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Ban Ki Moon, il Segretario delle Nazioni Unite, ha fatto infuriare le grandi potenze. Ieri, infatti, era il giorno il Consiglio di Sicurezza ha ascoltato il primo report del Segretariato Generale in merito all’implementazione della Risoluzione ONU 2231 (testo), ovvero la Risoluzione che ha legittimato l’accordo nucleare con l’Iran e soprattutto la fine di molte delle sanzioni contro la Repubblica Islamica.

Ovviamente, neanche a dirlo, tutti i sostenitori dell’Iran Deal – Stati Uniti in testa – si aspettavano unicamente un endorsement silezioso da parte del Segretario Generale, visto dall’Amministrazione Obama come un mero esecutore del volere geopolitico di Washington. Purtroppo per Samantha Powell, Ambasciatrice USA alle Nazioni Unite, cosi e’ stato solamente in parte. Per un verso, infatti, il report di Ban Ki Moon ha continuato a sostenere la necessita’ di tutelare l’accordo. Per un altro , pero’, pur usando toni diplomatici, il report ha denunciato le violazioni dell’accordo da parte di Teheran (UN.org).

Le violazioni riscontrare nel report, sono almeno quattro:

  1. I test missilistici compiuti dall’Iran in questo ultimo anno. Test che, secondo Ban Ki Moon, non rispettano lo spirito costruttivo della Risoluzione 2231. In questo senso vogliamo ricordare che, il 28 Marzo del 2016 gli Ambasciatori di Francia, USA e Gran Bretagna alle Nazioni Unite, scrissero chiaro e tondo in una lettera, che i test missilistici compiuti dall’Iran nel Marzo 2016, rappresentavano una chiara violazione dell’Allegato B della risoluzione 2231, consideranco che i missile balistici iraniani erano “intrisecamente capaci” di trasportare armi nucleari (Daily Mail);
  2. Per quanto concerne il trasferimento di armamenti, il report ricorda il sequesto, avvenuto lo scorso aprile nel Golfo di Oman, di una nave carica di armi da parte della marina americana. La nave, secondo le indagini, era partita dall’Iran. Tra le altre cose, il report sembra non menzionare il fatto che, appena un mese prima, un’altra nave carica di armamenti partita dall’iran era stata bloccata dalla marina australiana. Entrambi i carichi di armi erano destinati ai ribelli Houthi in Yemen (USNI News);
  3. Il report denuncia la partecipazione di diversi gruppi iraniani, alla Quinta Esibizione della Difesa in Iraq, organizzata a Baghdad tra il 5 e l’8 marzo 2016. Una esibizione che ha permesso alle societa’ iraniani produttrici di armamenti e tecnologia militare, di esportare armi fuori dall’Iran, senza preventivamente avvertire il Consiglio di Sicurezza, come previsto dal paragrafo 6 dell’Allegato B della Risoluzione 2231. Tra le societa’ che hanno preso parte all’esibizione, c’era anche DIO (Defense Industries Organization), controllata direttamente dal Ministro dell’Intelligence iraniano e da sempre coinvolta nel traffico di materiale nucleare e missilistico. La DIO e’ inserita nella lista delle organizzazioni citate dalla risoluzione 2231, ovvero di coloro sono state tolte dalla lista delle sanzioni, ma devono ottenere un permesso per poter trasferire il loro materiale all’esterno;
  4. Infine il testo cita i viaggi fuori dall’Iran compiuti da Qassem Soleimani, capo della Forza Qods. Solemaini, vergognosamente, e’ stato inserito nella lista di coloro che possono godere della sospensione delle sanzioni internazionali (nonostante l’assurdo diniego di Kerry). Nonostante tutto, per compiere viaggi fuori dall’Iran, il comandate Pasdaran ha bisogno di una autorizzazione da parte di “tutti gli Stati” contraenti l’accordo, per poter lasciare la Repubblica Islamica. Neanche a dirlo, Soleimani ha dato zero importanza a questo limite, visitando liberamente Mosca, Baghdad e Damasco in questo ultimo anno.

