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executions pyramid in Iran

Dalla stampa italiana apprendiamo di un incontro i Ministri Gentiloni e Alfano, con il Vice Segretario ONU e Direttore Esecutivo dell’UNODC Yury Fedotov. Per informazione, l’UNODC e’ l’agenzia ONU che si occupa della lotta al narcotraffico e al crimine organizzato. Secondo quanto riportato dai media, gli incontri sarebbero stati eccellenti e le due parti hanno espresso una reciproca lode il sostegno italiano all’Agenzia ONU e per il ruolo che la stessa agenzia svolge nel contrasto alle droghe e al terrorismo, compreso il fenomeno dei foreign fighters (Farnesina). Con il Ministro dell’Interno Alfano, quindi, Fedotov ha anche affrontato il tema del traffico di esseri umani (Onu Italia).

Tutto perfetto? Non proprio. Perché in nessuna agenzia di stampa relativa alla visita di Fedotov in Italia, abbiamo trovato alcun riferimento al rapporto anomalo che esiste tra l’agenzia UNODC e il regime iraniano. Ancora, non abbiamo trovato alcun riferimento al ruolo del regime iraniano in alcune tematiche affrontate durante gli incontri con il rappresentante delle Nazioni Unite. Per questo, a tal proposito, ci permettiamo di fare qualche domanda ai Ministri Italiani, sperando di ricevere – prima o poi – dei chiarimenti. 

  1. Si e’ parlato, giustamente, di sostegno italiano alle attività dell’UNODC. Non ci sembra, pero’, che sia stato affrontato il ruolo che l’UNODC ha nel sostegno indiretto all’uso della pena di morte in Iran. L’Agenzia ONU, infatti, paga il regime iraniano con cifre sconosciute, per combattere il narcotraffico ai confini della Repubblica Islamica. Teheran, come noto, applica indiscriminatamente la pena di morte, anche per reati considerati dalla stessa ONU come “minori” (ovvero non punibili con la pena capitale). Ancora, sempre noto, l’Iran usa la scusa del traffico di droga per condannare a morte anche diversi prigionieri politici. A monte di tutto questo, l’Italia e’ in prima linea nel sostegno alla Moratoria Internazionale contro la Pena Capitale. Quindi, se possibile, vorremmo sapere se questo rapporto perverso tra UNODC e Iran e’ stato affrontato durante gli incontri e quale posizione e’ stata espressa dal Direttore Fedotov.
  2. Argomento Foreign Fighters: l’intero mondo parla dei Foreign Fighters che si recano in Siria e in Iraq per combattere con Daesh. Giustissimo. Vorremmo sapere per quale motivo nessuno affronta l’uso dei foreign fighters da parte del regime iraniano. In particolare, proprio parlando del dramma Afghanistan, ci riferiamo alla nascita di vere e proprie unita’ combattenti addestrate dai Pasdaran e spedite in Siria, composte da immigrati afghani arrivati come rifugiati nella Repubblica Islamica dell’Iran. Cosi come ci riferiamo al ruolo degli Hezbollah libanesi, proxy iraniano per eccellenza, da anni coinvolti nelle guerre in Siria, Iraq e ora anche in Yemen. Vorremmo quindi sapere, se possibile, cosa la diplomazia italiana in collaborazione con l’UNODC, intende fare per combattere i foreign fighters sciiti, responsabili quanto Daesh e al Nusra del conflitto settario all’interno dell’Islam;
  3. Anche per quanto concerne la lotta al traffico di esseri umani, ci permettiamo di fare una domanda. Vorremmo sapere quando la diplomazia Italiana, Occidentale e l’UNODC, chiederanno ufficialmente al regime iraniano di ritirare i suoi jihadisti – Guardie Rivoluzionarie in testa – dalla Siria e dall’Iraq. Vogliamo ricordare infatti che, se non fosse stato per l’intervento del regime iraniano al fianco di Bashar al Assad, la Siria probabilmente non sarebbe mai caduta nel baratro in cui si trova ora. Perché, se un requesito fondamentale per la risoluzione del conflitto siriano e’ la fine di Daesh e al Nusra (e ci mancherebbe), non puo’ non esserlo anche la fine del regime di Assad e il ritiro delle forze di occupazione iraniane dall’intera Siria.

