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Anche oggi nella Repubblica Islamica, si celebra il “Mercoledì Bianco” – #WhiteWednesday – ovvero il giorno in cui le donne iraniane portano un velo bianco (o un indumento bianco), come segno di protesta non violenta contro l’hijab obbligatorio (No Pasdaran).

La novità e’ che, in questi ultimi giorni, diversi ragazzi e uomini iraniani, stanno mandando alla pagina Facebook My Stealthy Freedom – la Mia Libertà Rubata – foto e video di sostegno a questa campagna in favore delle donne iraniane. La pagina My Stealthy Freedom, creata dalla giornalista iraniana Masih Alinejad, ha il merito di aver lanciato la campagna per i #WhiteWednesday.

Ricordiamo che non e’ la prima volta che i maschi iraniani esprimo il loro sostegno ai diritti delle donne: in una precedente campagna lanciata sempre da My Stealthy Freedom, tanti uomini iraniani avevano inviato le loro foto con il velo indosso, al fianco delle loro mogli, madri, sorelle o semplici amiche, senza velo (Indipendent).

Uno dei messaggi che più ha commosso i followers, e’ quello che vi riportiamo qua sotto: un giovane adolescente iraniano, vestendo una camicia bianca, con la telecamera del suo telefonino, si riprende mentre esprime il supporto alla campagna contro il velo obbligatorio. Un sostegno che decide di dare soprattutto per sua madre e per tutte le madri iraniane, capaci di decidere del loro destino in piena autonomia!

Nel secondo video che vi proponiamo, addirittura un soldato iraniano si riprende mentre – in servizio – si mette al collo una sciarpa bianca e mostra dei cartelli in favore del diritto delle donne iraniane a non essere obbligate a portare il velo! Secondo questo soldato, il suo dovere non e’ solo quello di difendere il Paese, ma anche quello difendere sua madre e sua sorella nel loro diritto di avere diritti!

 

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Da domani le donne iraniane inizieranno una nuova forma di protesta contro il velo obbligatorio, i cosiddetti #WhiteWednesdays, i Mercoledì Bianchi. Donne contrarie al velo obbligatorio, ma anche uomini contrario alla costrizione del velo contro le donne, indosseranno ogni mercoledì un velo bianco – o un accessorio bianco – come simbolo della loro protesta pacifica. 

In questi anni, anche grazie al sostegno dei social – in particolare della pagina Facebook “My Stealthy Freedom” (La mia libertà rubata) – le donne iraniane hanno fatto conoscere al mondo la loro resistenza contro le leggi islamiste imposte dal regime khomeinista. Su tutte, ovviamente, l’imposizione dell’hijab, ovvero il velo obbligatorio e gli abusi della Gasht-e-Ershad, la polizia morale.

Contro queste imposizioni, le donne iraniane hanno sviluppato diversi metodi di protesta pacifica. Dalla scelta di indossare veli colorati a quella di lasciare una ciocca di capelli scendere davanti alla loro fronte. Non solo: in diversi casi le donne iraniane si sono rasate a zero, riuscendo cosi ad evitare l’obbligo di indossare il velo.

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Fortunatamente, le donne iraniane hanno trovato una forte solidarietà anche da parte degli uomini. Un fatto non scontato, considerando il fatto che si tratta – in ogni caso – di società profondamente incentrate sulla figura maschile. I ragazzi iraniani sono scesi in piazza accanto alle ragazze non solo per protestare contro gli attacchi con l’acido – compiuti da uomini di Hezbollah contro le donne malvelate – ma si sono anche fatti fotografare con il velo e hanno postato le loro foto sui social (come mostra la foto in alto). 

Domani, quindi, le donne iraniane lanceranno il primo Mercoledì Bianco. L’ennesima protesta non violenta che, ci auguriamo, venga sostenuta e abbracciata anche da donne come la Mogherini, la Boldrini, la Serracchiani e la Bonino. Donne che si sono sempre riempite la bocca sulla parità di genere, ma non si sono mai fatte problemi a recarsi a Teheran velatissime e mostrare la loro reverenza agli Ayatollah.

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اين فيلم را به #چهارشنبه_های_بدون_اجبار فرستاده؛ اينجا ديوار كسي است كه صاحب باغ اجازه داد روي آن به مدت كوتاهي شعار بنويسيم و بعد خودمان هم پاك كرديم. موقع شعار نوشتن مي خنديم ولي خب ترس هم هست. ولي چرا شعار نوشتيم و چرا پاك كرديم، ماجرا اينه. ما اهل شعار نيستيم ولي يك عمر روي ديوارهاي مدرسه و شهر نوشتند مرگ بر بي حجاب حالا ما فقط مي نويسم نه به اجبار، توي #چهارشنبه_های_سفید هم شعار مرگ بر سر نمي دم مي رم به خانم هاي چادري گل سفيد مي دم كه به ما بپيوندند.