Come suddetto, il report di Ban Ki Moon ha fatto infuriare le grandi potenze, con Stati Uniti e Russia unite nel criticare il Segretario delle Nazioni Unite per “aver ecceduto il suo mandato”. Al ridicolo non c’e’ mai fine…

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Qualche giorno fa il Bahrain ha deciso di ritirare la cittadinanza al clerico sciita Isa Qassim leader spirituale del partito sciita al Wefaq (pochi giorni prima, tra le altre cose, Manama aveva sospeso le attivita’ di al-Wefaq).

Isa Qassim e’ noto per essere politicamente ed ideologicamente vicino all’Ayatollah Khamenei, Guida Suprema dell’Iran. Secondo quanto dichiarato dal Ministero dell’Interno del Bahrain, la decisione di revocare la cittadinanza all’Ayatollah Qassim deriva dall’uso politico che egli ha fatto della religione, proprio con il preciso scopo di aizzare la minoranza sciita contro le forze di sicurezza e di fomentare lo scontro settario nel Paese. Non solo, sempre secondo Manama, l’Ayatollah sciita ha ricevuto dei fondi illeciti dall’Iran e dall’Iraq, bypassando le leggi finanziare della monarchia del Golfo (Bahrain Embassy UK).

A pochi giorni dalla decisione del Governo (sovrano) di Manama di revocare la cittadinanza all’Ayatollah Qassim, e’ arrivata la risposta del regime iraniano: Qassem Soleimani, comandante della Forza Qods, ha minacciato il Bahrain di essere pronto a provocare una “sanguinosa Intifada” al fine di “rovesciare la monarchia degli al-Khalifa” (New York Times, Tehran Times)

Soleimani, un terrorista e niente più

Qassem Soleimani e’ un terrorista. Lo diciamo chiaro, perché finisca immediatamente questa riscrittura della storia – promossa dal regime iraniano e dai suoi proxy – che vede il Comandante della Forza Qods divenire una specie di “Garibaldi” dei XXI secolo.

Qassem Soleimani e’ un terrorista nei fatti, riconosciuto come tale anche dalle sanzioni internazionali. Un Occidente cieco, purtroppo, sta permettendo che questo terrorista viaggi liberamente tra Damasco-Baghdad e Mosca, dipingendo lui e i suoi uomini come degli eroi nella lotta contro Daesh.

Peccato che a Soleimani di Daesh non importa molto. Anzi: come comandante della Forza Qods, egli ha contribuito a creare Isis, finanziando il peggior jhadismo sunnita legato ad al-Qaeda in Iraq e ordinando ad Assad di rilasciare numerosi terroristi sunniti dalle carceri siriane, con il preciso scopo di cancellare l’opposizione ad Assad non salafita.

Il solo interesse di Soleimani e’ quello di espandere il potere del regime khomeinista fuori dai confini della Repubblica Islamica, proprio secondo il mandato che egli ha ricevuto, quando ha preso il comando della Forza Qods. Una unita’ speciale dei Pasdaran, il cui preciso scopo e’ quello di espandere e perpetuare il carattere rivoluzionario dell’ideologia khomeinista.

Le divisioni tra Ministero degli Esteri e Pasdaran

Le parole minacciose di Qassem Soleimani contro il Bahrain, non sembrano essere solamente una minaccia contro Manama. Secondo alcuni osservatori, questa sarebbe la risposta dei Pasdaran alla decisione del Ministro degli Esteri Zarif di sostituire il Vice Ministro degli Esteri per gli Affari Arabi e Africani  Hossein Amirabdollahian.

