dopo aver ricordato che Teheran, ancora una volta, non ha permesso all’inviato specialle dell’Onu di visitare il Paese, Shaheed ha cominciato a elencare la lista di crimini che i Mullah e i Pasdaran hanno comesso e commetto quotidianamente contro i prigionieri, gli attivisti, le minoranze etniche e religiose e chinque la pensi differentemente dall’ideologia al potere. La situazione piu’ drammatica, ovviamente, e’ quella relativa alle condanne a morte. Come abbiamo gia’ scritto piu’ volte, solamente dall’elezione di Hassan Rouhani, oltre 1000 prigionieri sono stati impiccati. Il grafico qui sotto, riportato nel report di Shaheed, mostra l’evoluzione delle condanne a morte in Iran dal 2003 al 2014. La crescita e’ davvero impressionante e lascia senza parole. Soprattutto, pero’, e’ impressionante sapere che l’Occidente ha deciso di applicare l’appeasement verso Teheran proprio durante la Presidenza sotto la quale sono state eseguite il numero maggiore di impiccaggioni.

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Ovviamente, la lista dei crimini descritta da Shaheed comprende tante cose di cui siamo, purtroppo, bene a conoscenza. Tra queste ricordiamo, ad esempio: la detenzione illegale dei leaders dell’Onda Verde Karroubi e Mousavi, l’arresto dei giornalisti e dei blogger (caso emblematico la condanna a morte di Shoeil Arabi per un post su Facebook), la censura della Rete e la distruzione delle parabole satellitari per la televisione, la persecuzione delle minoranze etniche e religiose (in primis i Bahai, considerati dei veri e propri eretici e contro i quali Khamenei ha emesso anche una fatwa) e le discriminazioni contro le donne e gli omosessuali.

Oggi, pero’, vorremmo soffermarci su alcune parti del report che, spesso, non vengono ampiamente riportate dai media. Parliamo della lista delle leggi discriminatorie e fasciste che il Parlamento iraniano ha approvato o proposto al fine di impedire l’attivita’ degli attivisti civili e politici. In tal senso, ad esempio, vogliamo parlarvi della:

  • Legge contro i Crimini Politici: una legge introdotta dal Parlamento nel settembre del 2013 e che qualifica come crimine politico l’intenzione di influenzare gli affari dello Stato, le amministrazioni politiche e istituzionali e la politica estera e interna pur “senza avere l’intenzione di danneggiare i principi dello Stato”. In poche parole, grazie a questa legge, chiunque parli male di un politico del regime puo’ essere arrestato come “nemico dello Stato”;
  • La Legge sui Gruppi e sui Partito Politici: una legge approvata nel 2012 che non permette a nessuno di formare un gruppo o un partito politico senza il permesso dei nove membri della “Commissione per i Partiti”, una commissione che comprende il Ministro dell’Intelligence, il Ministro dell’Interno e quello della Giustizia. La legge e’ talmente repressiva che il Parlamento ha deciso, nel 2014, di sospenderla per tre mesi per studiarne le modifiche. Fino ad oggi, pero’, nulla di nuovo e’ stato approvato;
  • La Legge per la Protezione dell’Hijab e della Modestia: una legge proposta dal Parlamento iraniano nell’ottobre del 2014, che impone limiti di orario alle donne per quanto concerne il diritto al lavoro e stabilisce la segregazione di genere sui luoghi di lavoro. Tra le altre cose, le donne sono state bandite dalla possibilita’ di lavorare nei bar e numerosi concerti di musica sono stati cancellati per la presenza di donne sul palco…
  • La Legge sulla Eccellenza Famigliare: proposta dal Parlamento nell’Ottobre del 2014, si propone di aumentare il numero di matrimoni e la popolazione. Le donne, secondo questa proposta di Legge sono macchine da riproduzione. Per questo, uno dei punti della proposta era quello di impedire l’assunzione delle donne non sposate nelle Universita’, una scelta che – secondo questi fascisti – avrebbe penalizzato il numero dei matrimoni. Per fortuna, almeno per ora, la Legge resta una proposta, ma va ricordato che ha il sostegno della Guida Suprema.

