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kirkuk khamenei

Nonostante le smentite degli Stati Uniti, le milizie sciite filo iraniane dell’Hashd al-Shaabi – Forza di Mobilitazione Popolare – stanno partecipando attivamente alla guerra contro i curdi iracheni.

Una nuova dimostrazione di quanto affermato, arriva direttamente dal palazzo del Governatorato di Kirkuk: qui, infatti, un membro dell’Hashd al-Shaabi si e’ ripreso mentre parlava dall’interno dell’edificio, insultando le forze Peshmerga. Alle sue spalle, impossibili da non vedere, sono ben in vista i quadri della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei.

Ovviamente, all’offensiva militare ne sta seguendo una diplomatica: il Presidente iracheno Fuad Masum, curdo, e’ volato a Suleimaniya per mediare un accordo tra le parti. Gli Stati Uniti hanno chiesto la fine delle violenze ma, sinora, sembra che abbiano unicamente ottenuto il ritiro dell’Hashd al-Shaabi dall’area centrale di Kirkuk.

Chi sta massimizzando il profitto, quindi, e’ proprio l’Iran: Qassem Soleimani, a cui in teoria sarebbe proibito uscire dall’Iran, sta ormai da giorni nel Kurdistan iracheno, guidando l’azione delle forze paramilitari sciite e inviando a Barzani gli ultimatum di Khamenei.

Non e’ certamente dato sapere come si concludera’ lo scontro nel Kurdistan iracheno. Quello che e’ certo e’ che, l’Iraq del dopo Isis, sembra avere le stesse connotazioni e problematiche di quello che ha preceduto l’arrivo del Califfato, ovvero un drammatico mix di tribalismo, corruzione ed influenze esterne, in primis quelle del regime iraniano.

Un mix pericoloso, che potrebbe davvero portare il Paese verso una guerra civile senza confini…

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Protesters carry posters of Shi'ite cleric al-Sadr and Ayatollah al-Sistani during a demonstration against U.S. forces in Kut

Secondo fonti irachene vicine ad al-Sadr, sia Moqtada al-Sadr che il Grand Ayatollah al-Sistani, hanno rifiutato di incontrare l’inviato di Khamenei, Mahmoud Hashemi Shahroudi.

Shahroudi, potente capo del Consiglio per il Discernimento – e tra i possibili successori dello stesso Khamenei – era arrivato in Iraq per cercare di riunire il fronte sciita iracheno e di chiedere ai due maggiori leader di questa Comunità religiosa – Sistani e al-Sadr – di sostenere l’ex Premier iracheno Nuri al Maliki.

Non solo Shahroudi e’ tornato a casa a mani vuote, ma non e’ stato neanche ricevuto dai suoi interlocutori. Volontariamente, la notizia e’ stata fatta circolare proprio dagli ambienti di Moqtada al-Sadr, ormai in rotta totale con Teheran. Al-Sadr, negli ultimi mesi, ha preso una serie di posizioni critiche verso la Repubblica Islamica e i suoi proxy in Iraq.

In particolare, al-Sadr ha chiesto lo scioglimento della Forza di Mobilitazione Popolare e l’inclusione della stessa nell’esercito iracheno, e ha iniziato un tour regionale nei Paesi arabi sunniti – sia in Arabia Saudita che negli Emirati Arabi Uniti – allo scopo di evitare nuovamente la spaccatura dell’Iraq su basi settarie.

Va aggiunto che, alle frizioni descritte in alto, va aggiunto il recente accordo firmato dall’esercito libanese e da Hezbollah, con Isis in Siria. Un accordo considerato un tradimento da parte degli iracheni e che vedrà numerosi terroristi del Califfato trovare campo libero per schierarsi nuovamente ai confini tra Siria e Iraq.

Lungi dal comprendere il messaggio che parte della Comunità irachena sciita sta inviando a Teheran – ovvero “non immischiatevi più'” –  l’inviato del regime iraniano ha fatto sapere che non intende retrocedere di un passo, ovvero che non muterà il suo sostegno alle milizie sciite irachene sotto il suo controllo.

