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La foto senza velo di Bahrak Salehnia

Lei si chiama Bahrak Salehnia, ed e’ una attrice, molto famosa in Iran e nel mondo (soprattutto dove e’ presente la diaspora persiana). La bella Baharak, ha deciso di unirsi ai numerosi artisti iraniani che – tra sofferenza e coraggio – hanno deciso di lasciare il Paese per ottenere maggiore libertà di espressione.

Proprio ieri, era stata diffusa la notizia della fuga dei due poeti iraniani Fatameh Ekhtesari e Mehdi Mousavi, costretti a fuggire dall’Iran dopo essere stati arrestati e condannati per motivi politici a 20 anni di detenzione e 200 frustate (Gaiaitalia.com).

Ora anche Baharak Salehnia ha deciso di abbandonare l’Iran. Una delle prime cose che Baharak ha fatto non appena varcato il confine, e’ stata quella di postare una sua fotografia senza velo su Instagram (My Stealthy Freedom). Un chiaro messaggio del significato politico e non solo professionale, della sua scelta di vita.

Prima di Baharak Salehnia, altre attrici iraniane avevano sfidato apertamente la legge del velo obbligatorio e avevano scelto di abbandonare la Repubblica Islamica. Tra i casi più noti, quelli di Sadaf Taherian (Instagram) e di Chekame Chaman-Mah (Twitter). In entrambi i casi, il regime ha reagito con veemenza e il Ministero della Cultura ha accusato ha depennato le attrici dalla lista degli artisti, pretendendo delle scuse pubbliche (The Telegraph).

Purtroppo, lo stesso coraggio che dimostrano le donne e le attrici iraniane, non lo dimostrano le rappresentanti istituzionali Occidentali che si recano in visita in Iran. Queste donne, cresciute politicamente nel privilegio e nella promozione dei valori di libertà e democrazia, non sembrano altrettanto battagliere quando non si tratta del loro Paese.

Ecco allora che politici come Debora Serracchiani – Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia – non solo arrivano a Teheran con il velo, ma postano anche un collage di ridicole fotografie, per vantarsi della scelta fatta (Twitter).

In effetti SI, Egregia Serracchiani, #bastasciocchezze…cosi, tanto per dire…

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Qualche giorno addietro, abbiamo pubblicato una lettera aperta alla Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, chiedendo lumi sul suo recente viaggio in Iran. Lo abbiamo fatto soprattutto alla luce di un suo post Facebook, pubblicato nel 2011, in cui chiedeva all’allora Ministro degli Esteri Franco Frattini di non dimenticare il tema dei diritti umani durante una visita in Cina (No Pasdaran).

Ovviamente, non abbiamo ricevuto alcuna reazione alla lettera aperta (anzi, un paio di volte il post della lettera e’ sparito dal Facebook della Serracchiani…). Cosi come non abbiamo sentito alcun commento relativo al tema dei diritti umani, fatto dalla Presidente Serracchiani in occasione del suo arrivo a Teheran.

Ci svegliamo oggi con qualcosa di “più incredibile”. A detta dell’agenzia di stampa IRNA, la Serracchiani a Teheran avrebbe evidenziato l’esistenza di “similarità oltre l’immaginato” tra la nazione Iran e quella Italia. Scorrendo il testo dell’articolo, quindi, scopriamo ancora che l’unico riferimento a questa “similarità” e’ dato dall’ospitalità iraniana – del popolo iraniano… – verso l’ospite straniero. Assolutamente vero. Allo stesso tempo, visto che la Serracchiani avrebbe parlato di somiglianze che vanno oltre l’immaginazione, ci sono a tal proposito alcune domande che vorremmo rivolgere alla Presidente del Friuli Venezia Giulia.

