Posts contrassegnato dai tag ‘Gaza’

x1495313071851.jpg.pagespeed.ic.YU3r3UZOzQ

L’Agenzia di stampa ISNA ha pubblicato una notizia davvero importante: secondo quanto riferito alla ISNA da una fonte anonima dell’Ambasciata libanese a Teheran ha dato notizia della cancellazione dei visti di ingresso e di uscita dall’aeroporto di Beirut, per i cittadini iraniani.

Se confermata, si tratterebbe di una decisione davvero pericolosa: entrando ed uscendo liberamente dallo scalo di Beirut, potrebbe aumentare esponenzialmente il numero di miliziani sciiti e Pasdaran iraniani che arriveranno in Libano. Ovviamente, con effetti drammatici non solo sulla tenuta del fragile equilibrio interno libanese – gia’ oggi schiacciato su Hezbollah – ma anche per quello della Siria e per il rischio di un approfondimento della crisi con Israele.

Questa decisione, indirettamente, avrebbe anche un effetto sull’Italia, avendo Roma un contingente davvero importante nel Sud del Libano, nella missione internazionale UNIFIL 2. Solamente negli ultimi mesi, comandanti iracheni di milizie sciite pro Iran si sono fatti fotografare e filmare ai confini tra Libano e Israele. Tensioni a cui si somma il nuovo rapporto tra Iran e Hamas a Gaza (dietro tutte le recenti proteste al confine tra Gaza e Israele, piu’ che la crisi umanitaria nella Striscia, ci sono i soldi di Teheran…).

Per il nuovo governo giallo – verde e’ fondamentale tenere in considerazione questa notizia. Soprattutto considerando le attuali non idiliache relazioni tra Mosca e Teheran (Putin ha chiesto il ritiro di tutte le milizie sciite dalla Siria, ricevendo il diniego iraniano), il ruolo che la Russia vuole continuare ad avere in Siria e le posizioni ondivaghe di Bashar al-Assad, capace di dire una cosa a Russia Today e negarla il giorno dopo ai media iraniani. Il Governo italiano, quindi, deve anche tenere conto delle mosse iraniane, considerando anche la crisi diplomatica in atto tra mondo arabo e Teheran, con i Paesi del nord Africa in rotta di collisione con l’Iran per le sue ingerenze nei loro affari interni.

libano

Annunci

AP_18159362806831-e1528472762670-640x400

Come ogni anno, l’ultimo venerdi del Ramadan, il regime iraniano ha celebrato il “Quds Day”, ufficialmente la giornata per Gerusalemme, ma in realta’ il giorno in cui il regime esprime il suo viscerale odio verso Israele, gli Stati Uniti e praticamente tutto l’Occidente. Anche quest’anno, oltre ai soliti slogan “Morte ad Israele, Morte all’America”, sono state bruciate nelle strade numerose bandiere di Paesi considerati nemici e impiccati fantocci di leader come Trump e Netanyahu.

Quest’anno, pero’, e’ successo anche qualcosa di diverso, sintomo chiaro che la pazienza verso il regime da parte della popolazione sta raggiungendo il limite. Ad Isfahan, nota citta’ iraniana, invece di gridare slogan contro i “nemici della Repubblica Islamica”, i manifestanti anno gridato slogan anti regime. In particolare, si e’ sentito forte il canto “No Gaza, No Libano, la mia vita solo per l’Iran“.

A questo eclatante gesto di protesta avvenuto ad Isfahan, vanno aggiunti quelli meno eclatanti avvenuti in altre citta’. Nella stessa Teheran, ad esempio, la nota Azadi Street, simbolo della capitale, era praticamente vuota e chi sfilava lo faceva in silenzio.

rami hamdallah

Per ora, ufficialmente, nessuno ha ancora rivendicato l’attentato avvenuto stamattina a Gaza, contro il convoglio del Premier palestinese Rami Hamdallah. Con Hamdallah, viaggiava anche Majed Faraj, capo dell’intelligence palestinese e tra i candidati alla successione di Abu Abbas.

Dopo l’attentato, i dirigenti di al-Fatah hanno accusato Hamas per quanto accaduto che, a sua volta – neanche a dirlo – ha puntato il dito contro il nemico di sempre, Israele. Soliti scambi di accusa, che pero’ non sembrano rivelare chi veramente voleva la morte dei due rappresentati dell’ANP.

Eppure, trovare chi veramente avrebbe interesse a far saltare l’accordo di pace tra Hamas e Fatah e a far riscoppiare una crisi in Medioriente, non e’ poi cosi difficile. Il primo attore ad avere questo interesse, e’ il regime iraniano. Da mesi, infatti, Teheran ha rilanciato i rapporti con l’ala militare di Hamas, favorendo anche incontri diretti tra i terroristi palestinesi e i leader di Hezbollah in Libano. Un rilancio del dialogo ristabilito in seguito alla crisi politica, sorta con lo scoppio della guerra in Siria (ove Hamas, forte della posizione della Turchia e dell’Egitto di Morsi, aveva fortemente sostenuto le posizioni anti-Assad).