Il destino dell’Iraq, quindi, sembra essere quello di un nuovo scontro settario, non solo tra le diverse Comunità etniche e religiose (sciiti-sunniti, Kurdistan, triangolo sunnita), ma anche all’interno della stessa componente sciita, spaccata tra la fedelta’ a Teheran e quella a Baghdad…

Protesta a Baghdad dei Sadristi contro l’influenza iraniana in Iraq

child soldiers

Con i soldi e le armi del regime iraniano, la Forza di Mobilitazione Popolare irachena – anche nota come Hashd al-Shaabi – recluta e addestra dei bambini soldati nella Provincia del Kurdistan.

Quando affermato e’ stato denunciato dalle agenzie di stampa curde irachene. In particolare, e’ stato rivelato e provato con un video (che mostriamo in basso) che esiste una base appositamente creata presso Kirkuk e che lo scopo preciso di questo addestramento, e’ quello di mandare questi minorenni in guerra contro Isis. Cosi facendo, come noto, si violano le normative a tutela dei minori previste dalle normative internazionali promosse dalle Nazioni Unite.

Dopo la denuncia, il Consiglio Provinciale di Kirkuk ha annunciato che farà immediatamente partire una precisa investigazione. La parte peggiore, purtroppo, e’ che la Forza di Mobilitazione Popolare, pur essendo praticamente un proxy del regime iraniano, e’ stata riconosciuta dal Governo centrale di Baghdad (nonostante, ribadiamo, prenda ordini da Teheran).

Chiediamo che, dopo questa rivelazione, le autorità europee e italiane, condannino con fermezza  le pratiche del regime iraniano e delle milizie terroriste create e controllate dai Pasdaran.

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Pochi analisti e soprattutto pochi media pongono veramente attenzione all’Iraq, quando parlano del cosiddetto “Siraq” (Siria + Iraq). Quasi sempre, infatti, i media si concentrano sulla Siria, guardando alla crisi irachena con un occhio quasi marginale. In realtà, nonostante la tragedia umana della guerra siriana, in Iraq si sta giocando una partita centrale per i futuri assetti geopolitici mediorientali. 

Il regime iraniano, ormai da anni, sta lavorando per prendere il controllo di buona parte dell’Iraq. Lo sta facendo attraverso il Parlamento iracheno, soprattutto cercando di riportare al potere l’ex premier al-Maliki, attraverso il controllo dei gruppi paramilitari – in primis la Forza di Mobilitazione Popolare, riconosciuta ufficialmente anche da Baghdad – e attraverso la creazione di centri di controllo politici, anche in aree prettamente sunnite, quali Musul.

Proprio a Mosul, come denuncia il quotidiano arabo Asharq al-Awsad, la Forza Qods dei Pasdaran ha aperto dei nuovi uffici speciali. Entrando nella capitale del Provincia di Nineveh, cuore del sunnismo iracheno, i Pasdaran iraniani puntano a coltivare le relazioni con i capi tribù sunniti locali, allo scopo di convincerli ad accettare il potere iraniano per mezzo di armi e soldi. Questi uffici sarebbero sotto il controllo diretto di capi della Forza di Mobilitazione Popolare e soprattutto dell’ex Premier iracheno al-Maliki che, grazie a questo sistema di corruzione, mira a vincere le prossime elezioni parlamentari irachene previste per il 2018 (mei.edu). A questo si aggiunga che, proprio in questi giorni, e’ stato ufficialmente nominato il nuovo ambasciatore iraniano in Iraq: come preannunciato, si tratta di Iraj Masjedi, già comandante della Forza Qods e consigliere personale di Qassem Soleimani (BBC Persian).

In queste ore, il Vice Presidente iracheno Ayad Allawi, ha rivelato che uno dei leader della Forza di Mobilitazione Popolare, si e’ recato in Iran per discutere della ripartizione interna dei profughi dell’area strategica di Jurf al Sakhar, vicino alla capitale Baghdad. Jurf al Sakhar e’ stata ripresa ad Isis nel 2014, ma oltre 12000 abitanti – sunniti – sono stati evacuati coattivamente dalla città e, ad oggi, non e’ stato consentito loro di tornare. Nonostante parte del Governo iracheno di al-Abadi stia premendo per un loro ritorno – nell’ottica di una riconciliazione nazionale – i potenti gruppi filo-iraniani della Forza di Mobilitazione Popolare, hanno sinora posto il veto (mei.edu).

