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iran argentina

Una notizia importantissima arriva dall’Argentina: secondo quanto deciso dal Giudice Claudio Bonadio, l’ex Presidentessa Cristina Fernandez de Kirchner, sara’ processata per il suo ruolo nelle indagini relative all’attentato al centro ebraico AMIA.

Solo per la cronaca, il centro ebraico AMIA di Buenos Aires, fu dilaniato da una esplosione nel 1994. Purtroppo, oltre 80 persone innocenti perirono in quell’attentato. Secondo quanto emerso dalle indagini successive, l’attentato fu deciso dal regime iraniano, organizzato dalla locale Ambasciata di Teheran e realizzato da agenti di Hezbollah. Per quell’atto criminale, l’Interpol emise mandati di cattura per i maggiori rappresentanti del regime khomeinista, tra cui l’ex Ministro della Difesa Vahidi e l’ex Presidente iraniano Rafsanjani.

Arrivata al potere, la Kirchner ha firmato un segreto Memorandum of Understanding con l’Iran nel 2013: in cambio di petrolio ed interessi economici, la Kirchner e il suo Ministro degli Esteri Timmerman, accettarono di sviare le indagini sull’attentato all’AMIA e di coprire le responsabilità iraniane.

Per fortuna c’era il procuratore Alberto Nisman: senza paura, Nisman ha denunciato questo accordo come criminale e illegale. Evidentemente la sua azione ha fatto tremare l’establishment: un giorno prima di testimoniare davanti ad una commissione ad hoc del Parlamento argentino, Nisman e’ stato trovato morto (gennaio 2015). Come provato dalle autopsie successive, si e’ trattato di un omicidio.

Tra le altre cose, Nisman aveva anche rivelato privatamente di avere prove che Hassan Rouhani, attuale Presidente iraniano, fosse direttamente coinvolto negli incontri che portarono alla decisione di compiere l’attentato al centro ebraico di Buenos Aires!

 

 

 

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monaco e4

Il 13 ottobre scorso, il presidente americano Trump non ha “certificato” l’accordo nucleare con l’Iran, rimandando il JCPOA al Congresso americano. Giustificando la sua decisione, Trump ha accusato il regime iraniano di aver violato l’accordo – particolarmente con i test missilistici – e rimandato agli europei il compito di rinegoziare l’accordo con Teheran. 

Da quel momento in poi, nonostante le parole, i principali leader europei hanno iniziato a parlare di necessita’ di trovare un rinegoziare il JCPOA, includendo all’interno dell’accordo anche tematiche spinose come il contenimento dell’espansione regionale iraniana e quello del programma missilistico. Temi su cui, apparentemente, il regime iraniano non intende discutere, salvo poi aprire al dialogo. E’ nato cosi il gruppo E4 (Parigi, Berlino, Londra e Roma), ovvero il gruppo dei Paesi europei responsabili del nuovo negoziato con l’Iran (la prima riunione si e’ svolta a Monaco la scorsa settimana, con focus Yemen).

Ma perché gli Europei – Macron in testa – hanno deciso di sposare la linea americana, almeno parzialmente? E soprattutto, perché il regime iraniano sta silenziosamente accettando questo dialogo? La risposta e’ semplice: per guadagnare tempo…

L’esperienza E4, infatti, non e’ una novità nel panorama negoziale tra l’Occidente e l’Iran. Tra il 2002 e il 2003, infatti, il cosiddetto gruppo E3 (Italia, Francia e Germania), negozio’ con gli iraniani l’accordo di Teheran (poi confermato a Parigi nel 2004), con cui il regime clericale sciita si impegnava a porre volontariamente dei limiti al suo programma nucleare. E chi era il negoziatore iraniano di quell’accordo? Hassan Rouhani, ovvero l’attuale Presidente iraniano.

L’E3 e l’accordo di Teheran, pero’, furono un fallimento drammatico: come ammesso dallo stesso Rouhani durante un dibattuto televisivo nel 2013 (video sotto), l’Iran firmo’ quell’accordo per poter prendere tempo e terminare – senza il riflettore internazionale – tutti gli impianti necessari per l’arricchimento dell’uranio e lo stesso reattore ad acqua pesante di Arak.