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Lei si chiama María Carolina Luján, ha solo 31 anni, ma è già una affermata campionessa argentina di scacchi, conosciuta a livello mondiale. Il prossimo febbraio, María avrebbe dovuto partecipare ad un torneo internazionale a Teheran, ma ha scelto di declinare l’invito.

Non lo farà non per ragioni tecniche, ma per ragioni politiche e di valori profondi. La giovane campionessa argentina, infatti, ha rifiutato l’idea di dover indossare obbligatoriamente il velo e di non avere il diritto di parlare con una persona di sesso maschile privatamente, senza essere controllata dalla polizia morale.

Commentando la sua decisione, María Carolina Luján ha evidenziato come il velo obbligatorio non sia solamente una questione di “codice d’abbigliamento”. Al contrario, questa imposizione ha un significato profondo, che “collude con i miei valori e il mio credo” (My Stealthy Freedom). María ha anche aggiunto che, in Argentina, non si ammettono imposizioni simili e il Paese rispetta le tradizioni culturali e religiose, non obbligando nessuno – in primis le donne mussulmane – ad indossare il velo (La Posta! Noticias).

Va detto che questo non è il primo caso di una scacchista di fama mondiale, che rifiuta di giocare in Iran per non essere obbligata ad indossare il velo. Era già successo recentemente con l’americana Nazi Paikidze e con l’ecuadoriana Carla Heredia. L’americana Paikidze, aveva addirittura lanciato una petizione su Change.org, per obbligare la federazione internazionale di scacchi a cambiare le regole e rigettare ogni forma di discriminazione, in primis quella di genere (Change.org).

Purtroppo, va rilevato che la giocatrice italiana di origine russa, Olga Zimina, ha deciso invece di partecipare al torneo di Teheran del prossimo febbraio, accettando l’imposizione del velo da parte del regime.

María Carolina Luján

María Carolina Luján

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Ci sono domande che non hanno risposte. Ci sono persone che pongono delle domande, che ti lasciano senza la forza di replicare. A volte questo accade per la stupidità di una domanda, ma a volte capita anche per il dolore che si prova sentendosi domandare qualcosa di drammaticamente vergognoso.

E’ il caso di una donna iraniana malata di tumore, che ha deciso di condividere la sua storia sulla pagina Facebook “My Stealthy Freedom“, la mia libertà rubata. Come noto, questa pagina Facebook – ormai conosciuta in tutto il mondo – è stata creata dalla giornalista Masih Alinejad, allo scopo di combattere il velo obbligatorio imposto alle donne iraniane. Per questo suo coraggio, Masih ha pagato un prezzo altissimo. Non solo ha dovuto lasciare l’Iran, ma all’interno della Repubblica Islamica, il regime l’ha pubblicamente dipinta come una prostituta e come una ladra.

In queste ore, come suddetto, è apparso sulla pagina Facebook un post di una donna che, come ella stessa racconta, ha dovuto affrontare un ciclo chemioterapico la scorsa estate. Durante questo ciclo di chemioterapia, come spesso accade, la donna ha perso i capelli e ha avuto numerosi episodi di nausea, vomito e mancanza di respiro. Purtroppo, l’oppressione del regime non l’ha lasciata in pace neanche in questo periodo: anche nel reparto oncologico dell’ospedale visitato dalla donna, infatti, i Mullah imponevano il velo obbligatorio a tutte le donne presenti. Nonostante, la maggior parte delle pazienti ricoverate avvesse ormai perso i proprio capelli.

Questa coraggiosa donna, quindi, ha deciso di usare lo spazio offerto dalla pagina My Stealthy Freedom per fare due sole domande al regime: quale logica permette al regime di imporre il velo a delle donne nel reparto oncologico di un ospedale? Vedere la testa pelata di una donna con il tumore è un peccato per il regime?

A queste due domande, per la dignità che riponiamo verso l’essere umano, verso le donne e verso i malati di tumore, decidiamo di non rispondere. Lasciamo il nostro disprezzo per il regime iraniano, come unica reazione.

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Se non fosse che le affermazioni ridicole dei clerici iraniani hanno poi un risvolto oppressivo verso la popolazione civile, ci sarebbe da farsi sempre tante belle risate.

Peccato che, mentre noi ridiamo delle stronzate dei Mullah, in Iran c’e’ sempre chi paga concretamente il prezzo delle follie fondamentaliste.

Il nuovo idolo del ridicolo e’ Seyyed Youseff Tabatabi-nejad, leader della preghiera del Venerdì – giorno sacro nell’Islam – di Isfahan. Durante il suo ultimo sermone, Tabatabi-nejad, ha affermato testualmente:

“Il mio ufficio ha ricevuto foto di donne vicine al fiume (secco) Zayandeh-rud, scattate come se queste donne si trovassero in Europa. Sono proprio queste azioni che determinano l’ulteriore prosciugamento del fiume!”

