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Il Grande Fratello iraniano non ha confini ed è capace di leggere tutto quello che i giovani iraniani scrivono, anche semplicemente per ridere tra loro in chat. L’agenzia HRANA, infatti, ha reso noto l’arresto di 11 attivisti dei social network. La loro colpa? Sempliceme: aver parlato in maniera “poco dignitosa” dell’Ayatollah Khomeini. In poche parole, aver riso sull”inventore del sistema repressivo della velayat-e Faqih, falsamente riconducibile alla tradizione sciita. Secondo quanto riportato dalla ISNA, tutti gli arrestati sono accusati di aver diffuso materiale diffamatorio sull’Imam, per mezzo di social networks quali Viber, Tango e Whatsapp. Non soltanto: per loro l’accusa di aver ridicolizzato i valori della Repubblica Islamica e delle figure religiose che la governano (particolarmente l’Ayatollah Khomeini). L’agenzia ISNA, infine, ha rimarcato come tutti i fermati hanno “confessato il loro crimine…”.

In questo periodo, va ricordato, è in atto una offensiva per la chiusura definitiva di Whatsapp. Questo programma, molto usato dai giovani iraniani per comunicare liberamente (rarità in Iran), è stato già diverse volte con l’accusa di favorire lo spionaggio Occidentale e valori contrari all’Islam.  Proprio ieri il Procuratore Gholam Hossein Mohseni-Ejei, ex Ministro dell’Intelligence sotto Ahmadinejad (dal 2005 al 2009), ha comunicato al Ministro della Comunicazione Mahmoud Vaezi di avere solamente 30 giorni per bloccare definitivamente Whatsapp in tutto il Paese. Se il Governo non obbedirà alla decisione della magistratura, ha reso noto l’agenzia Fars, “i giudici prenderanno tutte le misure necessarie per attuare l’ordinanza”.

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Il popolo iraniano è vivo e vuole la libertà. A dimostrarlo è quanto accaduto qualche giorno fa presso il Politecnico di Teheran (Università Amirkabir). La scorsa settimana, infatti, l’Università della capitale aveva organizzato un evento dedicato al nucleare, in cui gli oratori erano l’ex negoziatore e candidato presidenziale Said Jalili e l’ex Capo dell’Agenzia Atomica iraniana, Fereydun Abbasi. Si tratta di due membri dell’establishment del regime di primo piano, molto vicini alla Guida Suprema Ali Khamenei.

Particolare della protesta a Teheran: Jalili e Abbasi guardano sconsolati il pubblico. Notare, sulla destra, la bandiera del movimento terrorista Hezbollah

Particolare della protesta a Teheran: Jalili e Abbasi guardano sconsolati il pubblico. Notare, sulla destra, la bandiera del movimento terrorista Hezbollah, tenuta dai cani Basij

Nella prima fila dell’aula che ha ospitato la conferenza si erano, come sempre, posizionati i fedeli Basij, i cani del regime pronti ad urlare contro il mondo il loro odio verso la democrazia, i diritti umani e ogni tipo di negoziato possibile con l’Occidente. Si tratta di sgherri comandati direttamente da Ali Khamenei e diretti operativamente dai Pasdaran. Questa volta, però, i loro piani sono falliti, grazie al coraggio dei veri studenti iraniani, i giovani vogliosi di scoprire il mondo e stanchi di un regime corrotto, militarista e dispotico.

Studenti iraniani protestano contro la demagogia del regime sul nucleare

Studenti iraniani protestano contro la demagogia del regime sul nucleare

Ecco allora che, proprio mentre il conservatore Jalili parte con il suo discorso, una folla di universitari presenti nelle ultime file dell’aula comincia a protestare contro gli oratori, invocando maggiore apertura interna ed esterna e chiedendo l’immediato rilascio dei leader dell’opposzione Mir Hussan Mousavi e Mehdi Karroubi (agli arresti dal 2011). Tra gli altri slogan intonati dai coraggiosi ragazzi, anche la richiesta di libertà per tutti i prigionieri politici. Said Jalili, invano, ha provato a placare la folla arrabbiata, ma ci sono voluti ben 45 minuti per riuscire ad andare avanti con il previsto programma della conferenza.

Barg Bar Diktator!

