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La Guida Suprema Ali Khamenei ha dettato le condizioni per la permanenza dell’Iran all’interno dell’accordo nucleare. Molto semplicemente, parlando davanti a rappresentanti governativi, Khamenei ha chiesto agli europei di sganciare i soldi, ovvero di impegnare le banche dei loro Paesi ad assicurare il business con Teheran, non importa quale conseguenze potra’ avere questa decisione rispetto alle prossime sanzioni americane.

Non contento, Khamenei ha anche chiesto agli europei di “proteggere” il greggio iraniano, comprando petrolio grezzo da Teheran e promettendo di non chiedere alla Repubblica Islamica di negoziare – in alcun modo – sul programma missilistico e sulle interferenze iraniane in Medioriente.

Infine, Khamenei ha chiesto agli Europei di proporre e far approvare una risoluzione ONU contro gli Stati Uniti e ha dato mandato all’Agenzia atomica iraniana AEOI, di tenersi pronti per riattivare tutte le attivita’ nucleare “in caso di necessita’”.

 

 

 

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khamenei morte

E’ giallo in Iran su quanto accaduto al sito di informazione Ghanoon Daily: il giornale online, infatti, ha pubblicamente annunciato la morte della Guida Suprema Ali Khamenei.

Pochi minuti dopo la pubblicazione dell’articolo, il pezzo e’ stato rimosso dal sito web. Gli editorialisti di Ghanoon Daily, ha pubblicato un pezzo in cui ha denunciato di aver subito un attacco hacker. La stessa informazione e’ stata diffusa attraverso l’account Twitter.

Difficile comprendere quale sia la verità, soprattutto considerando che da giorni in Iran si rincorrono le voci del ricovero in ospedale della Guida Suprema. Nelle celebrazioni relative al trentanovesimo anniversario della rivoluzione khomeinista, Khamenei non e’ apparso in pubblico, ma ha diffuso solamente un messaggio pubblico.

Cio’ che e’ sicuro e’ che la salute della Guida Suprema iraniana e’ estremamente cagionevole e, il suo decesso, causerà una lotta intestina all’interno del regime che rischia davvero di lasciare sul campo diverse vittime. Coloro che attualmente sono vicini al Rahbar, ne sono perfettamente consapevoli…

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La Guida Suprema iraniana ha praticamente deciso di cancellare ufficialmente la Costituzione della Repubblica Islamica. Come noto, infatti, secondo quanto codificato compito dell’Assemblea degli Esperti – eletta da voto popolare – e’ quello di nominare la Guida Suprema e, se necessario, di rimuoverla.

Khamenei, in un colpo solo, ha deciso di cancellare quanto scritto: parlando davanti all’Assemblea degli Esperti il 21 settembre scorso, il dittatore iraniano ha chiesto agli 88 membri dell’Assemblea, di fungere da controllori dei tre rami istituzionali – esecutivo, legislativo e giudiziario. In particolare, agli anziani clerici dell’Assemblea, da pochi giorni, spetta il compito di verificare che i tre livelli istituzionali siano stati capaci di raggiungere gli obbiettivi della rivoluzione khomeinista (o se al contrario stiano fallendo). Tra le altre cose, Khamenei ha anche chiesto all’Assemblea degli Esperti di verificare che non ci siano “interferenze di elementi legati alla cultura Occidentale”.

Si tratta di un cambiamento epocale, che può avere delle drammatiche conseguenze. L’Assemblea, infatti, e’ il cane da guardia della Guida Suprema, insieme ai Pasdaran e al Consiglio dei Guardiani. In pratica, Khamenei dispone di un sistema istituzionale parallelo capace, in ogni momento, di accusare gli organi ufficiali di non conformità agli obiettivi della rivoluzione e di tradimento. Accuse che, se necessario, possono anche portare all’arresto dello stesso Presidente.

D’altronde, Khamenei e’ abituato all’illegalità: la sua stessa elezione a Rabar – Guida Suprema – fu viziata dal dolo. Khamenei, infatti, non aveva le credenziali religiose per essere nominato in quella posizione. Grazie all’intervento di Rafsanjani, le credenziali di Khamenei furono alzate artificialmente, consentirgli di essere eletto.

