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In questi giorni il tema delle Alture del Golan, e’ ritornato al centro dell’attenzione internazionale. Il Presidente americano Trump ha ufficialmente riconosciuto la parte del Golan in mano ad Israele, come parte del territorio israeliano. Una mossa che, come previsto, ha visto la contrarieta’ dei Paesi arabi, del regime iraniano (e della Siria chiaramente), ma anche quella dell’Unione Europea.

Per la UE, ha parlato Federica Mogherini che – come previsto – ha affermato che l’Unione si attiene al diritto internazionale, rifiutando quindi di riconoscere la sovranita’ israeliana su quell’area. Vogliamo quindi soffermarci su due aspetti della presa di posizione della Mogherini: la questione relativa al diritto internazionale e quella – piu’ importante – relativa alla questione geopolitica.

Sul tema del diritto internazionale, il nodo dello scontro e’ la risoluzione 242 delle Nazioni Unite, approvata dopo la guerra del 1967. In quella risoluzione, assai controversa, si chiedeva il ritiro israeliano dai “territori occupati nel recente conflitto”, ma si chiedeva anche “la fine di ogni belligeranza e il rispetto della sovranita’, dell’integrita’ territoriale e dell’indipendenza” di ogni Stato dell’area. I Paesi arabi usarono solo il primo punto della risoluzione, mentre Israele mise il secondo punto al centro dell’analisi, sottolineando come non era possibile un ritiro senza delle garanzie chiare. Insomma, un gioco a somma zero.

Analizzare la questione del Golan solamente dal punto di vista del diritto, pero’, e’ estremamente limitativo e da ignoranti. Non solo perche’, oggettivamente, la parte del Golan in mano israeliana e’ stata risparmiata in questi anni dalla folle guerra siriana, ma soprattutto perche’ – dal 2011 ad oggi – il regime iraniano e’ direttamente intervenuto nella guerra in Siria e sta costantemente provando (anche per mezzo di Hezbollah) a far diventare il Golan siriano un avamposto di Teheran nel mondo arabo.

Senza affrontare questo nodo geopolitico, parlare di diritto internazionale, reagire al riconoscimento di Trump o altre azioni simili, rappresentano solo reazioni politiche vuote, che dimostrano – ancora una volta – l’inconsistenza della UE in politica estera. Bruxelles e’ libera di non riconoscere la sovranita’ israeliana in quell’area, questo non e’ il problema vero. Il tema centrale pero’ e’ il fatto che, mettersi a parlare del Golan israeliano quando per anni la UE – ovvero la signora Mogherini – e’ rimasta zitta davanti all’avanzata di Teheran nel Golan siriano, e’ ridicolo e pericoloso.

Senza un ritiro del regime iraniano e dei suoi proxy dalla Siria, nessuna pace regionale sara’ possibile. Questo lo ha capito persino la Russia, che ha inviato il suo Ministro della Difesa a Damasco, per dirlo in faccia ad Assad. Ovviamente, solo la Mogherini – l’amica personale di Zarif – non lo ha capito. Perche’? Perche’ e’ indatta a ricoprire quella posizione. Punto!

Le basi iraniane in Siria

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La scorsa settimana, precisamente il 15 febbraio, il Fronte Islamico siriano ha annunciato l’uccisione di 19 ufficiali lealisti dell’esercito siriano presso la Provincia di Latakia, nella parte Occidentale della Siria. Secondo la prima versione della storia, i 19 ufficiali sarebbero stati uccisi durante la battaglia per il controllo dell’area a sud di Damasco. Poco dopo l’annuncio dell’accaduto, il Fronte Islamico ha pubblicato i nomi dei 19 ufficiali assadisti in in Facebook. Il Fronte Islamico, per la precisione, è composto da sette organizzazioni ed è parte dell’opposizione al regime terrorista di Bashar al Assad (per la precisione, di questo Fronte non sono parte i jihadisti di Al Nustra e Isisi).

Con il passare delle ore, però, una nuova verità si è fatta strada. Secondo quanto rivelato dagli ufficiali dell’Esercito Libero Siriano, al contrario di quanto riportato inizialmente, i 19 ufficiali fedeli ad Assad non sarebbero stati uccisi dai ribelli, ma dagli stessi miliziani di Hezbollah e dell’Iran. All’origine della decisione di colpire gli ufficiali siriani, ci sarebbe stata una disputa sul controllo del territorio sul territorio nei dintorni della capitale Damasco. Va sottolineato che tra gli ufficiali ammazzati c’era anche un alto Generale vicino al dittatore siriano.