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“Qualcuno sta portando avanti un piano per i diritti dei cittadini che intende dare uguali diritti ai Baha’i, agli Ebrei e ai Mussulmani…noi non potremo mai accetare una simile idea”. Queste le parole con cui l’Ayatollah Mesbah Yazdi, personalità vicina alla Guida Suprema Ali Khamenei, ha indirettamente commentato la proposa della Carta dei Cittadini, presentata da Rohani nel novembre scorso. Nella bozza presentata da Rohani, va sottolineato, le minoranze religiose non vengono affatto elevate al livello dell’Islam. La Carta, infatti, pur menzionando l’uguaglianza di tutti i cittadini iraniani in base alla loro etnia, genere e classe sociale, non menziona affatto il termine “religione”, lasciando volontariamente aperta una porta alle più diverse interpretazioni.

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Nonostante le lacune della proposta del Governo Rohani – denunciate dai giuristi – l’influente Ayatollah ha voluto immediatamente mettere le mani avanti. Parlando davanti ad una platea di studenti e insegnanti, Mesbah Yazdi ha rimarcato come l’unico standard di giudizio sui diritti del popolo iraniano debba essere l’Islam, da lui considerato perfetto. Per questo, ha sottolineato il clerico sciita, non soltando debbono essere rifiutati concetti occidentali come “i diritti umani”, ma è necessario anche mettere dei paletti che differenzino i mussulmani dai non mussulmani“L’uguaglianza tra un Baha’i e un mussulmano” – ha affermato Yazdi – “non ha alcun significato nell’Islam”. Stessa cosa deve intendersi per gli Ebrei, la cui definizione al massimo può essere quella di cittadini di seconda classe. Ricordiamo che nell’Islam i Cristiani, gli Ebrei e i Zoroastri sono considerate minoranze protette, ma debbono essere soggette al pagamento di una apposita tassa.

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L’Ayatollah Yazdi, un ultraconservatore, non è nuovo ad uscite di questo genere. Nel 2010 Mesbah Yazdi disse chiaramente che ogni deviazione morale in merito alla sessualità andava soppressa e che termini come democrazia e libertà non dovevano avere spazio in Iran. L’Ayatollah Mesbah Yazdi, come suddetto, è purtroppo molto influente nella Repubblica Islamica: membro dell’Assemblea degli Esperti, organo responsabile dell’elezione della Guida Suprema, Yazdi è stato allievo dell’Ayatollah Mohammad Beheshti, nominato da Khomeini come suo naturale successore, ma ucciso nel 1981 in un attentato. Mesbah Yazdi è considerato la mente dell’intervento massiccio dei Pasdaran nella politica iraniana, causa prima del fallimento della Presidenza riformista dell’Ayatollah Khatami.

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Il Presidente Rohani ha presentato al Parlamento la proposta di budegt del Governo iraniano per il 2013-2014. Il presidente, lo ricordiamo, è stato eletto da buona parte del popolo iraniano per ridare respiro all’economica del Paese, troppo preda della corruzione e dei Pasdaran. Le Guardie Rivoluzionarie, come noto, controllano ben il 30% dell’economica del Paese, mentre il resto è praticamente nelle mani della Guida Suprema o del Governo stesso. Considerando la crisi, quindi, gli osservatori si erandett sicuri che il bilancio preventivo che il Presidente Rohani avrebbe presentato – soprattutto in questo periodo di distensione politica internazionale (o meglio appeasement) verso la Repubblica Islamica – sarebbe stato orientato ad incrementare le spese per la creazione di nuovi posti di lavoro.

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Bene, possiamo sicuramente dire che le aspettative sono state pesantemente deluse. Nonostante gli attacchi contro l’ex Presidente negazionista Ahmadinejd in merito alle sue scelte economiche, quello che Hassan Rohani ha presentato al Parlamento è praticamente un bilancio da Paese in guerra. Il Governo iraniano, infatti, ha previsto di aumentare nel 2013-2014 del 50% le spese per l’esercito (Artesh), del 60% le spese per il Ministero degli Esteri e per il Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione e del 30% le spese per i Pasdaran. Hassan Rohani, colui che ha giocato la sua elezione sulla crisi economica e sulla necessità di tagliare i costi, ha presentato un budget che prevete una spesa totale di 74 millioni di dollari, il 30% in più di quanto previsto dalla previsione di bilancio presentata da Ahmadinejad un anno fa.