 

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In queste ore milioni di iraniani si stanno recando ai seggi per eleggere il nuovo Parlamento e la nuova composizione dell’Assemblea degli Esperti. Al di la’ di quello che sara’ il risultato, si tratta di elezioni falsate già in partenza, considerando che il potente Consiglio dei Guardiani ha squalificato il 60% dei candidati sgraditi all’establishment.

I mesi intercorsi tra la firma dell’accordo nucleare e le elezioni di oggi in Iran, sono stati mesi di durissime repressioni all’interno della Repubblica Islamica. In carcere sono finiti indiscriminatamente artisti, giornalisti sgraditi, politici non allineati e soprattutto attivisti per i diritti umani e civili. Sul loro arresto, sui falsi processi e sulle assurde condanne, l’Occidente e’ rimasto colpevolmente zitto. Invece di porre chiare condizioni per un nuovo dialogo, l’Occidente – prima fra tutti Federica Mogherini – ha scelto la linea del silenzio assenso, avviando una serie di vergognose processioni a Teheran o coprendo simboli culturali nazionali, per non offendere Hassan Rouhani (leggi Italia).

Cosi, non stupisce che, mentre gli iraniani si recano ai seggi, le repressioni nella Repubblica Islamica continuano liberamente. In queste ore arriva la notizia del trasferimento in cella di isolamento del giornalista e politico riformista Isa Saharkhiz, già responsabile del dipartimento stampa del Ministero della Cultura ai tempi di Khatami, arrestato la prima volta nel 2009 in seguito alle proteste popolari dell’Onda Verde.

Liberato nell’Ottobre del 2013, Isa Saharkhiz e’ stato arrestato nuovamente il 3 novembre del 2015 – insieme ad altri quattro giornalisti riformisti – con l’accusa di essere parte di un network in contatto con “nemici Occidentali” (Journalism Is Not A Crime). Subito dopo il suo arresto, Isa ha dichiarato un estenuante sciopero della fame per protestare contro la detenzione illegale. Uno sciopero durato ben 48 giorni e terminato solo dietro la promessa del rispetto dei suoi diritti legali. Uno sciopero della fame che ha fatto perdere al politico riformista – già fisicamente debilitato – ben 20 kg (Journalism Is Not A Crime).

Il 19 febbraio scorso, quindi, Isa Saharkhiz ha avuto modo di parlare brevemente con la famiglia, informandola del suo trasferimento in cella di isolamento. I parenti hanno denunciato di non aver avuto nessuna spiegazione in merito alle ragioni di questo trasferimento. Non solo: Mehdi Saharkhiz, ha denunciato che nonostante il processo contro suo padre inizierà il prossimo 6 marzo, Isa non ha avuto ancora modo di parlare con un avvocato (Iran Wire). Per la cronaca, in Iran, il trasferimento in isolamento significa stare in una cella di due metri per 1,5 metri, senza bagno, con un paio di coperte e nessun letto. 

In una intervista rilasciata poco dopo l’inizio della prigionia del padre, Mehdi Saharkhiz ha collegato l’arresto con le elezioni iraniane e ha accusato direttamente l’Ayatollah Khamenei, incapace di accettare ogni minima forma di critica. Tra le altre cose, anche Mehdi e’ un perseguitato politico ed e’ stato costretto a rifugiarsi negli Stati Uniti per poter vivere liberamente (Journalism Is Not A Crime).

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Hassan Rouhani, Presidente iraniano, arriva in Italia e in Francia (e presto in Austria e Belgio), accolto come un Papa e venerato come la voce di un nuovo Iran. Un nuovo Iran che, secondo chi se la canta e se la suona da solo, sarebbe moderato, aperto all’Occidente e pronto a rappresentare un fattore di stabilizzazione regionale.

Peccato che il tutto resta solamente una grandissima e pericolosa scommessa. Non solamente perché Hassan Rouhani, in due anni e mezzo di Presidenza, non ha impresso alcun nuovo corso al regime iraniano, ma anche perché all’interno della Repubblica Islamica e’ in corso una vera e propria “guerra” istituzionale. La “guerra”, si badi bene, non e’ fra attori democratici e attori teocratici, ma semplicemente fra interessi economici. Da un lato, infatti, la fazione di Hassan Rouhani – legata a doppio filo con il super corrotto ex Presidente Rafsanjani – e dall’altra la fazione dei Pasdaran e dei clerici di Qom, interessati a mantenere i privilegi ottenuti per mezzo delle sanzioni internazionali.