Nel suo sermone, quindi, il clerico ha invitato la polizia morale a reprimere con maggiore forza coloro che non rispettano la regola dell’hijab obbligatorio. Ha affermato ancora Seyyed Youseff Tabatabi-nejad:

Ho detto al Ministero per le Comunicazioni di reprimere gli istigatori di networks che incoraggiano l’immoralità. Se non lo farete, ho detto loro, voi fallirete nel vostro stesso dovere. Il Ministero delle Comunicazioni può scovare e soffocare questi individui“.

Infine, Tabatabi-nejad e’ stato prodigo anche di consigli pratici per le forze di sicurezza del regime:

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La battaglia istituzionale in Iran passa anche, e soprattutto, dai diritti delle donne. Del caso di Minoo Khaleghi vi avevamo già parlato: parlamentare donna, e’ stata eletta alle recenti elezioni nella città di Isfahan. Purtroppo per lei, la sua elezione e’ stata immediatamente sospesa dal Consiglio dei Guardiani (No Pasdaran).

La decisione della Corte e’ arrivata dopo la pubblicazione di una fotografia che mostra Minoo, senza velo durante un viaggio all’estero (in Cina).Non solo: la stessa fotografia la mostrava stringere la mano ad un uomo che non aveva con lei un rapporto “legittimo” (ovvero non era il padre, il fratello o il marito). In Iran questo significa avere un comportamento non islamico ed essere responsabili di una “relazione illecita” (The Guardian).

A distanza di un mese dalla decisione del Consiglio dei Guardiani, Minoo Khaleghi e’ stata convocata dal Procuratore Generale di Teheran,  Abbas Jafari Dowlatabadi, per rendere conto del suo comportamento immorale. Minoo, da parte sua, ha già reagito negando di essere lei la persona fotografata senza velo in Cina. A quanto pare, pero’, i Savonarola iraniani non sembrano intenzionati a crederle (Tehran Times).

Non basta: anche se i Mullah intendono punire Minoo Khaleghi, non hanno alcuna intenzione di perdonare il giornalista che ha messo in imbarazzo il Parlamento. Ecco allora che anche il fotoreporter che ha scattato e mostrato la fotografia, tale Hamed Talebi, e’ stato arrestato dalle forze di sicurezza iraniane. Per Talebi, ex giornalista della Fars News, l’accusa e’ quella di aver pubblicato la foto di una donna senza velo, dichiarando appunto che si trattava di Minoo Khaleghi (Trend).

La questione e’ assolutamente tutta politica e mette in luce il gravissimo scontro al vertice nell’establishment politico iraniano. Mentre da un lato Rouhani ha elogiato l’elezione delle donne in Parlamento – anche allo scopo di diminuire il potere del Consiglio dei Guardiani – la Corte non sembra avere alcuna intenzione di lasciarsi indebolire dell’esecutivo. Lo scontro al vertice del regime, deve essere tenuto in altissima considerazione da chi intende investire in Iran, perché e’ proprio per mezzo della legge -e per scopi politici – che le forze di sicurezza iraniane hanno recentemente arrestato diversi imprenditori stranieri (accusati poi di spionaggio). La questione e’ anche legata agli importanti interessi economici dei Pasdaran, non intenzionati a cedere alcuna quota di mercato agli Occidentali. 

Si chiama “Gershad“, la nuova applicazione che permetterà agli iraniani di “stare alla larga dalla Ershad, la polizia morale iraniana. Obiettivo di questa applicazione, creata da un team di sviluppatori iraniani, ovviamente anonimi – e’ quello di segnalare sulla mappa tutti i check point della polizia morale presenti in città.

Le informazioni sulla posizione delle pattuglie della polizia morale, verranno fornite direttamente dagli utenti che, monitorando direttamente la situazione, segnaleranno al sistema l’esatta posizione degli sgherri del regime. Quando una segnalazione sara’ ripetuta da diversi utenti – diventando quindi credibile – un alert apparirà sulla mappa, permettendo ai giovani iraniani di stare alla larga dalle zone pericolose. Di converso, quando il numero di segnalazioni diminuiranno, l’alert verrà automaticamente spento (BBC).

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Sul loro sito, gli sviluppatori descrivono le ragioni che li hanno portati a creare questa applicazione: “Perché dobbiamo essere umiliati per il nostro ovvio motivo, ovvero quello di vestirci come vogliamo? I social media e i siti internet sono pieni di video e foto che mostrano donne innocenti, picchiate e trascinate dagli agenti della polizia morale“. E ancora: “La polizia dovrebbe garantire la sicurezza ai cittadini, non trasformarsi in un fattore di paura. Abbiamo cercato una soluzione pratica, per resistere pacificamente, garantendo un rischio basso e recuperando parte della nostra libertà” (Play.Google)

Non e’ dato sapere se veramente questa applicazione funzionerà, soprattutto considerando le censure imposte dal regime. Ad ogni modo, come segnale un utente su Twitter, solamente scaricando l’applicazione si mette in atto un atto di protesta (Twitter). Ricordiamo che, secondo i numeri forniti dagli sviluppatori di Gershad, solamente nel 2014, almeno 18,000 persone sono state processate per colpa della polizia morale e 200,000 hanno ricevuto una formale lettera di avviso.