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La decisione di Rohani, indirettamente, si ricollega alle affermazioni di Ali Akbar Velayati – consigliere militare della Guida Suprema – sul Presidente siriano Bashar al Assad. Parlando del conflitto in Siria, infatti, Velayati ha detto che il Presidente Assad rappresenta per Teheran una linea rossa. Ben si capisce allora quali sono le linee che il Governo iraniano intende seguire nel prossimo anno: continuare ad esportare la violenza fuori dai confini dell’Iran (tramite i Pasdaran) e prepararsi militarmente per un prossimo conflitto esterno (Artesh e Pasdaran). Allo stesso tempo, però, il Presidente Rohani non intende fermare l’offensiva diplomatica avviata in questi mesi e per questo ha previsto anche un solido aumento delle spese per la diplomazia.

L’inganno iraniano, purtroppo, continua senza tregua…

In questi ultimi giorni stiamo assistendo ad una vera e propria offensiva mediatica dei Pasdaran  in merito alle tematiche centrali della politica iraniana. Solamente negli ultimi due giorni, ad esempio, il Capo delle Guardie Ali Jafari e uno dei suoi vice, Hamid Reza Moqaddamfar, si sono espressi molto chiaramente in merito all’accordo sul nucleare firmato a Ginevra e alla guerra in Siria. Ali Jafari, parlando con il giornale conservatore Kahyan, ha affermato che l’Iran dovrà considerare nullo l’accordo firmato in Svizzera se “non verranno rispetti gli impegni o verranno calpestati i diritti inalienabili della Repubblica Islamica da parte dell’Occidente e degli Stati Uniti”. Considerando che Washington e Teheran hanno già espresso diverse interpretazioni in merito al testo firmato a Ginevra, è chiaro che le parole di Jafari suonano come un messaggio preventivo da riusare quando i negoziati giungeranno ad un punto morto.

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Sulla Siria, invece, è arrivata ieri una durissima dichiarazione di Hamid Reza Moqaddamfar, Vice Comandante dei Pasdaran per gli Affari Cultirali e Sociali. Parlando da Mashaad, Moqaddamfar ha dichiarato chel’Iran non si ritiererà dalle sue posizioni  per quanto concerne la Siria e rimarrà saldamente al fianco del regime siriano“. Praticamente una dichiarazione di fedeltà a Bashar al Assad e alle sue azioni repressive contro la popolazione siriana. Indirettamente, Moqaddamfar sta assicurando Bashar al Assad che, anche di fronte ad una partecipazione iraniana alla Conferenza di Ginevra 2, le posizioni di Teheran non cambieranno in alcun modo. 

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Alle affermazioni dei rappresentanti dei Pasdaran, si sono affiancate le parole del capo della milizia paramilitare Basij, Mohammad-Reza Naghdi. Parlando ad conferenza internazionale dedicata ai media, Nagdi ha affermato che il problema dell’Iran con gli americani non va ricollegato ad un processo di costruzione della fiducia reciproca, ma riguarda direttamente la natura stessa degli Stati Uniti. In poche parole, il capo dei Basij ha ammonito il Governo a non attuare aperture importanti verso Washington, non tanto per realismo politico, quando per le idee devianti che gli americani potrebbero portare nell’Iran khomenistan.

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Concludiamo riportandovi ancora le parole del capo dei Pasdaran Ali Jafari, in merito al ruolo centrale dei Basij nella Repubblica Islamica. Jafari ha descritto i Basij come la principale forza deterrente contro i nemici, capace di far desistere chiunque dall’attaccare il territorio iraniano. Le parole del capo delle Guardie Rivoluzionarie, sebbene indirizzate ai nemici esterni, sembrano essere anche un avvertimento ai nemici interni, in particolare a quella parte della popolazione iraniana che aspira a maggiori libertà. La milizia Baji, lo ricordiamo, è stata lo strumento con cui i Pasdaran hanno schiacciato la rivolta degli studenti iraniani nel 1999 (Presidenza Khatami) e il Movimento dell’Onda Verde nel 2009 (Presidenza Ahmadinejad).