Prima di entrare nella questione ribadiamo un punto chiave: tutto ciò, purtroppo, non ha nulla a che vedere con i diritti umani e la libertà di espressione degli iraniani. Sotto Rouhani, oltre 2200 detenuti sono stati impiccati, nessuna apertura e’ stata per favorire una minima discussione sulla parità di genere, decine e decine di attivisti sono stati condannati al carcere e l’Iran continua ad essere una tomba per il giornalismo non inquadrato al regime.

Come suddetto, in gioco ci sono cose molto più’ materiali dei diritti umani: gli interessi economici e il potere di eleggere la prossima Guida Suprema (Rahbar), ovvero colui che succederà ad Ali Khamenei. Il 2016 in questo senso, rappresenta un anno chiave, perché sono previste ben due elezioni di rilievo: l’elezione per il rinnovo del Parlamento (Majlis, 290 seggi) e l’elezioni per il rinnovo dell’Assemblea degli Esperti, ovvero l’organo a cui la Costituzione iraniana demanda il potere di eleggere il prossimo Rahbar. Le elezioni per il Parlamento e per l’Assemblea degli Esperti si svolgeranno entrambe il 26 febbraio prossimo.

Ali Khamenei, teoricamente, ha pubblicamente affermato di sostenere una ampia partecipazione popolare alle elezioni, anche per coloro che non condividono “il sistema”. Ovviamente tutte chiacchiere: chi non “condivide il sistema” nella Repubblica Islamica finisce direttamente dietro le sbarre. La Guida Suprema ha semplicemente usato i media e i social network per dare una parvenza di democraticità alle prossime elezioni (Payvand). Peccato che, a togliere ogni illusione, ci ha pensato il Consiglio dei Guardiani, ovvero quell’istituzione che nel folle sistema politico iraniano decide chi ha la facoltà di essere inserito nella lista dei candidati. Il Consiglio dei Guardiani e’ composto da 12 membri, 6 nominati dal potere giudiziario e 6 direttamente da Ali Khamenei. Neanche a dirlo, in Iran il sistema giudiziario dipende direttamente dalla Guida Suprema. Ovviamente, le condizioni per esser parte delle liste dei candidati non sono date tanto dall’età e dalle capacita’ professionali, quanto dalla maggiore o minore fedelta’ che il candidato stesso ha dimostrato verso il regime khomeinista.

Il Consiglio dei Guardiani – su 12000 candidati registrati alle elezioni – ha squalificato oltre il 60% dei candidati legati alla fazione di Hassan Rouhani e Rafsanjani e quei pochi candidati riformisti che hanno azzardato una candidatura. Tra i grandi nomi squalificati, anche quello dell’Ḥojjatoleslām Hassan Khomeini, figlio di Ahmad Khomeini e nipote dei Ruhollah Khomeini, fondatore della Repubblica Islamica dell’Iran. Se Rouhani e Rafsanjani hanno reagito con rabbia alle esclusioni dei loro candidati (EA WorldView), Khamenei ha indirettamente appoggiato il Consiglio dei Guardiani, affermando di aver detto che, chi non condivide il sistema, deve prendere parte al voto “non essere membro del Parlamento” (Twitter). In altre parole, chi ha delle critiche può recarsi al seggio, ma non può pensare di vedere il suo candidato eletto…(Iran Primer). Chissà cosa ne pensano i Cinque Stelle a tal proposito, tanto amanti dell’Iran…

Nel frattempo, in Iran Khamenei e i Pasdaran parlano costantemente di “nufuz“, ovvero il rischio di una possibile infiltrazione della cultura e delle cospirazioni nemiche (Occidentali), all’interno della Repubblica Islamica. Tutta questa situazione, deve preoccupare enormemente gli investitori Occidentali (tra cui gli Italiani), interessati ad entrare nel mercato iraniano. Non esiste, infatti, alcuna vera normativa che sia in grado di proteggere questi investitori dalle “atmosfere del sistema”, soprattutto quando a fare il buono e il cattivo tempo non e’ il sorridente Hassan Rouhani, ma i Pasdaran e Khamenei.