Nel merito, quindi, vorremmo solamente sapere se:

  • anche in Italia in soli due anni sono stati impiccati 2000 detenuti, diversi dei quali per ragioni etniche o politiche?
  • anche l’Italia ha come abitudine quella di impiccare esseri umani in piazza, davanti a bambini?
  • anche in Italia alle bimbe di sette anni e’ imposto il velo a scuola?
  • anche in Italia, secondo la legge, la vita della donna e la sua testimonianza legale valgono meta’ di quella dell’uomo?
  • anche in Italia si emettono fatwe che considerano le minoranze religiose, in primis i Baha’i, come dei peccatori a cui e’ vietato persino avvicinarsi?
  • anche in Italia per chi decide di lasciare la sua fede religiosa e abbracciarne un’altra, e’ prevista la pena di morte per apostasia?
  • anche in Italia si viene condannati a morte per il “reato di omosessualità”?
  • anche in Italia gli attivisti per i diritti umani, gli artisti sgraditi e i giornalisti non allineati, finiscono in carcere con l’accusa di “offesa alla Guida Suprema”?
  • anche in Italia esiste un corpo militare di pretoriani denominato Pasdaran – esterno all’esercito nazionale – a cui e’ demandato di proteggere non il Paese, ma l’ideologia alla base del regime teocratico?
  • anche in Italia esiste una unita’ militare e jihadista – la Forza Qods – predisposta all’esportazione dell’ideologia clericale per mezzo di terrorismo e sangue?
  • anche l’Italia ha come abitudine quello di finanziare il terrorismo internazionale di organizzazioni quali Hezbollah, Hamas, Jihad Islamica, al Qaeda, Taliban e chi più ne ha più ne metta?
  • anche l’Italia ha come prassi, davanti a decisioni sgradite di altri Paesi, quello di inviare folle inferocite a distruggere sedi diplomatiche di altri Stati?
  • anche l’Italia rinnega l’Olocausto e invoca la distruzione dello Stato di Israele, uno Stato membro delle Nazioni Unite?
  • anche l’Italia ha l’abitudine di promuovere ufficialmente slogan politici quali “Morte all’America” e di bruciare le bandiere di altri Paesi in piazza durante solenni festività nazionali?

Potremmo continuare ancora, ma sarebbe già abbastanza se l’Egregia Presidente Serracchiani ci potesse per intanto dare alcune piccole risposte sulle poche domande sottoposte…

P.S.: Abbiamo letto Egregia Presidente il suo articolo in merito al viaggio in Iran. Se tanto da tanto, anche Lei come Frattini guardo’ il dito e non la luna…(Serracchiani.eu).

Per non dimenticare quella volta che…

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Egregia Presidente Serracchiani,

nel 2011, parlando in merito ad un viaggio del Ministro Frattini in Cina, Lei scriveva sulla Sua Pagina Facebook: “Le recenti vicende dei Paesi del Mediterraneo dovrebbero averci insegnato che non è saggio tenere separata la partita degli interessi economici da quella sui diritti umani. Perciò voglio credere che Frattini nella sua missione in Cina non “dimenticherà” di parlare anche di diritti umani”

Parole giustissime che ci permettiamo di condividere in pieno. Eppure, a pochi anni di distanza, il Suo pensiero – se non nelle parole nei fatti – sembra mutato radicalmente. E’ questa la sensazione che si ha quando si scopre del Suo recente viaggio in Iran ove, secondo quanto riportano le agenzie di stampa italiane, Lei intende “rafforzare rapporti economici, scientifici e culturali (Trieste Prima) e incrementare le relazioni commerciali facendo del Porto di Trieste un hub strategico dedicato a questo proposito.

Scopriamo quindi che, in merito ai rapporti scientifici, la Regione sta favorendo le relazioni speciali tra l’università di Trieste e Università iraniane quale l’Università Sharif e l’università Shahid Beheshti. Con l’Università Sharif, in particolare, l’Università di Trieste ha già firmato un MoU nell’aprile del 2015 (GaiaItalia.com).