Come noto, se ancora oggi Assad è al potere, è unicamente per l’intervento dei Pasdaran iraniani e di Hezbollah. Un interferenza nella Rivoluzione siriana che, purtroppo, ha esacerbato lo scontro settario all’interno dell’Islam, fino a determinare la crescita senza controllo di organizzazioni terroriste come Al Nusra e Isis. Di recente, come riportato dall’Istitute for The Study of War, il livello di coinvolgimento delle forze terrestri iraniane e di Hezbollah ha raggiunto un livello mai visto sinora. In particolare, i jihadisti sciiti finanziati da Teheran hanno concentrato la loro azione nell’area ad occidente di Ghouta, dove è stato compiuto un terribile massacro di civili, e nella Provincia di Quneitra. Proprio in quest’area, va ricordato, è stato ucciso l’alto ufficiale Pasdaran Abbas Abdollahi. Come riportato dagli esperti, questo massiccio intervento indica chiaramente una incapacità di Assad di controllare autonomamente la parte meridionale della Siria.

Proprio in considerazione dell’alto rischio posto alla stabilita del Libano dal coinvolgimento di Hezbollah in Siria, il Ministro della Giustizia di Beirut Ashraf Rifi, ha annunciato che l’intenzione di punire duramente i foreign fighters. In una intervista con il giornale del Kuwait al Rai, Rifi ha condannato dichiarato: “la presenza di libanesi in territori di conflitto esterni è una delle ragioni dell’instabilità del Libano e ha contribuito all’infiltrazione di Al Nusra e Isis nel Paese”. Commentando le dichiarazioni di Hassan Nasrallah, infine, Rifi ha dichiarato che “Hezbollah sta andando verso il suicidio” e che l'”agenda iraniana non potrà che creare instabilità, senza produrre alcuna decisiva vittoria”.

I volti dei 19 ufficiali di Assad uccisi da Hezbollah e dai Pasdaran

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Lo denuncia BBC e lo dicono i fatti: mentre l’Occidente parla con Rouhani e Zarif, la politica estera dell’Iran è sempre di piu’ nelle mani dei Pasdaran. Forse non si tratta di una novità, ma è certo che le Guardie Rivoluzionarie stanno militarizzando l’intera attività esterna del regime islamico. Quanto appena affermato, è dimostrato dai recenti accadimenti nell’area del  Golan siriano. Qui, il 18 gennaio scorso, sono stati uccisi sei terroristi di Hezbollah – tra cui Jihad Mughiniyah – e un alto Generale della Forza Qods iraniana, Mohammed Ali Allahdadi. A questo punto, però, la domanda è: ma cosa ci faceva un generale iraniano nel Golan siriano? Considerando che, dal 2011 ad oggi, l’Iran controlla praticamente il regime di Assad, sicuramente la presenza dei Pasdaran in Siria non stupisce. Tuttavia, bisogna considerare che l’area del Golan siriano, per le forze sciite, è divenuta recentemente molto pericosa, soprattutto perchè controllata in buona parte dalle forze ribelli. Allora: come mai l’Iran ha deciso di rischiare un alto ufficiale in una zona altamente a rischio? Secondo alcune fonti di intelligence, il Generale Allahdadi svolgeva un compito specifico.

Il Golan come nuovo fronte strategico

Non solo Teheran ha salvato il regime di Bashar al Assad con armi e finanziamenti, ma ha anche creato un nuovo corpo pretoriano, improntato sul modello delle milizie Basij. Ordinando ad Hezbollah ad entrare nel conflitto siriano, quindi, l’Iran ha determinato lo scoppio di un vero e proprio conflitto settario all’interno dell’Islam. Una guerra ormai senza confine tra il khomeinismo e il salafismo piu’ radicale (Isis, al Nusra). La recente uccisione del terrorista libanese Jihad Mughniyah e del generale iraniano Mohammed Ali Allahdadi, ha dimostrato come – a dispetto delle parole di dialogo e pace predicate da Rouhani e Zarif nel mondo – i centri di potere in Iran stanno attivamente lavorando per ampliare la profondità strategica della Repubblica Islamica. Secondo le informazioni provenienti dalla stampa araba, infatti, l’obiettivo dell’asse sciita nel Golan era quello di aprire un nuovo fronte di guerra nel sud della Siria. Come dimostrato dai ribelli in occasione della cattura dell’area di Tel al Harrah e come confermato dai mediala missione affidata al Generale Allahdadi  era quella di costruire una base missilistica nel Golan, con lo scopo di provocare un conflitto con Israele, senza tuttavia coinvolgere il Libano. A tal fine, secondo quanto scritto dal quotidiano arabo Al Hamdan, Hezbollah e i Pasdaran avevano da tempo costruito nella zona delle basi militari. Tra queste il quotidiano nomina: la base regionale di Tel Al-Sha’er (nell’area di Ayouba), la base della Divisione 90 (nell’area di al Koum) e la base di Tel al Ammar (area di Al-Nouriyya).

