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Hossein Ronaghi Maleki, il famoso blogger iraniano incarcerato per ragioni politiche, ha dichiarato lo sciopero della fame lo scorso 26 Marzo.

La decisione di Hossein e’ la conseguenza della brutale repressioni che, ormai da anni, il regime porta avanti nei suoi confronti. Incarcerato dopo le proteste del 2009, Hossein e’ stato condannato a 15 anni di detenzioni per aver sostenuto il Movimento dell’Onda Verde e aver combattuto la censura iraniana.

In carcere le sue condizioni di salute sono costantemente deteriorate, fino a portarlo quasi vicino al decesso. Le autorità carcerarie – istruite dall’intelligence – hanno portato Hossein (e la sua famiglia) costantemente vicino allo stremo. Hanno negato per mesi il ricovero al blogger iraniano, per poi rilasciarlo una prima volta nel 2012, proprio per motivi di salute. Arrestato nuovamente poco tempo dopo il rilascio, Hossein e’ stato quindi rigettato in cella, privato delle opportune cure mediche e rilasciato nuovamente nel giugno 2015, guarda caso, ancora per motivi di salute e ovviamente dopo aver pagato nuovamente una condizionale…).

Dopo il nuovo rilascio la famiglia di Hossein pensava che la persecuzione fosse terminata. Purtroppo non era cosi: convocato in Procura a Teheran, Hossein e’ stato nuovamente riportato nel carcere di Evin nel gennaio 2016 (No Pasdaran). Questa volta per gli anziani genitori di Hossein e per lo stesso blogger, la misura era colma.

Dopo l’annuncio da parte del padre di Hossein, Ahmad Ronaghi Maleki, di un prossimo sciopero della fame, lo stesso blogger iraniano ha deciso di rifiutare il cibo. Un’amica di Hossein, Lelah R., parlando al sito Iran Wire ha dichiarato:

“Lui ha iniziato lo sciopero della fame perché gli sono state negate le cure mediche, dal momento del ritorno in carcere. Inoltre sta protestando contro la sua stessa detenzione, che considera illegale, secondo la stessa legge iraniana”

Lelah e’ molto preoccupata per Hossein, il cui gesto di protesta rischia di aver conseguenze drammatiche:

Ho detto ad Hossein che rischia di morire, che il suo corpo non può sopportare uno sciopero della fame. Lui mi ha risposto che lo status quo rappresenta unicamente una morte lenta e che lo sciopero della fame gli permette almeno lottare fino alla fine

Vogliamo ricordare che questa strategia del regime iraniano di far morire lentamente Hossein Ronaghi Maleki, e’ stata comunicata al prigioniero politico direttamente dal regime. Ricevendo in carcere la visita di un membro della magistratura iraniana, davanti alle proteste di Hossein per le sue condizioni carcerarie, il rappresentante del regime ha testualmente risposto:

“Al massimo morirai in carcere…avremo certo per qualche settimana dei problemi con i media, ma poi tutto tornerà tranquillo…”

Riteniamo non sia necessario aggiungere altro…

E se fosse tuo figlio...

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Se mio figlio non sara’ rilasciato, il prossimo 26 Marzo dichiarerò lo sciopero della fame. Con queste parole disperate Ahmad Ronaghi Maleki, padre del blogger iraniano Hossein Ronaghi Maleki, ha annunciato il suo prossimo gesto di protesta contro gli abusi del regime.

La storia di Hossein e’ nota da anni: blogger iraniano, ha preso parte alle proteste dell’Onda Verde del 2009, manifestazioni popolari represse nel sangue. Per il suo coraggio e il suo attivismo, Hossein e’ stato arrestato e condannato a 15 anni di carcere dal giudice Yahya Pirabbasi. Durante la sua prigionia, Hossein e’ stato rilasciato per due volte per ragioni mediche, avendo contratto importanti infezioni ai reni durante la detenzione ad Evin. Entrambe le volte, nonostante la necessita’ di cure mediche specialistiche, Hossein e’ stato rispedito in carcere. Nel 2013, addirittura, Hossein ricevette la visita in cella di un rappresentante della magistratura iraniana che, davanti alle proteste del detenuto, risposte “al massimo morirai in carcere” (No Pasdaran).

Nel Settembre 2014, quindi, ad Hossein venne concessa una nuova libertà su condizionale, ovviamente dopo aver pagato oltre 460 mila dollari di cauzione. La famiglia di Hossein sperava quindi di aver chiuso definitivamente il capitolo prigionia, prospettando per il loro caro una nuova rinascita. Ovviamente non era cosi: a sorpresa Hossein e’ stato convocato dal Procuratore che, il 19 gennaio del 2015, lo ha rispedito direttamente in cella…Una decisione presa nonostante il parere contrario di tutti i medici (Iran Human Rights).

Da oltre due mesi, quindi, Hossein e’ nuovamente rinchiuso nel braccio 7 del carcere di Evin (buttato in mezzo ai criminali comuni). Le sue condizioni di salute sono drammaticamente peggiorate e, appena qualche giorno fa, il prigioniero politico iraniano e’ stato trasferito dal carcere ad un centro medico, per una serie di visite di controllo. Tra i problemi di cui soffre Hossein, riportiamo: dolore al torace, problemi renali, gonfiore del viso, sanguinamento dello stomaco, densità del sangue, infezioni agli occhi, problemi polmonari e difficoltà respiratorie (Hrana). Praticamente la sua stessa vita e’ in pericolo all’interno del carcere. 

Qualche tempo fa, Ahmad Ronaghi Maleki ha duramente attaccato il Presidente americano, chiedendo perché Obama non si impegni personalmente per la liberazione di TUTTI i detenuti politici iraniani (e non solo quelli con cittadinanza americana).

Ovviamente non ha ricevuto nessuna risposta