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Il regime iraniano produce l’ennesimo video di animazione in stile ridicolmente guerrafondaio. Ridicolmente perchè, come noto, se messo davanti ad una guerra simmetrica la Repubblica Islamica non resisterebbe a lungo davanti a diversi Paesi del mondo. Soprattutto davanti agli Stati Uniti.

Per questo farebbe quasi sorridere questo nuovo video prodotto in Iran, dal tito “La Guerra del Golfo Persico II”. Numero due perchè, già nel 2013, ne era stato prodotto uno simile. Questa volta, come dice il suo direttore Farhad Azima – molto vicino ai Pasdaran – si simula quella che dovrebbe essere la vittoria del regime iraniano, davanti ad un attacco del grande Satana, ovvero degli Stati Uniti. Protagonista del video, della durata di 88 minuti, è il Generale Qassem Soleimani, capo della Forza Quds (Bloomberg).

In realtà Soleimani è niente un jihadista sciita che, dopo la nascita di Isis, la propaganda iraniana – aiutata da giornalisti Occidentali – ha trasformato in una specie di nuovo Che Guevara del XXI secolo. Soleimani, al contrario di quello che si scrive, non è affatto un eroico guerrigliero, ma un presuntuoso terrorista che, per la cronaca, le ha quasi sbagliate tutte, tanto da esser stato costretto lo scorso anno a volare a Mosca per chiedere, in ginocchio, l’intervento della Russia in Siria.

Purtroppo il film non fa affatto sorridere. Non solo per il suo costo esorbitante, oltre 300 mila dollari, ma per il messaggio che intende mandare ai giovani iraniani, soprattutto quelli della periferia del Paese. Proprio grazie ad animazioni simili, purtroppo, il regime attira volontari in cerca di un lavoro, che invia successivamente come carne da macello a morire in giro per il Medioriente. Una follia jihadista, non diversa dalla peggiore propaganda del Califfato di al-Baghdadi.

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Queste che vi proponiamo sono alcune foto ed un video dell’ultima esercitazione svolta dai Pasdaran nelle acque del Golfo Persico (Grande Profeta 9). Così, mentre in Italia la lobby pro Iran si muove per promuovere l’immagine della Repubblica Islamica, in Iran le Guardie Rivoluzionarie chiariscono molto chiaramente la loro visione del mondo. Una visione che, guardando le foto e il video che vi propioniamo, non lascia dubbi sulla natura anti Occidentale e molto poco pacifica del regime iraniano. Come si vede nelle immagini, i Pasdaran hanno simulato un attacco con missili balistici contro una riproduzione esatta della portaerei americana USS Nimitz. Una precisazione: fare questa riproduzione è costato ai Pasdaran tantissimi soldi, soldi tolti agli giovani iraniani che languono nella disoccupazione.

Per questo, quando vediamo queste foto e video, risulta particolarmente ridicolo leggere l’ultimo articolo pubblicato dall’Ambasciatore Toscano per La Stampa (in cui si propone l’Iran come alleato strategico per l’Occidente). Ancora una volta la lobby pro Mullah spreca tempo e parole nel predicare bene – e inventa ancora meglio – ma non fa i conti con quelli che a Teheran razzolano sempre male…

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Il “grande” Qassem Soleimani, notissimo comandante della Forza Qods, sta inziando la sua parabola discendente? L’uomo che invio’ un messaggio al Generale Petraeus dicendo senza mezzi termini “in Iraq comando io”, ha perso la fiducia della Guida Suprema Ali Khamenei? Difficile dirlo, considerando che per ora si tratta unicamente di indiscrezioni. Ma, se un indizio fa non fa una prova, lascia sicuramente aperta una discussione di assoluta importanza per l’area mediorientale. Secondo quanto riportato dal quotidiano arabo Ashraq al-Awsat, molto vicino alla casa reale saudita, la Guida Suprema iraniana non avrebbe perdonato al potentissimo generale Soleimani la fine del Governo di al Maliki in Iraq. Maliki, per la cronaca, era considerato un puppet di  primo livello per Teheran, l’uomo che aveva praticamente concesso ai Pasdaran il controllo di buona parte del Paese, in cambio di soldi e potere. Tramite l’Iraq, lo ricordiamo, sono partiti indisturbati buona parte dei jihadisti sciiti che combattono al fianco del dittatore Bashar al Assad.

Nonostante questa libertà di manovra e questo potere, al Maliki ha fatto una brutta fine: con la conquista da parte dell’Isis di Raqqah in Siria e successivamente di Musul, l’ex Primo Ministro iracheno ha visto disgregarsi buona parte del suo esercito. La sua politica settaria, inoltre, ha determinato il passaggio di molte tribu’ sunnite tra le file dei jihadisti dell’Isis, sotto il controllo del terrorista al Baghdadi. Davanti a tutto questo, la Forza Qods di Qassem Soleimani, è rimasta praticamente immbile. Alla fine, boicotattati anche dall’Ayatollah al Sistani in Iraq (come sempre), gli iraniani hanno dovuto accettare la fine del Governo Maliki, sperando che l’Isis non si trasformi in un nemico simile a Saddam Hussein.

