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Iran Human Rights | Article: IHR Calls for Removal of ...

Ormai è definibile come un vero e proprio dramma senza fine, considerata anche la quasi totale indifferenza generale che circonda questo argomento. Lo stato dei diritti umani nella Repubblica Islamica dell’Iran è pietoso, con quotidiane condanne di chiunque minimamente si permette di alzare la testa rispetto al volere del regime.

Solamente negli ultimi mesi, oltre 91 attivisti arrestati negli ultimi anni per aver protestato contro la corruzione e gli abusi nel Paese, sono stati condannati a lunghe pene detentive, corredate di condanne medievali quali quella di subire delle frustate (spesso in pubblico).

Tra i condannati al carcere e alle frustate ci sono attivisti come gli studenti Parisa Rafiei e Pedram Pazireh (per entrambi una condanna a 7 anni di carcere e 74 frustate), ma anche sindacalisti come Hamidreza Rahmati (1 anno e mezzo di carcere e 74 frustate) e Ismail Bakhshi (14 anni di carcere e 74 frustate). Ci sono pero’ anche decine di iraniani che, nel 2016, hanno protestato presso Borujen contro la decisione di deviare il corso di un acquedotto, per rifornire una fabbrica di alluminio dei Pasdaran situata presso Isfahan. Dei 103 manifestanti arrestati in quella occasione, ben 86 sono stati condannati a 4 mesi di carcere e 30 frustate a testa!

Davanti a questi costanti crimini del regime iraniano, purtroppo, il mondo – in primis quello democratico e progressista – resta praticamente silente. Un silenzio colpevole, che miete come prime vittime il popolo iraniano e il loro diritto alla libertà.

 

 

 

La repressione del regime iraniano non risparmia nessuno: cosi come colpisce senza pieta’ coloro che criticano il regime dall’opposizione, si scaglia senza problemi anche con i sostenitori della Repubblica Islamica, quando questi si azzardano a criticare la Guida Suprema.

E’ quello che e’ accaduto a Mojataba Dadashi, 23 anni, studente di scienze politiche della Hakim Sebzevari University di Sabzevar (nella provincia del Khorosan Razavi). Mojataba, il 4 febbraio 2019, aveva postato un video sul suo profilo Twitter e su Telegram, in cui criticava la Repubblica Islamica per essere “non islamica, per non essere un repubblica e per non essere rivoluzionaria”. Insomma, in poche parole, Mojataba accusava il regime di non compiere i suoi doveri secondo le normative della Velayat-e Faqih. Tra le altre cose, Mojataba aveva pubblicato questo video vestito con l’uniforme dei Basij…

Appena nove giorni dopo la pubblicazione del video – ora rimosso – Mojataba Dadashi e’ stato arrestato e successivamente condannato a 3 anni di carcere e 74 frustate, con l’accusa di “aver insultato la Guida Suprema e di propaganda contro lo Stato”. Per la cronaca il processo contro Dadashi e’ stato presieduto dal giudice Mohammad Gholami, il 16 marzo del 2019. Dadashi e’ stato portato davanti al giudice completamente rasato in testa e con i polsi e le caviglie ammanettate.

Per protestare contro una sentenza che lo studente iraniano ritiene ingiusta, il 3 aprile 2019 Dadashi ha pubblicato un altro video su Twitter (in basso), ricordando come lo stesso Khamenei, parlando a Mashhad il 21 marzo 2019, avesse sottolineato che chiunque era libero di parlare liberamente. Mojataba ha quindi invitato Khamenei e gli altri ufficiali del regime ad un pubblico dibattito, dicendo di non aver paura di essere frustato.

 

Iraniano cristiano frustato per blasfemia nel 2007

Iraniano cristiano frustato per blasfemia nel 2007

E’ prevista oggi l’inagurazione della vergognosa Fiera di Roma dedicata all’Iran. Una Fiera tutta riservata al regime khomeinista che, secondo le informazioni di stampa, vedrà addirittura la presenza odierna del Ministro Calenda per la giornata di inaugurazione (AGI). Nel video di presentazione della Fiera di Roma “solo Iran”, neanche a dirlo, non si fa minimamente menzione alla reale natura del regime e agli altissimi rischi di investimento in un Paese dove regna la corruzione e dominano le imprese controllate da Khamenei e i Pasdaran (Gaiaitalia.com).