Tutto questo ragionamento, va collegato al tentativo iraniano di controllare la città di Shirqat, distretto del Governatorato di Salah al-Din, a forte maggioranza sunnita e curda. Qui, infatti, Teheran sta cercando di costruire un corridoio che, dall’Iran, si dispieghi verso la provincia di Diyala, oggi a maggioranza sciita, verso la Provincia di Kirkuk e – come suddetto – la città di Shirqat.

Riuscire a fare questo, permetterebbe ai Pasdaran di avere un accesso diretto alla Siria, passando per Tal Afar e le montagne del distretto di Sinjar.

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Ecco, questo articolo potrebbe aprirsi cosi: “Caro Occidente, se almeno non vuoi dare retta alla logica, ascolta la voce dei tuoi alleati curdi”. Perché, sommariamente, di questo si tratta. Non c’e’ miglior risposta a chi propone una alleanza con l’Iran per sconfiggere Isis, di questa denuncia che arriva direttamente dai Curdi, ovvero da una delle forze scelte dall’Occidente per sconfiggere il Califfato.

Secondo quanto denunciando le forze curde, infatti, l’Iran ha avviato una massiccia campagna di reclutamento di jihadisti sciiti da inserire nella sua proxy milizia irachena Hashd al-Shaabi.  Una campagna che avrebbe portato oltre 5000 nuovi miliziani all’interno di questa organizzazione. Tra loro, denunciano dal Kurdistan, ci sono quasi 2000 curdi sciiti. Secondo Erbil, quindi, lo scopo di questa campagna di reclutamento non e’ tanto la lotta contro il Califfato, ma quella contro le forze sunnite curde dei Peshmerga (AINA).

“Hashd al-Shaabi” – anche nota come Forza di Mobilitazione Popolare – rappresenta un ombrello di organizzazioni sciite, creata in seguito ad una fawta emanata dall’Ayatollah al Sistani nel 2014. Nonostante l’obiettivo di al-Sistani fosse quello di creare una forza non settaria, per combattere il Califfato, il regime iraniano ha presto agito per prendere il controllo dell’organizzazione. Basta un breve sguardo alle milizie che compongono Hashd al-Shaabi, per capire che, i comandanti dell’organizzazione rispondono direttamente a Qassem Soleimani, Comandante della Forza Quds (Orsam). Non solo: e’ da tempo noto che l’Iran non gradisce il Governo di Barzani nel Kurdistan iracheno, considerato troppo indipendente. Quindi, a dispetto di diverse collaborazioni, Teheran ha da tempo messo in moto azioni politiche e militari per provocare una rivolta nel Kurdistan iracheno (No Pasdaran, No Pasdaran).

Scontri tra i Peshmerga e le unita’ della Forza di Mobilitazione Popolare sono già avvenuti. L’ultimo di questi scontri e’ accaduto lo scorso 12 Novembre, presso il checkpoint di Tuz Khurmatu, la principale autostrada tra Baghdad e Kirkuk. Lo scontro, durato tre giorni, ha provocato 21 feriti. Una rivalità che si aggiunge a quella già da tempo in corso tra i Curdi e i miliziani sciiti dell’Organizzazione Badr, anche loro al servizio dell’Iran (l’Organizzazione Badr e’ la formazione più importante della Forza di Mobilitazione Popolare).

Nel giugno scorso, Amnesty International ha pubblicamente denunciato Hashd al-Shaabi, accusandola di essere solamente l’ennesima milizia settaria e di portare avanti vere e proprie azioni di pulizia etnica verso i sunniti (East Online). Purtroppo, l’Occidente sta attivamente sostenendo questa milizia, non rendendosi conto che lo stesso Primo Ministro iracheno al-Abadi – ormai avverso a Teheran – ne ha praticamente perso il controllo. Aumentare il potere della Forza di Mobilitazione Popolare, quindi, significa solamente aumentare il potere dell’Iran in Iraq e amplificare lo scontro settario in Medioriente.

