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Ali Canko, cittadino turco in possesso di carta di identità italiana, è stato insierito nella lista delle persone colpite dalle sanzioni degli Stati Uniti contro l’Iran. Ali Canko, armatore, è accusato dal Dipartimento del Tesoro americano di “aver aiutato il gruppo Tiva Sanat, di base in Iran, nel tentativo di procupare e modificare in senso militare delle barche veloci al fine di essere usate dalle forze navali dei Pasdaran”. Il Gruppo Sanat Tiva, evidenzia il Governo americano. è composto dalle società Tiva Kara, Tiva, Darya e Tiva Polymer. La finalità del Gruppo Sanat Tiva sarebbe quello di creare delle società fittizzie al fine di acquistare tecnologia e componenti prodotti all’estero, con l’obiettivo  di aumentare le capacità militari della Repubblica Islamica.  L’ingegnere Ali Canko, in particolare, avrebbe svolto il ruolo di intermediario finanziario per i pagamenti compiuti dal Gruppo Sanat Tiva verso diversi fornitori internazionali. Il magnate turco-italiano, per la cronaca, è un appassionato di gare di alta velocità con piccole imbarcazioni: nel 2012, con l’armatore l’armatore Roberto Biancalana, il navigatore Alberto Iori e il giornalista Fosco Gerardi ha compiuto la traversata Viareggio – Smirne. Da rilevare, in ultimo, che purtroppo nessun giornale italiano ha diffuso questa importante notizia…

Questi i dati di Ali Canko, come rilasciati dal Dipartimento del Tesoro americano:

Name: Ali Canko
Nationality:  Turkey
Passport: U 04765836 (Turkey)
Personal ID Card: 58786069032
Alt Personal ID Card: AK 8136255 (Italy)
DOB: 01 Jan 1960

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=UA4_oR0NHLk%5D

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In questi giorni sta facendo molto parlare il tour che il Ministro degli Esteri iraniano Zarif sta facendo nel Golfo. Il messaggio che il regime iraniano intende inviare, secondo quanto dichiarato dai rappresentanti a Teheran (agenzia sotto), è quello di aprire una nuova fase nei rapporti diplomatici con i vicini arabi sunniti, improntata sul buon vicinato e sulla pacifica convivenza. In un incontro con il Ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Sheikh Sabah Khalid al-Hamad al-Sabah, Javad Zarif si era addirittura detto disposto ad aprire un dialogo sulle tre isole contese tra i due Paesi (Abu Musa e la Piccola e Grande Isola di Tunb). Peccato che, come al solito, agli annunci di piazza dei rappresentanti del Governo iraniano, facciano costantemente seguito secche smentite e, soprattutto, azioni totalmente contrarie agli obiettivi annunciati. 

Alle aperture di Zarif sulle isole contese con gli Emirati Arabi Uniti, infatti, ha immediatamente fatto seguito una secca smentita del Portavoce del Ministero degli Esteri iraniano. In una nota ufficiale, la velatissima portavoce Marziyeh Afkham ha seccamente negato che Teheran abbia mai cambiato posizione sul tema e che quanto diffuso dai media è assolutamente privo di basi reali. Insomma, ancora una volta il regime illude i vari interlocutori internazionali negli incontri privati, per poi non mutare niente nella pratica. Esattamente come sta facendo con l’Occidente sul tema del nucleare. 

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D’altronde, appare alquanto improbabile che la Repubblica Islamica possa aprire un dialogo vero su territori ove ha costruito delle basi militari navali di prima importanza. Nonostante la condanna internazionale, infatti, Teheran ha schierato la Flotta ad Abu Musa e controlla saldamente le strategiche isole di Tunb, fondamentali per monitorare lo Stretto di Hormuz. Pensare davvero che Teheran voglia restituire o solamente condividere il possesso di queste aree, è davvero privo di fondamento. Ciò che è vero, al contrario, è che la marina iraniana si sta rafforzando, inviando un messaggio ai vicini tutt’altro che pacifico. Tre navi da guerra si aggiungeranno presto alla Flotta già schierata e, con quest’ultime, verranno schierati anche dei nuovi sommergibili. Non solo: come le agenzie qui sotto dimostrano, la Repubblica Islamica ha anche lanciato una “forza navale ombra”, composta da piccoli mezzi veloci in mano ai miliziani Basij e ha annunciato lo schieramento della forza navale dei Pasdaran nelle acque internazionali.

Se questo è il segnale per indicare ai vicini la strada per la pacifica convivenza, c’è da sperare che il prossimo passo non sia una dichiarazione di guerra in nome dell’amore eterno…

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