Non solo: in una intervista del 2005 per Rahbord – il magazine del Centro per gli Studi Strategici dell’Iran – Rouhani disse testualmente: “Quando io avevo la responsabilità dei negoziati sul nucleare avevamo due obiettivi: salvaguardare la sicurezza nazionale del Paese e raggiungere i nostri obiettivi nucleari. Nel 2003 noi non avevamo ancora una produzione nell’impianto nucleare di Isfahan. Noi non potevamo produrre ancora, quindi, Uf4 e Uf6…Noi abbiamo usato quindi l’opportunità dei negoziati per completare l’impianto di Isfahan…Ad Arak, inoltre, noi abbiamo continuato negli sforzi per ottenere acqua pesante….La ragione per cui abbiamo invitato i rappresentanti dei tre Stati Europei [Francia, Germania e Gran Bretagna, il famoso U-3, N.d.A] presso il Ministero degli Esteri a Teheran è stata unicamente al fine di mettere l’Europa contro gli Stati Uniti, al fine di evitare di portare la questione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”. Più chiaro di cosi…

Il gioco di oggi, non e’ poi cosi differente da quello del 2003 e comprendere quanto sta succedendo non e’ difficile: gli europei hanno importanti interessi economici in Iran, ma temono profondamente le nuove sanzioni americane. Per questo, dopo aver compreso che la posizione non dialogante con Washington della Mogherini era un fallimento totale, guidato da Macron il gruppo E3 sta cercando di guadagnare tempo magari chissà, sperando anche in un impeachment di Trump nel frattempo.

Gli iraniani lo sanno e sanno bene che i negoziatori europei sono i loro migliori alleati. Ovviamente, speriamo di sbagliare e di trovare nel Gruppo E4 una realtà veramente capace di limitare le azioni iraniane. Purtroppo, i dubbi restano, soprattutto perché si tratta di un negoziato senza precondizioni. Ovvero, il perfetto negoziato per Teheran: quello che lascia alla Repubblica Islamica il tempo “di guadagnare tempo”…

rouhani jafari

Ieri il capo dei Pasdaran Jafari ha dichiarata conclusa la “sedizione”, come l’establishment politico e militare iraniano definisce coloro che protestano contro il regime. Tra le solite teorie complottiste e le accuse al network di Ahmadinejad, ad oggi, oltre 500 manifestanti sono finiti in carcere e più di 20 sono i morti.

Non sappiamo dire se Jafari ha ragione o torto. Sappiamo che, dopo le parole del capo dei Pasdaran le proteste sono continuate e che, nelle prossime ore, saranno affiancate da altre manifestazioni filo-regime. Una cosa pero’ non cambierà l’esito finale di questa nuova ondata di proteste anti-governative: il cerchio parallelo che governa l’Iran, affosserà definitivamente Rouhani.

La fine della “strategia del camaleonte”

Le nuove proteste iraniane, sono state provocate da un mix di ragioni, a cominciare dall’aumento del prezzo di alcuni beni primari, la fine di alcuni sussidi statali alle fasce più povere (e conservatrici) della popolazione e il fallimento di istituti finanziari molto spesso parte del network economico delle Guardie Rivoluzionarie.

In passato, davanti al malcontento popolari, alle proteste e al “vento internazionale”, il regime ha risposto con la strategia del camaleonte. Prima con Rafsanjani, poi con il riformista Khatami, poi con l’ultraconservatore Ahmadinejad ed infine con il “pragmatico” Rouhani, la Repubblica Islamica ha cercato di sopravvivere portando alla guida delle istituzioni ufficiali, Presidenti capaci di colorarsi a seconda delle necessita’ storiche e sociali.

E ora, resta solo il clientelismo

Ora pero’, dopo il fallimento di Rouhani, praticamente tutte i colori sono stati usati e nelle mani dell’establishment militare e clericale iraniano, resta un foglio bianco da riempire. Questa volta, non potrà essere colorato di “riformismo”, sia perché si tratta di un esperimento vecchio, sia perché i riformisti si sono tenuti alla larga da queste proteste, perdendo la faccia davanti a coloro che erano in piazza per motivi economici e di diritti civili.

Ergo, per sopravvivere nel breve periodo, il cerchio parallelo che realmente governa l’Iran – Pasdaran, clerici, Bonyad – avrà bisogno di comprare il consenso, tornando ad elargire sussidi alla popolazione in maniera clientelare. Tutto questo mentre il Paese vive in una situazione economica drammatica e deve mantenere in vita decine e decine di milizie sciite e proxy regionali, per dare un senso alla sua natura rivoluzionaria.

Pagherà Rouhani, ma il problema e’ il sistema

Chi dovrà pagare il prezzo di questa disperata strategia di sopravvivenza, e’ ovviamente Rouhani, in realtà ormai da tempo impegnato a comprare il consenso dei Pasdaran, unici beneficiare dell’aumento del budget annuo, nella nuova legge di bilancio presentata dal Governo.

Rouhani, si badi bene, come Khatami e’ pero’ solo un pezzo del sistema. Un sistema governato da una galassia parallela, che ormai e’ percepita da larga parte della popolazione iraniana – non solo attivisti, ma anche minoranze etniche – come soffocante e superata (meglio, da superare).