Hossein Amirabdollahian e’ infatti uno degli uomini chiave che hanno promosso la strategia di profondo interventismo iraniano in Siria. Pochi giorni fa, come suddetto, Zarif ha deciso di sostituire  Amirabdollahian con il portavoce del Ministero degli Esteri Hossein Jaberi Ansari e di nominare a nuovo portavoce Bahram Qasemi (tra le altre cose anche ex Ambasciatore iraniano in Italia).

Hossein Amirabdollahian era molto gradito ai Pasdaran e ci sono voci che egli sia uno dei tanti diplomatici iraniani appartenenti alle Guardie Rivoluzionarie. Le parole di Soleimani, quindi, sarebbero anche un indiretto messaggio a Zarif, in merito alla indisponibilità dei Pasdaran a fare passi indietro rispetto al loro profondo coinvolgimento nella politica estera del Paese e nell’espansione del potere di Teheran fuori dai confini.

Il Ministero dell’Intelligence contro Zarif?

In Iran diversi media e gli stessi Basij, hanno collegato la sostituzione di Amirabdollahian all’incontro tra Zarif e Kerry avvenuto ad Oslo il 15 giugno scorso. Per loro, la decisione del Ministro degli Esteri iraniano sarebbe l’esito di una diretta richiesta del Segretario di Stato Americano, al fine di favorire una soluzione per il conflitto siriano (e probabilmente una uscita di scena di Assad).

Difficile dire se questo sia vero. Quello che e’ noto, invece, e’ che il Ministro dell’Intelligence iraniano Mahmoud Alavi ha incontrato i parlamentari iraniani in un incontro a porte chiuse. Peccato che questo incontro a porte chiuse, e’ diventato di dominio pubblico. Secondo quanto riporta il Tehran Times, Alavi avrebbe rassicurato i parlamentari iraniani sulla continuazione della strategia del regime in materia di sicurezza, evidenziando che “un cambio di persone non indica un cambio di politica” (Tehran Times).

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Abbas Araghchi e’ probabilmente oggi uno dei diplomatici iraniani più noti. Vice Ministro degli Esteri per gli Affari Legali e Internazionali, Araghchi e’ stato uno degli uomini chiave di Teheran nel negoziato sul nucleare portato avanti con l’Occidente.

Grazie al suo inglese fluente – ha conseguito un dottorato alla Università di Kent in Gran Bretagna – Araghchi e’ stato considerato dal team di negoziatori del P5+1, probabilmente il partner preferenziale durante le fasi che hanno preceduto l’accordo raggiunto a Vienna nel luglio del 2015.

In questi giorni, pero’, una indiscrezione clamorosa e’ uscita dall’Iran: secondo quanto dichiarato dal comandante Pasdaran Javad Mansouri, il negoziatore Abbas Araghchi sarebbe un membro della Forza Qods. Non solo, nella stessa intervista per un magazine in Farsi, Mansouri ha ammesso – ormai e’ noto – che diversi diplomatici iraniani non solo altro che dei membri dei Pasdaran, infiltrati all’interno del Ministero degli Esteri (BBC Persian). In particolare, Mansouri ha fatto riferimento agli ambasciatori iraniani in Siria, Libano e Iraq (al-Monitor).

Pasdaran infiltrati da diplomatici: una pratica nota del regime iraniano

Escluso il caso di Araghchi – la cui eventuale conferma di appartenenza ai Pasdaran sarebbe clamorosa – e’ noto in tutto il mondo che molti diplomatici iraniani non sono altro che agenti delle Guardie Rivoluzionarie. Basti qui pensare che la creazione di Hezbollah, il gruppo terrorista libanese, e’ stata decisa dall’Ambasciata iraniana a Damasco, in particolare da Ali Akbar Mohtashemi e da uno dei comandanti dei Pasdaran,  tale Ahmad Kan’ani (all’Ambasciata di Damasco si tennero gli incontri per l’organizzazione degli attacchi contro le forze americane e francesi presenti in Libano).

