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Condannato a 6 anni di carcere e 223 frustate!!! Questa la pena medievale inflitta al regista curdo-iraniano Keyvan Karimi. La sua colpa? Ufficialmente, “aver insultato il sacro”, aver “fatto propaganda contro il regime” e “relazione illecita” (per aver stretto la mano di una donna a cui non era sentimentalmente legato). Ovviamente, come sempre, dietro l’arresto di Karimi c’e’ una ragione politica: Keyvan Karimi e’, come suddetto, di etnia curda ed e’ anche un regista socialmente impegnato (Journalist is not a Crime). Il suo CV (link), mostra il lavoro di un cineasta – conosciuto anche a livello internazionale – da sempre in prima fila nel denunciare i problemi sociali all’interno del regime iraniano.

Nei suoi racconti Karimi descrive le problematiche reali all’interno dell’Iran. Nel film “Broken Borders“, Karimi racconta la pratica del contrabbando vista dalla parte di chi e’ costretto a farlo per poter sopravvivere; in “Children in Depth“, il regista iraniano racconta come funziona la giustizia minorile nella Repubblica Islamica; in “The Adventure of the Married Couple“, infine, Karimi riadatta una storia di Italo Calvino alla vita quotidiana di una giovane coppia iraniana. Come suddetto, grazie ai suoi lavori, Keyvan Karimi ha ottenuto diversi riconoscimenti internazionali: tra le altre cose, nel 2012 ha anche ottenuto una menzione speciale in Italia, da parte del Festival Internazionale del Cortometraggio di Tolfa!

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L’ultimo lavoro che Keyvan Karimi stava preparando, quello che ha concretamente causato il suo arresto, era un documentario intitolato “Writing over the City“, dedicato ai graffiti in Iran, al loro significato politico e sociale. Tra le altre cose, secondo quanto denuncia l’avvocato Amir Raeesian, il film aveva ottenuto tutti i permessi richiesti dalle autorità iraniane ed era stato prodotto addirittura dall’università di Teheran. Si pensi solamente che, per realizzare il documentario, Karimi si era addirittura recato nella biblioteca del Parlamento iraniano! Incredibilmente, tra le accuse mosse a Karimi, e’ uscita anche quella di aver “prodotto un video musicale per un cantante iraniano in esilio”…

Per la cronaca, l’avvocato Raeesian ha denunciato che il giudice competente del caso, Mohammad Moghiseh, aveva da mesi emesso la sentenza, anche senza il regolare completamento del processo. Per la cronaca, il giudice Mohammad Moghiseh e’ inserito dalla UE nella lista delle persone sanzionate per il suo ruolo nell’abuso dei diritti umani in Iran (Justice for Iran).

Ancora una volta il regime iraniano – sotto il ‘moderato Hassan Rouhani – abusa vergognosamente dei diritti umani colpendo la creatività e l’arte. Il chiaro scopo e’ quello di impedire ancora ogni forma di libera espressione e di critica politica e sociale. Il tutto, come sbagliarsi, con il pieno silenzio delle diplomazie Occidentali…

I documentari di Keyvan Karimi

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Egregio Sindaco Marino,

Le scriviamo questa lettera aperta dopo aver appreso che la città di Roma, ospiterà il Mese della Cultura dell’Iran: 30 giorni di eventi sull’Iran in occasione del 36° anniversario della Repubblica Islamica. Secondo quanto reso noto dalle agenzie di stampa, una mostra sulla cultura Iraniana sarà organizzata presso il Museo Nazionale d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”, mentre una rassegna di film verrà proiettata presso la Casa del Cinema. Sebbene sia indubitabile che la millenaria cultura persiana meriti numerosi eventi di celebrazione, la rassegna che la città di Roma si appresta ad ospitare non è altro che una propaganda in favore di un regime brutale e fondamentalista.

Scorrendo il programma degli appuntamenti previsti per il Mese della Cultura dell’Iran, infatti, salta immediatamente agli occhi come, in nessun evento, si racconta veramente cosa significa per un artista vivere nella Repubblica Islamica. La rassegna dei film organizzati presso la Casa del Cinema, purtroppo, ne è la dimostrazione più lampante: come Lei potrà immeditamente notare scorrendo i titoli dei film in calendario, mancano all’appello le opere di importanti registi iraniani sgraditi al regime. In particolare, è lampante l’assenza dei lavori di Jafar Panahi e di Mohammad RasoulofJafar Panahi, regista pluripremiato, è stato condannato in Iran a sei anni di carcere e gli è stato vietato di girare film per 20 anni. Nonostante tutto, Jafar non si è arresto alla censura e ha prodotto segretamente il suo ultimo film-documentario all’interno di un taxi, vincendo addirittura l’Orso D’Oro all’ultimo Festival di Berlino. Le immagini della nipote in lacrime con in mano la statuetta della vittoria, come Lei sapra, hanno fatto il giro del mondo.  Mohammad Rasoulof, anch’egli regista pluripremiato, è stato costretto a lasciare l’Iran nel 2010 dopo essere stato arrestato mentre girava un film sull’Onda Verde, il movimento di protesta anti-regime, represso dai Pasdaran nel 2009. Tornato in patria solamente nel 2013, oggi Mohammad vive praticamente imprigionato all’interno della Repubblica Islamica, senza poter esercitare liberamente la sua professione di artista!

