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Il video che vi mostriamo qui di seguito, riprende il momento del lancio di due missili dallo Yemen verso l’Arabia Saudita. Missili lanciati dai ribelli Houthi e che hanno colpito la capitale saudita Riyad. Questo attacco, se ancora ce ne fosse stato bisogno, dimostra come gli Houthi – per quanto non direttamente sciiti doudecimani – sono praticamente ormai una milizia armata in mano al regime iraniano.

In primis, fattore meramente di contorno, durante il video si sentono gli autori dell’attacco gridare slogan contro gli Stati Uniti, contro Israele e contro gli ebrei, slogan tipici delle manifestazioni di piazza iraniane, ovviamente in seguito alla rivoluzione jihadista del 1979. Questo aspetto degli slogan, ovviamente, evidenza una comunanza ideologica fra Teheran e gli Houthi: una comunanza non solo nello sciismo, ma anche e soprattutto nel khomeinismo.

C’è però un secondo fattore, più importante e riguarda i missili che sono stati lanciati verso la capitale saudita: si è trattato di missili “Volcano 2”, dei missili a corto raggio di tipo “Scud”, secondo la classificazione NATO. In teoria si tratta di missili di fabbricazione russa, in russo noti come “Borkan 2”. Nello Yemen, però, questi missili ce li hanno portati i Pasdaran iraniani. Cosi come li hanno portati in Siria sin dal 2013, fornendoli in primis al gruppo terrorista libanese di Hezbollah (Brown Moses Blog, Brown Moses Blog). Nel 2015, quindi, in Siria ne è apparsa anche una versione più avanzata, fotografata per la prima volta ad Idlib, durante un attacco dell’esercito lealista (Syria Direct).

Per la precisione, come il video dell’agenzia iraniana Mehr News dimostra, l’attacco è stato diretto verso i civili, al contrario di quanto sostengo gli stessi Houthi.

🎥 اصابت موشک نیروهای #یمن به ریاض #عربستان

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Finalmente! Se sul bando di Trump all’immigrazione di cittadini da sette Paesi del mondo mussulmano si può ampiamente discutere, sulla reazione della neo Amministrazione americana alle nuove minacce iraniane, si deve solo applaudire. Dopo anni di debolezza e vergognoso lassismo da parte dell’ex Presidente Obama, la Casa Bianca ha mandato a Teheran un messaggio chiaro: state giocando con il fuoco!.

In sintesi, queste le parole dette da Michale Flynn, Consigliere per la Sicurezza Nazionale, in seguito al nuovo test missilistico iraniano – in violazione della Risoluzione ONU 2231 – e dell’attacco ad una nave della marina saudita, da parte dei ribelli Houthi in Yemen, ormai praticamente totalmente asserviti ai Pasdaran e ad Hezbollah (testo ufficiale della Casa Bianca).

Nel comunicato rilasciato davanti alle telecamere, Flynn ha condannato le azioni del regime iraniano e dei suoi proxy e non ha mancato di annunciare che, con l’arrivo di Trump, è terminata la fine della passività dell’esperienza Obama. Flynn, quindi, ha aggiunto che – quanto da lui affermato – doveva essere inteso come un “avviso ufficiale” alla Repubblica Islamica!

Alle parole di Flynn hanno fatto da sponda quelle del Congresso USA che, in seguito al test missilistico iraniano, ha chiesto alla Casa Bianca di aumentare la pressione contro il regime islamista e, se necessario, di approvare nuove sanzioni (ì).

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Il ruolo del regime iraniano in Yemen, a sostegno delle milizie sciite Houthi, è cosa nota, a dispetto delle continue smentite di Teheran. In questi giorni, però, arriva da Sanaa una nuova conferma, grazie alle confessioni di un ex comandante Houthi, che ha deciso di arrendersi alle forze governative.

In un video rilasciato da al-Arabiya, l’ex comandante Houthi Abu Mohammed, conferma che i ribelli sciiti in Yemen sono addestrati direttamente dai Pasdaran iraniani e dai terroristi di Hezbollah. Per la cronaca, Abu Mohammed era il responsabile dell’apparato missilistico dei ribelli Houthi e degli attacchi compiuti contro i civili nel distretto di al-Nihm.

Abu Mohammed ha anche aggiunto che, attualmente, gli addestratori iraniani e libanesi, si trovano ancora nel governatorato di Sa’ada, dove controllano direttamente dei infrastrutture militari segrete.