Ancora, ricordiamo i drammatici casi di Berlino e Buenos Aires: nella capitale tedesca, nel settembre del 1992, quattro membri dell’opposizione curdo-iraniana furono uccisi nella strage del ristorante Mykonos. Le indagini rivelarono il coinvolgimento nell’attentato dell’allora Ambasciatore iraniano a Berlino, Seyyed Hossein Mousavian. Dopo l’attentato quattro diplomatici iraniani furono espulsi dalla Germania e lo stesso Mousavian fu richiamato d’urgenza a Teheran. Oggi, purtroppo, Mousavian e’ stato accettato come ricercatore all’università americana di Princetown, dove continua la sua attivita’ di lobby per il regime, spacciandosi per un moderato.

Il caso argentino e’ ancora più drammatico: nel 1994 una bomba distrusse il palazzo dell’organizzazione ebraica AMIA, lasciando sul terreno oltre 80 morti. Le indagini, che il Governo argentino ha cercato di insabbiare, hanno rivelato non solo il coinvolgimento di tutto l’establishment politico iraniano, ma anche di Mohsen Rabbani, all’epoca attache’ culturale iraniano nella capitale argentina (Interpol). Purtroppo l’aver rivelato le responsabilità del regime iraniano nell’attentato dell’AMIA e’ costato la vita al coraggioso procuratore argentino Alberto Nisman.

I casi recenti

Cambiano gli anni ma le pratiche del regime iraniano restano sempre le stesse. Per parlare dei casi più recenti, basta ricordare quanto accaduto in Iraq e in Uruguay. In Iraq, storia molto nota, l’allora capo delle Forze Americane a Baghdad, Generale Petraeus, venne contattato dal capo della Forza Qods Qassem Soleimani. Soleimani, che ormai entra e esce dalla Siria e dall’Iraq a piacimento, disse chiaramente a Petraeus che l’ambasciatore iraniano a Baghdad non era altro che un membro della Forza Qods (New Yorker). Non e’ un caso che, ancora oggi, Petraeus partecipi a numerose conferenze, sottolineando che il problema principale degli USA in Iraq non e’ l’Isis, ma l’imperialismo iraniano.

Nel febbraio del 2015, quindi, il Governo uruguayano decise di espellere un diplomatico iraniano, dopo aver scoperto che quest’ultimo stava organizzando un attentato contro l’Ambasciata di Israele a Montevideo (No Pasdaran).

Come dimostrato, non e’ assolutamente possibile avere fiducia dei diplomatici iraniani. Troppo spesso, infatti, le loro posizioni sono solo coperture per portare avanti le pratiche terroriste dei Pasdaran iraniani!

 

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La stampa iraniana ha laudamente celebrato la visita del Primo Ministro Matteo Renzi. Cosi come ha celebrato il fatto di aver accolto l’ospite fiorentino nel Palazzo Saadabad, un complesso costruito durante l’era monarchica in Iran e poi, ovviamente, preso dal regime iraniano dopo la rivoluzione del 1979 (Mehr News).

Anche qui, Matteo Renzi ha elogiato in conferenza stampa l’Iran, sottolineando come Teheran può dare stabilita’ a tutta la Regione. In particolare, in questo senso, il Premier italiano ha rimarcato la comune lotta contro Isis, ovvero contro il jihadismo sunnita.

Ed ecco la beffa: probabilmente l’ex sindaco fiorentino – un tempo in prima linea nel sostegno all’opposizione iraniana – non era a conoscenza che proprio nel Palazzo Saadabad risiedeva il Dipartimento Imam Ali delle forze speciali dei Pasdaran, ovvero la Forza Qods.