A buon intenditor, poche parole…

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Mentre il Ministro degli Esteri iraniano sta per arrivare in Italia per una visita ufficiale, continua senza sosta la campagna diplomatica del regime iraniano sui social networks. Lo scopo rimane uno solo: riscrivere la storia capovolgendola, facendo passare la Repubblica Islamica come una ancora di stabilità regionale e il programma nucleare come pacifico e “pulito”. Purtroppo, anche e soprattutto grazie alla passività della diplomazia occidentale, la campagna comunicativa di Teheran sta colpendo nel segno e numerosi media internazionali hanno già cominciato a raccontare il regime iraniano come un rassemblement di santoni…Questa nuova idea del regime iraniano fa semplicemente ridere, soprattutto se si considera che – mentre i politici tweettano, i giovani iraniani non hanno nemmeno il diritto di accedere a Facebook…La verità, come ben sa chi ci segue, è completamente diversa e per questo riteniamo giusto reagire pubblicamente alle affermazioni dei politici iraniani.

Cominciamo dalla campagna del Presidente iraniano Rohani. Il suo staff è attivissimo in Twitter, ove Rohani ha cominciato a predicare il suo “verbo” al mondo. Vi postiamo solamentre tre tweets come esempio. Come potrete leggere, incentivato dal sostegno di alcuni Paesi europei, il Presidente iraniano ha iniziato a descrivere il suo Paese come una realtà in cerca di relazioni pacifiche con i suoi vicini. Non solo: parlando direttamente della crisi siriana, Rohani ha invitato il mondo a condannare il terrorismo che colpisce la Siria e riconoscere come questo rappresenti “la più grande minaccia nella regione mediorientale”. Sante parole, se non fosse altro che raccontano una verità completamente distorta. Indubbiamente il terrorismo rappresenta una minaccia mondiale e la Siria, oggi come oggi, ne sta pagando le conseguenze peggiori. Quello che Rohani non aggiunge, però, è che è proprio l’Iran la più grande minaccia per la stabilità del medioriente e che, se la Siria oggi sta sprofondando nella guerra civile, è proprio per via del sostegno che la Repubblica Islamica e il suo proxi libanese Hezbollah, stanno dando alle repressioni messe in atto da Bashar al Assad. Se non fosse stato per questo sostegno esterno, infatti, il regime di Assad sarebbe già finito da un pezzo e la Siria, probabilmente, avrebbe oggi un nuovo governo e maggiore democrazia.  Parafrasando l’ultimo tweet di Rohani, fortunatamente tutti hanno compreso che la guerra non è la soluzione per la Siria. Dispiace che molti non abbiano ancora capito che, per fermare il massacro siriano, è necessario fermare Assad e per fermare Assad è necessario fermare l’Iran…

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Anche il Ministro degli Esteri iraniano Zarif è attivissimo sui social networks. Anche per il suo staff, Twitter è lo strumento principale per diffondere le menzogne del regime iraniano. Qui sotto vi postiamo, come esempio, quattro tweets di Zarif dedicati alla crisi nucleare, alla pace nel mondo e alla guerra in Siria. In tutti i tweets, come potrete leggere, Zarif parla di un Iran impegnato nel dialogo costruttivo, favorevole alla pace nel mondo, sostenitore della legge e della legittimità contro le armi e la violenza e pronto a firmare un accordo capace di “portare benefici a tutti”. Anche in questo caso, al di là delle belle parole, il Ministro degli Esteri iraniano, cela tutti i crimini del regime degli Ayatollah. Niente, come nel caso di Rohani, viene detto sul ruolo criminale dei Pasdaran in Siria e sulle migliaia di morti e rifugiati che Teheran ha causato. Comicamente, anzi, Zarif invita il Presidente americano Obama a rifiutare la violenza in favore della “legge e della legittimità” (l’Iran, per la cronaca, è considerato il primo finanziatore del terrorismo a livello grobale). Per quanto concerne il nucleare, poi, Zarif descrive un Iran pronto al dialogo costruttivo, capace di chiudere una crisi “non necessaria”. Furbescamente, però, Zarif non racconta che la crisi è stata aperta trent’anni fa proprio dall’Iran, per mezzo di un programma nucleare clandestino, chiaramente orientato al fine di costruire una bomba atomica. Il Ministro, quindi, si guarda bene dal parlare del fallimento dei negoziati tra l’Iran e la Comunità internazionale quando, nel 2003 Teheran firmò – proprio con Rohani capo negoziatore – un trattato per sospendere l’arricchimento dell’uranio, ma usò il negoziato per completare l’impianto di Isfahan e portare avanti la costruzione della centrale sotterranea di Qom. Nel 2005 quindi, completato il lavoro sporco, Teheran rigettò l’accordo di Teheran e riprese l’arricchimento dell’uranio, cominciando nel 2007 ad arricchire l’Uf6 anche al 20%…