Secondo Asharq al-Awsat, quindi, la questione iraniana sarebbe passata dalle mani di Qassem Soleimani a quelle del Hossein Hamadani, nominato nel 2005 dal Ali Jafari come Vice capo dei Pasdaran. Hamadani è noto per aver represso la ribellione dei Curdi iraniani nel 1979 e per aver contribuito alla repressione delle proteste popolari del 2009 contro l’ex Presidente negazionista Ahmadinejad. Per il suo ruolo nel finaziamento internazionale del terrorismo, Hamadani è stato inserito nella lista delle sanzioni nel 2011 e, per questo motivo, gli è interdetta la possibilità di entrare in un qualsiasi Paese europeo. Hossein Hamadani, chiaramente, è stato coinvolto in tutti questi anni anche nella questione siriana. E’ sua la famosa dichiarazione con cui il regime iraniano affermava che la Repubblica islamica “ha creato un secondo Hezbollah in Siria”, una delle piu’ importanti ammissioni del coinvolgimento del regime iraniano nel conflitto siriano.

Nel frattempo, dal Bahrain, arriva la notizia di uno scontro a fuoco tra una imbarcazione americana e una iraniana. Secondo quanto riportato dal quotidiano Gulf Daily News, infatti, una motovedetta americana ha aperto il fuoco contro una imbarcazione iraniana. Secondo le informazioni rilasciate, l’imbarcazione iraniana era armata di mitragliatrice calibro 50 e all’avvicinamento della motovedetta americana avrebbe mostrato segni di aggressività, ovvero sembrava pronta ad aprire il fuoco. A quel punto, la motovedetta americana si sarebbe allontanata e avrebbe sparato un colpo verso l’imbarcazione iraniana, mettendola in fuga. Non si ha notizia di feriti. Per la cronaca, l’incidente è avvenuto molto vicino alle cose del Bahrain (anche se in acque internazionali), un segno evidente dell’interferenza dei Pasdaran iraniani nella crisi in corso a Manama.

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Pasdaran-lHezbollah

Mentre Rohani parla con il mondo di pace e dialogo e mentre Zarif nega il negazionismo del regime iraniano (ma non menziona le parole contro l’Olocausto espresse personalmente dal Ali Khamenei), i Pasdaran chiariscono i veri obiettivi regionali di Teheran. In una clamorosa agenzia di stampa diffusa da Fars News, sono state riportarte le parole del Generale Yahya Rahim Safavi. consigliere personale della Guida Suprema. Parlando davanti ad una platea di veterani delle Guardie della Rivoluzione, Safavi ha descritto la guerra in Siria come una grande vittoria della Repubblica Islamica ed ha testualmente affermato che “la nostra prima linea di difesa oggi non è più presso Shalamchech (nel sud dell’Iran), ma nel sud del Libano, ai confini con Israele. Questo, perchè oggi il nostro obiettivo strategico ha raggiunto le coste del Mediterraneo ed il nord di Israele  Safavi, quindi, ha anche rimarcato l’importante crescita di influenza che l’Iran ha avuto recentemente in Iraq, Afghanistan e, ovviamente, in Siria. Nel frattempo, proprio Fars News, ha dato comunicazione di una delegazione del movimento terrorista Hezbollah giunta nella città santa iraniana di Qom. Una delle ragione della visita è quella di chiedere ai clerici locali di far chiudere alcune stazioni televisive satellitari, gestite dal network sciita, considerate pericolose dal Partito di Dio.

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Purtroppo non è tutto: in una intervista esclusiva concessa per Fars News, il Generale Ali Fadavi – capo della Forza navale dei Pasdaran – ha rimarcato gli obiettivi principali della marina iraniana. “Oggi” – ha dichiarato Fadavi – “gli americani ed il mondo intero sanno che il nostro scopo operativo è la distruzione delle Forze Navali statunitensi“. Parlando della riproduzione della portaerei americana di recente realizzata dagli iraniani, Fadavi ha rivelato che Teheran mette in atto operazioni simili da anni e che i modelli realizzati vengono solitamente affondati entro 50 secondi. “Noi agiamo in questo modo” – ha evidenziato il Comandante Pasdaran – “perchè distruggere, annientare ed affondare le navi americane è stato e sarà sempre nei nostri piani“. Non c’è che dire, un bel messaggio di moderazione…