La confessione di Abu Mohammed, arriva appena un mese dopo che il “Conflict Armament Research“, think tank inglese, ha constatato che le armi sequestrate su navi iraniane dalla marina australiana e francese nel Mar Arabico, sono simili a quelle catturate ai ribelli Houthi in Yemen. Grazie a questi sequestri, è stato dimostrato che il regime iraniano usa i porti della Somalia per inviare missile, lanciarazzi e altre armi leggere agli Houthi in Yemen.

Clicca sull’immagine per vedere il video di al-Arabiya (in arabo)

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Ban Ki Moon, il Segretario delle Nazioni Unite, ha fatto infuriare le grandi potenze. Ieri, infatti, era il giorno il Consiglio di Sicurezza ha ascoltato il primo report del Segretariato Generale in merito all’implementazione della Risoluzione ONU 2231 (testo), ovvero la Risoluzione che ha legittimato l’accordo nucleare con l’Iran e soprattutto la fine di molte delle sanzioni contro la Repubblica Islamica.

Ovviamente, neanche a dirlo, tutti i sostenitori dell’Iran Deal – Stati Uniti in testa – si aspettavano unicamente un endorsement silezioso da parte del Segretario Generale, visto dall’Amministrazione Obama come un mero esecutore del volere geopolitico di Washington. Purtroppo per Samantha Powell, Ambasciatrice USA alle Nazioni Unite, cosi e’ stato solamente in parte. Per un verso, infatti, il report di Ban Ki Moon ha continuato a sostenere la necessita’ di tutelare l’accordo. Per un altro , pero’, pur usando toni diplomatici, il report ha denunciato le violazioni dell’accordo da parte di Teheran (UN.org).

Le violazioni riscontrare nel report, sono almeno quattro:

  1. I test missilistici compiuti dall’Iran in questo ultimo anno. Test che, secondo Ban Ki Moon, non rispettano lo spirito costruttivo della Risoluzione 2231. In questo senso vogliamo ricordare che, il 28 Marzo del 2016 gli Ambasciatori di Francia, USA e Gran Bretagna alle Nazioni Unite, scrissero chiaro e tondo in una lettera, che i test missilistici compiuti dall’Iran nel Marzo 2016, rappresentavano una chiara violazione dell’Allegato B della risoluzione 2231, consideranco che i missile balistici iraniani erano “intrisecamente capaci” di trasportare armi nucleari (Daily Mail);
  2. Per quanto concerne il trasferimento di armamenti, il report ricorda il sequesto, avvenuto lo scorso aprile nel Golfo di Oman, di una nave carica di armi da parte della marina americana. La nave, secondo le indagini, era partita dall’Iran. Tra le altre cose, il report sembra non menzionare il fatto che, appena un mese prima, un’altra nave carica di armamenti partita dall’iran era stata bloccata dalla marina australiana. Entrambi i carichi di armi erano destinati ai ribelli Houthi in Yemen (USNI News);
  3. Il report denuncia la partecipazione di diversi gruppi iraniani, alla Quinta Esibizione della Difesa in Iraq, organizzata a Baghdad tra il 5 e l’8 marzo 2016. Una esibizione che ha permesso alle societa’ iraniani produttrici di armamenti e tecnologia militare, di esportare armi fuori dall’Iran, senza preventivamente avvertire il Consiglio di Sicurezza, come previsto dal paragrafo 6 dell’Allegato B della Risoluzione 2231. Tra le societa’ che hanno preso parte all’esibizione, c’era anche DIO (Defense Industries Organization), controllata direttamente dal Ministro dell’Intelligence iraniano e da sempre coinvolta nel traffico di materiale nucleare e missilistico. La DIO e’ inserita nella lista delle organizzazioni citate dalla risoluzione 2231, ovvero di coloro sono state tolte dalla lista delle sanzioni, ma devono ottenere un permesso per poter trasferire il loro materiale all’esterno;
  4. Infine il testo cita i viaggi fuori dall’Iran compiuti da Qassem Soleimani, capo della Forza Qods. Solemaini, vergognosamente, e’ stato inserito nella lista di coloro che possono godere della sospensione delle sanzioni internazionali (nonostante l’assurdo diniego di Kerry). Nonostante tutto, per compiere viaggi fuori dall’Iran, il comandate Pasdaran ha bisogno di una autorizzazione da parte di “tutti gli Stati” contraenti l’accordo, per poter lasciare la Repubblica Islamica. Neanche a dirlo, Soleimani ha dato zero importanza a questo limite, visitando liberamente Mosca, Baghdad e Damasco in questo ultimo anno.

