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Se vuoi capire Gaza, studia la geopolitica iraniana. Così si potrebbe riassumere, in poche parole, un consiglio a chiunque volesse seriamente cercare di capire quanto sta avvenendo a Gaza in un quadro regionale piu’ ampio. L’attuale crisi di Gaza, infatti, guarda caso accade proprio in un momento in cui a Teheran diverse cose pericolose bollono in pentola. Andiamo a vedere allora i motivi per cui il regime iraniano sta soffiando sul fuoco di Gaza, a discapito delle vite di migliaia di civili palestinesi ed israeliani.

  • Primo Punto: la Questione Nucleare: il regime iraniano al suo interno è diviso sul negoziato tra un’ala piu’ pragmantica, interessata solo a mantenere il potere nelle mani dei Mullah e a fare soldi con l’Occidente (Rouhani e Rafsanjani), e un’ala radicale, fondata sullo scontro culturale e militare contro l’Occidente. Quest’ala è quella attualmente guidata da Ali Khamenei e dai Pasdaran. Per la Guida Suprema, ad esempio, lo scontro con l’Occidente è la base della Velayat-e Faqih e non esiste un compromesso di grande periodo raggiungibile con il Grande Satana (gli Stati Uniti). I negoziati sul nucleare, quindi, sono praticamente ad un punto morto. Non solo: Khamenei li ha volontariamente deragliati, pubblicando numerose redlines che i negoziatori iraniani devono seguire. La crisi di Gaza, perciò, cade a fagiolo per tutte le fazioni iraniane: tenendo la Comunità Internazionale impegnata su Israele e Palestina, l’Iran punta ad ottenere almeno altri 6 mesi di negoziato, continuando ad intascare i profitti dell’alleggerimento delle sanzioni;
  • Secondo Punto:  la crisi di Gaza riporta l’Iran al centro della geopolitica palestinese. Con Hamas indebolito e l’accordo sottoscritto con Abu Mazen, Teheran rischiava di essere tagliata fuori dai giochi. Premendo sull’ala estremista di Hamas, perciò, Teheran ha indirettamente costretto all’angolo il movimento islamico, offrendosi come unica sponda di sostegno politico e militare. La Repubblica Islamica, infatti, sa molto bene che in questo momento tutti i Paesi arabi stanno voltando le spalle a Hamas, colpevole di aver portato avanti una politica di eccessiva interferenza negli affari interni di diversi Stati della regione (Egitto in testa);

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  • Terzo Punto: I Pasdaran. Le Guardie Rivoluzionarie hanno un solo scopo: lavorare per l’esportazione della rivoluzione khomeinista e salvaguardare il cosiddetto Asse della Resistenza (Iran, Siria, Hezbollah, Hamas). Dopo lo scoppio della crisi siriana, con Hamas schierato contro Bashar al Assad, i rapporti con Gaza si erano raffreddati. Negli ultimi mesi però, in raccordo con la fine dell’esperienza Morsi in Egitto, diversi esponenti di Hamas si sono recati in Iran a chiedere perdono per i loro peccati. I peccatori, chiaramente, sono stati accolti a braccia aperte come fedeli che ritornavano all’ovile dalla Forza Quds, a patto che facessero veramente ammenda dei loro peccati. La scelta di non firmare la tregua proposta da Il Cairo e di cercare lo scontro militare, sembra proprio corrispondere alla volontà di Hamas di dare ad una forza esterna (l’Iran) la prova della sua fedeltà all’obiettivo comune di  “distruggere Israele”. Putroppo, una prova di fedeltà data sulla pelle della vita degli abitanti di Gaza;
  • Quarto Punto: la situazione in Iraq e in Siria. Con il mondo concentrato sulla crisi di Gaza, l’Iran e i suoi alleati (Assad in primis) hanno campo libero di agire liberamente. In Iraq, Teheran ha campo libero per inviare le sue forze contro l’ISIS e ottenere così fedeltà assoluta da al Maliki (a discapito dell’unità dell’Iraq, probabilmente). I massacri in Siria, invece, sono drammaticamente spariti dalle TV mondiali, pur venendo portati avanti senza pietà da Bashar al Assad, grazie al sostegno dei Pasdaran iraniani e delle milizie sciite finanziate da Teheran. In Siria, per la cronaca, l’Iran sta costruendo un vero e proprio movimento Pasdaran parallelo, modellato su quello di Teheran;
  • Quinto Punto: il Libano di Hezbollah. Dopo lo scoppio della crisi siriana, Hezbollah ha subito una crisi interna ed esterna. Se prima era visto in Libano e non solo, come un movimento di liberazione, oggi è reputato solamente una organizzazione terrorista al servizio di Teheran e impegnata nell’uccisione dei nemici sunniti. La crisi di Gaza, quindi, consente ad Hezbollah di respirare e calmare le acque assai calde all’interno al Partito di Dio (soprattutto con l’avanza di ISIS in Iraq). E’ chiaro che Teheran approfitterà dello sguardo del mondo su Israele e Gaza per riarmare fortemente Hezbollah e usarlo per rafforza il potere in Libano e non solo.