C’e’ qualcosa di più, pero’: il regime iraniano e’ in piena guerra i Pasdaran impegnati a salvaguardare i loro interessi economici, in Iran e all’estero. Ovviamente, per i Guardiani della Rivoluzione una normalizzazione dei rapporti tra le fazioni palestinesi, rappresenta una minaccia diretta agli interessi strategici di Teheran. Al contrario, una nuova crisi armata nella regione, permetterebbe ai Pasdaran di mantenere il loro peso nel sistema, ottenere un aumento dei fondi e distorcere anche l’attenzione dei cittadini iraniani dalla crisi economica all’interno dell’Iran.

Ripetiamo: ad oggi non risultano rivendicazioni ufficiali dell’attentato. Possibile che queste vengano diffuse nelle prossime ore e possibile che la rivendicazione arrivi da cellule di Isis nella Striscia di Gaza. Anche in questo caso, pero’, le relazioni segrete tra Hamas e Isis, nascondono una realtà ben più complessa e drammaticamente incapace di rappresentare gli interessi comuni tra il jihadismo sciita khomeinista e quello salafita.

12647462_10205914376168605_4255160536453038835_n

Lui, Majd Oweida (profilo Facebook), ha solo 22 anni, ma e’ conosciuto a Gaza per le sue qualità di informatico. Majd aveva un grande obiettivo: mettere in piedi il primo “Palestinian got Talent”. Per questo, aveva approcciato le autorità israeliane, ottenendo un permesso per arrivare a Ramallah – in Cisgiordania – e organizzare i casting.

Peccato che, dietro quel simpatico e intraprendente ragazzo palestinese, si nascondeva una spia del movimento terrorista filo-iraniano Jihad Islamica Palestinese. Majd, infatti, dal 2011 lavorava per la Jihad Islamica, da quando era stato reclutato da Ismail Dahdouh, inizialmente come esperto del suono in una radio affiliata con il gruppo terrorista (New York Times).

Evidentemente il caro Majd aveva delle qualità e ha fatto carriera. Una carriera terminata il 23 febbraio scorso quando, arrivato al valico di Erez, Majd e’ stato fermato da due soldati israeliani. Interrogato, il ragazzo pare abbia confessato di aver messo su una infrastruttura di spionaggio, capace di monitorare non solo il traffico stradale e i movimenti dei soldati israeliani, ma anche il volo dei droni di Gerusalemme sopra la Striscia di Gaza. Non solo: usando dei codici identificativi di un cittadino americano, Majd era anche riuscito a tracciare i voli in ingresso e in uscita all’aeroporto internazionale di Tel Aviv (il Ben Gurion). Tra le altre cose, il sistema messo in piedi dal terrorista, riusciva ad ottenere anche la lista dei passeggeri presenti sui vari voli…

Gli strumenti per mettere in piedi questo sistema di spionaggio, erano stati ottenuti dalla Jihad Islamica, per mezzo di attrezzature comprate negli Stati Uniti – evidentemente da intermediari – e fatte entrare a Gaza per mezzo dei tunnel che collegano la Striscia alla Penisola del Sinai.

Per approfondire il tema il tema si legga il report “Iran and the Palestinians“.

front_soBVSQB.jpg.815x390_q85_crop_upscale

Notizie come queste si potrebbe classificarle sotto la dicitura “curiosità dal Medioriente”. E’ certamente in questa categoria che si inserisce la lettera inviata da una Parlamentare iraniana, tale Laleh Eftekhari, alla moglie del Presidente turco Erdogan, la Signora Emine Erdogan. Nella lettera, la Eftekhari scrive senza mezzi termini che la Signora Emine e’ una madre fallita, non avendo agito quando le foto del figlio Bilal insieme ai leader dell’Isis sono state diffuse dai media. Per la cronaca, ovviamente, non e’ dato sapere se la lettera sia stata veramente spedita direttamente ad Ankara, ma per certo possiamo dire che e’ stata diffusa  dai media iraniani (lettera in Farsi).