Come suddetto, il report di Ban Ki Moon ha fatto infuriare le grandi potenze, con Stati Uniti e Russia unite nel criticare il Segretario delle Nazioni Unite per “aver ecceduto il suo mandato”. Al ridicolo non c’e’ mai fine…

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Prima sulla Repubblica, poi sul Corriere della Sera, l’ex Ministro degli Esteri e Primo Ministro Italiano Massimo D’Alema, aveva rilasciato delle dichiarazioni promuovendo a spada tratta l’alleanza con il regime iraniano e i suoi proxy (primo fra tutti Hezbollah). Una alleanza preferenziale da portare avanti a scapito dell’Arabia Saudita – considerata praticamente il primo nemico dell’Occidente – e di Israele, considerato un “problema” (Corriere).

All’intervista del “leader Massimo” reagi’ in primis l’Ambasciatore di Israele a Roma, Naor Gilon, che – in una lettera al Corriere della Sera – parlo’ di una vera e propria “ossessione unilaterale” di D’Alema verso Israele (Corriere della Sera).

 Renzi “agente del Mossad da sconfiggere”

La polemica a colpi di penna, venne chiusa dallo stesso rappresentante italiano, in una risposta che lasciava trapelare come D’Alema avesse preso male la critica del rappresentante israeliano in Italia. Talmente male che, secondo quanto dichiarato dalla giornalista Maria Teresa Meli – e incredibilmente mai smentito – durante una cena Massimo D’Alema avrebbe dichiarato che il Primo Ministro italiano Matteo Renzi e’ un “uomo del Mossad” (il servizio segreto esterno di Israele) e che, per questo motivo, “bisogna sconfiggerlo” (Affari Italiani).

Dal Mossad al MOIS…

Alle dichiarazioni silenziose senza smentita, quindi, Baffino ha voluto aggiungere una ciliegina sulla torta: come per magia, senza neanche una riga sui media italiani, e’ volato a Teheran per incontrare Ali Akbar Velayati, potente Segretario del Centro di Ricerca Strategica del Consiglio del Discernimento. Questo “think tank”, non si limita ad attività di ricerca sulla politica estera, ma partecipa attivamente alla definizione delle azioni di sostegno al terrorismo internazionale del regime iraniano.

A tal proposito, proprio legato ai temi di Israele e del mondo ebraico, vogliamo ricordare che contro Ali Akbar Velayati, l’Interpol emise un mandato di cattura, per il suo coinvolgimento nell’attentato al centro ebraico AMIA di Buenos Aires nel 1994 (85 vittime innocenti). Anche il Governo federale della Germania, emise un mandato di cattura contro Velayati nel 1996, per il suo ruolo nel “massacro di Mykonos” del 1992 (FAS).

Mentre D’Alema elogia l’Iran le milizie sciite…

In Iran Massimo D’Alema questa volta ci e’ andato come Presidente del FEBS –  Foundation for European Progressive Studies – potente think tank legato ai socialisti europei (D’Alema conserva questa carica dal 2010). Ovviamente, durante la visita l’ex Ministro degli Esteri che amava andare a braccetto con Hezbollah, ha elogiato il regime iraniano e sostenuto la necessita’ di un rapporto stretto con Teheran per favorire la stabilita’ e la sicurezza regionale (Abna).

Tutto questo avviene mentre il Governo USA e’ costretto ad ammettere che le milizie sciite – al servizio del Governo iracheno e sostenute attivamente dall’Iran – stanno commettendo in Iraq una vera e propria pulizia etnica contro i sunniti e i cristiani (Vox.com). Primi responsabili di questi massacri etnici sono gli jihadisti della Brigata Badr, comandata da Hadi al Ameri, praticamente un uomo di Qassem Soleimani e Ali Khamenei (esiste anche un video di un bel bacio tra i due…).

Ancora: mentre Massimino elogia Teheran, gli iraniani stanno attivamente lavorando per costruire una milizia simile ad Hezbollah in Siria. Ormai da tempo gli sciiti siriani si definiscono  “Hezbollah fi Suriya” (Hezbollah in Siria). Questo avviene mentre, anche qui, gli iraniani e i loro proxy stanno favorendo una vera e propria pulizia etnica, soprattutto intorno alle aree di Damasco (The Tower). Peggio, l’elogio del rappresentante italiano verso l’Iran avviene mentre le milizie sciite continuano ad assediare il villaggio siriano da Madaya, dove donne e bambini sono praticamente costretti a mangiare l’erba per poter sopravvivere (EA World View, No Pasdaran).

Dulcis in fundo, il viaggio di Massimino coincide con la continuazione del contrabbando illegale di armamenti dall’Iran verso lo Yemen, in aiuto alle milizie Houthi, ormai diventate una sorta di Hezbollah locale. A fine febbraio, una fregata australiana ha bloccato una nave carica di armi dirette alla minoranza sciita yemenita. Una piccola barca da pesca, partita dall’Iran e con a bordo l’intero equipaggiamento di nazionalità iraniana (FDD).

