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La storia di Payam Shakiba e’ la sintesi delle nefandezze del regime iraniano e dell’ideologia misogina che lo tiene in piedi.  Payam era uno studente della Università di Allameh Tabataba’i di Teheran, quando e’ stato arrestato da agenti dell’intelligence (il MOIS) nel febbraio del 2017.

Sbattuto in isolamento nel braccio 209 del carcere di Evin, per mesi il povero Payam non ha saputo quali fossero le accuse ufficiali nei suoi confronti e non ha avuto neanche accesso ad un legale. Qualche giorno fa, quindi, il giudice iraniano Mashallah Ahmadzadeh – alla presenza di un funzionario del MOIS – lo ha condannato a sei anni di carcere, insieme a due altri attivisti politici.

Ma qual’e’ stato il crimine di Payam Shakiba? E’ presto detto: anni addietro, coraggiosamente, Payam aveva filmato e documentato il tentativo di abusi sessuali del vice rettore dell’Universita’ Zanjan, nei confronti di una studentessa. Il filmato – che vi mostriamo qui sotto – aveva quindi fatto il giro della Rete.

Per aver ripreso quell’abuso e aver praticamente salvato una studentessa da un abuso sessuale, Payam fu arrestato e condannato ad un anno di carcere per “aver causato pubblica ansia”. Grazie all’appello, la sentenza venne ridotta a sei mesi e Payam venne scarcerato nel marzo del 2011.

Negli anni successivi, Payam Shakiba ha continuato la sua battaglia in favore dei diritti umani e dell’uguaglianza di genere, con il risultato di venire arrestato nuovamente – come suddetto – nel febbraio scorso. La nuova condanna al carcere, quindi, e’ stata emessa con l’accusa di “propaganda contro lo Stato” e “collusione contro la sicurezza nazionale”.

Accuse folli e paranoiche, come folle e paranoico e’ il regime clericale iraniano…

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Lo scorso 3 agosto Valiullah Vazini, una transessuale iraniana, è stata vittima di un brutale stupro di gruppo da una gang di criminali provenienti dal villaggio di Quli Tapeh. Valiullah, residente presso Galikesh nella provincial del Golestan, si è immediatamente recata dalla polizia per denunciare l’accaduto (Hrana).

Invece di essere aiutata, purtroppo, Valiullah è stata vittima di un altro incubo. Dopo essere stata picchiata e insultata dal poliziotto per il suo ortientamento sessuale, Valiullah è stata arrestata con l’accusa di sodomia. Ora si trova presso la prigione di Gonbad-e-Kawoos. I genitori hanno confermato l’arresto, sottolineando di sperare che Valiullah possa essere rilasciata su cauzione.

Ricordiamo che in Iran l’omosessualità è un reato punibile anche con la pena di morte. Lo Stato, in maniera molto ipocrita, finanzia parzialmente il cambiamento di sesso, ma non sostiene in alcun modo coloro che si sottopongono alle operazioni. Chi cambia sesso in Iran, infatti, quasi sempre viene rinnegato dalla famiglia e finisce nel giro della prostituzione. Una prostituzione spesso legale grazie al cosiddetto “sigheh“, il matrimonio temporaneo permesso nella Repubblica Islamica, che permette ai clerici di sfogare le loro pulsioni sessuali, senza incorrere nel “peccato”.

 

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Al fondamentalismo non c’è mai fine, soprattutto quando si tratta del regime iraniano. La Provincia di Teheran ha ordinato la chiusura di un asilo in Via Africa. La decisione è arrivata dopo la pubblicazione di alcune fotografie di bimbi – maschetti e femminucce – che nuovatano insieme nella piscina presente all’interno dell’asilo (Tasnim News).