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Il Ministro degli Esteri iraniano, però. non è attivo solamente in Twitter: di recente ha rilasciato un video su Youtube, in cui descrive l’Iran come un Paese pacifico e il programma nucleare come un progetto nato per il bene dei “nostri figli”. Premesso che il video è davvero ben fatto (Zarif sembra essere “il Papa buono), risulta curioso capire di quale bene parli il Ministro iraniano, considerando che il regime degli Ayatollah ha costruito buona parte dei siti nucleari – Bushehr in testa – in aree altamente sismiche…Il video, come vedrete, molto significativamente si intitola “Il messaggio dell’Iran: c’è una via giusta”. E’ davvero un peccato sapere che la via giusta iraniana è quella della menzogna, del terrorismo e della violenza…

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Chiudiamo con Ali Khamenei. Anche la Guida Suprema iraniana non ha resistito al fascino di Twitter, ed ha cominciato a lanciare cinguettii praticamente quasi ogni giorno. I suoi messaggi, al contrario di quelli di Rohani e Zarif, rappresentano più una reazione ai risultati del negoziato nucleare, che una vera e propria offensiva diplomatica pianificata. Khamenei, infatti, aspetta sornionamente di sapere quanto è accaduto a Ginevra per rilasciare il suo personale tweet. La Guida, però, ama tweettare anche qualcosa di culturale, come ad esempio la sua passione per i libri o l’importanza della moralità all’interno della vita umana. Leggere i tweets di Khamenei, quindi, è assai divertente, soprattutto se si considera quanto immorale sia il comportamento della Guida Suprema: mentre, infatti, i giovani iraniani arrancano per arrivare a fine mese e non hanno neanche i soldi per comprare un libro, Khamenei è praticamente uno degli uomini più ricchi del mondo, con una fortuna accumulata attraverso la corruzione e la violenza.

Di questo però, ancora una volta, la diplomazia iraniana tace e con essa, è triste dirlo, anche tanti occidentali che hanno scelto di chiudere gli occhi in cambio di qualche goccia di petrolio in più…

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IRAN KHOMEINI

Su Il Foglio di oggi è stato pubblicato un articolo molto interessante, in merito all’ “eroica flessibilità”: l’autore evidenziava come il concetto fosse già stato usato dal regime iraniano per descrivere la pace firmata dall’Imam Hassan con la dinastia sunnita Omayade. Si trattava, evidenzia l’autore, di una tregua temporanea firmata unicamente per salvaguardare l’interesse dei combattenti sciiti in quel momento e non una vera e propria pace  tra i combattenti.

Questo spunto, davvero interessante, ci fornisce l’occasione di sviluppare il tema dell’attuale politica del Presidente Hassan Rohani (definita sui media anglosassoni come la “charm offensive”), comparata con la reale natura ideologica del regime iraniano. Partiamo da una affermazione facile facile, praticamente un ovvietà: la Repubblica Islamica si basa, come sapete, sul sistema della Velayat-e Faqih, un’idea di regime fondata sulle posizione dell’Imam Khomeini, considerato il padre unico della Rivoluzione del 1979. In Iran, quindi, gli scritti dell’Imam Khomeini sono un punto di riferimento e criticarli o distaccarsene è considerato come un tradimento dei valori rivoluzionari. La figura di Khomeini – come il recente scontro tra Khamenei e Ahmadinjad ha dimostrato – è anche usata per attaccare l’avversarIo (spesso nemico) politico e accusarlo delle peggiori colpe.

Per capire, quindi, che cosa pensa il regime iraniano e su cosa veramente si basano le reali scelte politiche degli Ayatollah e dei Pasdaran, è utile rifarci direttamente agli scritti di Khomeini e vedere. tramite le stesse parole dell’Imam, cosa la Repubblica Islamica pensa veramente dell’Occidente e che genere di rapporto strategico – non tattico, si badi bene – intende avere con esso. Il testo che abbiamo preso come riferimento è il Testamento dell’Ayatollah Khomeini, dettato in persona dal padre della rivoluzione islamica in Iran e diffuso per bocca del figlio Ahmad dopo la sua morte il 3 giugno del 1989. Qui sotto vi postiamo la copertina del testo e, cliccandoci sopra, sarà possibile leggere il testamento stesso tradotto in inglese.