Concludendo, possiamo certamente dire che il concetto di “stabilita’ e sicurezza” che promuove il Caro Leader Massimo, risulta rivelarsi alquanto destabilizzante, pericoloso e insicuro…

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L’11 Ottobre scorso si sono tenuti in Iran i funerali del comandante Pasdaran Hossein Hamedani. Hamedani, ucciso da Isis in Siria durante un conflitto a fuoco ad Aleppo, e’ uno degli esponenti più importanti delle Guardie Rivoluzionarie morto fuori dai confini dell’Iran. Tra le altre cose, il suo nome e’ tristemente famoso per la repressione delle proteste popolari nella Repubblica Islamica, tra il 2009 e il 2011.

Durante il funerale di Hamedani, uno degli esponenti politici a prendere la parola e’ stato Mohsen Rezaei, importante comandante Pasdaran, oggi Segretario del Consiglio per il Discernimento. Il Consiglio per il Discernimento, creato nel 1988, ha il compito di dirimere le controversie che sorgono tra il Consiglio dei Guardiani e il Parlamento iraniano.

Parlando davanti al feretro di Hamedani, Rezaei ha affermato: “l’Iran non vede differenza tra il confine iraniano e quello siriano. L’Iran ha il dovere di difendere l’Islam e i mussulmani e proprio per questo non c’e’ alcuna differenza tra Iran e Siria“. Le parole di Rezaei sono di estrema importanza, soprattutto in questo momento in cui l’Iran ha cominciato ad inviare un massiccio numero di Pasdaran all’interno del territorio siriano (Isna). Queste parole, tra le altre cose, sono importantissime anche perché certificano chiaramente che Teheran si e’ arrogato il diritto di interferire in ogni questione internazionale, giustificandola come difesa dell’Islam e dei mussulmani. 

Le parole di Rezaei sono arrivate pochi giorni prima dell’incontro – in Libano – tra una rappresentanza dei ribelli Yemeniti Houthi e il gruppo terrorista di Hezbollah. Nelle foto che che seguono, si puo’ vedere la rappresentanza Houthi in compagnia del Segretario di Hezbollah, Hassan Nasrallah (Buyemen). In queste ore, il Ministro degli Esteri saudita Adel al-Jubeir, ha descritto l’Iran come uno “Stato che finanzia ed esporta il terrorismo, responsabile di occupare le terre arabe (YaLibnan).

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La guerra fredda tra Iran e Paesi del Golfo – Arabia Saudita in testa – e’ sempre più calda. Ieri la stampa vicina a Riyadh ha diffuso la notizia dell’intercettazione di una nave iraniana, carica di armi per i ribelli Houthi. Secondo quanto dichiarato dalla coalizione araba – impegnata nel contrasto al regime iraniano in Yemen – la nave e’ stata intercettata a 240 chilometri a sud del porto di Salalah (Oman), nel Mar Arabico. La nave caricava missili anti-carro (di due tipi diversi) e altro equipaggiamento  militare, destinato a fomentare la ribellione delle milizie sciite fedeli al khomeinismo. La nave era comandata da un iraniano identificato come Bakhsh Jakal (Arab News).

Sempre secondo quanto riporta la stampa araba, la nave era di proprietà di un iraniano di nome Hogan Mohammed Hout, ed era registrata come “peschereccio”. Pur caricando armi, la barca era riuscita a passare tranquillamente la dogana al porto della Provincia iraniana del Sistan e Baluchistan (Source7). Qui di seguito pubblichiamo le fotografie diffuse dai media: e’ possibile vedere il  momento dell’avvicinamento del ‘peschereccio’ e le immagini delle armi iraniane trovate a bordo del mezzo navale.

Fa sorridere il fatto che, proprio mentre veniva intercettata questa nave, il Presidente Rouhani dichiarava di essere disposto al dialogo con tutti i Paesi, al fine di riportare la pace nelle aree di crisi, primo fra tutti lo Yemen (Rouhani.ir). Il regime iraniano conferma di avere un concetto di ‘pace’ del tutto personale…Nel frattempo, sfruttando il drammatico massacro avvenuto durante il recente pellegrinaggio alla Mecca, Khamenei ne ha approfittato per minacciare la dichiarazione di un vero e proprio jihad contro l’Arabia Saudita (Fars News). Alle parole di Khamenei, ha fatto seguito l’intervista del Generale Pasdaran Seyyed Masoud Jazayer che, parlando dei sauditi a Tasnim News, ha affermato che “le forze militari iraniane sono pronte per qualsiasi tipo di missione nelle aree disastrate” (Tasnim News).

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