Invece di notare la gioia dei bimbi in piscina, gli ultraconservatori hanno denunciato l’ “immoralità” delle immagini e hanno preteso una azione da parte delle autorità. Dopo la polemica, Ebrahim Ghafari del Dipartimento sociale della Provincia di Teheran, ha annunciato il 19 luglio la temporanea chiusura di tutto l’asilo (Radio Free Europe). Non solo: Ghafari si è anche vantato del fatto che, in seguito alla pubblicazione da parte dei media delle fotografie, il suo dipartimento ha compiuto un raid a sorpresa nell’asilo, preparando un report complete. Un raid che sicuramente avrà spaventato non poco i poveri bimbi presenti (Tasnim News).

Dalla nascita della Repubblica Islamica nel 1979, Teheran impone la divisione legale tra i sessi e ordina per legge alle ragazze, sin dall’età di sette anni, di portare il velo obbligatoriamente. Non solo: ricordiamo che per la legge iraniana le bimbe possono essere date in spose anche minorenni (a volte sin dall’età di 9 anni) e la vita della donna vale legalmente metà di quella dell’uomo (cosi come la sua testimonianza). Un vero e proprio regime di discriminazione sessuale, accettato oggi passivamente da un Occidente interessato meramente al petrolio e al gas iraniano (No Pasdaran).

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Se non fosse vero e se non avesse delle drammatiche conseguenze sulle liberta’ civili, questa notizia farebbe solamente sorridere. Qualche giorno fa, infatti, il canale TV iraniano IRIB 2 – di proprieta’ statale – ha mandato in onda un servizio contro la recente moda dei giovani iraniani di indossare maglie e vestiti con scritte in inglese. Secondo quanto riporta IRIB 2, si tratta di una pericolosa moda che si sta diffondendo soprattutto tra le donne. Pericolosa, secondo il regime iraniano, perche’ diffonde una moda “oscena”, “satanista” e “contraria alla religione”. Neanche a dirlo, l’intero servizio era correlato da interviste a commercianti che si dicevano praticamente costretti a vendere questi prodotti, pur non condividendo lo stile Occidentale (BBC).

Si tratta dell’ennesima farsa del regime, il cui unico scopo e’ quello di mettere in guarda la popolazione dal cosiddetto “nofuz”, ovvero il supposto tentativo Occidentale di conquistare l’Iran per mezzo di una “soft war” culturale. In realta’, chiaramente, il regime clericale tenta di spaventare i giovani, per autoperpetuare il potere clericale e dei Pasdaran.

Come suddetto, purtroppo, non c’e’ nulla da ridere. La sindrome anti-Occidentale, infatti, sta avendo dei drammatici esiti concreti. Particolarmente, a pagare un altro prezzo sono gli iraniani in possesso di doppia cittadinanza, la seconda delle quali Occidentale. Proprio la scorsa settimana, Amnesty International ha ricordato che sono ormai 100 giorni che il regime iraniano detiene Nazanin Zaghari, giovane cooperante, in possesso sia di passaporto iraniano che di quello inglese. Project Manager della ONG Thomson Reuters Foundation, Nazarin e’ stata arrestata dai Pasdaran il 3 aprile scorso, durante una visita alla sua famiglia in Iran. Separata da suo marito e dalla figlia di due anni, Nazarin e’ ormai in carcere da oltre tre mesi, senza alcune accusa formale. Si sa solamente che il regime la ritiene un “pericolo per la sicurezza nazionale”. Nazarin e’ oggi detenuta presso il carcere di Evin, nella capitale Teheran (Amnesty International).

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Tre anni di reclusione e tre anni di sospensione condizionale della pena. Questo il verdetto della Corte d’Appello contro tre musicisti iraniani. I tre, promotori di musica alternativa, sono stati accusati dal Tribunale Rivoluzionario – in particolare dal giudice Hassan Babaee, di “insulto al sacro” e “propaganda contro il regime” (Hrana).

I nome dei condannati sono: Mehdi Rajabian, musicista e fondatore del sito distributore di musica alternativa BargMusic, suo fratello Hossein Rajabian, musicista e regista e Yousef Emadi, manager della BargMusic (Iran Wire).