Secondo quanto riportato nel testo di Yosef Bondanski “Bin Laden, l’uomo che ha dichiarato guerra all’America”, nel 1992 proprio nel Palazzo Saadabad venivano trasferiti i jihadisti sunniti che arrivavano da tutto il mondo, in primis dai Paesi Arabi. Qui ricevevano l’addestramento necessario a compiere i loro attentati, sotto il monitoraggio dell’allora capo della Forza Qods Ahmad Vahidi, poi divenuto Ministro della Difesa e ora – grazie a Rouhani – divenuto capo del Centro di Studi Strategici delle Forze Armate (Asharq al-Awsat).

Ovviamente, i jihadisti sunniti che arrivavano da Paesi “secolari”, ricevevano sempre presso il Palazzo Saadabad una istruzione teologica, sempre gestita totalmente dai Pasdaran…(Bin Laden: The Man Who Declared War on America).

Pretendere che il Primo Ministro Italiano conoscesse questa storia, forse, sarebbe  stato eccessivo. Pretendere pero’ che l’Italia sia a conoscenza del ruolo del regime iraniano nel sostegno al jihadismo sunnita, rappresenta un dovere. L’Iran ha per anni ospitato una cellula di al Qaeda e ha attivamente contribuito alla crescita e lo sviluppo di quello che oggi e’ il Califfato Islamico (No Pasdaran).

Questa ignoranza non e’ in alcun modo giustificabile!

General Mohammad Ali Jafari is seen in this 2005 file photo. Iran's highest authority, Supreme Leader Ayatollah Ali Khamenei, on September 1, 2007 replaced the commander of the Revolutionary Guards, a force U.S. officials have said Washington may label a terrorist group. Guards commander-in-chief Yahya Rahim Safavi was replaced by Jafari, who has been a commander in the Guards, Khamenei said in an order reported by state television. No reason was given for the move. REUTERS/Stringer/Files (IRAN) - RTR1TCEB

Parla il Capo dei Pasdaran e non usa mezzi termini per dichiarare i reali obiettivi del regime. Parlando a venerdì scorso davanti ai Basij, Mohammad Ali Jafari, ha dichiarato che l’Iran stra creando una sola nazione islamica con Iraq, Siria e Yemen (EA World View). Nello stesso discorso, Jafari ha ribadito l’importanza dell’intervento dei Pasdaran in Siria e minacciato il Governo, ribadendo la necessita’ di opporsi alle forze “della sedizione” presenti all’interno della Repubblica Islamica. Alla fine del suo discorso, in piena estasi religiosa, Jafari ha affermato: “Se Dio vuole, questa unita’ continuerà sino all’arrivo dell’Imam Nascosto, il dodicesimo Imam aspettato dai Mussulmani Sciiti”. Le parole di Jafari sono arrivate nello stesso giorno in cui i Basij mettevano in atto una simulazione (video in basso) della conquista Israele e della presa della Moschea di al Aqsa a Gerusalemme (qualcosa al limite del ridicolo…).

Sempre parlando di Pasdaran, riportiamo la notizia – non verificabile – del ferimento del Generale Qassem Soleimani ad Aleppo. Secondo quanto riportato dall’opposizione siriana e iraniana, il Capo della Forza Qods, sarabbe stato gravemente ferito durante un attacco con missili anti-carro contro il tank in cui si trovava. Nell’attacco, un altro Pasdaran iraniano sarebbe deceduto. Trasferito d’urgenza a Teheran, Soleimani sarebbe ora ricoverato in ospedale. Secondo alcuni (Twitter), quindi, il ferimento di Qassem Soleimani sarebbe addirittura stato confermato dalle stesse Guardie Rivoluzionarie (e alcuni parlando di una sua morte in seguito alle ferite). Ribadiamo: la notizia del ferimento (ne tantomeno della morte) del generale iraniano non e’ per il momento confermabile con certezza. Per ora la sola conferma del ferimento di Soleimani arriva dalla pagina Facebook giornalista iraniano Amir Mousawi (Facebook). Alcuni pero’ sostengono che questa pagina Facebook sia un fake.