Purtroppo, Egregia Presidente, in tutta questa storia del viaggio a Teheran, non abbiamo sentito la Sua voce in merito ai diritti umani, quotidianamente abusati dalla Repubblica Islamica dell’Iran. Non abbiamo sentito la Sua voce quando si e’ trattato di condannare le quasi 2000 condanne a morte eseguite da Teheran dall’arrivo al potere di Rouhani o quando per chiedere il rilascio delle decine e decine di detenuti politici attualmente presenti nelle prigioni iraniani. In particolare – visto che, a ragione, Lei e’ fiera del Suo successo come donna in politica – ci permettiamo di ricordarLe la battaglia dei diritti che stanno compiendo le donne iraniane. Una battaglia che, purtroppo, sta costando caro a queste coraggiose eroine, finite una dopo l’altra dietro le sbarre. Casi emblematici sono quelli di Narges Mohammadi (No Pasdaran), Atena Farghadani (No Pasdaran) e Atena Daemi (No Pasdaran), donne in prima linea per un Iran diverso, un Iran dei Diritti Umani! Due di queste detenute – Atena Farghadani e Atena Daemi – sono state condannate ad anni di carcere per un post sgradito dal regime pubblicato sul loro profilo Facebook!

A proposito di donne, se possiamo permetterci, vorremmo dire due parole in merito alla Sua scelta di indossare il velo. Una parte importante della battaglia per i diritti e l’uguaglianza che le donne iraniane stanno portando avanti, riguarda proprio la questione del velo obbligatorio. Per liberarsi da questo peso, centinaia di donne iraniane hanno aderito entusiasticamente alla pagina facebook “My Stealthy Freedom” – la Mia Libertà Rubata – ove si chiede espressamente ai Mullah di lasciare sulla questione la libera scelta. Purtroppo, anche in questo caso, questa battaglia sta costando caro alle iraniane. Centinaia di donne malvelate sono state attaccate con l’acido (No Pasdaran) e persino una nota attrice – Sadaf Taherian, e’ stata bandita per aver postato sui suoi profili social una foto senza hijab (No Pasdaran). Riteniamo che aver scelto di indossare il velo islamico – pur non essendo obbligata – non favorisca in alcun modo la creazione di un “nuovo Iran”, fondato sul rispetto della dignità e dei diritti della donna.

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Infine, per quanto concerne i rapporti scientifici. Ci permettiamo di farLe presente che, le Università iraniane con cui l’Atene di Trieste sta sviluppando relazioni accademiche speciali, sono note a livello internazionale non per i loro successi nella ricerca, ma per la loro vicinanza ai Guardiani della Rivoluzione, anche noti come Pasdaran. In merito all’università di Sharif, il Consiglio Europeo – nel gennaio scorso – ha ribadito le sanzioni internazionali, proprio per il ruolo svolto dall'”Ateneo” nel programma militare nucleare e missilistico clandestino del regime iraniano (Tasnim News). Per quanto concerne l’università Shahid Beheshti, si tratta di un Ateneo direttamente legato ad un certo Fereydoun Abbasi-Davani, anche noto come il “padre dell’atomica iraniana” (Isis-Online). Ovviamente, anche l’Università Shahid Beheshti e’ stata sottoposta a sanzioni internazionali, dalla stessa UE nel 2011 (Iran Watch).

Egregia Presidente: sappiamo benissimo che in questo periodo, si assiste ad una proliferazione di missioni politiche ed economiche in Iran. Sappiamo anche che, molto presto (secondo i media iraniani), gli stessi Ministri Martina e Del Rio si recheranno a Teheran. Eppure, continuiamo a credere che – a dispetto dell’accordo di Vienna (già violato da Teheran) – questo nuovo rapporto con la Repubblica Islamica di Khamenei, debba essere fondato su delle condizioni ben precise. Condizioni che, in primis, contemplino il rispetto dei diritti umani, dei diritti delle minoranze e dei diritti di genere. Purtroppo, dall’arrivo di Rouhani al potere, tutti questi diritti sono deteriorati drammaticamente.

Come donna, come democratica e come anti-fascista, Le chiediamo di non aprire le porte della Sua regione all’Iran, senza prima aver verificato un reale cambiamento nel comportamento del regime fondamentalista. Un cambiamento sinora ancora lontano dal realizzarsi.

Cordialmente,

Collettivo No Pasdaran