C’è di peggio: mentre il Ministro Calenda si appresta ad esprimere parole di elogio ed incoraggiamento del business con l’Iran, a Teheran si sta per compiere l’ennesimo crimine contro i diritti umani. Secondo quanto riportano le agenzie, infatti, tre mussulmani convertiti al cristianesimo – Yaser Mosibzadeh, Saheb Fadayaee e Mohammed Reza Omidi – saranno presto frustati in pubblica piazza (Aina.org). I tre, infatti, sono stati arrestati a Rasht lo scorso Maggio e accusati di blasfemia. Condannati ad 80 frustate, i tre sono stati rilasciati su cauzione nell’attesa di subire la sentenza subita. Purtroppo, quell’attesa è terminata. Ricordiamo che secondo quanto riportato da Open USA’s World Watch List, il regime iraniano è il nono al mondo per repressione nei confronti dei cristiani.

Davanti a questi abusi criminali, resta silente anche l’Ambasciatore italiano a Teheran, Mauro Conciatori. Evidentemente Conciatori, assai impegnato a sottolineare le affinità culturali tra Italia e Iran, non riesce ad avere il tempo per vedere quanto succede intorno a lui nella Repubblica Islamica…Ci fa un pò paura l’idea che l’Ambasciatore Conciatori, veramente creda che il Paese che egli rappresenta, l’Italia, abbia qualcosa in comune con un regime che vela le donne, applica l’apartheid ai Baha’i, impicca i detenuti e frusta in pubblico chi abbandona l’Islam

 

Anche di questa donna, come nel caso precedente, non sappiamo il nome e cognome. Ciò che sappiamo, però, è quello che lei ci mostra e che ci racconta. Per quanto concerne quello che ci mostra, l’immagine non lascia spazio a commenti: ancora una volta, si tratta della schiena tumefatta di una giovane ragazza iraniana, frustata dal regime dopo aver compiuto qualcosa di “haram” (peccaminoso secondo l’Islam).

Questa volta, sempre grazie alla pagina Facebook “My Stealthy Freedom” – la mia libertà rubata – riusciamo ad avere una intervista diretta con la povera ragazza che ha subito questa punizione medievale. E’ lei, infatti, a raccontare di avere 28 anni e di essere andata ad un compleanno di un amico a Mashhad. Qui, è stata arrestata dale forze di sicurezza del regime, per aver bevuto dell’alcol, ufficialmente proibito in Iran. Poco dopo essere stata arrestata, la giovane ventotenne è stata portata in una clinica, dove è stata sottoposta all’alcol test, per vedere quanto aveva bevuto. Solo in seguito, quindi, la ragazza è stata trasferita in un centro detentivo ove è rimasta due giorni. Qui, una donna l’ha costretta a spogliarsi, trattandola come una poco di buono.

Dopo 48 ore detenzione, la ragazza è stata liberata. Sembrava tutto finito, ma non era cosi. Il regime non aveva dimenticato la sua “colpa”, ma solamente momentaneamente sospeso la questione. Due anni dopo il fatto, infatti, la ragazza è stata chiamata a pagare il prezzo di quel “crimine”: 80 frustrate sulla schiena. Rinchiusa in una piccola stanza del carcere, la ragazza è stata nuovamente costretta a spogliarsi e frustata senza alcuna pieta. Nonostante il dolore, le urla e il pianto, racconta la giovane, le frustrate continuavano sempre più forti. Mentre la frustava, la carceriera ordinava alla ragazza di chiedere perdono a Dio.

Chiudendo la sua intervista, la giovane fa una domanda, a cui noi non vogliamo dare risposta; “in quale parte del mondo, si subisce questo trattamento inumano, solamente per aver voluto festeggiare il compleanno di un amico?”

