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Il Presidente iraniano Rouhani ha parlato stamattina a Teheran in un discorso che e’ stato trasmesso in diretta dalla TV nazionale. In questo discorso, ci sono almeno tre punti che vanno rimarcati, perche’ hanno un significato rilevante.

In primis gli insulti di Rouhani a Trump. Come riportato da tutti i media internazionali, Rouhani ha accusato Trump di essere un “ritardato mentale”. Parole che devono essere stigamattizzate e condannate, indipendentemente dalle posizioni che si hanno singolarmente sulla questione iraniana. Nel nome dell’odio verso Trump, infatti, non puo’ essere concesso a Rouhani – come a qualsiasi altro leader politico – di usare quelle parole, perche’ rappresentano un insulto a tutti coloro che veramente soffrono di un ritardo mentale e soprattutto alle loro famiglie. Parole quindi che andrebbero condannate senza remore, soprattutto da chi nel mondo progressista ha preteso di fare del politicamente corretto un mantra.

Secondo punto da sottolineare e’ legato allo status di Khamenei. Nel suo discorso, Rouhani ha definito la Guida Suprema iraniana un leader non solo dell’Iran, ma di tutti gli iraniani e “di tutti gli sciiti e i mussulmani nel mondo”. Oltre ad essere una affermazione palesemente falsa – perche’ ci sono numerose parti della Comunita’ sciita nel mondo (in primis in Iraq), dche non si riconoscono nella versione khomeinista dello sciismo, –  le parole di Rouhani sono anche la riprova della volonta’ di Teheran di imporre la sua versione dello sciismo fuori dai confini iraniani, per mezzo di milizie paramilitari e di foreign fighters (come quelle composte da Afghani e i Pakistani).

Il terzo punto da sottolineare, riguarda ancora Khamenei. Rouhani ha detto che le nuove sanzioni americane contro Khamenei, non potranno avere effetto, perche’ il Rahbar non ha alcun conto all’estero. Una grande menzogna: come dimostrato e diffuso qualche tempo fa nei media, Khamenei guida una organizzazione – la Setad o EIKO – che controlla un impero finanziario che vale oltre 90 miliardi di dollari!

La Setad/EIKO nasce per ordine di Khomeini dopo la rivoluzione del 1979, per gestire tutte le proprieta’ confiscate dal regime. Negli anni, non solo sotto la Setad sono confluite anche le proprieta’ requisite alle minoranze Baha’i, ma l’organizzazione e’ diventata una vera e propria holding, presente in numerosi settori dell’economia iraniana, compreso quello dell’oil & gas. Un network enorme di compagnie che, come dimostrato da una inchiesta Reuters, hanno sete anche fuori dall’Iran, compresa la Germania. Colpire la Setad/EIKO – e tutti quelli che hanno rapporti diretti con Khamenei – significa praticamente colpire l’impero finanziario parallelo di Teheran. Un colpo durissimo al regime!

 

 

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Il risultato delle elezioni irachene sta terrorizzando Teheran. Il successo del partito Sairoon del clerico Moqtada al-Sadr – che ha ottenuto 54 seggi all’interno del parlamento iracheno – sta sconvolgendo completamente la strategia imperialista iraniana in Iraq.

Qui, infatti, Teheran aveva puntato sia sul partito dell’attuale Premier Haider al-Abadi, che su quello dell’ex Premier Nuri al-Maliki, quest’ultimo un vero e proprio fantoccio nelle mani dei Pasdaran. Sia al-Abadi che al-Maliki sono alleati dell’Iran, ma si sono presentati alle elezioni divisi, per ragioni di politica interna. Il partito di al-Abadi (al-Nasr) ha ottenuto 42 seggi, mentre quello di al-Maliki, ne ha ottenuti 25. Altri 47 seggi sono stati ottenuti invece da Hadi al-Amiri, gia’ capo dell’organizzazione Badr, armata e finanziata direttamente dai Pasdaran.

L’incubo iraniano quindi, e’ che al-Sadr arrivi al potere, magari in alleanza con l’attuale premier al-Abadi, come suddetto non nemico di Teheran, ma non completamente controllato dagli iraniani. Al-Sadr, lo ricordiamo, pur essendo un clerico sciita, da anni ormai guida un movimento di riforma dell’Iraq, che ha come suo primario obiettivo la lotta alla corruzione e il distacco dell’Iraq dall’invadenza del vicino iraniano. A tal fine, al-Sadr ha notevolmente migliorato i rapporti con gli Stati arabi sunniti, in primis con l’Arabia Saudita. Per queste ragioni, prima delle elezioni, Ali Akbar Velayati – consigliere politico di Khamenei – aveva dichiarato che per Teheran era fondamentale impedire la vittoria “dei liberali e dei comunisti” (riferendosi indirettamente proprio ad al-Sadr).

La notizia dell’arrivo immediato di Soleimani a Baghdad, e’ il chiaro indice della tensione che si respira a Teheran. Immediatamente dopo le elezioni, al Sadr ha ricevuto le congratulazioni del Premier al-Habadi e ha persino incontrato al-Amiri. Una alleanza di al-Sadr quindi con questi due rappresentanti iracheni, rischierebbe di far nascere a Badghad un Governo che non prende ordini direttamente dalla Repubblica Islamica. Peggio, un Governo che – sebbene non ostile a Teheran – non ha alcuna intenzione di aprire un fronte di confronto con i sunniti.

Moqtada Al-Sadr, d’altronde, ha sempre sottolieanto la necessita’ di combattere il settarismo, prima causa del sostegno dei sunniti a al-Qaeda e Isis. Settarismo che l’Iran ha fortemente provocato, specialmente durante l’epoca di al-Maliki.