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Parlando il 7 ottobre ad una conferenza con comandanti Pasdaran – trasmessa dalla TV iraniana – il Generale Qassem Soleimani ha spavaldamente affermato che le Guardie Rivoluzionarie hanno esteso la resistenza islamica dai 2000 km del Libano, a mezzo milione di chilometri quadrati in tutto il Medioriente.

Ovviamente, con queste parole, il capo della Forza Qods intedeva riferirsi alla diffusione ormai ovunque di milizie sciite paramilitari al servizio di Teheran. Dalla sola Hezbollah in Libano, infatti, ora siamo passati a decide e decine di gruppi armati jihadisti sciiti, sparsi tra Siria, Iraq e lo stesso Yemen.

Non a caso, in un secondo passaggio del suo discorso, Soleimani parla direttamente del fatto che la Repubblica Islamica ha creato una “continuità territoriale della resistenza” – tradotto, dei gruppi armati terroristici filo-iraniani – che connette Iran, Iraq, Siria e Libano.

E’ davvero un discorso che deve preoccupare la Comunità Internazionale, anche perché rientra in un periodo di forte protagonismo mediatico dello stesso Soleimani, che non può passare inosservato. Prima con una intervista speciale sulla guerra del Libano del 2006 pubblicata sul sito della Guida Suprema Khamenei, poi con la notizia del supposto tentativo di attentato allo stesso Soleimani svelata dalla TV iraniana qualche giorni addietro, il comandante della Forza Qods si sta imponendo sempre di più come una figura pubblica centrale nella vita politica della Repubblica Islamica. Un protagonismo che non può che far riflettere e che rischia di portare l’Iran definitivamente nelle mani dei Pasdaran, con conseguenze nefaste per l’intera regione Mediorientale.

L’imperialismo iraniano, infatti, non potrà che esacerbare gli scontri regionali, con effetti diretti (contro Israele e arabi sunniti) e indiretti (con la Turchia e la Russia), davvero imprevedibili. Nessuno infatti, ufficialmente o non ufficialmente, permetterà che sia Teheran il solo master della regione e, in questo contesto, l’instabile Iraq rischia davvero di diventare il centro definitivo dello scontro per fermare l’avanzata iraniana…

 

 

Cade oggi, 18 luglio, il triste anniversario del massacro dell’AMIA, il centro ebraico di Buenos Aires. In questo giorno del 1994, in un terribile attentato realizzato da uomini di Hezbollah e pianificato da diplomatici iraniani, veniva fatto saltare in aria il palazzo della Associazione Mutualità Israelita Argentina (AMIA) e 85 persone innocenti perdevano la vita (e oltre 150 venivano ferite).

Come suddetto, l’attentato – come dimostrarono le indagini dell’Interpol – fu pianificato e pensato nella sede dell’Ambasciata iraniana a Buenos Aires e il diplomatico chiave di questo massacro fu Mohsen Rabbani, all’epoca attachè culturale iraniano in Argentina. Ovviamente, neanche a dirlo, l’ordine di compiere l’attacco arrivò direttamente da Teheran e fu preso dai vertici più alti, in particolare dall’allora Presidente Rafsanjani, dall’ex capo dei Pasdaran (poi Ministro) Ahmad Vahidi, dall’allora Ministro dell’Intelligence Ali Fallahijan e l’allora Ministro degli Esteri Velayati.

Secondo quanto emerso negli ultimi anni, nella Commissione speciale che approvò l’attentato, sedeva anche Hassan Rouhani – oggi Presidente iraniano – e all’epoca Segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale. Il coinvolgimento di Rouhani era emerso nell’indagine che stava portando avanti il procuratore argentino Alberto Nisman, ucciso il 18 gennaio 2015, un giorno prima di testimoniare davanti ad una commissione speciale del Parlamento argentino sul caso AMIA. Secondo le indiscrezioni, Nisman era pronto a rivelare l’accordo segreto stipulato tra Teheran e la ex Presidentessa argentina Cristina Fernández de Kirchner, per mettere a tacere tutto la questione (petrolio in cambio di silenzio…).

La morte di Nisman però non è stata vana: oggi in Argentina la Kirchner è sotto inchiesta per il suo accordo con Teheran, accusata persino da Alberto Fernández, ex capo di Gabinetto dell’ex Presidente argentino Néstor Kirchner (defunto marito di Cristina Kirchner). Meglio ancora – e peggio per Teheran – l’Argentina ha appena inserito Hezbollah nella lista delle organizzazioni terroristiche.

Ciò che manca ora, quindi, è di portare il regime iraniano davanti alla giustizia internazionale, per ricevere la giusta punizione che merita un establishment estremista, formato da un gruppo di mafiosi assassini…

Per non dimenticare!