Il sito BargMusic e’ stato fondato, come suddetto, da Mehdi Rajabian nel 2009 e ha riscosso immediatamente un grande successo tra i giovani. Ovviamente, il regime non poteva permettere che i giovani iraniani ascoltassero liberamente la musica, simbolo per eccellenza di libertà e arte. Per questo, l’arresto di Mehdi, Hossein e Yousef risale addirittura al 2013. I Pasdaran portarono i tre giovani nel carcere di Evin, li sbatterono in cella di isolamento, ove furono torturati (anche con elettro shock) e minacciati. Le Guardie provarono anche a costringere gli arrestati a rilasciare una falsa confessione di colpevolezza davanti alle telecamere (Amnesty International).

Rilasciati su cauzione nel Dicembre del 2013, Mehdi, Hossein e Yousef sono stati condannati alla fine del 2015 a cinque anni di carcere e una multa di 200 milioni di Toman (circa 6,600 dollari). Purtroppo, a poco e’ valsa la presentazione dell’appello (Iran Wire). Ovviamente, come denuncia Amnesty, ai tre non e’ stato concesso di avere accesso ad un legale sia durante il periodo detentivo, sia durante la fase processuale.

A quanto pare, per il “nuovo Iran” e’ arrivato il giorno dopo le elezioni. Purtroppo, pero’, questo “giorno dopo” non e’ ancora giunto per il popolo iraniano. Ricordiamo che nell’Iran degli Ayatollah, tutta la musica non coranica e’ ufficialmente vietata e viene distribuita solamente attraverso etichetti underground come la BargMusic, simbolo per eccellenza della resistenza alle atrocità culturali dei fondamentalisti (Culture of Resistance). La repressione degli artisti, quindi, e’ in mano al regime che punisce o ignora, a seconda degli interessi e delle fasi politiche.

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Si chiama ‘, ha 29 anni e di professione fa il calciatore. Precisamente, si tratta del portiere di una delle principali squadre di calcio dell’Iran, il Persepolis. Non solo: Makani ha anche vestito i colori della sua nazionale diverse volte. Purtroppo, davanti ad un regime fondamentalista, neanche la gloria rappresenta una salvezza dalla repressione culturale e politica (Dezfun.com).

Shosha Makani, infatti, e’ stato arrestato per aver postato sul suo profilo social di Telegram, alcune immagini con delle donne senza velo (qui un video di alcune fotto sotto accusa). In una delle immagini, tra le altre cose, Makani stringeva anche la mano a una di queste ragazze. Per il regime iraniano, nella sua ridicolezza, si e’ trattato di un affronto eccessivo che intendeva promuovere un modello di “relazione illecita”. In una delle immagini – super peccato per i Mullah – Makani si e’ anche ‘permesso’ di ballare con una donna…(Radio Free Europe).

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Secondo le notizie rilasciate sinora, il calciatore e’ stato arrestato il 4 gennaio. In seguito all’arresto, l’avvocato di Makani ha affermato che due persone si sarebbero introdotte nell’account Telegram del calciatore e lo avrebbero hackerato. Il capo della polizia Hossein Ashtari, per parte sua, ha dichiarato che la competenza del caso ricade sotto il mandato della Corte competente per il Cyber-crimine.

Il Procuratore di Teheran, Abbas Jaffari Dolatabadi, ha affermato ieri che troppi artisti e atleti si permettono di diffondere sui social media fotografie che ledono l’immagine dell’Islam. Per queste ragioni, quindi, la Repubblica Islamica deve intervenire contro ogni infiltrazione di “culture devianti” (leggi Occidente). Vogliamo ricordare che, con l’accusa di relazione illecita, e’ stato anche arrestato l’avvocato dell’attivista iraniana Atena Farghadani. L’accusa contro di lui fu proprio quella di aver stretto la mano alla sua assistita durante una visita in carcere…(No Pasdaran).

