Posts contrassegnato dai tag ‘Instagram’

photo_2017-01-04_11-38-34-copy

Il regime iraniano ha arrestato 46 persone che lavoravano nel settore della moda, nell’area di Bandar Abbas. Tra loro, ci sarebbero ben 8 modelle. Sono tutti accusati di aver messo in atto delle azioni indecenti, anche gestendo vari account Instagram, pubblicando immagini e video considerati “peccaminosi”.

Per la precisione, secondo quanto dichiarato dal Capo della Polizia Generale Azizollah Maleki, il reato degli arrestati sarebbe quello di aver diffuso “materiale anti-culturale” (Codice Penale Islamico, articoli 637 – 638).  Oltre al carcere, quindi, gli imputati rischiano di ricevere anche delle pene corporali, soprattutto rischiano di subire delle frustate.

L’industria della moda e’ regolamentata dal regime iraniano e – per poter esercitare in questo campo – e’ necessario ricevere un permesso del Ministero della Cultura e della Guida Islamica. Ovviamente, per ricevere il permesso, e’ necessario rispettare rigidamente i canoni islamici e quelli nazionali iraniani. Nel merito, il Parlamento iraniano ha anche approvato una legge nel maggio del 2016.

Negli anni le continue restrizioni in questo campo hanno costretto molti stilisti e molte modelle ad abbandonare la Repubblica Islamica.

iran

Annunci

reza

Il regime iraniano ha condannato Reza Ekvanyan, poeta e attivista per i diritti civili, e’ stato condannato a tre anni di carcere e quaranta frustate con l’accusa di “propaganda contro lo Stato” e “insulto al sacro”. Ad emettere la condanna e’ stata la Sezione 26 del Tribunale Rivoluzionario di Teheran, presieduta dal giudice Mashallah Ahmadzadeh.

Ad accusare Reza Ekvanyan sono stati i Pasdaran e il Ministero dell’Intelligence, che accusano il poeta di essere stato in contatto con contatto con “organizzazioni anti-statali” (Iran Human Rights).

In realtà, le colpe di Reza Ekvanyan sono relative alla sua attività di poeta e a quando da lui pubblicato sul suo profilo Instagram, ora disattivato. Purtroppo, la condanna del poeta iraniano si inserisce anche nella guerra politica tra le fazioni politiche. A dimostrazione di quanto suddetto, va rimarcato che Reza Ekvanyan e’ stato condannato anche per dei poemi pubblicati con l’autorizzazione del Ministero della Cultura e della Guida Islamica, sotto la Presidenza di Hassan Rouhani. Tra le altre cose, sempre con autorizzazione del Ministero della Cultura e della Guida Islamica, Ekvanyan ha pubblicato due libri.

Nato a Dehdasht, Reza Ekvanyan ha 32 anni e nel passato e’ gia’ stato arrestato in passato per le sue idee politiche e il suo attivismo per i diritti civili. Un primo arresto e’ avvenuto nel 2010 ed ha portato alla condanna ad un anno di detenzione del poeta. In quella occasione, Reza Ekvanyan aveva dato il suo sostegno alla “One Million Signatures Campaign“, in favore dell’uguaglianza dei diritti tra uomo e donna in Iran. Un secondo arresto e’ avvenuto nel 2013, in questo caso con l’accusa di “propaganda contro lo Stato”.

Under-Meynas-Wings-by-Reza-Ekvanyan

 

Rihanna's First Annual Diamond Ball - Arrivals

Ormai la fantasia ha superato ogni possibile immaginazione. In Iran quello che sta accadendo e’ senza commenti, se non quelli che dovrebbero definire il comportamento del regime come vergognoso e fascista.

Dopo l’arresto di sette modelle e un modello per i loro profili social non conformi all’Islam, adesso il regime se la prende direttamente con la famosa attrice e modella americana Kim Kardashian (Vanity FairVanity Fair).

Parlando ad un programma televisivo, Mostafa Alizadeh – portavoce dell’Unita’ per il Cyber crimine – ha accusato delle “potenze esterne” di aver avviato una campagna su Instagram, tesa a deviare i giovani e le donne iraniane. Una campagna avviata nel “Golfo Persico e in Inghilterra” e finanziata direttamente da Kevin Systrom, CEO di Instagram (Iran Wire).

Per Alizadeh, quindi, i complottisti userebbero Kim Kardashian per realizzare i loro diabolici fini e inerire il male all’interno della Repubblica Islamica.

Riteniamo superfluo aggiungere altre parole…

 

 

12474047_1303786029635488_7403281434053365205_o

La foto senza velo di Bahrak Salehnia

Lei si chiama Bahrak Salehnia, ed e’ una attrice, molto famosa in Iran e nel mondo (soprattutto dove e’ presente la diaspora persiana). La bella Baharak, ha deciso di unirsi ai numerosi artisti iraniani che – tra sofferenza e coraggio – hanno deciso di lasciare il Paese per ottenere maggiore libertà di espressione.

Proprio ieri, era stata diffusa la notizia della fuga dei due poeti iraniani Fatameh Ekhtesari e Mehdi Mousavi, costretti a fuggire dall’Iran dopo essere stati arrestati e condannati per motivi politici a 20 anni di detenzione e 200 frustate (Gaiaitalia.com).

