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I terroristi libanesi di Hezbollah – mantenuti totalmente dal regime iraniano, come ammesso dallo stesso Nasrallah – stanno trasferendo jihadisti sciiti al confine con la Giordania. 

Questo e’ quanto e’ stato scritto dall’agenzia di stampa iraniana Fars News, affiliata alle Guardie Rivoluzionarie. Secondo la Fars, la decisione di trasferire oltre 1000 miliziani (12 reggimenti) al confine con la monarchia Hashemita, sarebbe derivata alla volontà di Teheran e di Hezbollah di bloccare una azione militare americana in Siria, pronta ad entrare in azione dall’area di confine di al-Tanf. Sempre secondo la Fars, l’esercito siriano – sostenuto ai Pasdaran – sarebbe anche pronto a schierarsi al confine con l’Iraq.

A proposito di Siraq, riportiamo la notizia dell’incontro avvenuto a Damasco tra una delegazione della milizia sciita irachena Harakat al-Nujaba – inserita nella Forza di Mobilitazione Popolare, ma controllata totalmente da Teheran – e il Ministro siriano Ali Haidar. Nell’incontro, le due parti hanno confermato l’intenzione di combattere congiuntamente, spostando anche l’area di guerra verso il Golan, allo scopo di colpire Israele (mei.edu).

Di seguito un video ripreso in Giordania: alcuni fedeli calpestano le immagini di Nasrallah, Khamenei e Khomeini, prima di entrare in Moschea.

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La Giordania ha deciso di richiamare per consultazioni il suo Ambasciatore a Teheran. La decisione di Amman arriva, significativamente, dopo la dura condanna dell’Organizzazione di Cooperazione Islamica contro l’Iran per il suo sostegno al terrorismo, e dopo il fallimento del vertice di Doha sul petrolio.

Come sottolineato da Mohammed Momani, Portavoce del Governo giordano, la decisione del Regno Hashemita e’ la diretta conseguenze dall’interferenza iraniana negli “affari interni dei Paesi Arabi” (Rferl.org).

La notizia della decisione di Amman arriva mentre negli Emirati Arabi Uniti viene processata una cellula di Hezbollah, accusata di aver lavorato dal 2004 al 2013 al servizio del regime iraniano e di aver raccolto informazioni sensibili sulla sicurezza degli Emirati. La cellula, per quanto e’ dato sapere, usava anche i ricatti sessuali per estorcere informazioni preziose (Gulf News).

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Mashhad probabilmente dovrebbe ottenere la palma di citta’ piu’ anti-saudita dell’Iran. E’ qui, infatti, che di recente si sono svolti i maggiori atti di violenza ed espressione di odio verso Riyadh. In aprile, poco dopo l’inizio della guerra contro i ribelli Houthi in Yemen, proprio a Mashhad i Pasdaran hanno radunato una folla in protesta contro il locale Consolato saudita. Per tutta risposta, in barba a tutte le attenzioni diplomatiche, oggi il Consolato e’ praticamente circondato da un enorme barriera. Ieri, quindi, la notizia dell’avvelenamento di un gruppo di pellegrini sauditi proveniente da Qatif – la regione a maggioranza sciita dell’Arabia Saudita – in visita di piacere ed in pellegrinaggio alla tomba dell’Imam Reza. Purtroppo, in seguito all’avvelenamento, quattro bambini sono deceduti (tre bimbi e una bimba). I loro nomi sono: Haidar Ali Qassim, infant Hussein Ali Al-Awwami, Hassan Abulghani Al-Fakhr e Deemah Abdulghani Al-Fakhr.

Il Consolato saudita a Mashaad

Il Consolato saudita a Mashaad

Il regime iraniano ha parlato di incidente e cinque persone sono state arrestate per l’accaduto (fonte: Tasnim News). Resta il fatto che, questo incidente e’ assai anomalo: in primis perché il tipo di pesticiti usati per avvelenare i pellegrini sauditi era illegale ed e’ penetrato nelle stanze delle vittime attraverso il condotto dell’aria condizionata. Secondariamente, aspetto più importante perché, immediatamente dopo l’avvelenamento e l’arrivo in ospedale dei pellegrini, il Ministro della Salute iraniano Hassan Ghazizadeh Hashemi ha affermato che “le vittime sono state avvelenate in maniera deliberata (fonte: Trend). Il regime, ovviamente, si e’ affrettato a negare le parole del Ministro, ma lo stesso Hassan Ghazizadeh Hashemi ha aggiunto: “considerando alcuni problemi che l’Iran ha con l’Arabia Saudita, e’ necessario adottare immediatamente delle misure speciali sulla questione e diffondere i dettagli di queste misure al pubblico“. Affermazione che parla da sola.