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Iran-lashing

Mohammad Reza Fathi vive a Saveh, cittadina sita nella Provincia di Markazi (la Provincia ha per capitale Arak). Mohammad e’ un blogger e si e’ sempre occupato di denunciare tematiche sociali che coinvolgono la popolazione civile (Journalis Is Not a Crime).

Ovviamente, nella sua attività di informazione, Mohammad ha coraggiosamente denunciato le mancanze e gli abusi del regime, i privilegi e i crimini dei clerici e dei Pasdaran. Un coraggio che gli sta costando caro.

Il 10 giugno scorso, Mohammad Reza Fathi e’ stato condannato a 444 frustate, con l’accusa di “diffondere bugie” e “disturbare l’opinione pubblica”. Ovviamente Fathi ha rigettato le accuse, rivendicando la sua attività in difesa dei diritti dei cittadini e del loro accesso ai fondi pubblici”.

Intanto, da Youtube emerge un video clip esclusivo, che mostra concretamente cosa significa essere frustati pubblicamente in Iran. Il video mostra un detenuto iraniano, accusato di contrabbando, mentre viene frustato nel Sud della Repubblica Islamica (Good Morning Iran).

Non servono commenti

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Si erano appena diplomati e, da giovani normali, avevano voglia di festeggiare il loro successo scolastico liberamente. Purtroppo per questi 35 giovani di Qazvin, ragazzi e ragazze, la parola libertà non fa rima con Repubblica Islamica dell’Iran.

Il loro party clandestino, in cui ragazzi e ragazze stavano nella stessa stanza e si azzardavano a bere un bel bicchiere di vino, e’ finito con l’arrivo dei Pasdaran che, ovviamente, hanno arrestato tutti i presenti.

Il giudice della Provincia di Qazvin, quindi, ha annunciato che i 35 giovani saranno condannati a 99 frustate per aver ballato insieme e bevuto alcool. Lo scopo di questa sentenza, ha detto il giudice, e’ sia quello di punire i giovani che quello di rappresentare un monito agli altri ragazzi. (My Stealthy Freedom)

Tutto questo, vogliamo ricordarlo, avviene nell’Iran del “moderato” Hassan Rouhani. Un Presidente che, nonostante le promesse elettorali, non sta aprendo bocca davanti alle continue repressioni dei diritti civili e umani della popolazione iraniana.

 

 

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Il Primo Ministro Renzi va in Iran ed elogia il regime. La Mogherini lo segue poco dopo e, non solo arriva velatissima a Teheran, ma pubblica anche un articolo sul Corriere della Sera, pieno di inesattezze e bugie. Il Ministro degli Esteri Zarif, quindi, nello stesso tempo in cui l’Iran viola la Risoluzione ONU 2231, pubblica articoli sul Washington Post, descrivendo il suo Paese come un paradiso perfetto.

Tutto questo accade mentre, praticamente indisturbato, il regime continua ad abusare dei diritti umani quotidianamente. L’ultima e assurda notizia arriva dal mondo del calcio iraniano. Secondo quanto riporta Iran News Update, il 6 aprile scorso cinque tifosi sono stati condannati a ben 30 frustate, per aver alzato mostrato durante una partita uno striscione che chiedeva la liberazione di tutti i detenuti politici. 

La sentenza, per la cronaca, e’ già stata eseguita presso il carcere di Ardebil, nel nord della Repubblica Islamica. Le cinque vittime di questa punizione medievale sono: Amir Amini, Morteza Parvin, Maysam Jolani, Saleh Peachganlou e Mostafa Parvin. Non solo: oltre alle frustate, i cinque sono stati condannati anche a tre mesi di carcere.

Lo striscione alzato coraggiosamente dai cinque tifosi, chiedeva non solo generalmente la libertà di tutti i detenuti politici, ma più precisamente quella di Abbas Lesani, attivista per i diritti umani di Ardebil. Abbas e’ stato arrestato nel 2011 per aver protestato contro il prosciugamento del Lago Urumia e l’indifferenza del regime verso la minoranza Azera. Rilasciato su cauzione, Abbas e’ stato quindi condannato ad un anno di carcere nel giugno del 2015, che sta ancora scontando nel carcere di Shiraz.