Ora anche Baharak Salehnia ha deciso di abbandonare l’Iran. Una delle prime cose che Baharak ha fatto non appena varcato il confine, e’ stata quella di postare una sua fotografia senza velo su Instagram (My Stealthy Freedom). Un chiaro messaggio del significato politico e non solo professionale, della sua scelta di vita.

Prima di Baharak Salehnia, altre attrici iraniane avevano sfidato apertamente la legge del velo obbligatorio e avevano scelto di abbandonare la Repubblica Islamica. Tra i casi più noti, quelli di Sadaf Taherian (Instagram) e di Chekame Chaman-Mah (Twitter). In entrambi i casi, il regime ha reagito con veemenza e il Ministero della Cultura ha accusato ha depennato le attrici dalla lista degli artisti, pretendendo delle scuse pubbliche (The Telegraph).

Purtroppo, lo stesso coraggio che dimostrano le donne e le attrici iraniane, non lo dimostrano le rappresentanti istituzionali Occidentali che si recano in visita in Iran. Queste donne, cresciute politicamente nel privilegio e nella promozione dei valori di libertà e democrazia, non sembrano altrettanto battagliere quando non si tratta del loro Paese.

Ecco allora che politici come Debora Serracchiani – Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia – non solo arrivano a Teheran con il velo, ma postano anche un collage di ridicole fotografie, per vantarsi della scelta fatta (Twitter).

In effetti SI, Egregia Serracchiani, #bastasciocchezze…cosi, tanto per dire…

1200x-1

Lei si chiama Sadaf Taherian ed e’, non solo una bravissima attrice iraniana, ma anche una bellissima donna. Una donna sinora costretta ad indossare l’hijab – il velo islamico – per poter lavorare. Un velo che, evidentemente, Sadaf ha sempre portato unicamente per dovere. E’ cosi che funziona nella Repubblica Islamica se vuoi vivere in pace, e’ cosi che funziona sotto la Presidenza di Hassan Rouhani.

Qualche giorno fa, pero’, Sadaf Taherian ha preso coraggio e, anche se intimorita, ha pubblicato una sua foto senza velo nel profilo Instagram. La foto che vi mostriamo sotto, ritrae non solo l’intera bellezza di Sadaf, ma anche la sua gioia nel poter mostrare liberamente il suo intero viso.

123

Ovviamente, neanche a dirlo, la risposta del regime clericale non si e’ fatta attendere: il Governo iraniano ha accusato Sadaf Taherian di essere asservita alla cultura Occidentale. Non solo: con Sadaf e’ stata minacciata anche un altra attrice iraniana, Chekameh Chamanmah, anche lei per aver pubblicato su Instagram una fotografia senza il velo. Impaurita dalle minacce, la povera Chekameh ha deciso di cancellare la foto appena pubblicata. 

Sadaf Taherian, invece, ha detto no: ha rifiutato di cancellare la foto dal suo profilo social e ha sfidato apertamente l’establishment. Il primo ad attaccarla, neanche a dirlo, e’ stato il Ministro della Cultura iraniano, un certo Ali Jannati, ricevuto con alti onori in Italia e con cui il Ministro Franceschini ha firmato un Memorandum of Understanding (No Pasdaran). Non solo: parlando con la giornalista iraniana Masih Alinejad – creatrice della pagina Facebook My Stealthy Freedom – Sadaf ha denunciato anche di aver subito numerosi insulti via Internet (My Stealthy Freedom). Chiaramente, come sempre, si tratta dei cani sciolti di Ansar Hezbollah, primi responsabili dell’oppressione della donna in Iran. Gli stessi che hanno bruciato con l’acido decine di ragazze malvelate in tutta la Repubblica Islamica (No Pasdaran). Per questi crimini, per la cronaca, il Governo di Rouhani non ha arrestato neanche un responsabile (The Indipendent).

Il 14 – 15 Novembre, il Presidente iraniano Hassan Rouhani arriverà in Italia. Riteniamo che sia dovere del Governo italiano, denunciare gli abusi dei diritti umani all’interno della Repubblica Islamica. Abusi aumentati sotto la presidenza di Hassan Rouhani (le condanne a morte, nel solo 2015, hanno raggiunto il numero di 1000!). E’ tempo di dire basta ad un dialogo unilaterale e ad una serie di concessioni importanti, senza alcuna condizione. 

#No2Rouhani

 

[youtube:https://youtu.be/PNdwFftpndM%5D

10363225_10152035208737271_8719374045277441842_n

Senza parole: probabilmente solamente in un Paese governato da un regime ridicolo come quello degli Ayatollah, può accadere una cosa simile. Un giudice iraniano, della provincia di Fars, ha ufficilmente emesso una nota per convocare in Tribunale il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg. Secondo il giudice, infatti, Zuckerberg sarebbe responsabile delle proteste civili contro la decisione del regime di chiudere i socialnetworks Facebook, Whatsapp e Instagram. Inoltre, classico dei Mullah, in quanto ebreo Zuckerberg sarebbe a capo di una organizzazione sionista impegnata attivamente nella lotta contro il regime iraniano…Chiaramente, il giudice ha aggiunto che, considerate i gravi capi di imputazione contro di lui, Mark Zuckerberg dovrebbe seriamente pensare alla sua autodifesa…

Cosa aggiungere? Fatevi ricoverare…

zz