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L’Iran produce i missili direttamente in Siria 

Con lo scoppio della guerra settaria in Iraq, per l’Iran si è fatto sempre piu’ difficile rifornire di armamenti il regime siriano. Per questo, al fine di raggiungere i suoi obiettivi, il regime iraniano ha deciso di usare il territorio della Siria per costruire in loco i missili. Una conferma è stata data direttamente da un alto comandante iraniano lo scorso anno. Parlando all’agenzia Fars News, il Generale Amir Ali Hajizadeh, alto comandante Pasdaran, ha publicamente ammesso che Teheran ha costruito sul suolo siriano un’industria per la produzione dei missili. Ricordiamo che, sino a pochi mesi fa, la via preferita usata dal regime iraniano per inviare armamenti in Siria era quella aerea. In particolare, il Governo iracheno di al Maliki ha lasciato i suoi aeroporti a disposizione dei Pasdaran che, violando ogni normativa internazionale, hanno usato gli veicoli civili a questo scopo.

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Il fronte del Golan si unisce a quello palestinese. Hamas si inchina, Abu Mazen presto in Iran?

In questa nuova guerra, nonostante la recente “crisi diplomatica”, Hezbollah e l’Iran avrebbero ricevuto l’aiuto Hamas. Il movimento islamico palestinese, infatti, ha completamente dimenticato i profughi palestinesi in Siria, lasciati senza acqua dal regime di Bashar al Assad. In cambio dei soldi, quindi, i salafiti di Gaza hanno deciso di abbandonare la Jihad contro Assad, per mantenere il controllo nella Striscia. Una decisione derivata soprattutto dalla fine dell’esperienza Morsi in Egitto e dall’arrivo al potere di al Sisi, giurato nemico della Fratellanza Islamica.

Secondo i piani del Generale iraniano Ali Hajizadeh, l’mpianto di costruzione dei missili in Siria, sarebbe stato a disposizione dei proxy iraniani in Libano e nei Territori palestinesi. Non bisogna dimenticare che, negli ultimi mesi, la Guida Suprema Ali Khamenei ha pubblicamente affermato che Teheran intende armare non solo Gaza, ma anche tutta la Cisgiordania. In tal senso, è importante sapere che in questi giorni, Azzam al Ahmad, membro del Comitato Centrale di Fatah, ha rilsciato una intervista al quotidiano iraniano Ettelaat: dopo aver elogiato il regime dei Mullah, al Ahmad ha dichiarato che il Presidente Palestinese Abu Mazen è pronto a visitare l’Iran ed attende unicamente un invito ufficiale.

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Conclusione: fermare la “Jihad Sciita” per evitare l’esplosione di tutto il Medioriente 

La Siria è solo la punta, probabilmente piu’ importante, di una vera e propria Jihad sciita. Una Jihad basata sulla versione Khomeinista dello sciismo, attualmente in atto in buona parte del Medioriente e del Golfo. Nell’area del Golfo, proprio allo scopo di minacciare l’Arabia Saudita, la Repubblica Islamica ha forzato la minoranza Huthi a rompere il patto con il Governo centrale di Sanaa, provocando lo scoppio di una nuova guerra civile. Purtroppo, l’Occidente ha deciso di combattere la guerra ad Isis, alleandosi indirettamente con l’Iran. Accettando passivamente il fatto che gli iraniani fossero già presenti in Siria e Iraq, l’Occidente ha scelto la via piu’ facile per avviare quella guerra ad Isis via terra che, per via delle opinioni pubbliche interne, non è possibile combattere pubblicamente. Tuttavia, questa strategia rischia di rivelarsi una mera tattica e di provocare effetti disastrosi. Proprio l’azione iraniana in Siria e Iraq ha determinato la scelta di numerse tribu’ sunnite di accettare il potere del terrorista salafita al Baghdadi. La sola via per sconfiggere Isis, quindi, passa proprio dalla fine dell’influenza iraniana nella regione mediorientale e dal ritorno alla politica di quelle forze sunnite escluse per troppi errori di miopia. Serve, infine, non dimenticare il pericolo del programma missilistico iraniano, da tempo condannato dalle Nazioni Unite, a cui la Repubblica Islamica non intende rinunciare. Firmare un accordo nucleare con Teheran, dimenticando il pericolo dei vettori balistici, costituirebbe davvero un precendente pericoloso.

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