Nel contesto della guerra tra Sciiti e Sunniti in corso oggi nell’Islam, concludiamo l’articolo riportando la decisione del Regno di Giordania di bloccare i permessi di ingresso ai gruppi di pellegrini iraniani. Secondo quanto dichiarato al Jordan Times dal Ministro degli Affari Islamici giordano Hayel Dawood, Amman ha deciso di rifiutare cinque richieste di ingresso ai pellegrini provenienti dalla Repubblica Islamica. Secondo quanto affermato dal Ministro Dawood, il rifiuto di Amman e’ riconducibile proprio alle tensioni dovute al conflitto settario in corso oggi nella regione Mediorientale. Un conflitto esacerbato dal sostegno iraniano al dittatore Bashar al Assad, al governo dell’ex Primo Ministro iracheno al Maliki e dall’interferenza dei Pasdaran negli affari interni dei Paesi Arabi. A tal proposto, infine, vogliamo ricordare che i primi Pasdaran arrestati dai ribelli in Siria erano entrati nel Paese con un visto turistico per motivi religiosi…

[youtube:https://youtu.be/OEiWzEdh2OU%5D

IRAN KHOMEINI

Su Il Foglio di oggi è stato pubblicato un articolo molto interessante, in merito all’ “eroica flessibilità”: l’autore evidenziava come il concetto fosse già stato usato dal regime iraniano per descrivere la pace firmata dall’Imam Hassan con la dinastia sunnita Omayade. Si trattava, evidenzia l’autore, di una tregua temporanea firmata unicamente per salvaguardare l’interesse dei combattenti sciiti in quel momento e non una vera e propria pace  tra i combattenti.

Questo spunto, davvero interessante, ci fornisce l’occasione di sviluppare il tema dell’attuale politica del Presidente Hassan Rohani (definita sui media anglosassoni come la “charm offensive”), comparata con la reale natura ideologica del regime iraniano. Partiamo da una affermazione facile facile, praticamente un ovvietà: la Repubblica Islamica si basa, come sapete, sul sistema della Velayat-e Faqih, un’idea di regime fondata sulle posizione dell’Imam Khomeini, considerato il padre unico della Rivoluzione del 1979. In Iran, quindi, gli scritti dell’Imam Khomeini sono un punto di riferimento e criticarli o distaccarsene è considerato come un tradimento dei valori rivoluzionari. La figura di Khomeini – come il recente scontro tra Khamenei e Ahmadinjad ha dimostrato – è anche usata per attaccare l’avversarIo (spesso nemico) politico e accusarlo delle peggiori colpe.

Per capire, quindi, che cosa pensa il regime iraniano e su cosa veramente si basano le reali scelte politiche degli Ayatollah e dei Pasdaran, è utile rifarci direttamente agli scritti di Khomeini e vedere. tramite le stesse parole dell’Imam, cosa la Repubblica Islamica pensa veramente dell’Occidente e che genere di rapporto strategico – non tattico, si badi bene – intende avere con esso. Il testo che abbiamo preso come riferimento è il Testamento dell’Ayatollah Khomeini, dettato in persona dal padre della rivoluzione islamica in Iran e diffuso per bocca del figlio Ahmad dopo la sua morte il 3 giugno del 1989. Qui sotto vi postiamo la copertina del testo e, cliccandoci sopra, sarà possibile leggere il testamento stesso tradotto in inglese.

Clicca sull'immagine per leggere il testo in inglese

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Leggere il Testamento dell’Imam Khomeini è illuminante, purtroppo non in senso intellettuale…Si tratta di oltre 40 pagine di imprecazioni contro l’Occidente e l’Oriente ed esaltazione del governo Islamico (ovviamente quello immaginato e voluto dall’Imam stesso). Il testo è stato scritto in piena Guerra Fredda e, chiaramente, continene anche un attacco diretto all’ideologia comunista (atea). La maggior parte dei riferimenti belligeranti, però, sono dedicati all’Occidente, ai suoi valori e, in particolar modo agli Stati Uniti.