Parlando con il popolare sito Iran Wire, Laleh Eftekhari ha chiarito i motivi che l’hanno spinta a scrivere la lettera. Per prima cosa, la Eftekhari denuncia il dramma siriano, sottolineando che ella possa personalmente testimoniare che la Siria di Assad ha svolto elezioni “libere e democratiche”. Una affermazione che, sempre secondo la parlamentare iraniana, ella ha riscontrato lavorando come osservatrice “internazionale” delle elezioni (tenute nel 2014 e che, strano a dirsi, hanno visto vincere ancora Bashar al Assad con l’88% dei voti…elezioni praticamente boicottate da tutti i gruppi non sostenitori del partito Baath). Un altra ragione che ha spinto la Eftekhari a scrivere la lettera e’ data dal fatto che, la Signora Erdogan, veste il velo e sostiene la popolazione di Gaza. In tal senso, quindi, per la parlamentare iraniana non e’ assolutamente possibile che una “tale devota”, non riconosca la stessa solidarietà ai Siriani – ovviamente quelli fedeli ad Assad e all’Iran – da sempre in lotta nell'”asse della resistenza” contro il “sionismo”.

Per la cronaca, Lelah Eftekhari e’ la stessa parlamentare che – davanti alla domanda di una maggiore uguaglianza della donna rispetto all’uomo in Iran, ha denunciato che la Sharia non si cambia e che una moglie, anche per uscire di casa, ha bisogno del permesso preventivo del marito (Iran Wire). La stessa parlamentare che, invece di rappresentare nell’organo legislativo le istanze della popolazione femminile iraniana, ha firmato una nuova proposta di legge per punire coloro che non portano adeguatamente il velo (No Pasdaran). Ricordiamo che, lo scorso anno, oltre 300 donne sono state bruciate con l’acido in Iran per non aver indossato adeguatamente l’hijab. Per questi crimini nessun colpevole ha mai pagato un prezzo.

La Parlamentare Laleh Eftekhari in un video propaganda di Press TV

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=Vvqk5D_EBsY%5D

 

foto grande

Il ruolo dell’Iran nel contesto palestinese e’ assai noto. E’ noto il supporto di Teheran ad Hamas e alla Jihad Islamica ed e’ noto anche l’avvicinamento tra la Repubblica Islamica e il partito di Abu Mazen, al Fatah. Cosi come, anche se sfugge ai più, e’ noto il ruolo del jihadismo palestinese nella crisi siriana, talvolta a supporto del regime di Bashar al Assad (al Fatah e Fronte Popolare) e talvolta a sostegno dei ribelli jihadisti sunniti, coloro che materialmente hanno rovinato la credibilità dell’opposizione siriana (Hamas).

Negli ultimi mesi, prima dello scoppio della nuova crisi tra israeliani e palestinesi, avevamo riportato il nuovo avvicinamento tra il Presidente dell’ANP Abu Mazen e l’Iran. Un riavvicinamento sia indiretto – Abu Mazen ha riaperto l’ufficio di Fatah a Damasco – sia diretto, attraverso rappresentanti palestinesi in Iran e il tentativo di organizzare un viaggio dello stesso Abbas a Teheran (No Pasdaran). Ovviamente, lo scoppio della nuova crisi in Medioriente, ha dato al regime iraniano una nuova grande opportunità. L’occasione per divergere l’attenzione internazionale verso il “nemico sionista” e per “sequestrare” ancora una volta la causa palestinese. 

Pochi giorni dopo lo scoppio di quella che i media definiscono l’ “Intifada dei Coltelli” – in realtà una nuova jihad palestinese, la cui deriva drammatica e’ già segnata – a Teheran e’ stata organizzata una conferenza tra i rappresentanti di Hamas e della Jihad Islamica in Iran (Khaled Ghadoumi e Nasser Abu Shairf) e Hossein Sheikholeslam, ex Ambasciatore iraniano a Damasco e attualmente Segretario della Commissione per il Supporto all’Intifada (Good Morning Iran).

In questi giorni, quindi, e’ arrivata una conferma diretta del coinvolgimento iraniano nella jihad palestinese. Questa conferma ha un nome e un cognome: Ahmad al-Sarhi. Ahmad e’ stato ucciso dall’esercito israeliano il 20 Ottobre scorso, presso Al Bureij, nella Striscia di Gaza (Ynet). Chi era Ahmad al-Sarhi? In tre parole: un uomo dell’Iran. Gia’, perche’ Ahmad era un comandante del Movimento al-Sabreen, un gruppo armato creato dai Pasdaran, dopo le diatribe con Hamas sorte in seguito allo scoppio della guerra siriana. Al Sabreen, per la cronaca, e’ guidato da un ex membro della Jihad Islamica Palestinese, tale Hisham Salem (al Monitor), e ha uno stemma praticamente identico a quello delle Guardie Rivoluzionarie iraniane (The Washington Institute). Tra le altre cose, come riporta Khaled Abu Toameh, anche Hisham Salem e’ rimasto vittima degli accoltellamenti: colpito da ignoti assalitori si trova oggi in gravi condizioni in ospedale (Twitter). Ad ogni modo – dopo il tentativo di ristabilimento di buone relazioni tra Hamas e l’Iran – Hamas ha concesso al movimento al-Sabreen di operare a Gaza, con l’obiettivo di creare un contatto con Hezbollah in Libano (The Algemeiner).