Chiudiamo ricordando che, dall’arrivo di Rouhani al potere, oltre 2000 esseri umani sono stati mandati al patibolo. Secondo le ultime informazioni, 1000 nel solo 2015. Considerando che Rouhani sta per arrivare a Roma, speriamo davvero che qualcuno – oltre a stringere la mano e sorriedere – sapra’ anche denunciare gli abusi dei diritti umani nella Repubblica Islamica. 

Ringraziando anticipatamente i Ministri per la cortese attenzione, ci permettiamo di inviarLi a leggere questo report dell’Iran Human Rights, in merito alla pena di morte in Iran e al ruolo dell’Agenzia UNODChttp://iranhr.net/media/files/Rapport_2014_BDEF02.pdf

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L’accordo nucleare iraniano rappresenta una vera e propria vittoria diplomatica per il regime iraniano che, purtroppo, ha ricevuto un riconoscimento politico e materiale – il programma nucleare sviluppato clandestinamente – da coloro che, teoricamente, avrebbero dovuto difendere i valori della legalità e della democrazia. Grazie all’Iran Deal, al contrario, la lotta per la libertà ripresa faticosamente dal popolo iraniano nel 2009, e’ stata praticamente cancellata e l’Occidente ha firmato una cambiale di garanzia per la sopravvivenza del regime fondamentalista iraniano. Hassan Rouhani, sotto la cui Presidenza si sono compiuti i peggiori abusi dei diritti umani, ha giustamente rimarcato che, l’accordo firmato a Vienna il 14 luglio scorso, rappresenta una vittoria per Teheran. Meglio, Rouhani ha descritto la vittoria diplomatica iraniana con una metafora calcistica: “anche se parliamo di una partita di calcio, quando raccontiamo se abbiamo vinto o perso, possiamo dire che noi abbiamo segnato 3 goal contro 2. Qualcuno ha detto che avremmo potuto segnare più goal. Noi, pero’, dobbiamo considerare la squadra contro cui abbiamo giocato. Noi possiamo fare più richieste se ci sediamo a bordo campo e guardiamo la partita come tifosi“. Il significato e’ chiaro: il regime iraniano ha ottenuto quello che voleva – un riconoscimento politico – dai principali attori internazionali, ed e’ oggi pronto a giocare la parte del buon samaritano, perché sa bene che questo gli permetterà di ottenere ancora più concessioni dai suoi arrendevoli rivali. La metafora calcistica di Rouhani ha esaltato la Rete che, immediatamente, ha diffuso una immagine di Rouhani calciatore, in preda alla gioia dopo aver segnato una delle tre reti. 

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Una delle grandi vittorie ottenute dal regime iraniano con il nuclear deal, e’ il rilascio a breve termine di oltre 150 miliardi di dollari per mezzo dell’alleggerimento delle sanzioni internazionali. Una buona parte di questi soldi, chiaramente, finiranno nelle tasche dei Pasdaran, a cui Rouhani dovrà pagare una tangente in cambio del sostegno all’accordo di Vienna. Gli interessi economici dei Pasdaran, infatti, sono altissimi e certamente i Guardiani della Rivoluzione non accetteranno di vedere il loro budget diminuire. A loro volta, i Pasdaran useranno i soldi per finanziare i loro clienti – ovvero i gruppi terroristi e le milizie sciite – in tutto il Medioriente. In particolare, i soldi verranno usati per pagare i foreign fighters sciiti che, sotto il controllo della Forza Quds, partono oggi dall’Iran per combattere in Iraq, Siria e Yemen. Ecco allora spiegata anche l’importanza di una legge che il Parlamento iraniano sta discutendo in questi giorni: grazie a questa legge, infatti, i foreign fighters sciiti che si arruoleranno per la jihad, otterranno in cambio la cittadinanza iraniana. Un incentivo fortissimo soprattutto per tutti quei disperati rifugiati afghani che, quotidianamente, abbandonano il loro Paese per il vicino Iran, in cerca di una vita migliore. Sinora, parte di questi disperati sono stati mandati a combattere la jihad in cambio di uno stipendio e del visto per rimanere nella Repubblica Islamica. Grazie a questa nuova legge, che richiede un espresso parere positivo dei Pasdaran, un numero ancora più alto di immigrati sciiti arriverà da Paesi come l’Afghanistan, pronti a prendere il fucile per proteggere l’imperialismo iraniano nella regione. Tutto questo, grazie al contributo diretto dell’Occidente e della sua vergognosa scelta di inginocchiarsi al regime iraniano.