All’inizio del testo, già nella sesta pagina, Khomeini chiarisce molto bene cosa pensa degli Stati Uniti: “Gli USA sono i principali nemici dell’Islam. Si tratta di uno Stato terrorista per natura, che incendia tutto ovunque…. Il periodo continua con attacchi agli alleati arabi degli Stati Uniti, gli allora Re del Marocco e della Giordania Hassan e Hussein e l’ex Presidente egiziano Hosni Mubarak. Poco dopo, per la cronaca, l’Occidente viene definito come “pagano” e “satanico” (pagina 7). A pagina 8, quindi, l’Imam attacca la dinastia sunnita Omayade e con essa anche la famiglia degli Al Saud, il clan regnante in Arabia Saudita. Gli Al Saud sono definiti come “traditori della casa Divina” e del “Santuario Divino”, che meritano una potente dannazione da parte di Allah e i suoi angeli.

Il pensiero di Khomeini sull’Occidente, si badi bene, non è riferito unicamente all’aspetto politico e al concetto di “colonizzazione” delle terre mussulmane. Al contrario, la parte preponderante del testamento di Khomeini è legata all’aspetto ideologico, ovvero la condanna dei valori Occidentali tout-court, considerati perversi e responsabili della corruzione della popolazione iraniana. Se scorrerete il testo, infatti, potrete leggere numerose volte come l’Imam considerasse un peccato studiare con professori orientati verso la cultura Occidentale (in altre parole non legati ai clerici) o avere a che fare con intellettuali o persone (anche artisti) responsabili di diffondere valori diversi da quelli Islamici. Affermato ciò, alla faccia della democrazia, l’Imam condanna come “agenti esterni” tutti i pensatori iraniani che si definivano liberali, nazionalisti o pan-Iraniani: contro questa gente, dice Khomeini, è necessario cooperare per individuarli e neutralizzare la minaccia (pagina 27). Un peccato era anche sostenere le aspirazioni dei Curdi e dei Balochi, considerati quinte colonne dell’Occidente…

Al fine di contrastare questa ingerenza peccaminosa, dice Khomeini, è necessario dare un grande potere al Ministero della Cultura e al Ministro degli Esteri, al fine di diffondere internamente ed esternamente i valori islamici (pagina 30). Per l’Imam, pagina 34, la radio, la televisione, la stampa, il cinema e il teatro, sono i maggiori responsabile della corruzione morale delle giovani generazioni e per questo è necessario che le istituzioni garantiscano che agenzie di stampa. i giornali e i magazine restino al servizio dell’Islam (pagina 35). A garantire la sicurezza della rivoluzione, chiaramente, l’Imam pone i Pasdaran e i Basij, consigliando loro, però, di tenersi lontani dalla politica…a quanto pare questa parte, furbescamente, nella Repubblica Islamica l’hanno saltata quasi tutti…

Potremmo andare avanti ancora a lungo, ma preferiamo non tediarvi ancora e lasciarvi liberi di leggere da voi stessi il testo del Testamento. A conclusione di tutto ciò, però, vorremmo rivolgere alcune domande a tutti coloro che davvero credono che con la Repubblica Islamica sia possibile una pace reale, basata su progetti e valori comuni: come potete davvero pensare che, politici che ogni giorno diffondono idee come quelle espresse da Khomeini, possano davvero parlarvi con sincerità e rispetto? Come potete credere che la mano sporca di sangue che vi offrono quando vi incontrano, vi sia veramente offertà con il proposito di comprendervi e prendere impegni di interesse comune, e non solo per salvaguardare il regime islamico e la sua reale natura???? Un consiglio: meditate….

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ORMAI IL REGIME IRANIANO E’ SENZA PUDORE: IN UN’INTERVISTA TELEVISIVA HOSSEIN SHEIK AL-ISLAM, VICE MINISTRO DEGLI ESTERI, HA PUBBLICAMENTE MINACCIATO TURCHIA E GIORDANIA DI ATTI DI TERRORISMO, NEL CASO IN CUI IL REGIME SIRIANO COLLASSERA’. L’ESPONENTE DEL REGIME HA TESTUALMENTE DETTO CHE L’IRAN NON RESTERA’ A GUARDARE LA FINE DI BASHAR AL-ASSAD E HA RICORDATO IL RUOLO CHE LA MINORANZA CURDA E QUELLA ALAWITA POSSONO SVOLGERE CONTRO ANKARA. HOSSEIN SHEIKH AL-ISLAM, INFINE, HA ANCHE EVIDENZIATO COME I NEMICI DELL’IRAN NON POTRANNO NIENTE IN LIBANO E IN IRAQ PERCHE’, IN QUESTI DUE PAESI, L’IRAN HA DEI BUONI AMICI…

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