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Ieri il Governo americano ha inserito nella lista delle sanzioni Kassem Chams, cittadino libanese, responsabile di aver messo in piedi un business di riciclaggio di denaro – affliato direttamente ad Hezbollah – allo scopo di ripulire i soldi del narcotraffico.

Secondo le accuse, per mezzo della sua “Chams Exchange”, Kassem Chams era in contatto diretto con narcotrafficanti libanesi come Ayman Said Joumaa – gia’ sotto sanzioni americane dal 2011, anche lui uomo di Hezbollah – e il cartello della droga colombiano La Oficina De Envigado. Per loro conto e per conto diretto di Hezbollah, Kassem ripuliva milioni di dollari, facendoli transiltare in numerosi Paesi del mondo quali Australia, Colombia, Italia, Libano, Olanda, Spagna, Venezuela, Francia, Brasile e Stati Uniti.

L’operazione del Dipartimento del Tesoro, rientra nella piu’ grande operazione della DEA – Dipartimento antidroga americano – denominta “Progetto Cassandra”, che mira a bloccare i traffici criminali (e il network di sostegno) del movimento terrorista libanese Hezbollah. Purtroppo, come denunciato da Politico nel 2017, per lungo tempo questa operazione ha subito una battuta d’arresto, legata alla volonta’ dell’ex Presidente Obama di favorire l’appeasment verso l’Iran (Hezbollah, come noto, e’ solo una longa manus dei Pasdaran in Libano).

Ora, con Trump, l’operazione anti-Hezbollah e anti-IRGC e’ ripartita duramente. Dietro gli affari della Chams Exchange. c’era anche la Banca Centrale Libanese che – nonostante gli avvisi americani – aveva concesso al Kassam Chams tutte le autorizzazioni e le licenze di cui necessitava per operare. Ad oggi, sono almeno 40 tra societa’ e individui, inseriti nella lista delle sanzioni USA, per la loro appartenenza al network illecito di Hezbollah.

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E siamo a due: il Consiglio dei Guardiani – organo supremo iraniano – ha cassato ancora la legge approvata dal Parlamento, relativa alla riforma del settore bancario.

La normativa, richiesta espressamente dal Financial Action Task Force, recepiva alcune condizioni essenziali per evitare la collusioni tra il settore bancario e il riciclaggio di denaro a fini di finanziamento al terrorismo internazionale. La legge approvata dal Parlamento iraniano – seppur molto lacunosa – rappresentava un passo avanti in questa direzione. Purtroppo, pero’, il Consiglio dei Guardiani l’ha rigettata, sottolineando che andava contro gli interessi nazionali della Repubblica Islamica.

In pratica, la seconda bocciatura, dimostra nuovamente la pochezza e la debolezza del Governo Rouhani, incapace assolutamente di influenzare i nodi centrali della politica estera e militare iraniana. Si tratta di settori completamente nelle mani della Guida Suprema e dei Pasdaran, ovviamente assolutamente non interessanti a terminare il loro sostegno ai gruppi terroristici, primo fra tutti Hezbollah.

Ennesima riprova di come, per un imprenditore Occideentale, fare affari con la Repubblica Islamica sia impossibile e del rischio altissimo di trovarsi – inconsapevolmente – a fare affari con rappresentanti dei Pasdaran, collusi col terrorismo internazionale. Con la naturale conseguenza di finire direttamente nella lista delle sanzioni americane…

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Ventiquattro anni fa, il regime iraniano realizzava uno degli attentati piu’ sanguinari della storia contemporanea: l’attentato al centro ebraico AMIA di Buenos Aires, capitale dell’Argentina. In quel terribile attacco, perirono 84 persone innocenti, tra loro anche donne e bambini. La loro colpa: solo quella di essere ebrei considerati da Teheran, utile carne da macello per colpire – indirettamente – lo Stato d’Israele. Due anni prima, ricordiamo, l’Iran aveva compiuto sempre a Buenos Aires un altro terribile attentato contro l’Ambasciata d’Israele in Argentina.

Per l’attentato dell’AMIA, l’Interpol emise mandati di cattura verso i principali esponenti del regime iraniano. Fu richiesto l’arresto dell’allora attache’ culturale iraniano in Argentina Mohsen Rabbani e di alti vertici del regime clericale quali Ahmad Vahidi, Ali Akbar Velayati, Mohsen Rezai, l’Ayatollah Rafsajani e Ali Fallahijan. Purtroppo, dopo la firma dell’Iran Deal – fortunatamente affossato da Trump – alcuni responsabili dell’attentato all’AMIA hanno goduto della fine delle sanzioni internazionali contro di loro. Uno di questi e Ahmad Vahidi, all’epoca dell’attentato a capo della Forza Qods, poi diventato Ministro della Difesa iraniano.