 

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Ci svegliamo stamane con una brutta notizia che arriva direttamente dal forum economico di Astana. Parlando davanti alle rappresentanze internazionali, il Ministro dell’Economia dell’Iran Ali Tayebnia ha testualmente dichiarato: “l’Italia potrebbe essere per l’Iran la porta aperta verso l’Europa, in vista della probabile fine delle sanzioni e dell’inizio di un periodo economico di ripresa e di miglioramento delle relazioni commerciali dell’Iran“.  Continuando, quindi, il Ministro  Tayebnia ha aggiunto: “L’approccio e la visione dell’Italia verso l’Iran è stata sempre positiva e differente dagli altri Paesi Europei. Io spero che in questa nuova condizione del nostro Paese, l’Italia giocherà un ruolo importante nelle relazioni tra Teheran e l’Europa“.

Che dire? Non è la prima volta che il regime iraniano afferma una cosa del genere. Già nel dicembre del 2013, lo stesso Presidente Rohani disse che “l’Iran vedeva nell’Italia la porta d’ingresso verso l’Europa“. Le parole di Rohani arrivarono in occasione della visita dell’ex Ministro degli Esteri Bonino nella Repubblica Islamica. Il ministro Bonino fu la prima rappresentante europea di primo livello a visitare l’Iran dopo l’elezione di Hassan Rouhani, nonostante nulla fosse ancora cambiato all’interno del regime iraniano. In quella occasione, la Bonino dichiarò appassionatamente che “l’Italia voleva vincere la gara di amicizia con l’Iran“. Una uscita infelice, sopratutto per una donna cresciuta politicamente nel Partito Radicale. Alla visita della Bonino, quindi, hanno fatto seguito quella di Massimo D’Alema, dell’ex Ministro della Cultura Bray e delle rappresentanze parlamentari guidate dal Senatore Casini e dall’Onorevole Ettore Rosato. Alle visite “politiche”, vanno anche aggiunte quelle dei diversi imprenditori italiani arrivati negli ultimi mesi in Iran grazie ai buoni auspici delle Camere di Commercio e delle rappresentanze diplomatiche.

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L’Italia, va precisato, ha sinora sempre tenuto fede al quadro sanzionatorio verso l’Iran. Un punto fermo ribadito anche recentemente  in una nota ufficiale della Farnesina. Nonostante ciò, pare che l’Iran – sfruttando il vento positivo e i buoni auspici di alcuni rappresentanti istituzionali italiani – voglia approfittare della situazione, giocando un gioco sporco. Seguendo le agenzie di stampa che provengono da Teheran, infatti, sempre che gli agenti degli Ayatollah vogliano dare la sensazione di rapresentare un Paese aperto al business e usare il nome dell’Italia come trampolino di lancio per firmare i primi contratti con aziende europee. Come dimostrato dalla recente Esibizione sui prodotti Petrolchimici, sul Petrolio e sul Gas organizzata a Teheran (6-9 maggio), la Repubblica Islamica punta chiaramente a firmare accordi internazionali anche in settore tuttora soggetti alle sanzioni internazionali.

Vogliamo aggiungere alcuni dati fondamentali: come suddetto, anche dopo l’elezione di Hassan Rouhani alla Presidenza dell’Iran, niente è cambiato all’ìnterno della Repubblica Islamica. Nessun accordo è stato sinora raggiunto sul nucleare, nonostante le parole di speranza recentemente espressa dai negoziatori. L’Iran non ha alcuna intenzione di fermare o ridurre drasticamente il suo pìrogramma nucleare e ne ha intenzione di bloccare lo sviluppo dei missili balistici (direttamente collegati alla bomba). La situazione dei diritti umani all’interno del regime, quindi, è drammaticamente peggiorata: le esecuzioni capitali hanno raggiunto livelli mai visti e chiunque cerchi di esprimere la propria voglia di libertà viene arrestato, picchiato e costretto a confessare pubblicamente di essere un pericolo per lo Stato. Ancora: il regime iraniano sta massicciamente continuando a sostenere i massacri di Bashar al Assad in Siria, fornendo al dittatore di Damasco supporto materiale, ideologico, diplomatico e finanziario.

Siamo certi che l’Italia continuerà a mantenere una linea rigorosa verso l’Iran, sulla scia della poszione della Comunità Internazionale. Allo stesso tempo, però, guardiamo con preccupazione ai messaggi pericolosamente contraddittori che arrivano dall’Iran, chiaramente orientati a dare una immagine positiva e distorta del regime islamista. Si tratta di manovre pericolsamente sporche che, purtroppo, potrebbero incoraggiare alcuni imprenditori italiani a prendere una strada indipendente, con effetti diretti sul quadro sanzionatorio internazionale.

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