Il coinvolgimento del regime iraniano nella jihad palestinese, deve preoccupare l’intera Comunità Internazionale. Se l’ottica e’ quella della fine della violenza e del ristabilimento dei negoziati tra le parti, permettere a Teheran di soffiare sul fuoco, agirà esattamente in senso contrario. Un ‘soffio’ mortale che, senza dubbio, va bloccato prima dello sblocco dei fondi iraniani sequestrati per mezzo delle sanzioni. Parte di questi soldi, come noto, verra’ girata da Rouhani ai Pasdaran, per continuare a finanziare la jihad persiano-sciita nel mondo.

Alcune foto del terrorista palestinese Ahmad al-Sarhi (Fonte: al Watan Voice)

foto 2

foto 1

fox_in_the_hen_house_color_landscape75

Tra pochi mesi l’Iran inizierà a ricevere i 150 miliardi di dollari previsti dalla sospensione delle sanzioni internazionali. La domanda successiva e’ la seguente: come userà la Repubblica Islamica questi soldi? Immetterà questa liquidità unicamente a beneficio del popolo iraniano – in grave crisi sociale ed economica – o devierà questi finanziamenti (come tradizione) verso il terrorismo internazionale? Alcuni analisti anche italiani, talvolta assai vicini a Via Nomentana…, si prodigano nel sottolineare le necessita’ del regime nel non deviare i soldi che arriveranno dall’Occidente. Una balla colossale, soprattutto considerando non solo la storia della Repubblica Islamica, ma anche i recenti sviluppi (o meglio inviluppi) in Medioriente.

Il regime iraniano e’ immischiato fino al collo nel sostegno a gruppi terroristi e milizie jihadiste sciite, impegnate nella propagazione del messaggio di Khomeini nel mondo. Un impegno che – indipendentemente dalle volontà dei realisti in Iran – e’ imposto dall’alto, ovvero dalla Guida Suprema e dai Pasdaran. Questo dato non e’ confermato solamente dal ruolo del regime iraniano oggi nella regione e dalla sua natura imperialista, ma anche dai messaggi e i dati che provengono da alcune ricerche da importanti centri di ricerca.

Per quanto concerne i “messaggi”, invitiamo i lettori a guardare il documentario prodotto dal Center for Near East Policy Research e realizzato da alcuni registi arabi all’interno della Striscia di Gaza. Non solo il video mostra la vergogna in cui Hamas fa crescere le nuove generazione di palestinesi, ma anche l’odio che viene loro inculcato durante gli addestramenti militari. Addestramenti, che rubano ai bambini ogni tipo di diritto all’infanzia. Il regime iraniano – nonostante le divisioni sulla Siria – continuerà a finanziare Hamas e le altre organizzazioni terroriste palestinesi, allo scopo di distruggere Israele, cosi come promesso dalla stessa Guida Suprema Ali Khamenei pochi giorni fa (Good Morning Iran).

Non solo: grazie alla fine delle sanzioni internazionali – che non verranno mai più ripristinate, al di la’ della retorica – Teheran aumenterà i finanziamenti ad Hezbollah (un vero e proprio Stato nello Stato in Libano), al regime di Bashar al Assad, alle milizie sciite in Iraq e agli Houti in Yemen. Nonostante i diplomatici Occidentali e lo stesso Presidente americano Obama tendano a sottolineare che l’Iran spende “solo” 15 miliardi di dollari l’anno per la difesa, nel Marzo del 2015 il Parlamento iraniano ha approvato un budget per la difesa di 300 miliardi di dollari! Lo stesso centro di ricerca del Congresso americano – su richiesta del Senatore Kirk – ha rilasciato un documento in cui analizza in termini monetari i finanziamenti al terrorismo internazionale da parte della Repubblica Islamica, ammettendo implicitamente come l’alleggerimento delle sanzioni internazionali aiuterà la perpetuazione di questa attività criminale (Free Beacon).

Per la cronaca, secondo quanto ammette il Congresso americano, il regime iraniano spende annualmente per Assad 20 miliardi di dollari l’anno, tra i 20 e i 25 miliardi di dollari l’anno per Hamas e tra i 100 e i 200 miliardi di dollari l’anno per Hezbollah. Cifre da capogiro, sottratte direttamente al popolo iraniano (Clarion Project). Un popolo che, non a caso, quando scese in piazza per dimostrare contro il regime urlo’ forte “Ne con Gaza, Ne con il Libano, La mia vita solo per l’Iran” (Youtube).

[youtube:https://youtu.be/AjUU0Y91DXA%5D