Ai loro occhi, infatti, in gioco c’e’ la sopravvivenza del sistema stesso iraniano e Teheran non ha alcuna voglia di fare la fine dell’Unione Sovietica sotto Gorbačëv. Perché la Velayat-e Faqih sopravviva, ovviamente, i miliziani iraniani sono ben disposti a passare sulla pelle di chiunque, all’interno e all’esterno della Repubblica Islamica. Soprattutto quando chi viene dall’esterno, prova a toccare delicati interessi economici.

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Cosi come l’uomo Del Monte, anche l’Ayatollah Khamenei – Guida Suprema dell’Iran – ha detto “Si”. Ha accettato l’accordo nucleare tra il regime di Teheran e il cosiddetto p 5+1, mettendo fine ad una serie di enormi discussioni all’interno della Repubblica Islamica. Ovviamente, pero’, Khamenei ha agito come solo Khamenei sa fare: ovvero da puro paraculo. La lettera inviata a Rouhani, infatti, non rappresenta un “endorsement dell’accordo nucleare, ma una flebile luce verde, piena di condizioni. 

Nel testo della lettera (link), Khamenei mantiene le caratteristiche che gli sono proprie: prima si vanta di due lettere ricevute da Obama, in cui il Presidente USA dichiara di non voler rovesciare la Repubblica Islamica. Subito dopo, pero’, sottolinea che gli Stati Uniti non hanno mai rispettato le promesse e restano quindi il Grande Satana da sconfiggere (ovviamente insieme all’immancabile nemico Sionista). Peggio, prima botta di rilevo per Rouhani, Khamenei descrive l’Iran Deal come un accordo “strutturalmente debole”. Quindi, proprio per questa sua debolezza, il Leader Supremo inizia ad elencare le sue condizioni per l’accettazione dell’accordo nucleare. E qui comincia il gioco…e i problemi veri della fazione legata a Rouhani (ovvero dei servi di Rafsanjani).

Di seguito una descrizione di alcune delle condizioni poste da Khamenei, con un breve esame del loro significato pratico:

1- Khamenei sottolinea immediatamente che tutte le sanzioni contro il regime iraniano, devono essere totalmente rimosse. Non contento, la Guida Suprema precisa che, se nei prossimi otto anni verranno approvate contro l’Iran nuove sanzioni sotto vari pretesti, questo significherà immediatamente una violazione dell’Iran Deal. Ergo, se l’Occidente mai approverà delle sanzioni contro Teheran per finanziamento al terrorismo internazionale e la violazione dei diritti umani, l’intero impianto del JCPOA sara’ considerato decaduto dalla Repubblica Islamica. Non servono altri commenti;

2- Khamenei chiarisce subito che, gli impegni presi dal regime iraniano, saranno messi in atto solamente quando l’AIEA avrà chiuso l’inchiesta sulle “possibili dimensioni militari” del programma nucleare iraniano. Furbescamente, Khamenei collega le decisioni dell’AIEA alle condizioni relative alla fine totale delle sanzioni. In altre parole, l’Iran non farà nulla di concreto se l’ONU non cancellerà in toto l’inchiesta su 30 anni di illegalità iraniana e se le sanzioni verranno solamente sospese;

3- Anche per quanto concerne i cambiamenti nell’impianto di Arak e i negoziati con “governi stranieri” in merito all’uranio in possesso di Teheran, nessun cambiamento verrà portato avanti senza “sufficienti garanzie”. Una affermazione volutamente vaga, che lascia la possibilità alla Guida Suprema di far saltare ogni accordo preso, giustificandolo come una mancanza di “sufficiente garanzia” per gli interessi nazionali iraniani;

4- Parlando di espansione del programma nucleare, Khamenei chiede al Governo iraniano di realizzare il progetto di costruzione di 190,000 SWU (Separate Working Unit) nei prossimi 15 anni. Cosa significa praticamente? L’ennesima paraculata di Khamenei: invece di parlare del numero di centrifughe da installare, la Guida Suprema parla di Unita’ di Lavoro Separate. Secondo gli esperti, per arricchire l’uranio ad un livello “weapon grade“, basterebbero solamente 5000 SWU. In altre parole, se Khamenei intende installare 190,000 SWU, intende dare a Teheran la potenzialità di poter costruire in ogni momento 38 bombe nucleari (AEI)!!! Tra le altre cose, Khamenei sottolinea che questo risultato serve ad “alleviare ogni tipo di preoccupazione” per quanto riguarda alcune sezioni dell’Iran Deal;