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L’Occidente vede nei curdi Iracheni (anche noti come Peshmerga), la principale forza di opposizione al fondamentalismo islamico e alle atrocità di Isis. Questa idea, ovviamente, si e’ giustamente rafforzata dopo l’eroica resistenza delle forze curde a Kobane, citta’ siriana divenuta il simbolo della lotta contro il Califfato islamico. Orbene, se l’Occidente intende seriamente prendere sul serio la guerra dei curdi e il grido di dolore degli Yazidi, farebbe bene ad ascoltare totalmente – e non solo parzialmente – le richieste e gli avvertimenti che arrivano dai leader al potere nel Kurdistan iracheno.

Proprio in questi giorni, infatti, il Presidente curdo Barzani ha diverse volte espresso molto chiaramente la volontà di non vedere le milizie sciite, al servizio del regime iraniano, calpestare il territorio del Kurdistan iracheno. Questo avvertimento, molto chiaro, e’ stato lanciato una prima volta il 21 aprile scorso, quando il Presidente Barzani ha incontrato i rappresentanti di tutte le altre fazioni curde presso Erbil. Durante l’incontro – come rimarcato dal portavoce del gruppo Komal, Muhammad Hakim – tutti i delegati curdi sono convenuti sulla necessita’ di impedire che la milizia sciita Hashd al-Shaabi, proxy dell’Iran, potesse estendere il suo potere all’interno del Kurdistan iracheno. La milizia sciita Hashd al-Shaabi, vogliamo ricordarlo, sfruttando la guerra contro Isis, si e’ resa autrice di terribili massacri settari contro i sunniti, soprattutto presso Tikrit. Molto significativamente, la riunione dei leader curdi si e’ svolta nello stesso periodo in cui Barzani annunciava un suo prossimo viaggio a Washington.

Dopo questo primo avvertimento, proprio ieri, il Presidente curdo Barzani e’ tornato sull’argomento. Questa volta, come rivelato dal parlamentare iracheno Sheikh Shamo, Massoud Barzani ha aggiunto che le milizie sciite devono restare fuori non soltanto dal Kurdistan iracheno, ma anche da Sinjar, piccola cittadina irachena al confine con la Siria. Anche questa città rappresenta il simbolo della lotta curda contro il fondamentalismo di Daesh. Rispetto a Kobane, pero’, Sinjar racchiude anche la sofferenza della minoranza Yazidi, costretta a trovare rifugio sulle montagne per non essere massacrati o costretti alla conversione dai terroristi di al Baghdadi. Come sottolineato da  Sheikh Shamo, la volontà da parte del Governo centrale di Baghdad – proxy dell’Iran – di creare una milizia sciita in Kurdistan e Sinjar e’ “politicamente motivata” e mira a dividere le popolazioni locali. 

Vogliamo aggiungere, a riprova della settarietà della milizia Hashd al-Shaabi – anche nota come Forza di Mobilitazione Popolare – che il capo di questo gruppo e’ Jamal Jaafar Mohammad, ex membro della milizia sciita “Badr” e collaboratore diretto di Qassem Soleimani, Generale iraniano a capo della Forza Qods. Nonostante il fatto che la milizia sia stata costituita con la benedizione dell’Ayatollah iracheno al Sistani, contrario al conflitto settario e al regime della Velayat-e Faqih, con il tempo Teheran e’ riuscito a prendere il potere all’interno della milizia, imponendo il culto dell’Ayatollah Khamenei, Guida Suprema iraniana. Oggi, all’interno dell’Iraq, la Forza di Mobilitazione Popolare e’ vista solamente come l’ennesimo gruppo al servizio dei Pasdaran. A tal proposito si legga l’articolo di Bill Roggio per il Long War Journal: Shiite militias, Iraqi forces surround Tikrit.

Per questo, e’ bene che l’Occidente ripensi seriamente la sua strategia di alleanza preferenziale con la Repubblica Islamica nella guerra contro Daesh. Come abbiamo sempre detto, senza il supporto delle tribù sunnite, la speranza di eliminare il Califfato resterà sempre e solo una illusione. Allo stesso tempo, nessuna importante forza sunnita si ribellerà seriamente al Califfo, fino a quando il regime iraniano – con la complicità Occidentale – continuerà ad imporre la sua legge a Baghdad e la volontà di fare dell’Iraq una succursale della Repubblica Islamica.

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