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La scorsa settimana, precisamente il 15 febbraio, il Fronte Islamico siriano ha annunciato l’uccisione di 19 ufficiali lealisti dell’esercito siriano presso la Provincia di Latakia, nella parte Occidentale della Siria. Secondo la prima versione della storia, i 19 ufficiali sarebbero stati uccisi durante la battaglia per il controllo dell’area a sud di Damasco. Poco dopo l’annuncio dell’accaduto, il Fronte Islamico ha pubblicato i nomi dei 19 ufficiali assadisti in in Facebook. Il Fronte Islamico, per la precisione, è composto da sette organizzazioni ed è parte dell’opposizione al regime terrorista di Bashar al Assad (per la precisione, di questo Fronte non sono parte i jihadisti di Al Nustra e Isisi).

Con il passare delle ore, però, una nuova verità si è fatta strada. Secondo quanto rivelato dagli ufficiali dell’Esercito Libero Siriano, al contrario di quanto riportato inizialmente, i 19 ufficiali fedeli ad Assad non sarebbero stati uccisi dai ribelli, ma dagli stessi miliziani di Hezbollah e dell’Iran. All’origine della decisione di colpire gli ufficiali siriani, ci sarebbe stata una disputa sul controllo del territorio sul territorio nei dintorni della capitale Damasco. Va sottolineato che tra gli ufficiali ammazzati c’era anche un alto Generale vicino al dittatore siriano.

Come noto, se ancora oggi Assad è al potere, è unicamente per l’intervento dei Pasdaran iraniani e di Hezbollah. Un interferenza nella Rivoluzione siriana che, purtroppo, ha esacerbato lo scontro settario all’interno dell’Islam, fino a determinare la crescita senza controllo di organizzazioni terroriste come Al Nusra e Isis. Di recente, come riportato dall’Istitute for The Study of War, il livello di coinvolgimento delle forze terrestri iraniane e di Hezbollah ha raggiunto un livello mai visto sinora. In particolare, i jihadisti sciiti finanziati da Teheran hanno concentrato la loro azione nell’area ad occidente di Ghouta, dove è stato compiuto un terribile massacro di civili, e nella Provincia di Quneitra. Proprio in quest’area, va ricordato, è stato ucciso l’alto ufficiale Pasdaran Abbas Abdollahi. Come riportato dagli esperti, questo massiccio intervento indica chiaramente una incapacità di Assad di controllare autonomamente la parte meridionale della Siria.

Proprio in considerazione dell’alto rischio posto alla stabilita del Libano dal coinvolgimento di Hezbollah in Siria, il Ministro della Giustizia di Beirut Ashraf Rifi, ha annunciato che l’intenzione di punire duramente i foreign fighters. In una intervista con il giornale del Kuwait al Rai, Rifi ha condannato dichiarato: “la presenza di libanesi in territori di conflitto esterni è una delle ragioni dell’instabilità del Libano e ha contribuito all’infiltrazione di Al Nusra e Isis nel Paese”. Commentando le dichiarazioni di Hassan Nasrallah, infine, Rifi ha dichiarato che “Hezbollah sta andando verso il suicidio” e che l'”agenda iraniana non potrà che creare instabilità, senza produrre alcuna decisiva vittoria”.

I volti dei 19 ufficiali di Assad uccisi da Hezbollah e dai Pasdaran

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