Infine, ultimo punto di rilievo: Khamenei accetta l’Iran Deal in base al parere espresso dal Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dell’Iran il 10 agosto 2015. Ovvero, un parere positivo dato prima del voto al Congresso americano e prima del voto nel Parlamento iraniano. Cosa significa in termini pratici? Almeno 3 cose: 1- ribadisce l’autoritarismo del regime iraniano. Khamenei implicitamente afferma che il voto nel Parlamento di Teheran, non conta nulla; 2- chiarisce che la contrarierà all’Iran Deal delle fazioni conservatrici del Majlis, non ha valore (un punto a favore di Rouhani); 3- considerata la composizione del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale – ove sono presenti tulle le fazioni di potere in lotta nella Repubblica Islamica – Khamenei si lascia aperta la porta per poter abbandonare Rouhani in ogni momento.

Quest’ultimo aspetto e’ particolarmente importante, soprattutto considerando che il prossimo anno si svolgeranno non solo le elezioni per il rinnovo del Parlamento, ma anche quelle per la Presidenza dell’Assemblea degli Esperti, potente organo che elegge la Guida Suprema in Iran…

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Iran's empty gas pump

Khamenei twitta pensando alla Crimea

Ancora una volta Twitter è protagonista della propaganda del regime iraniano. Questa volta, sotto la lente dei media internazionali, sono finiti due tweets di Khamenei relativi a possibili sanzioni economiche che Teheran intenderebbe approvare contro l’Occidente, per quanto concerne il settore di gas (leggere i tweets in basso). Come vedremo, però, ancora una volta si tratta di minacce inconsistenti, determinate dalla volontà della Guida Suprema iraniana di sfruttare, a proprio interesse, la crisi in Ucraina. Partiamo da alcuni dati: attualmente, come noto,  il grosso del fabbisogno di gas importato dall’Europa, arriva proprio dalla Russia. Il gas di Mosca raggiunge l’Europa attraverso il gasdotto NordStream (tra Russia e Germania), ma soprattutto per mezzzo dei gasdotti che passano per il territorio ucraino (l’80% del gas russo passa attraverso Kiev). Il messaggio di Khamenei quindi è chiaro: se non fate come diciamo noi, sognatevi il gas iraniano. Nei fatti, però, si tratta di una minaccia inconsistente.  

Attualmente, l’Iran non ha alcuna “sanzione” da approvare come vendetta nei confronti delle sanzioni Occidentali. Si tratta di un bluff: la percentuale di gas che attualmente arriva in Europa dall’Iran, infatti, è bassa e passa prevalentemente attraverso l’instabile gasotto che collega Tabriz con Ankara. Si tratta di un gasdotto non solo soggetto alle altalenanti relazioni diplomatiche tra Iran e Turchia, ma è anche ai continui attacchi dei guerriglieri curdi del PKK.

La minaccia di sanzioni su cui si fondano i tweets di Khamenei, va letta quindi a lungo termine ed è direttamente connessa, come suddetto, alla crisi ucraina. Con lo scoppio del conflitto in Crimea, l’Europa ha fatto capire di voler ridurre la dipendenza energetica da Mosca. L’Iran, perciò, ha immediatamente fiutato l’affare, a dimostrazione che nel business non esistono amici. Già nel maggio del 2014, come ricorderete, Teheran aveva offerto all’Europa di sostituire il fabbisogno proveniente dalla Russia. Il Ministro del Petrolio iraniano Bijan Zanganeh, aveva anche incontrato diversi rappresentanti di importanti compagnie petrolifere europee, tra cui anche Eni.

Il progetto del TAP

Da dove passerebbe il gas iraniano? Se il progetto del gas iraniano andasse in porto, il gas iraniano potrebbe affluire in Europa attraverso il gasdotto denominato TAP (Trans Adriatic Pipeline). Un gasdotto che, secondo quanto progettato, partendo dalla frontiera greco-turca, arriverebbe in Italia passando per Grecia e Albania. Il solo problema di tutta questa storia, tralasciando per un momento il fondamentale accordo sul nucleare, è il fatto che – come suddetto – per il ora il TAP resta ancora un progetto sulla carta. Nel 2007 la compagnia svizzera EGL ha firmato un contratto con l’iraniana Nigec, ma negli anni non si è tradotto in nulla di concreto.