Egregio Sindaco, riteniamo che una rassegna culturale in onore di un regime che schiaccia ogni pensiero diverso da quello dei Mullah e dei Pasdaran, non debba trovare spazio in una città come Roma, uno dei simboli della resistenza al regime nazifascita. Una rassegna, organizzata in collaborazione con il Centro Culturale della Repubblica iraniana, organo di propaganda dell’ideologia perversa del Khomeinismo. In nome dell’Ayatollah Khomeini, vogliamo ricordarlo, il regime iraniano ha ucciso centinaia di dissindenti in patria e all’estero, ha finanziato (e finanzia) il peggior terrorismo internazionale, ha abusato e abusa quotidianamente dei diritti umani, reprimendo senza pieta minoranze religiose, etniche, omosessuali e dissidenti politici (oltre 1000 impiccaggioni solamente nell’ultimo anno…). Tutto questo, senza contare le donne, la cui vita vale legalmente metà di quella dell’uomo, attaccate e spesso bruciate con l’acido quando non vestono il velo nella maniera opportuna…Proprio in queste ore, mentre l’ONU apriva la 59a sessione sullo status dei diritti delle donne, il regime iraniano proponeva due leggi ove la figura della donna è trattata come mera “machina da riproduzione” (denuncia Amnesty).

La migliore riprova della necessità di fermare il Mese della Cultura dell’Iran a Roma, sono le affermazioni di Ghorbanali Ali Pourmarjan – Direttore del Centro Culturale della Repubblica Islamica. In una intervista per l’AGC, riferendosi ad Israele, Pourmarjan ha dichiarato testualmente: “Il popolo dell’Iran per la sua cultura, per la sua fede, per la sua civiltà non considera nessuno come nemico. Poi ci sono alcuni, come i sionisti, che considerano l’Iran come nemico, noi non ammettiamo le radici del regime sionista, non lo abbiamo mai riconosciuto presso le Nazioni Unite e consideriamo lo consideriamo illegittimo“. E ancora, parlando della situazione siriana, il rappresentante iraniano ha dichiarato: “La politica dell’Iran è quella di schierarsi dalla parte del popolo oppresso e nel caso della Siria la popolazione sta pagando il prezzo più alto di questa guerra. Ci sono dei gruppi che agiscono contro uno Stato e all’inizio i paesi occidentali li hanno sostenuti definendoli moderati. L’opposizione interna siriana inizialmente si è lasciata ingannare dalle false promesse dell’Occidente. Quando nel 2011 sono iniziati i problemi la Siria aveva chiesto a tutto il mondo di non intervenire sui problemi interni e lasciare ai siriani la possibilità di risolvere la questione, cosa che non è avvenuta. Per quanto riguarda la presenza dell’Iran in Siria e in Medio Oriente è solo per rafforzare la pace nel paese e nella regione. Quello che per noi conta è il destino del popolo siriano. L’Iran ha ribadito più volte che questi terroristi, che vogliono prendere il potere in Siria, sono contro il popolo della Siria e avevamo detto subito che si sarebbero messi anche contro dell’Occidente“.

Si tratta di parole vergognose e fasciste. Non soltanto il diplomatico iraniano a Roma disconosce un Paese riconosciuto dalle Nazioni Unite (Israele), ma mistifica completamente quanto accaduto in Siria negli ultimi quattro anni. Se oggi Isis ha conquistato parte della Siria e dell’Iraq, infatti, è proprio per via dell’interferenza iraniana nella regione. Una interferenza che, nella pratica, si è espressa con la repressione dell’opposizione moderata siriana e dei civili innocenti e con l’esclusione dal potere dei sunniti. Azioni che hanno consegnato le tribu’ sunnite nelle mani del Califfo al Baghdadi.

Per tutte queste ragioni, Egregio Sindaco, Le chiediamo non concedere al regime iraniano la possibilità di usare la città di Roma per diffondere la sua propaganda. Per questo, Le chiediamo di togliere il patrocinio di Roma Capitale dalle iniziative previste per il Mese della Cultura iraniana. Se ciò non sarà possibile, Le chiediamo di agire per ottenere la modifica della rassegna dei film organizzata presso la Casa del Cinema, inserendo in calendario i lavori prodotti da quei registi iraniani che, nonostante le repressioni, hanno avuto il coraggio di opporsi al pensiero unico del regime clericale.

Cordiali saluti

Ragazzi di Teheran

Collettivo No Pasdaran 

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