Clicca sull'immagine per leggere il testo in inglese

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Leggere il Testamento dell’Imam Khomeini è illuminante, purtroppo non in senso intellettuale…Si tratta di oltre 40 pagine di imprecazioni contro l’Occidente e l’Oriente ed esaltazione del governo Islamico (ovviamente quello immaginato e voluto dall’Imam stesso). Il testo è stato scritto in piena Guerra Fredda e, chiaramente, continene anche un attacco diretto all’ideologia comunista (atea). La maggior parte dei riferimenti belligeranti, però, sono dedicati all’Occidente, ai suoi valori e, in particolar modo agli Stati Uniti.

All’inizio del testo, già nella sesta pagina, Khomeini chiarisce molto bene cosa pensa degli Stati Uniti: “Gli USA sono i principali nemici dell’Islam. Si tratta di uno Stato terrorista per natura, che incendia tutto ovunque…. Il periodo continua con attacchi agli alleati arabi degli Stati Uniti, gli allora Re del Marocco e della Giordania Hassan e Hussein e l’ex Presidente egiziano Hosni Mubarak. Poco dopo, per la cronaca, l’Occidente viene definito come “pagano” e “satanico” (pagina 7). A pagina 8, quindi, l’Imam attacca la dinastia sunnita Omayade e con essa anche la famiglia degli Al Saud, il clan regnante in Arabia Saudita. Gli Al Saud sono definiti come “traditori della casa Divina” e del “Santuario Divino”, che meritano una potente dannazione da parte di Allah e i suoi angeli.

Il pensiero di Khomeini sull’Occidente, si badi bene, non è riferito unicamente all’aspetto politico e al concetto di “colonizzazione” delle terre mussulmane. Al contrario, la parte preponderante del testamento di Khomeini è legata all’aspetto ideologico, ovvero la condanna dei valori Occidentali tout-court, considerati perversi e responsabili della corruzione della popolazione iraniana. Se scorrerete il testo, infatti, potrete leggere numerose volte come l’Imam considerasse un peccato studiare con professori orientati verso la cultura Occidentale (in altre parole non legati ai clerici) o avere a che fare con intellettuali o persone (anche artisti) responsabili di diffondere valori diversi da quelli Islamici. Affermato ciò, alla faccia della democrazia, l’Imam condanna come “agenti esterni” tutti i pensatori iraniani che si definivano liberali, nazionalisti o pan-Iraniani: contro questa gente, dice Khomeini, è necessario cooperare per individuarli e neutralizzare la minaccia (pagina 27). Un peccato era anche sostenere le aspirazioni dei Curdi e dei Balochi, considerati quinte colonne dell’Occidente…

Al fine di contrastare questa ingerenza peccaminosa, dice Khomeini, è necessario dare un grande potere al Ministero della Cultura e al Ministro degli Esteri, al fine di diffondere internamente ed esternamente i valori islamici (pagina 30). Per l’Imam, pagina 34, la radio, la televisione, la stampa, il cinema e il teatro, sono i maggiori responsabile della corruzione morale delle giovani generazioni e per questo è necessario che le istituzioni garantiscano che agenzie di stampa. i giornali e i magazine restino al servizio dell’Islam (pagina 35). A garantire la sicurezza della rivoluzione, chiaramente, l’Imam pone i Pasdaran e i Basij, consigliando loro, però, di tenersi lontani dalla politica…a quanto pare questa parte, furbescamente, nella Repubblica Islamica l’hanno saltata quasi tutti…

Potremmo andare avanti ancora a lungo, ma preferiamo non tediarvi ancora e lasciarvi liberi di leggere da voi stessi il testo del Testamento. A conclusione di tutto ciò, però, vorremmo rivolgere alcune domande a tutti coloro che davvero credono che con la Repubblica Islamica sia possibile una pace reale, basata su progetti e valori comuni: come potete davvero pensare che, politici che ogni giorno diffondono idee come quelle espresse da Khomeini, possano davvero parlarvi con sincerità e rispetto? Come potete credere che la mano sporca di sangue che vi offrono quando vi incontrano, vi sia veramente offertà con il proposito di comprendervi e prendere impegni di interesse comune, e non solo per salvaguardare il regime islamico e la sua reale natura???? Un consiglio: meditate….

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