La debolezza del settore energetico iraniano

Al di là delle sanzioni e dell’accordo nucleare, però, a svelare il bluff della Guida Suprema iraniana è la stessa situazione interna della Repubblica Islamica. Nonostante le enormi risorse di cui dispone, la Repubblica Islamica non è mai stata in grado di apportare i necessari investimenti per rappresentare un partner credibile nel settore energetico. La stessa scusa delle sanzioni, infatti, non regge alla prova dei fatti: come rilevato da importanti esperti internazionali, almeno sino al 2010 le sanzioni internazionali hanno intaccato in maniera modesta il settore energetico del regime.

Ad aver da sempre bloccato lo sviluppo del settore energetico iraniano, piu’ che le sanzioni, è stata la scarsità di investimenti apportati negli anni – legata anche alla corruzione interna e al fazionalismo – la necessità di rispondere in maniera massiccia alla domanda di fabbisogno interno e soprattutto i forti sussidi statali al settore energetico. Non è un caso quindi che, allo stato attuale, l’Iran esporta solo l’1% del fabbisogno di gas globale e i maggiori Paesi importatori di gas iraniano sono al confine con la Repubblica Islamica (Turchia, Armenia e Azerbaijan). Peggio, nonostante le ricchezze interne, l’Iran è anche un Paese importatore di gas dal Turkmenistan e dallo stesso Azerbaijan.

Rouhani smentisce Khamenei

Proprio in considerazione di queste mancanze del sistema iraniano, qualche mese fa, fu lo stesso Presidente Rouhani ad ammettere che, nonostante la volontà, l’Iran non è assolutamente pronto per soddisfare il fabbisogno di gas richiesto dall’Unione Europea per sostituire le importazioni dalla Russia. Ciò, ha sottolineato Rouhani nell’ottobre del 2014, anche nel caso di un accordo nucleare e di un alleviamento (o cancellazione) delle sanzioni internazionali.

Dall’elezione alla Presidenza, Hassan Rouhani ha provato ad apportare delle modifiche all’interno del sistema energetico del regime. Al centro del dibattito, soprattutto, ci sono gli alti sussidi statali che il regime mantiene da sempre, allo scopo di tenere artificialmente basso il prezzo del gas. Negli ultimi mesi, il prezzo del gas interno in Iran ha subito un netto rialzo, provocando il malcontento di una popolazione ove, il tasso di disoccupazione, sfiora ufficialmente il 12% (non ufficialmente oltre il 20%) e l’inflazione il 21%.

La vera posta in gioco del gas iraniano

Sul settore energetico, quindi, il regime iraniano non gioca solamente la partita diplomatica con l’Europa, ma anche lo stesso scontro interno tra le fazioni. La Khatam al-Anbia, ovvero la società principale che gestisce l’impero economico dei Pasdaran, è praticamente l’unico contraente operativo nel settore del gas iraniano. Secondo quanto dichiarato dagli stessi Pasdaran, le Guardie Rivoluzionarie gestiscono centinaia di progetti in questo settore, praticamente un monopolio. Senza contare, che proprio la Khatam al-Anbia detiene le fasi di sviluppo 15 e 16 dell’impianto di South Pars, il giacimento enorme condiviso tra Iran e Qatar, da cui proviene il gas iraniano. In poche parole, chiunque farà affari nel settore del gas iraniano, automaticamente andrà ad arricchire le casse dei Pasdaran…

Concludendo, quindi, tra sottosviluppo delle infrastrutture interne iraniane, i sussidi statali ancora forti, gli interessi economici dei Pasdaran (e di Khamenei stesso), le minacce della Guida Suprema di approvare sanzioni energetiche contro l’Europa, suonano ridicole. Piuttosto, appare chiara la voglia di Khamenei di sfruttare la crisi ucraina per rafforzare la posizione diplomatica iraniana e la sua stessa posizione interna contro il rivale Rafsanjani. Come si dice, “can che abbaia non morde…”

Sul settore energetico iraniano si legga: The Iran Primer

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