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Secondo quanto riporta BBC Arabic, il Ministro della Difesa iraniano – il Pasdaran Hossein Dehghan – ha minacciato di distruggere l’Arabia Saudita.

Parlando ad al-Manar, la TV di Hezbollah, Dehghan ha detto che, se Riyadh proverà ad aggredire l’Iran, tutta l’Arabia Saudita verrà distrutta, ad eccezione delle città sante di Mecca e Medina. 

Le minacce di Hossein Dehghan, arrivano dopo le durissime parole del Ministro della Difesa saudita Mohammad Bin Salman, contro l’ingerenza del regime iraniano negli affari interni dei Paesi arabi.

In particolare, Bin Salman ha dichiarato in una intervista alla TV saudita MBC, che il regime iraniano ha lo scopo dichiarato di diffondere l’ideologia khomeinista nel mondo arabo, allo scopo di giungere alla venuta del Mahdi (l’Imam Nascosto). Per questo, Teheran minaccia direttamente la sicurezza dell’Arabia Saudita, soprattutto in Yemen. Alla fine della sua risposta ad una domanda sull’Iran, Mohammad Bin Salman ha aggiunto che “l’Arabia Saudita non aspetterà che Teheran conquisti lo Yemen, ma lavorerà affinché “la battaglia sia all’interno dell’Iran” (senza specificare ulteriormente le sue intenzioni).

Nelle stesse ore in cui Dehghan minacciava l’Arabia Saudita, il Capo di Stato Maggiore dell’esercito iraniano, il Pasdaran Mohammad Baqeri, ha affermato che Teheran e’ pronto ad attaccare all’interno del territorio pakistano, per colpire il gruppo sunnita Jaish al Adl (Reuters).

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Mentre si insedia il neo Governo italiano presieduto da Paolo Gentiloni, dall’Iran arrivano nuove minacce alla stabilità della regione mediorientale. Parlando ad una conferenza sull’Asia Occidentale in merito alla elezione di Donald Trump alla Presidenza americana, il Ministro della Difesa iraniano Hossein Dehghan – un Pasdaran – ha affermato che il regime iraniano è pronto a “spazzare via” Israele e gli Stati arabi del Golfo, nel caso in cui arrivassero minacce dagli Stati Uniti (Kurdistan24).

Non solo: Dehghan ha anche rilevato che oggi i governi centrali di Yemen, Siria e Iraq sono deboli, per colpa di movimenti nazionalisti che minano, a suo dire, la sicurezza della regione. Chiaro il riferimento in particolare ai curdi, attualmente i principali alleati dell’Occidente democratico nella guerra contro il Califfato nero di Isis.

A questo punto, la palla passa al neo ministro degli esteri italiano, Angelino Alfano. Ci chiediamo se, almeno lui a differenza del suo predecessore, avrà il coraggio di prendere delle posizioni nette contro le minacce che Teheran esercita, nei confronti di Paesi notoriamente alleati dell’Occidente e dell’Italia. Sarebbe già un buon primo passo, partire con una presa di posizione – almeno verbale – di discontinuità rispetto al passato recente…

Di seguito due video prodotti in Iran, che simulano attacchi contro Israele e l’Arabia Saudita.

 

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Il Parlamento iraniano ha votato ieri la conferma dei Ministri proposti da Hassan Rohani per il suo nuovo Governo. Dopo diverse sessioni in cui la discussione ha rasentato lo scontro fisico, il Majles ha approvato 15 nomine ministeriali e ne ha rigettate 3. I tre nomi non approvati dai parlamentari iraniani sono quelli di Mohammad-Ali Najafi (proposto da Rohani come Ministro dell’educazione), Jafar Mili-Monfared (proposto come Ministro della Scienza) e Masood Soltanifar (proposto dal neo Presidente come Ministro dello Sport).

L’aspetto interessante del rigetto dei tre candidati è la motivazione che ha portato alla loro bocciatura: mentre Soltanifar è stato considerato “inesperto”, Mohammad-Ali Najafi e Jadari Mili-Monfared sono stati ritenuti troppo vicini all’Onda Verde il movimento popolare che, nel 2009, è sceso in piazza per protestare contro i brogli che hanno determinato la rielezione di Ahmadinejad. Come noto, le manifestazioni sono state represse nel sangue e i due leader della protesta, Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi, si trovano da anni in stato di arresto.

Insomma, niente di nuovo sotto il sole. Il Parlamento iraniano ha messo le cose in chiaro e ha indicato a Rohani la strada che deve percorrere: seguire, senza indugio, la “retta via” dettata dalla Guida Suprema Ali Khamenei. Si spiega in questo modo, perciò, la decisione del Majles di approvare senza indugi nomine quali quella del criminale Mostafa Pourmohammadi come Ministro della Giustizia – responsabile di centinaia di omicidi – e quella del terrorista Hossein Dehghan, tra i fondatori del gruppo criminale libanese di Hezbollah. D’altronde, cosa aspettarsi da una leadership che esclude una donna da un consiglio municipale perchè “troppo sexi”? Già, proprio quello che è accusto da a Nina Siakhali Moradi – designer e architetto – esclusa, nonostante la vittoria, dalla giunta di Qazvin perchè  i conservatori probabilmente hanno paura di eccitarsi troppo nel vederla…

Nel frattempo, nel silezio dei media italiani, in Iran la minoranza araba – gli Ahwazi – concentrati nell’area del Khuzestan, comincia ad averne piene le scatole del regime degli Ayatollah e del supporto dei Pasdaran al nazista Bashar al-Assad. In segno di protesta, la scorsa settimana gli Ahwazi hanno attaccato un gasdotto e hanno rivendicato l’attacco come un “segno di solidarietà con i fratelli arabi massacrati in Siria”. Nonostante il fatto che la maggioranza della popolazione Ahwazi sia sciita, questa minoranza araba da sempre combatte contro la dittatura dei Pasdaran e vede la fine di Bashar al-Assad come il primo passo per abbattere la velayat-e faqih.

Marg Bar Dictator

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