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=sf2Pp0ZrR_E%5D

 

 

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Tra pochi mesi l’Iran inizierà a ricevere i 150 miliardi di dollari previsti dalla sospensione delle sanzioni internazionali. La domanda successiva e’ la seguente: come userà la Repubblica Islamica questi soldi? Immetterà questa liquidità unicamente a beneficio del popolo iraniano – in grave crisi sociale ed economica – o devierà questi finanziamenti (come tradizione) verso il terrorismo internazionale? Alcuni analisti anche italiani, talvolta assai vicini a Via Nomentana…, si prodigano nel sottolineare le necessita’ del regime nel non deviare i soldi che arriveranno dall’Occidente. Una balla colossale, soprattutto considerando non solo la storia della Repubblica Islamica, ma anche i recenti sviluppi (o meglio inviluppi) in Medioriente.

Il regime iraniano e’ immischiato fino al collo nel sostegno a gruppi terroristi e milizie jihadiste sciite, impegnate nella propagazione del messaggio di Khomeini nel mondo. Un impegno che – indipendentemente dalle volontà dei realisti in Iran – e’ imposto dall’alto, ovvero dalla Guida Suprema e dai Pasdaran. Questo dato non e’ confermato solamente dal ruolo del regime iraniano oggi nella regione e dalla sua natura imperialista, ma anche dai messaggi e i dati che provengono da alcune ricerche da importanti centri di ricerca.

Per quanto concerne i “messaggi”, invitiamo i lettori a guardare il documentario prodotto dal Center for Near East Policy Research e realizzato da alcuni registi arabi all’interno della Striscia di Gaza. Non solo il video mostra la vergogna in cui Hamas fa crescere le nuove generazione di palestinesi, ma anche l’odio che viene loro inculcato durante gli addestramenti militari. Addestramenti, che rubano ai bambini ogni tipo di diritto all’infanzia. Il regime iraniano – nonostante le divisioni sulla Siria – continuerà a finanziare Hamas e le altre organizzazioni terroriste palestinesi, allo scopo di distruggere Israele, cosi come promesso dalla stessa Guida Suprema Ali Khamenei pochi giorni fa (Good Morning Iran).

Non solo: grazie alla fine delle sanzioni internazionali – che non verranno mai più ripristinate, al di la’ della retorica – Teheran aumenterà i finanziamenti ad Hezbollah (un vero e proprio Stato nello Stato in Libano), al regime di Bashar al Assad, alle milizie sciite in Iraq e agli Houti in Yemen. Nonostante i diplomatici Occidentali e lo stesso Presidente americano Obama tendano a sottolineare che l’Iran spende “solo” 15 miliardi di dollari l’anno per la difesa, nel Marzo del 2015 il Parlamento iraniano ha approvato un budget per la difesa di 300 miliardi di dollari! Lo stesso centro di ricerca del Congresso americano – su richiesta del Senatore Kirk – ha rilasciato un documento in cui analizza in termini monetari i finanziamenti al terrorismo internazionale da parte della Repubblica Islamica, ammettendo implicitamente come l’alleggerimento delle sanzioni internazionali aiuterà la perpetuazione di questa attività criminale (Free Beacon).

Per la cronaca, secondo quanto ammette il Congresso americano, il regime iraniano spende annualmente per Assad 20 miliardi di dollari l’anno, tra i 20 e i 25 miliardi di dollari l’anno per Hamas e tra i 100 e i 200 miliardi di dollari l’anno per Hezbollah. Cifre da capogiro, sottratte direttamente al popolo iraniano (Clarion Project). Un popolo che, non a caso, quando scese in piazza per dimostrare contro il regime urlo’ forte “Ne con Gaza, Ne con il Libano, La mia vita solo per l’Iran” (Youtube).

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Iraqi Shia fighters salute the shrine of Sayyida Zeinab in Damascus.