Nel frattempo, nonostante le smentite di Teheran, si rincorrono voci di una prossima visita dell’Imam sciita iracheno Moqtada al Sadr in Iran nei prossimi giorni…

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Ali Canko, cittadino turco in possesso di carta di identità italiana, è stato insierito nella lista delle persone colpite dalle sanzioni degli Stati Uniti contro l’Iran. Ali Canko, armatore, è accusato dal Dipartimento del Tesoro americano di “aver aiutato il gruppo Tiva Sanat, di base in Iran, nel tentativo di procupare e modificare in senso militare delle barche veloci al fine di essere usate dalle forze navali dei Pasdaran”. Il Gruppo Sanat Tiva, evidenzia il Governo americano. è composto dalle società Tiva Kara, Tiva, Darya e Tiva Polymer. La finalità del Gruppo Sanat Tiva sarebbe quello di creare delle società fittizzie al fine di acquistare tecnologia e componenti prodotti all’estero, con l’obiettivo  di aumentare le capacità militari della Repubblica Islamica.  L’ingegnere Ali Canko, in particolare, avrebbe svolto il ruolo di intermediario finanziario per i pagamenti compiuti dal Gruppo Sanat Tiva verso diversi fornitori internazionali. Il magnate turco-italiano, per la cronaca, è un appassionato di gare di alta velocità con piccole imbarcazioni: nel 2012, con l’armatore l’armatore Roberto Biancalana, il navigatore Alberto Iori e il giornalista Fosco Gerardi ha compiuto la traversata Viareggio – Smirne. Da rilevare, in ultimo, che purtroppo nessun giornale italiano ha diffuso questa importante notizia…

Questi i dati di Ali Canko, come rilasciati dal Dipartimento del Tesoro americano:

Name: Ali Canko
Nationality:  Turkey
Passport: U 04765836 (Turkey)
Personal ID Card: 58786069032
Alt Personal ID Card: AK 8136255 (Italy)
DOB: 01 Jan 1960

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In questi giorni sta facendo molto parlare il tour che il Ministro degli Esteri iraniano Zarif sta facendo nel Golfo. Il messaggio che il regime iraniano intende inviare, secondo quanto dichiarato dai rappresentanti a Teheran (agenzia sotto), è quello di aprire una nuova fase nei rapporti diplomatici con i vicini arabi sunniti, improntata sul buon vicinato e sulla pacifica convivenza. In un incontro con il Ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Sheikh Sabah Khalid al-Hamad al-Sabah, Javad Zarif si era addirittura detto disposto ad aprire un dialogo sulle tre isole contese tra i due Paesi (Abu Musa e la Piccola e Grande Isola di Tunb). Peccato che, come al solito, agli annunci di piazza dei rappresentanti del Governo iraniano, facciano costantemente seguito secche smentite e, soprattutto, azioni totalmente contrarie agli obiettivi annunciati. 

Alle aperture di Zarif sulle isole contese con gli Emirati Arabi Uniti, infatti, ha immediatamente fatto seguito una secca smentita del Portavoce del Ministero degli Esteri iraniano. In una nota ufficiale, la velatissima portavoce Marziyeh Afkham ha seccamente negato che Teheran abbia mai cambiato posizione sul tema e che quanto diffuso dai media è assolutamente privo di basi reali. Insomma, ancora una volta il regime illude i vari interlocutori internazionali negli incontri privati, per poi non mutare niente nella pratica. Esattamente come sta facendo con l’Occidente sul tema del nucleare. 

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D’altronde, appare alquanto improbabile che la Repubblica Islamica possa aprire un dialogo vero su territori ove ha costruito delle basi militari navali di prima importanza. Nonostante la condanna internazionale, infatti, Teheran ha schierato la Flotta ad Abu Musa e controlla saldamente le strategiche isole di Tunb, fondamentali per monitorare lo Stretto di Hormuz. Pensare davvero che Teheran voglia restituire o solamente condividere il possesso di queste aree, è davvero privo di fondamento. Ciò che è vero, al contrario, è che la marina iraniana si sta rafforzando, inviando un messaggio ai vicini tutt’altro che pacifico. Tre navi da guerra si aggiungeranno presto alla Flotta già schierata e, con quest’ultime, verranno schierati anche dei nuovi sommergibili. Non solo: come le agenzie qui sotto dimostrano, la Repubblica Islamica ha anche lanciato una “forza navale ombra”, composta da piccoli mezzi veloci in mano ai miliziani Basij e ha annunciato lo schieramento della forza navale dei Pasdaran nelle acque internazionali.