Ecco perché, ogni cura che il regime metterà in atto per superare questa nuova ondata di proteste – che essa sia repressiva o clientelare – potrà essere solo di breve periodo e certamente non potrà essere conforme alle regole dello Stato di Diritto.

Soprattutto considerando che, tra non molto, scoppierà la vera partita politica in gioco nella Repubblica Islamica: la successione ad Ali Khamenei…

unga

Trentaquattro ONG internazionali hanno firmato un appello all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, chiedendo l’approvazione della Risoluzione A/C.3/72/L.41, dedicata all’abuso dei diritti umani in Iran e in votazione la prossima settimana all’UNGA.

Nella missiva pubblica inviata dalle ONG, viene sottolineato come per garantire il rispetto dei diritti umani nella Repubblica Islamica, sia fondamentale che venga mantenuta alta l’attenzione della Comunità Internazionale. Un voto in favore della Risoluzione A/C.3/72/L.41, quindi, “manderà un forte segnale alle autorità iraniane” al fine di obbligare Teheran a rispettare gli obblighi internazionali a cui, tra le altre cose, si e’ volontariamente sottoposto.

La Risoluzione A/C.3/72/L.41 – firmata tra le altre cose anche dall’Italia – pur iniziando riconoscendo al Governo iraniano di aver fatto dei passi avanti nelle intenzioni, e’ praticamente totalmente dedicata alle preoccupazioni relative ai continui abusi dei diritti umani nella Repubblica Islamica. In particolare, la Risoluzione fa riferimento all’alto numero di condanne a morte – anche di minori – allo stato detentivo dei prigionieri politici (a cui vengono negate le cure mediche), alle discriminazioni del sistema legale iraniano contro le donne e contro le minoranze etniche e religiose e alle persecuzioni contro giornalisti, attivisti, blogger, artisti, intellettuali, studenti e giornalisti.

Tra le altre cose, la Risoluzione invita caldamente il regime iraniano di collaborare pienamente con l’inviate Speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Iran, Asma Jahangir. Parlando alle Nazioni Unite recentemente, la Jahangir ha condannato la non collaborazione di Teheran e sottolineato il deterioramento dello stato dei diritti umani in Iran.

Va aggiunto infine che, la stessa Jahangir, si sta battendo per una Commissione di Inchiesta internazionale relativa al massacro di oltre 30,000 prigionieri politici iraniani nel 1988, per ordine di Khomeini. Alcuni dei responsabili, tra cui il precedente e l’attuale Ministro della Giustizia iraniano, sono ancora al potere nella Repubblica Islamica.

asma

Asma Jahangir, invita speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Iran, ha presentato il suo rapporto semi annuale davanti all’Assemblea dell’ONU. Le sue trenta pagine di rapporto, potrebbero essere sintetizzate con queste poche parole, certamente poco diplomatiche: Rouhani e’ un cazzaro. Gia’, perché a dispetto di alcuni segnali iniziali incoraggianti – come l’adozione della Carta dei Diritti dei Cittadini – nella Repubblica Islamica lo stato dei diritti umani resta drammatico.

La Jahangir, infatti, denuncia come all’interno del regime le persecuzioni siano aumentate e come il Governo iraniano, nei fatti, rifiuti di rispondere alle richieste di chiarimenti delle Nazioni Unite.

Nei fatti: sono aumentate le persecuzioni contro i rappresentati politici riformisti, la liberta’ di espressione nei media e’ drammaticamente deteriorata (solo ultimamente sono stati chiusi oltre 7 milioni di siti web sgraditi al regime); sono aumentate le persecuzioni contro gli artisti (si pensi ai casi di Keywan Karimi, di Mehdi e Hossein Rajabian e di Jafar Panahi), sono aumentate gli arresti degli attivisti democratici (i casi di Arash Sadeghi, Narges Mohammadi, Golrokh Ebrahimi Iraee, Atena Daemi o sindacalisti come Mehdi Farahdi Shandiz); e’ partita una campagna contro gli iraniani con doppia cittadinanza (si pensi solo al terribile caso di Ahmadreza Djalali, condannato da poco alla pena capitale o al caso di Nazanin Zaghari Ratcliffe); continuano le persecuzioni contro le minoranze etniche e religiose (Baha’i, Sunniti e Cristiani convertiti in testa) e le donne.

Peggio: a dispetto delle promesse e degli annunci del parlamento iraniano, le condanne a morte sono aumentate. Cosi come sono aumentate le pene capitali nei confronti dei “juvenile offenders“, ovvero le persone arrestate da minorenni e condannate a morte nonostante le normative internazionali, firmate dallo stesso regime iraniano.