La ferita dell’attentato AMIA in Argentina e’ ancora drammaticamente aperta. Non solo per l’attentato del 1994, ma per tutto cio’ che ha comportato in seguito. Il Procuratore argentino Alberto Nisman e’ stato assassinato poco prima di testimoniare davanti al Parlamento contro l’ex Presidentessa Cristina Fernandez de Kirchner. Il Procuratore Nisman era pronto a rivelare l’accordo fatto dalla Kirchner con il regime iraniano, per coprire le indagini sull’attentato AMIA, in cambio di petrolio.

Fortunatamente, nonostante la morte di Nisman, le autorita’ argentine non si sono piegate, e’ arrivato un nuovo Presidente, e ora la Kirchner verra’ processata per aver depistato le indagini sull’AMIA!

Per non dimenticare…

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L’Agenzia di stampa ISNA ha pubblicato una notizia davvero importante: secondo quanto riferito alla ISNA da una fonte anonima dell’Ambasciata libanese a Teheran ha dato notizia della cancellazione dei visti di ingresso e di uscita dall’aeroporto di Beirut, per i cittadini iraniani.

Se confermata, si tratterebbe di una decisione davvero pericolosa: entrando ed uscendo liberamente dallo scalo di Beirut, potrebbe aumentare esponenzialmente il numero di miliziani sciiti e Pasdaran iraniani che arriveranno in Libano. Ovviamente, con effetti drammatici non solo sulla tenuta del fragile equilibrio interno libanese – gia’ oggi schiacciato su Hezbollah – ma anche per quello della Siria e per il rischio di un approfondimento della crisi con Israele.

Questa decisione, indirettamente, avrebbe anche un effetto sull’Italia, avendo Roma un contingente davvero importante nel Sud del Libano, nella missione internazionale UNIFIL 2. Solamente negli ultimi mesi, comandanti iracheni di milizie sciite pro Iran si sono fatti fotografare e filmare ai confini tra Libano e Israele. Tensioni a cui si somma il nuovo rapporto tra Iran e Hamas a Gaza (dietro tutte le recenti proteste al confine tra Gaza e Israele, piu’ che la crisi umanitaria nella Striscia, ci sono i soldi di Teheran…).

Per il nuovo governo giallo – verde e’ fondamentale tenere in considerazione questa notizia. Soprattutto considerando le attuali non idiliache relazioni tra Mosca e Teheran (Putin ha chiesto il ritiro di tutte le milizie sciite dalla Siria, ricevendo il diniego iraniano), il ruolo che la Russia vuole continuare ad avere in Siria e le posizioni ondivaghe di Bashar al-Assad, capace di dire una cosa a Russia Today e negarla il giorno dopo ai media iraniani. Il Governo italiano, quindi, deve anche tenere conto delle mosse iraniane, considerando anche la crisi diplomatica in atto tra mondo arabo e Teheran, con i Paesi del nord Africa in rotta di collisione con l’Iran per le sue ingerenze nei loro affari interni.

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Per una volta a far emergere i crimini e le violazioni del regime iraniano non e’ il “cattivone” e “buzzurro” Donald Trump. Questa volta e’ l’intelligence interna tedesca – per la precisione quella del Baden-Württemberg – ha rivelare le attivita’ illecite di Teheran. Secondo quanto riportato dai media, in un report di ben 345 pagine, i servizi tedeschi hanno informato le autorita’ in merito al tenativo iraniano di acquisire tecnologia industriale e materiale dual use, per fini militari. .

In particolare, nel report viene denunciato il tentativo iraniano di acquisire tecnologia avanzata per il programma missilistico durante il 2017. Per la precisione l’Iran – come il Pakistan e la Siria – avrebbe ricercato questo know-how per ottimizzare la precsione dei suoi armamenti di distrizione di massa.

Ricordiamo che, gia’ nel febbraio scorso, l’intelligence tedesca aveva denunciato l’acquisto, da parte di alcuni imprenditori iraniani, di materiale industriale dual use dalla compagnia Krempel. Questo materiale sarebbe stato poi usato in Siria durante un attacco chimico che ha ferito 24 siriani. Il Governo tedesco avrebbe quindi sostenuto che il materale commerciato non era dual-use ma, guarda caso, da quel momento il business tra l’Iran e la Krempel e’ stato bloccato.

Aggiungiamo anche che da mesi l’intelligence tedesca denuncia i tentativi iraniani di spionaggio all’interno della Germania, messi in atto non solo tramite suoi agenti, ma anche attraverso terroristi legati ad Hezbollah (soprattutto verso gli oppositori). A tal proposito, ricordiamo che gia’ nell’Ottobre del 2017, il servizio segreto interno del Lander della Renania Settentrionale-Vestfalia, aveva denunciato come il regime iraniano lavorasse per infiltrare suoi agenti tra i rifugiati sciiti in arrivo in Germania. Oltre il 50% di questi “rifugiati”, infatti, risultava avere contatti con Hezbollah.