Infine, vorremmo riportare l’attenzione del lettore su un altro dato davvero preoccupante denunciato da Ahmed Shaheed. Rispetto dall’ultimo report dell’Inviato Speciale dell’Onu, il numero dei cristiani detenuti in Iran cresce esponenzialmente. Oggi i cristiani detenuti in Iran sono 92, la maggior parte dei quali condannati per apostasia per aver abbandonato l’Islam. In tal senso, quindi, vogliamo ricordare che il 10 Marzo e’ stato pubblicato un report intitolato “la persecuzione dei cristiani in Iran”. rilasciato dall’organizzazione inglese The All-Party Parliamentary Group on International Freedom of Religion or Belief . Il report denuncia la crescita esponenziale della persecuzione dei cristiani nella Repubblica Islamica durante la Presidenza di Hassan Rouhani e chiede la Parlamento e al Governo inglese di agire immediatamente per cambiare lo stato delle cose. Una nuova riprova di come, l’idea che la Repubblica Islamica dell’Iran rappresenti un alleato naturale nella lotta al terrorismo salafita, e’ non solo falsa, ma anche drammaticamente pericolosa.

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La twitter diplomacy del regime iraniano va avanti senza freno, profittando soprattutto del clima di appeasement internazionale. Lo staff di Ali Khamenei è particolarmente attivo, soprattutto dopo la pubblicazione della Letter for You, scritta dalla Guida Suprema e indirizzata ai giovani Occidentali per invitarli a “conoscere l’Islam”. Lo stesso Islam che i Mullah usano nella Repubblica Islamica per reprimere, perseguitare e punire chiunque si discosti dalla linea ufficiale. Dopo la pubblicazione della lettera, quindi, è iniziato un vero e proprio martellamento di tweets che, molto spesso, rasenta il ridicolo. Soprattutto per chi conosce quello che accade quotidianamente in Iran.

Proprio ieri, Khamenei ha pubblicato uno dei tweet maggiormente menzogneri. Come si legge nel testo, in concomitanza con i terribili massacri di Isis, la Guida Suprema iraniana ha scritto che in Iran, dopo la rivoluzione islamica, non sono stati mai registrati casi di attacchi da parte di Musulmani contro i non Musulmani. Si tratta di una delle peggiori bugie che il regime potesse tirare fuori. Soprattutto, se si considera che è proprio il vertice religioso al potere nel Paese che, usando accuse come “crimini contro l’Islam” (Moharebeh), “attività anti-Islamica” e “minaccia alla sicurezza nazionale”, ha messo in atto  e promuove le peggiori politiche di repressione verso le minoranze religiose.

Secondo la Costituzione iraniana, è importante ricordarlo, l’Islam sciita è la religione di Stato, mentre a tre minoranze religiose – i Cristiani, gli Ebrei e gli Zoroastri – è riconosciuto il diritto di esercitare la loro fede. Nonostante quanto previsto dalla Costituzione, il Governo di Teheran impone nelle misure restrittive molto dure, soprattutto i cristiani e gli zoroastri. Per questa ragione, sin dal 1999, gli Stati Uniti hanno inserito l’Iran all’interno del cosiddetto CPC, ovvero tra i “Country of Particular Concern” (i Paesi con particolare preoccupazione), per quanto concerne la libertà religiosa.

Secondo quanto denunciato dall’Inviato Speciale dell’Onu per i Diritti Umani in Iran, Ahmad Shaheed, la persecuzione contro le minoranze religiose in Iran resta altissima. Nonostante le raccomandazioni delle Nazioni Unite – recepite e non applicate da Teheran – nelle carceri iraniane languono decine e decine di Baha’i, Cristiani e musulmani sunniti. La situazione peggiore è quella dei Baha’i. Questa minoranza, infatti, non è affatto riconosciuta dal regime iraniano. Al contrario, religiosamente parlando, i Baha’i sono una setta peccatrice e il loro sangue è considerato mobah, ovvero che può essere versato senza impunità (contro di loro Khamenei ha emesso anche una fatwa). Secondo i dati pubblicati da Ahmad Shaheed e relativi all’agosto 2014, almeno 126 Baha’i sono oggi detenuti in Iran per motivazioni meramente religiose. Tra i detenuti ci sono anche sette fra i maggiori leader della Comunità Baha’i iraniana. Si trarra di Fariba Kamalabadi, Jamaloddin Khanjani, Afif Naeimi, Behrouz Tavakkoli, Saeid Rezaie, Vahid Tizfahm, e Mahvash Sabet. Arrestati nel 2011, sono stati condannati nel 2011 a 20 anni di carcere. Alla detenzione, va affincato un processo di attività criminale dei Pasdaran, volta a cancellare le tracce della secolare fede Baha’i da tutta la Repubblica Islamica. A tal fine, ad esempio, nel maggio del 2014 le Guardie della Rivoluzione hanno raso al suolo un cimitero Baha’i presso Shiraz. Anche nei media – attraverso articoli, programmi TV – i Baha’i sono dipinti come nemici dell’Islam e agenti delle “potenze straniere”. AI Baha’i, tra le altre cose, è precluso anche l’accusso ai servizi pensionistici.