I leader iraniani lo hanno detto chiaro: per salvare Bashar al Assad e il suo regime, Teheran e’ davvero pronto a tutto. In una intervista con il giornale pro Hezbollah “al Akhbar”, Ali Velayati – ex Ministro degli Esteri e attuale Direttore del potente Centro di Ricerca Strategica – ha dichiarato che “la sicurezza della Siria e la sua indipendenza sono una parte inseparabile della sicurezza della Repubblica Islamica“. Incontrando lo Speaker del Parlamento siriano Mohammad Jihad al Laham, giunto in visita a Teheran per conferire con i massimi vertici iraniani, il Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, Ali Shamkhani, ha affermato che “la Siria rappresenta la prima linea di difesa delle terre mussulmane contro il regime sionista“. Infine, ad intervenire sulla Siria e’ stato lo stesso Presidente Hassan Rouhani che, senza girarci troppo intorno, ha ribadito l’impegno iraniano a restare al fianco di Bashar al Assad fino alla fine.

Sul terreno in Siria, pero’, la situazione per Bashar al Assad si e’ fatta negli ultimi tempi davvero disperata. Teheran ha dovuto dislocare in Iraq molti jihadisti sciiti impegnati, inizialmente, nella guerra siriana. I ribelli e i jihadisti pro al Qaeda di al Nusra, quindi, nonostante il doppio fronte su cui combattono (contro Isis e contro Assad), sono riusciti a sfondare in diverse aree molto vicine all’enclave Alawita. Proprio per questo, come noto, il centro della battaglia e’ divenuta la città di Aleppo, ove l’aviazione di Assad, praticamente, combatte al fianco dei terroristi dell’Isis (si legga il tweet dell’Ambasciata USA in Siria). Proprio allo scopo di evitare la caduta di Bashar al Assad, il Generale iraniano Qassem Soleimani – dopo essersi fatto almeno 100 selfie in Iraq – e’ stato costretto a ritornare velocemente in Siria, stavolta senza smart-phone al suo fianco.

L’esito della visita di Soleimani, secondo le indiscrezioni che e’ possibile raccogliere sui media sarebbe questo:

  • Secondo il quotidiano libanese Daily Star, l’Iran avrebbe già inviato 15000 jihadisti sciiti in Siria (Iraniani, Iracheni e Afghani). I mercenari sarebbero stati dispiegati nell’area di Latakia, a difesa dell’enclave Alawita e in proiezione di Aleppo. Soleimani stesso, avrebbe visitato l’area di Latakia;
  • Soleimani avrebbe nominato un Generale Pasdaran (probabilmente il suo nome e’ “Afara”) come coordinatore tra quello che resta dell’esercito siriano fedele ad Assad e i jihadisti di Hezbollah (fonte Al Hadath News);
  • 7000 mercenari sciiti, in larga parte iracheni, sarebbero stati dispiegati a difesa della capitale Damasco. La notizia e’ stata diffusa dalla agenzia AFP e la fonte sarebbe direttamente un rappresentante delle forze di sicurezza fedeli al dittatore Assad.

In conclusione e’ importante riportare la denuncia del Future Movement-FM libanese – il partito politico di Saad Hariri e Fouad Siniora – contro le iniziative di Hezbollah nella Valle della Bekaa. Secondo il FM, infatti, il Partito di Dio starebbe pianificando di creare una nuova milizia nella Valle della Bekaa, modellata sulla milizia irachena della Forza Popolare di Mobilitazione. Un piano che, se realizzato, porterebbe anche il Libano – nuovamente – all’interno del conflitto settario tra Sciiti e Sunniti e all’espulsione delle comunità arabe non sciite dal sud del Libano. Per il Parlamentare libanese Mohammad Hajjar, l’obiettivo di Hezbollah sarebbe quello di “ripetere in Libano la strategia iraniana di creare distruttive milizie settarie, come avvenuto in Siria, Iraq e Yemen”.

Aviazione di Assad bombarda i civili di Aleppo, in aiuto ai jihadisti di Isis

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