Se questo è il segnale per indicare ai vicini la strada per la pacifica convivenza, c’è da sperare che il prossimo passo non sia una dichiarazione di guerra in nome dell’amore eterno…

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Il Corriere della Sera di oggi, in prima pagina, pubblica un pezzo di Sergio Romano intitolato “Chi può temere la pace iraniana”. Nel pezzo, l’ex Ambasciatore Romano afferma che Israele, l’Arabia Saudita e il Partito Repubblicano negli Stati Uniti, temono un accordo tra Teheran e Washington perchè, in soldoni, ciò determinerebbe la trasfomazione della Repubblica Islamica in una potenza regionale necessaria per la risoluzione delle crisi in Siria, Libano, Afghanistan ed Iraq. Una tesi, questa, sostenuta non solo da Romano, ma anche da altri “esperti” occidentali di politica estera.

Per quanto ci riguarda, intendiamo rispondere anche noi alla domanda posta da Sergio Romano, individuando chi veramente ha motivo di temere una pax iraniana. In primis, però, chiariamo una cosa: è necessario capire di quale pace parliamo. Considerando che Teheran ha ben chiarito le sue linee rosse – che, tra l’altro, prevedono di non chiudere gli impianti per l’arricchimento dell’uranio, di non interrompere il programma missilistico e di non fermare l’arricchimento dell’uranio al 20% – riteniamo di poter dire che quello che i negoziatori iraniani intendono firmare, è un accordo di breve periodo, utile unicamente ad alleggerire le sanzioni e ridare respiro al regime.

Passiamo ora ad analizzare chi, secondo la domanda di Romano, teme una pax iraniana. Citando i due Paesi nominati dall’ex Ambasciatore, dobbiamo ammettere che possiamo individuare diversi motivi per cui Israele e Arabia Saudita possono temere un appeasement verso Teheran. Per quanto concerne Israele, ad esempio, è un dato di fatto che l’Iran ha ne più volte invocato la sparizione dalle mappe geografiche e che il regime iraniano sta sviluppando un programma missilistico capace di raggiungere il territorio israeliano. Per quanto riguarda l’Arabia Saudita, quindi, anche in questo caso capiamo la preoccupazione della famiglia reale a Riyadh: il regime iraniano, infatti, finanzia direttamente i ribelli separatisti in Yemen ed in Bahrain. Senza contare che, proprio il programma nucleare iraniano, sta sconvolgendo l’equilibrio nella regione del Golfo, portando i sauditi a sviluppare un loro programma nucleare assai pericoloso…

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Andiamo avanti: Romano sostiene che la pax iraniana determinerebbe la nascita della potenzia regionale iraniana che, a sua volta, aiuterebbe la risoluzione dei conflitti in Siria, Libano, Afghanistan e Iraq. Beh, come ragionamento risulta assai curioso, soprattutto se si considera che questi conflitti sono direttamente causati dall’Iran e che le realtà coinvolte – Hezbollah, Assad, il Governo di al Maliki e i Taliban – vengono finanziate ed obbediscono spesso direttamente agli Ayatollah. Hezbollah in Libano è, infatti, una creazione dei Pasdaran; il regime di Assad sopravvive solamente grazie a Teheran; il Governo Maliki è diventato, praticamente, un puppet della Repubblica Islamica e sta determiando gravissimi scontri settari in Iraq; in Afghanistan, infine, gli inglesi hanno provato la collaborazione diretta tra la Forza Quds e le milizie Taliban. Insomma, Sergio Romano sta invitando indirettamente l’Occidente a calarsi le braghe, accettando di poter risolvere i problemi del mondo finendo tra le braccia di chi li causa direttamente…Per gli eredi di Churchill si tratta di una soluzione assai triste…

IRAN IN SIRIA Infine l’aspetto più triste della vicenda, quello che rende la domanda di Sergio Romano quasi un abominio per i valori occidentali. Un accordo con il regime iraniano senza progressi in merito ai diritti umani in Iran, infatti, farebbe si che il principale sconfitto di tutta questa storia sarà proprio il popolo iraniano. Dall’elezione di Rohani, lo ricordiamo, la Repubblica Islamica ha preseguito – senza interruzione – ad usare la macchina della repressione contro oppositori politici, giornalisti, artisti e membri delle minoranze. Un accordo che mettesse il regime al sicuro dalle pressioni internazionali, provocherebbe indirettamente l’abbandono da parte della Comunità Internazionale dell’opposizione iraniana, l’unica che veramente vuole un Paese libero dall’oppressione del fanatismo religioso.

E’ soprattutto al popolo iraniano che Romano & Co. devono chiarire le loro posizioni politiche ed è sempre a loro che questi “intellettuali” dovranno un giorno spiegare perchè – quello che vuole essere descritto all’esterno come il mondo libero – ha deciso di abbandonare e lasciare morire coloro che, nonostante la paura e le violenze, lottano quotidianemente per un Iran diverso.

Marg Bar Diktator
Free Iran Now

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