Per i cristiani, la situazione non è miglioreA subire le peggiori repressioni sono i cristiani evangelici, capaci di raccogliere molto consenso nei giovani iraniani che, diverse volte, decidono di convertirsi. La conversione, ovvero l’abbandono dell’Islam, è considerato dal regime come apostasia e punito anche con la pena di morte. Attualmente, secondo quanto riportato dall’inviato Onu, almeno 49 cristiani sono detenuti nelle prigioni della Repubblica Islamica. Tra loro, il Pastore Saeed Abedini, arrestato nel settembre del 2012 e condannato a 8 anni di detenzione. Vogliamo ricordare che il Paestore Abedini è stato arrestato mentre lavorava alla costruzione di un orfanotrofio presso Rasht. La sua situazione di salute oggi è davvero pessima. Di recente la madre è fuggita dalla Repubblica Islamica per riparare in AmericaUn altro Pastore evangelico attualmente nelle carceri iraniane è Farshid Fathi: convertitosi al cristianesimo all’età di 17 anni, Farshid è stato arrestato dai Pasdaran nel 2010, rinchiuso nel carcere di Evin e accusato di minacciare la sicurezza nazionale. Nell’aprile del 2014, dopo essere stato selvaggiamente picchiato dalle guardie carcerarie, il Pastore Fathi è stato portato d’urgenza in ospedale.

Anche gli stessi musulmani vengono perseguitati nella Repubblica Islamica. Secondo i dati diffusi da Ahmad Shaheed nell’Ottobre del 2014, almeno 326 membri della minoranza sufi Gonabadi, sono stati fermati dal regime iraniano nel marzo del 2014. Stavano protestando contro l’arresto di tre loro correligionari: Mostafa Daneshjoo, Hamidreza Moradi e Farshid Karampour. Agli arresti, va aggiunta una attività di propaganda del regime molto dura. I Gonabadi, infatti, sono descritti come infedeli e Wahhabiti. La mano dura dei Mullah sciiti si abbatte anche contro i musulmani sunnitiAlmeno 15o musulmani sunniti sono detenuti in Iran, accusati di aver organizzato incontri e attività religiose. Anche per loro l’accusa è quella di attività contro l’Islam.

Infine, per chiudere “in bellezza”, vi riportiamo il caso dell’Ayatollah Kazemi Boroujerdi. In questo caso non si tratta di un rappresentante di una minoranza religiosa, ma di un Ayatollah sciita in piena regola. Noto come il Mandela iraniano, l’Ayatollah Boroujerdi è attualmente detenuto in Iran per la sua contrarietà alla visione khomeinista dello sciismo. Dalla sua resistenza di Qom, infatti, l’Ayatollah Boroujerdi si è sempre  battuto per un Iran democratico e per un Medioriente pacifico, libero dal terrorismo dei Pasdaran. Per le sue idee coraggiose, l’Ayatollah Boroujerdi è stato arrestato e minacciato di morte. Le sue condizioni di salute, attualmente, sono disperate.

Per saperne di piu’ sulla persecuzione delle minoranze religiose in Iran, vi invitiamo a scaricare e leggere questi due report:

http://www.state.gov/documents/organization/222501.pdf

http://shaheedoniran.org/wp-content/uploads/2014/09/A-69-356-SR-Report-Iran.pdf

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