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Qualche ora fa la Reuters ha pubblicato una notizia interessante: a produrre le bandiere di Stati Uniti, Israele e Gran Bretagna che il regime iraniano fa bruciare in piazza durante le manifestazioni, e’ una fabbrica che si trova vicino Teheran, in una piccola cittadina che si chiama Khomein (la città che ha dato i natali all’Ayatollah Khomeini).

Secondo la Reuters, questa fabbrica produce almeno 2000 bandiere al mese dei Paesi considerati nemici del regime, per un totale annuale superiore a 1 milione e 500 bandiere da dare alle fiamme.

La fabbrica si chiama Diba Parcham e il proprietario, tale Ghasem Ghanjani sostiene di non avere alcun problema con i popoli dei Paesi le cui bandiere vengono bruciate, ma che si tratta di una protesta contro i governi, i loro presidenti e le loro politiche sbagliate.

Peccato che non sia proprio cosi che la pensano molti degli stessi iraniani, che proprio per protestare contro il regime, nelle ultime settimane, si sono rifiutati di calpestare le bandiere di Stati Uniti e Israele. Peccato che, in un contesto internazionale sano, non puo’ piu’ essere considerato accettabile il comportamento di uno Stato che non solo brucia le bandiere di Paesi ONU in piazza, ma ne invoca direttamente la morte o la distruzione.

E’ tempo di reagire, e’ tempo di mettere l’Iran e i sostenitori del regime davanti alle loro responsabilità, perché vengano educati. E’ tempo di mettere anche questa vergognosa “fabbrica dell’odio” e tutti i suoi dipendenti sotto sanzioni internazionali!

 

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Si chiama INSTEX, ed e’ il meccanismo promosso dalla UE – precisamente da tre Paesi (E3): Francia, Germania e Gran Bretagna – per aggirare le nuove sanzioni americane all’Iran. Tecnicamente, almeno per ora, questo meccanismo intende promuovere la continuazione del business con Teheran in tre settori: medico, farmaceutico e agricolo.

Si badi bene: i tre settori menzionati, non sono inseriti nelle sanzioni americane. Se indirettamente questi settori vengono colpiti, infatti, non e’ per via delle sanzioni americane, ma per il fatto che gli istituti finanziari occidentali non intendono fare alcun tipo di transazione con le loro controparti iraniane, per evitare incorrere nelle sanzioni americane involontarmante.

Un problema che, pregasi aprire le orecchie, non e’ nato ora con l’Amministrazione Trump, ma e’ stato una costante anche nel periodo Obama, quando gli Stati Uniti sostenevano fortemente le aperture al regime iraniano. Perche’ fare affari con l’Iran non e’ mai stato conveniente per le banche occidentali: il regime iraniano, infatti, e’ primo al mondo per ricilaggio di denaro e tra i primi per mancanza di trasparenza interna e corruzione. Ecco perche’, da anni, il FATF – organizzazione inter-governativa che si occupa di denunciare il ricilaggio di denaro – sta provando a negoziare con l’Iran una riforma del settore bancario nella Repubblica Islamica.

Qui casca l’asino: se si va a leggere la dichiarazione congiunta di Bucarest sull’INSTEX, si scopre che il meccanismo UE e’ soggetto a due condizioni:

  1. il rispetto della Risoluzione ONU 2231;
  2. il rispetto degli standard internazionali contro il ricilaggio di denaro e la lotta al finanziamento del terrorismo internazionale. In tal senso, sta scritto nella dichiarazione, gli E3 si aspettano dall’Iran l’implementazione delle richieste del FATF.

Bastano queste due condizioni per dichiarare tecnicamente morto o comunque inapplicabile l’INSTEX: per quanto riguarda la prima condizione, il regime iraniano ha gia’ ampiamente violato la risoluzione 2231. Lo ha fatto testando missili balistici intrinsecamente capaci di trasporare ogive nucleari, come ammesso dalla lettera degli ambasciatori UE pubblicata nel 2016. Inoltre, come dichiarato in TV dal Capo dell’Agenzia Atomica iraniana Salehi, durante la firma stessa dell’accordo nucleare, il regime iraniano ha acquistato illegalmente pezzi di ricambio per il reattore ad acqua pesante di Arak, mostrando delle foto modificate con photoshop, dell’inserimento di cemento nel reattore stesso (come richiesto dal JCPOA).

C’e’ di peggio, e riguarda la seconda condizione: il Parlamento iraniano ha approvato per ben due volte una legge – assai debole – per uniformare il sistema bancario iraniano alle richieste del FATF. Per due volte, il potente Consiglio dei Guardiani, ha rigettato la legge, dichiarandola contro gli interessi nazionali del Paese (legato a quattro mani con il terrorismo internazionale). Recentemente, qundi, il Consiglio per il Discernimento – organo di mediazione tra Consiglio dei Guardiani e Parlamento – ha preso delle posizioni contrarie a quelle del Parlamento.

Ergo, tecnicamente parlando, l’INSTEX e’ un meccanismo che dovrebbe gia’ essere dichiarato superato, o almeno inapplicabile, fino a quando l’Iran non si conformera’ alle richieste internazionali (non degli Stati Uniti, ma delle Nazioni Uniti e del FATF). Il problema pero’ non e’ tecnico, ma politico: la scelta folle dell’UE di considerare Trump il primo nemico, scegliendo come alleato un regime fondamentalista e misogino. Una decisione non solo sbagliata, ma profondamente triste.