Chiamatela pure follia…

Altre foto ‘incriminate’

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Da sempre abbiamo scritto che l’accordo tra l’Iran e i P 5+1 sul nucleare sarebbe arrivato a termine. La firma finale, secondo i media, sara’ apposta oggi (salvo possibili imprevisti) e da domani comincerà il processo di attuazione – assai difficile – del contenuto dell’accordo stesso. Abbiamo sempre ritenuto che le parti sarebbero arrivare ad un compromesso non perché riteniamo Teheran onestamente intenzionato a non andare avanti nel programma nucleare, ma perché e’ sempre parso chiaro che l’obiettivo del negoziato nucleare non era tecnico, quanto meramente politico. Il negoziato, infatti, e’ stato praticamente un dialogo bilaterale tra Stati Uniti (meglio, Casa Bianca) e Iran, con il chiaro scopo di giungere ad un compromesso geopolitico tra le parti, da ottenere a qualunque costo. Nel frattempo, in pieno appeasement mondiale e nel silenzio delle diplomazie Occidentali, l’Iran ha aumentato la repressione verso gli attivisti per i diritti umani, continuato a calpestare i diritti delle minoranze e praticamente raddoppiato il numero di esecuzioni capitali. 

Per quanto ci riguarda, ovviamente, non possiamo fare molto (anzi, non possiamo fare nulla) per impedire questo accordo nucleare. Abbiamo denunciato da sempre la reale natura del programma nucleare iraniano, abbiamo denunciato l’assenza dal negoziato di tematiche centrali come la questione del programma missilistico iraniano e l’assenza dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica dal tavolo negoziale. Non solo: in questi mesi, abbiamo anche denunciato le violazioni iraniane del Joint Plan Action del novembre 2013 (tentativi di importare illegalmente tecnologia per il programma nucleare). Quello che possiamo fare e continueremo sempre a fare, pero’, e’ mostrare ai lettori Occidentali la realtà del regime iraniano e la natura barbara dei suoi leader. Continueremo, perciò, non solo ad informarvi sulle quotidiane violazioni dei diritti umani e sul finanziamento del terrorismo internazionale da parte della Repubblica Islamica, ma anche a mostrare come questo regime ‘allevi’ i suoi giovani all’odio verso l’Occidente. Un odio portato avanti, proprio mentre l’Occidente si inchina a Teheran.

A riprova di quanto scriviamo, vi mostriamo alcune tristi immagini di un campeggio estivo per bambini organizzato a Mashhad dai Basij, la milizia paramilitare controllata dai Pasdaran, responsabile delle repressioni delle proteste dei giovani iraniani tra il 2009 e il 2011. Come vedrete nelle immagini, invece di essere cresciti nella gioia di giocare spensierati, questi bambini iraniani vengono addestrati all’uso delle armi e al culto del martirio, una triste tradizione sacralizzata nell’Islam proprio dall’Imam Khomeini. Non solo: mentre Obama e Kerry discutono con Zarif e il team negoziale iraniano, i clerici nella Repubblica Islamica invitano questi innocenti bambini a calpestare fisicamente le immagini dei rappresentanti americani, considerati il simbolo del male (il Grande Satana). Immagini, tra l’altro, recentemente gia’ viste in Iran durante le marce per la ‘Giornata di Gerusalemme’ (qui le immagini).

Chiudiamo ricordando le parole pronunciate in queste ore dall’Ayatollah Khamenei, Guida Suprema iraniana, davanti ad un gruppo di studenti universitari. Parlando dei rapporti con gli Stati Uniti, Khamenei ha affermato che la battaglia contro l’oppressione Occidentale continuerà, perché “lo scontro contro l’arroganza e l’imperialismo globale non avrà mai fine e oggi, gli Stati Uniti, rappresentano la quintessenza dell’arroganza“.  Se questi sono i presupposti su cui costruire una relazione civile con il regime fascista di Teheran, certo il prossimo futuro non sara’ sicuramente molto roseo…

Se questi sono bambini…

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