Ricordiamo che la Jahangir, come scritto anche nel report, ha invitato le Nazioni Unite a creare una commissione ad hoc, per investigare sul massacro del 1988, quando in Iran su ordine di Khomeini furono uccisi oltre 30.000 oppositori politici. Alcuni dei responsabili, tra cui il precedente e l’attuale Ministro della Giustizia iraniano, sono ancora al potere nella Repubblica Islamica.

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Il 5 agosto scorso, la Mogherini si e’ recata a Teheran per assistere alla cerimonia del nuovo insediamento del Presidente Hassan Rouhani, in seguito alla sua rielezione. A quella visita, sono seguite una infinita’ di polemiche, su cui non intendiamo tornare.

Cio’ che vogliamo sottolineare e’ che, mentre la Mogherini applaudiva Rouhani, il Presidente iraniano sceglieva tra i nuovi Ministri del suo Governo, personalità considerate criminali dalla stessa Unione Europea. 

Uno di questi e’ Seyyed Alireza Avaee, scelto da Rouhani come nuovo ministro della Giustizia al posto di Mostafa Pour-Mohammadi. Piccolo inciso: lo stesso Pour-Mohammadi era un criminale, avendo contribuito al massacro di oltre 30,000 prigionieri politici iraniani nel 1988.

Tornando ad Alireza Avaee, si tratta di un personaggio inserito sin dal 2011 nella lista delle sanzioni dell’Unione Europea per “violazione dei diritti umani”. In qualità di Presidente della Magistratura di Teheran, infatti, Avaee ha contribuito all’arresto arbitrario e alla negazione dei diritti civili nei confronti di decine e decine di oppositori politici. Non solo: per colpa sua, anche il numero di esecuzioni capitali e’ aumentato drammaticamente (EUR-lex).

Infine, lo stesso Alireza Avaee e’ responsabile della morte dei 30,000 prigionieri politici iraniani nel 1988: in quel periodo, va ricordato, egli era Capo Procuratore presso il carcere di Dezful, ove vennero mandati al patibolo centinaia di detenuti, anche minorenni.

E’ triste e vergognoso, vedere i massimi rappresentanti dell’UE, applaudire leader che scelgono come Ministri delle figure che, la stessa UE, considera dei massacratori…

shahroodi

L’Ayatollah Mahmoud Hashemi Shahroudi e’ stato nominato da Khamenei nuovo Presidente del Consiglio per il Discernimento, ereditando la posizione che era del defunto Ayatollah Rafsanjani. Il Consiglio per il Discernimento e’ un organo ufficialmente nato per dirimere le controversie tra il Parlamento iraniano e il Consiglio dei Guardiani, ma che oggi svolge principalmente un ruolo consultivo verso la Guida Suprema. I membri del Consiglio per il Discernimento sono nominati dalla Guida Suprema per cinque anni.

In questo senso, le posizioni politiche che prende il Presidente del Consiglio stesso devono essere prese in considerazione, soprattutto quando – raramente – dissentono con quelle della Guida Suprema (come accaduto negli ultimi anni tra Khamenei e Rafsanjani).

La nomina di Hashemi Shahroudi a Presidente del Consiglio del Discernimento, rappresenta un colpo per Rouhani e una nuova vittoria politica per la fazione più conservatrice, vicina sia alla Guida Suprema che ai Pasdaran.

L’Ayatollah Shahroudi, infatti, non solo e‘ stato per anni a capo del Supremo Consiglio Islamico iracheno – partito politico sciita filo iraniano, con tanto di milizia armata a seguito (l’Organizzazione Badr) – ma e’ stato anche dal 1999 al 2009 a capo della Magistratura iraniana. In questa posizione, Shahroudi ha dato il meglio di se: ha benedetto la repressione della protesta degli studenti iraniani, ha nominato il Procuratore Saeed Mortazavi (quello delle torture nel carcere di Kharizak e della morte della giornalista irano-canadese Zahara Khazemi), e ha contribuito alla prima repressione dell’Onda Verde (2009). 

La nomina di Shahroudi, quindi, manda dei segnali molto chiari relativamente al regime iraniano: il potere resta saldamente nelle mani della fazione più conservatrice e repressiva. Shahroudi, infatti, darà luce verde non solo alla stretta sui diritti civili, ma anche all’espansione del potere dei Pasdaran sia all’interno del Paese, che all’esterno (in Iraq in primis).

Ovviamente, in palio c’e’ qualcosa di più importante, ovvero la successione allo stesso Khamenei a cui, proprio l’Ayatollah Shahroudi, risulta essere tra i favoriti.